29 Novembre, 2022
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Allarme cinghiali, da problema a (forse) risorsa

Tra crescita della popolazione e possibili opportunità

I nostri territori sono ricchi di animali selvatici con cui conviviamo quotidianamente. Una crescita eccessiva di una di queste specie può però incrinare gli equilibri faunistici e naturali dell’ambiente.

Questo è proprio il caso del cinghiale, specie in forte crescita e problematica per il suo impatto negativo su biodiversità, sicurezza stradale e agricoltura, e per la diffusione di malattie. Quantificare il numero esatto di esemplari è difficile ma i dati ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), relativi al 2020, stimano una popolazione di un milione, il doppio rispetto ai 500 mila del 2010.

Nella regione Lazio gli esemplari sono circa 75 mila, e le aree a maggiore densità sono quelle di Roma, Viterbo e Rieti. Si tratta di una stima effettuata nell’ambito del PRIU (Piano regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nei suini e nel cinghiale) 2022-24, approvato dalla Regione con l’obiettivo di raddoppiare gli abbattimenti selettivi e ridurre drasticamente la presenza di questi animali.

Diversi sono i fattori che hanno portato alla crescita incontrollata della specie. Tra questi, il massiccio spostamento delle persone dalle campagne alle città e la rinaturalizzazione di molti habitat, la diminuzione dei cacciatori e della pressione venatoria, la mancanza di predatori come il lupo, che solo di recente ha ricominciato a diffondersi, e inverni più miti con più disponibilità di cibo, a cui contribuisce anche la massiccia presenza di campi coltivati.

E’ possibile agire su molteplici fronti: si va dalla prevenzione (ad esempio attraverso recinzioni elettriche), alla cattura tramite trappole o recinti, fino ad arrivare all’abbattimento e alla caccia. Le strategie cambiano in base al territorio della regione, con posizioni spesso eterogenee.

L’aumento delle campagne di abbattimento per contrastare la crescita della popolazione ha comportato una maggiore disponibilità di carne. Le carcasse, dopo i necessari controlli sanitari, possono essere destinate all’autoconsumo o messe in commercio. Proprio sull’aspetto del commercio è interessante la prospettiva presentata in un articolo di Gambero Rosso che suggerisce l’istituzione di una filiera controllata e tracciata, dal bosco alla tavola, della carne di cinghiale come forma ecologica di consumo. Potrebbe addirittura arrivare ad essere un’ulteriore fonte di reddito per gli agricoltori, che trasformerebbero così un problema in una risorsa.
Sara Fantini

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