21 Gennaio, 2026
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Alla ricerca di luoghi dove alla violenza fisica si risponde con la poesia

Ho sempre creduto che vivere un lungo periodo di pace abituasse alla pace, nel senso che portasse a osservare il passato di guerra, anche soltanto l’ultimo conflitto mondiale, come qualcosa d’incomprensibile, che spesso ci fa domandare: ma com’è potuto accadere? Credevo che la conoscenza di ciò che è stato, l’evidenza dei drammatici errori del passato, invitassero ad affrontare le difficili questioni di questo nostro attuale mondo inquieto attraverso parole di buon senso e atteggiamenti pacifici. Osservo, quasi con orrore, che oggi, grazie alle terribili azioni e alle conseguenti dichiarazioni di chi governa il mondo, nei social, nei mezzi d’informazione e, di conseguenza tra la gente, si fa strada la tendenza a utilizzare un linguaggio aggressivo. In nome della pace, c’è chi cerca la propria barricata e, come cantava Gianmaria Testa: “Sento che hai messo la tua voce da combattimento”.

E allora capisci perché la storia dell’uomo è una storia di guerre, comprendi perché quando studiamo i capitoli di storia, studiamo i capitoli delle più sanguinose guerre e ti accorgi che la divisione del mondo attuale è la conseguenza della soluzione dei lunghi conflitti che abbiamo studiato. 

E allora, il giorno del mio sessantanovesimo compleanno, ho sentito la necessità di recarmi nel luogo dove, cinquanta anni fa, un ragazzo di vita, insieme a un numero imprecisato di persone ancora ignote, mise fine violentemente all’esistenza di Pier Paolo Pasolini, un uomo che ha sempre risposto alle violenze subite, con le armi della parola e della poesia.

Lo dice il nuovo monumento dello scultore Mario Rosati, posto nel 2005, in quello che oggi è un parco che porta il nome del poeta di Casarsa, all’interno di un’area verde protetta, curata e gestita dalla Lipu, mentre il precedente monumento in cemento grezzo, era stato per lunghi anni oggetto di sfregi e vandalismi, eroso dalla salsedine, trascurato in un campetto di periferia, tra il fango, l’immondizia, qualche baracca e il passaggio di pecore e maiali. Lo dicono le ultime parole di una sua poesia, l’ultima delle “poesie mondane” pubblicata nella raccolta “Poesia in forma di rosa”, scolpite alla base del nuovo monumento in travertino:

Passivo come un uccello che vede

tutto, volando, e si porta in cuore

nel volo in cielo la coscienza

che non perdona                              

Alla violenza subita dal vecchio monumento dello scultore Mario Rosati, si è avuto il coraggio di rispondere con un nuovo monumento identico nella forma ma più forte nella sostanza, arricchito dalla potente arma di una poesia che tutti oggi possono leggere, parole indelebili a difesa della natura umana dell’autore che, per salvarci, dovrebbe almeno somigliare  alla natura umana di ognuno di noi.

Lorenzo Avincola

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