Ultimi, penultimi, vulnerabili e resilienti

 

La notizia che un tifoso della squadra del Liverpool, che vive su una sedia a rotelle e per questo motivo ha diritto ad assistere a una partita della sua squadra del cuore, a bordocampo,ย  ha insultato da pochi metri, con frasi razziste, un calciatore ghanese, della squadra avversaria, mi ha provocato una girandola di pensieri che non hanno nulla a che vedere con il calcio ma con questa nostra societร .

Ho pensato alla difficoltร  sempre maggiore di chi si sforza di difendere gli ultimi e viene, per questo, abbandonato politicamente dai penultimi e, ancora di piรน, da quelli che sono riusciti a scalare un gradino piรน alto, quelli che chiamano i vulnerabili e ancora piรน in alto i resilienti. Mi sono venuti alla mente alcuni migranti che sono contrari allโ€™arrivo di nuovi migranti, di alcuni poveri, frequentatori delle mense sociali che non vedono di buon occhio il cospicuo aumento delle presenze di nuovi poveri.

Per non parlare delle periferie romane, che sono uguali alle periferie del mondo, dove i ragazzi di vita, raccontati da Pier Paolo Pasolini, sono stati sostituiti dai ragazzi di vita multietnici, cosรฌ come le prostitute italiane, sparite dai bordi delle strade per far posto alle ultime arrivate da chissร  quale paese lontano, anche loro salite a un livello piรน alto.ย 

Sono quelli che appartengono a quel mondo che Pasolini chiamava sottoproletariato, che tanto amava perchรฉ si erano salvati dal consumismo che iniziava a occupare velocemente anche gli strati piรน bassi della societร  degli anni sessanta, e che oggi, grazie allโ€™arrivo di coloro che non hanno piรน nulla perchรฉ fuggiti dalle ingiustizie, dalle dittature, dalle guerre, non sono piรน gli ultimi e sono diventati visibili e si allontanano dallโ€™area della sinistra che continua a difendere la presenza degli invisibili.

Questa nostra societร , che si chiude in un sempre piรน evidente egocentrismo, che vuole tutto e subito, a scapito di cose inutili come la Cultura, di cose ormai retrograde come lโ€™Antifascismo, di parole vuote e ambigue come la Pace, di cose inventate come lโ€™esistenza del Patriarcato, di vere e proprie provocazioni come il Salario Minimo, di cose pericolose per la sicurezza come lo Ius Soli, il Fine Vita, la vendita di prodotti derivati dalla Canapa, la difesa di coloro che chiamano diversi o la comprensione per chi compie piccoli reati per necessitร  (“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando”, cantava Francesco De Gregori qualche anno fa), ha fatto il resto: รจ lโ€™attrazione verso coloro che parlano alla pancia del paese, piuttosto che alla mente e al cuore, un esercizio che tanto piace alla destra italiana.

Ecco che allora la semplice visione di un uomo su una sedia a rotelle che insulta un uomo dalla pelle scura mi ha ulteriormente spinto a pormi una domanda che mi faccio da tempo (pur con il limite della semplificazione): ma siamo sicuri che la perdita di consenso della sinistra sia dovuta a un abbandono degli ideali della sinistra e non invece, in questo mondo di social e di monopolio dellโ€™informazione, alla determinazione con la quale non rinuncia a quegli ideali?

Lorenzo Avincola

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