Quei nomi dimenticati, quei numeri sottolineati

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Ci risiamo, col Lazio in zona rossa e la Tuscia in protesta dopo aver annotato la lettera firmata da centoundici fra sindaci e assessori indirizzata alla Regione, al Prefetto, al ministro Speranza. A quanto assicurano i colletti bianchi della politica locale, non c’erano i numeri per includere Viterbo e la sua provincia nel “diktat” della presidenza del Consiglio dei ministri, ma le chiacchiere diventano aria fritta, la decisione è quella e non si torna indietro. Tutto vacuo, mentre a pagarne le conseguenze sono i cittadini, i negozianti, chi da un anno a questa parte ha smarrito lavoro e aspettative. Le soluzioni proposte restano palliativi, certo non la panacea dei mali. Così si passa all’incasso di altre due settimane di “saracinesche abbassate” e decaloghi legati al lecito e al proibito. Poco importa della “Pasqua in rosso”, qua i problemi sono altri. La gente al verde, per esempio. L’indotto economico arrugginito. La scuola che torna a convivere con la didattica a distanza, bocciata da tre studenti su quattro, secondo i dati di una delle tante indagini redatte negli ultimi tempi. Le polemiche sulle immunizzazioni, i tempi non rispettati per le consegne dei vaccini. Tutto lascia il tempo che trova mentre il cronista annota sul taccuino i numeri e i morti per il virus. Talmente tanti che se decidessimo di emulare “The New York Times” trascrivendo i nomi delle persone decedute, non basterebbero le venti pagine de L’agone. L’idea, resta comunque un messaggio su cui riflettere. Nomi. Non numeri.
Massimiliano Morelli

da L’agone, marzo 2021, pagina 1

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