Cinema in lutto per la morte di Jean-Louis Trintignant

Il 17 giugno, all’età di 91 anni, ci lascia Jean-Louis Trintignant, attore, sceneggiatore e regista. Icona del cinema francese nonché molto caro al nostro cinema per le sue numerose e importanti collaborazioni con attori, registi e produzioni cinematografiche di notevole pregio del bel paese, tra gli altri lungometraggi in cui ha avuto ruoli importanti, vorrei ricordare “Estate violenta” di Valerio Zurlini (1959), “Il sorpasso” di Dino Risi (1962), “Il conformista” di Bernardo Bertolucci (1970), “La donna della Domenica” di Luigi Comencini (1975) e “La terrazza” di Ettore Scola (1980); quest’ultimo, scritto dallo stesso regista insieme ad Age e Scarpelli, con le musiche di Armando Trovajoli, sancisce la fine degli anni d’oro di un genere significativo della storia del cinema italiano quale quello della commedia all’italiana. In “La terrazza” vediamo recitare anche – nel personaggio di Isabella – la figlia dell’attore francese, Marie Trintignant, candidata più volte al premio César durante la sua breve carriera. Breve poiché la vita della giovane donna viene, purtroppo, nel 2003 interrotta a causa della sua morte provocata dalle percosse dell’allora compagno Bertrand Cantat, front man della band rock ‘Noir Désir’ che verrà condannato per l’omicidio della donna nell’anno successivo, il 2004.

Jean-Louis Trintignant era un uomo affascinante e carismatico dal giovane viso pulito e dai lineamenti attraenti, si sposa tre volte, dal secondo matrimonio nascono i suoi tre figli Marie, Pauline (che morirà pochi mesi dopo la nascita) e Vincent, è noto che nella seconda metà degli anni ’50 intraprende una breve relazione con Brigitte Bardot. Partecipa alla Resistenza e questo, nel 1944, gli costa la prigionia a Baumettes fino a che non ci sarà la liberazione.

“Estate violenta” lungometraggio drammatico ambientato nel 1943, durante la guerra, in cui vediamo rappresentati i topoi della villeggiatura, della spiaggia, l’estate di quegli anni e il progressivo – preannunciato già dal titolo e da alcune sequenze che sono come squarci nella narrazione e nella messa in scena – prendere il sopravvento della distruzione materiale e simbolica data dalla guerra. Nella pellicola si vede recitare, tra gli altri, Raf Mattioli, Bruno Carotenuto, Enrico Maria Salerno, Jacqueline Sassard co-protagonista in un triangolo di amore e gelosia con Jean-Louis Trintignant che si innamora del personaggio di Eleonora Rossi Draghi alla quale, il film, le vale il Nastro d’argento e il premio come migliore attrice al Festival di Mar del Plata nel 1960.

Nel lungometraggio di Zurlini del 1959 vediamo l’interpretazione, delicata e intensa allo stesso tempo, del personaggio di Trintignant, Carlo Caremoli.  Come 15 anni prima, vediamo essere vestito in spiaggia il protagonista maschile in “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica – film struggente appartenente a un periodo cinematografico italiano che è riconosciuto a livello internazionale come uno dei più significativi, quello del neorealismo – nella pellicola di Zurlini, Carlo Caremoli, è nuovamente un personaggio che resta vestito in spiaggia, fra un gruppo di ragazzi tutti in costume, particolare che ritroveremo solo tre anni dopo con  Roberto Mariani, ruolo interpretato da Trintignant in “Il sorpasso” di D. Risi particolare figurativo che secondo Ruggero Eugeni esprime un “travestimento disagiato” che viene messo in scena e esplicitato in questo modo, esprimendolo perfettamente e diventando, allo stesso tempo, preludio di altro. La drammaticità espressa in questo modo, come con altri aspetti della messa in scena e della narrazione, crea (allo spettatore) quel caratteristico amaro in bocca tra elementi satirici e umoristici che sono propri e caratterizzano la commedia all’italiana. Nel road-movie made in Italy su via Aurelia verso Castiglioncello Trintignant, Roberto studente universitario, è  al fianco di Vittorio Gassman (Bruno Cortona)  che nel capolavoro di Risi incarna lo stereotipo dell’infantilismo maschile nel periodo del grande boom economico che coinvolse il nostro paese in quegli anni e che come per l’industria (nel film c’è un richiamo a quella cosiddetta ‘del bianco’ con l’incidente del camion che trasportava frigoriferi) investì e rese florido anche il cinema, tanto che Roma veniva definita la Hollywood sul Tevere.

Gassman, nella narrazione del film, trova agio soltanto nella sua auto, una Lancia Aurelia B24S, e in spiaggia, Roberto invece sembra essere coinvolto in un disagio che lo porta costantemente a pensare di tornare indietro. I suoi dubbi sono esplicitati attraverso il suo monologo interiore – la differenza tra i due è volutamente sottolineata dalla scelta di un attore francese – in continuo contrasto con il vitalismo, con la superficialità e con la mercificazione (siamo nel pieno del consumismo del boom economico) che caratterizzano Bruno che dapprima fa insinuare il dubbio poi convince Roberto a godersi gli attimi fuggenti, le spiagge, le canzonette e a cambiare l’approccio con la vita, facendogli abbandonare quella visione unilaterale dell’esistenza. Sarà la decisione giusta oppure coinvolgersi con l’infantilismo superficiale, con quel vitalismo lo porterà a percorrere poca strada? Chi ha visto il capolavoro conosce la risposta. In “Il sorpasso” l’interpretazione di Trintignant è memorabile e assieme a quella di Gassman hanno reso il film un pilastro del cinema italiano e della commedia all’italiana, ricordiamo anche la partecipazione alla pellicola di una giovanissima Catherine Spaak (Lilly Cortona, la figlia di Bruno).

L’affascinante e bravo attore lavora inoltre con Abel Gance in “La battaglia di Austerlitz” (1960), Tinto Brass in “Col cuore in gola” (1967), Gianni Amelio in “Colpire al cuore” (1983), François Truffaut in “Finalmente domenica!” (1983), Krzysztof Kieślowski in “Tre colori – film rosso” (1994) e molti altri maestri. Trintignant ha ottenuto tanti riconoscimenti, ne riportiamo alcuni: al Festival di Berlino nel 1968 ottiene l’Orso d’argento per il miglior attore con “l’uomo che mente” di Alain Robbe-Grillet, a Cannes nel 1969 il premio come miglior attore nel film algerino “Z – L’orgia del potere” di Costantin Costa-Gravas (film vincitore del Premio Oscar e i Golden Globe nel 1970 come miglior film straniero), nel 2012 all’European Film Festival e nel 2013 al Premio Lumière e al Premio César vince come miglior attore per “Amour” di Michael Haneke film che, a Cannes, ottiene la Palma d’oro dopo essere stato già vincitore del Premio Oscar, nello stesso anno (2013), come miglior film straniero. Nel nostro paese ottiene nel 1972 il David speciale ai David di Donatello.

Non è un casuale che ricordando Jean-Louis Trintignant abbiamo citato tre capolavori italiani (e non sono gli unici), il motivo è che, con grande evidenza, l’attore francese ha contribuito con innumerevoli tasselli alla grande bellezza del mosaico della storia del cinema italiano.
Marzia Onorato
redattore L’agone

 

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