Un plauso
Un plauso va all’Istituto Paritario “Salvo D’Acquisto” e a tutte quelle scuole che comprendono l’importanza di avvicinare i ragazzi a temi cruciali per il loro futuro professionale e personale. Tra questi, l’intelligenza artificiale rappresenta oggi una delle sfide più decisive. È stato proprio questo il tema del seminario svoltosi il 21 gennaio, che ha coinvolto attivamente studenti e docenti, cui ha partecipato “L’Agone”.
Su invito della dinamica dirigente scolastica Lucia Dutto, l’ingegnere Luca Lestingi, esperto di sicurezza sul lavoro e tutela della privacy, ha incontrato gli studenti dell’istituto, riuscendo ad appassionarli con un excursus chiaro e stimolante sui rischi e sulle opportunità legati alla diffusione dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione che, per portata e impatto, può essere paragonata alle grandi rivoluzioni tecnologiche della storia: dall’invenzione della ruota alla stampa a caratteri mobili, dalla macchina a vapore alle onde radio.
A.I.
Nel corso del suo intervento, Lestingi ha illustrato l’origine dell’AI, i grandi attori che oggi ne guidano lo sviluppo e le logiche economiche e geopolitiche che ne orientano l’evoluzione. Ha spiegato come l’intelligenza artificiale possa accelerare enormemente la crescita della conoscenza e dell’efficienza produttiva, ma anche come essa comporti il rischio concreto di una profonda trasformazione del mercato del lavoro, con la possibile scomparsa di numerose professioni.
Particolare attenzione è stata dedicata agli aspetti più critici: dalle cosiddette “allucinazioni” dell’AI, ovvero la tendenza dei sistemi a fornire risposte plausibili ma false pur di soddisfare la richiesta dell’utente, fino al fenomeno dei deep fake, contenuti audio e video artificiali sempre più realistici, capaci di ingannare e manipolare.
I compiti a casa
Rivolgendosi direttamente ai ragazzi, Lestingi ha sottolineato alcuni punti fondamentali. In primo luogo, l’inutilità di usare l’intelligenza artificiale per svolgere automaticamente i compiti scolastici, contrapposta invece alla sua utilità come strumento di supporto allo studio: un assistente capace di guidare passo dopo passo nel ragionamento, aiutando a individuare errori e a comprendere i concetti.
Risulta evidente come la didattica debba essere ripensata in modo sostanziale: i compiti a casa, così come sono ancora concepiti oggi, risultano ormai anacronistici e privi di reale efficacia formativa. In un contesto in cui strumenti di intelligenza artificiale sono facilmente accessibili, continuare a proporre esercizi basati esclusivamente sulla riproduzione di contenuti o su procedure standard non favorisce l’apprendimento, ma incentiva una delega passiva del lavoro. Occorre dunque cambiare logica e integrare consapevolmente l’AI nel processo educativo, trasformandola in un docente di supporto domestico, capace di affiancare lo studente nel ragionamento, nel chiarimento dei dubbi e nell’approfondimento dei concetti e non in un “neogenitore” che sostituisce lo studente svolgendo i compiti al suo posto.
I pericoli
Ha poi evidenziato come lo sviluppo dell’AI porterà, nel giro di pochi anni, alla perdita di posti di lavoro non solo a livello esecutivo, ma anche intermedio. Il futuro prossimo vedrà una crescente diffusione dei robot collaborativi e dei sistemi intelligenti, oggi spesso guardati con diffidenza perché più efficienti, flessibili e “gentili” degli esseri umani, ma destinati a diventare una presenza strutturale nel mondo del lavoro. Da qui la necessità, per le nuove generazioni, di studiare continuamente: non solo per entrare nel mercato del lavoro, ma per riuscire a rimanervi.
Un passaggio particolarmente delicato ha riguardato l’uso improprio dell’AI come “psicologo personale”. Pur riconoscendo le difficoltà che talvolta i giovani incontrano nel dialogo con genitori o insegnanti, Lestingi ha messo in guardia dai rischi: l’intelligenza artificiale non possiede empatia, coscienza né responsabilità morale e, se usata in modo ingenuo, può condurre a conseguenze anche gravi.
A chiarimento di questo punto, è stato citato il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, che ha definito l’AI un “pappagallo stocastico”. Un’immagine efficace per spiegare come questi sistemi non “comprendano” davvero ciò che producono: le loro risposte non derivano da un apprendimento umano basato sull’esperienza e sulla coscienza, ma da un’analisi statistica di enormi quantità di dati (i cosiddetti Big Data), che consente di associare parole, frasi e immagini in base alla probabilità, generando contenuti verosimili, ma non necessariamente veri.
Intelligenza artificiale: un salto quantico
Luca Lestingi è autore di una trilogia di volumi cartacei intitolata “Intelligenza artificiale: un salto quantico”. Una scelta apparentemente controcorrente, in un’epoca dominata dai contenuti digitali, ma motivata dalla convinzione che il libro rimanga uno strumento insostituibile per favorire concentrazione, memoria e riflessione critica. Caratteristica distintiva di questi libri è la presenza di QR code che rimandano a video di approfondimento, rendendo la lettura interattiva e integrata.
Se YouTube offre risposte rapide e frammentarie, i testi di Lestingi affrontano il tema dell’AI in modo organico, includendo riflessioni filosofiche ed etiche difficilmente reperibili online. Nel primo volume l’autore spiega cos’è oggi l’intelligenza artificiale, quali norme ne regolano l’uso e come rapportarsi consapevolmente a questa tecnologia. Nel secondo analizza rischi e opportunità, sottolineando la rapidità di un’evoluzione spesso sottovalutata.
Il terzo e ultimo volume, disponibile esclusivamente su Amazon, assume la forma di un vero e proprio “gioco” intellettuale: uno stress test della AI. Attraverso brevi episodi narrativi, come una cena immaginaria tra Martin Luther King e Goebbels o una surreale riunione di condominio per la ristrutturazione del Partenone, l’autore mostra in modo divertente, ma incisivo, gli errori dell’intelligenza artificiale e richiama alla responsabilità di chi la utilizza. Un messaggio chiaro: solo chi studia, verifica le fonti e non smette mai di imparare può usare l’AI in modo consapevole e sicuro.
Riccardo Agresti


