Pd, Zingaretti alla minoranza del partito: “Serve lealtà, le scelte sono state sempre collegiali”.

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La replica del segretario dem dopo le accuse sollevate da Base riformista. Delrio: “Serve riflessione profonda, ma no a guerre interne”.
E nel Lazio via libera all’alleanza con i 5S

Orfini insiste: “Bisogna cambiare il segretario”

Sorpreso, amareggiato, incredulo. Nel giorno del via libera nel Lazio all’accordo con i 5S, si sente sotto attacco il segretario del Pd, Nicola Zingarettiaccusato dalla minoranza di non aver mai attuato in questi anni una gestione collegiale del partito. Motivo per cui ora Base riformista degli ex renziani chiede la convocazione del congresso. “Quello che sto leggendo è incredibile – dice Zingaretti – Tutte le decisioni sul governo Conte, la proposta di legge elettorale, la gestione della crisi e la formazione del governo Draghi, sono state prese collegialmente da organismi dirigenti unitari”. Allo stesso modo, prosegue il segretario dem e governatore del Lazio, è accaduto per la “condotta parlamentare in questi 3 anni, guidata da capigruppo che non avevano sostenuto questa segreteria. Una delle condizioni fondamentali dei rapporti politici è la lealtà e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità”.

Sono parole di un leader stretto tra le polemiche, accerchiato e colpito in questi giorni dal fuoco amico di una minoranza che rischia di spaccare il partito. Accanto a lui, però, si schierano i fedelissimi di sempre. Nel Pd “c’è bisogno di una riflessione profonda”, ammette a Rainews24 il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio. Che però aggiunge: “L’assemblea nazionale va fatta pensando bene ai temi che ci connettono con la realtà . Zingaretti ha garantito una sintesi delle questioni, ma va aggiornata l’analisi. L’analisi è urgente, ma – conclude perentorio – non c’è  bisogno di scatenare guerre interne”.

Il senatore di Aeredem, Franco Mirabelli, definisce le richieste di un congresso, da parte della minoranza, “legittime”. Ma, sottolinea, “spero che l’assemblea nazionale del 13 e 14 marzo non sia l’ennesima puntata del film dell’orrore in cui stiamo assistendo in questi giorni”. Areadem è la corrente di maggioranza del Pd di Zingaretti ed guidata da Dario Franceschini. “Abbiamo sempre lavorato per unire il partito e quindi alimentare questo chiacchiericcio, queste divisioni non avrebbe alcun senso. Le conclusioni di Zingaretti in direzione le condividiamo tutte”, conferma Mirabelli.

Ad alimentare il fuoco delle polemiche alcune indiscrezioni secondo cui il segretario del Pd avrebbe stretto un accordo con il leader della Lega, Matteo Salvini, per una riforma della legge elettorale in senso maggioritario e non più proporzionale. “Riassumendo: abbiamo tagliato i parlamentari per subalternità al M5S e ora facciamo il maggioritario per compiacere la destra. Ovviamente avendo negli organismi deciso di fare esattamente l’opposto”, attacca il dem Matteo Orfini. “Mi chiedo – conclude – se arriverà mai un momento in cui il gruppo dirigente del Pd proverà a fare una cosa semplice: non quello che vogliono Di Maio e Salvini, ma quello che vuole il Pd”. Insomma, chiarisce Orfini, “la linea di Zingaretti è sbagliata è bisogna cambiare il segretario. “Conosco Zingaretti e sono certo che non sarà cosi scorretto da violare le regole del Pd, ma consentirà di celebrare il congresso, possibilmente – afferma – prima delle amministrative”.

Dal partito, però, replicano alle accuse bollandole come infondate. “La notizia di un asse tra Salvini e Zingaretti sulla legge elettorale maggioritaria è totalmente priva di fondamento – spiega in una nota il Nazareno – La proposta del Pd è nota, discussa dopo tre riunioni della direzione nazionale e votata all’unanimità. Questa proposta, portata in tutte le sedi parlamentari di maggioranza e di confronto con l’opposizione, è e rimane la posizione del Pd”. Per il Nazareno “creare polemiche infondate fa parte del degrado politico nel quale è precipitato il confronto interno del Pd contro il suo gruppo dirigente”.

A chiedere la convocazione del congresso dem entro fine anno è anche la senatrice Valeria Fedeli. “Non possiamo avere paura del confronto tra di noi – dice- l’unica cosa che dobbiamo temere ed evitare ad ogni costo, e’ quella di stare fermi e diventare residuali di fronte ai processi politici”. E poi si dichiara pronta a sostenere un’eventuale candidatura del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, a segretario del partito. “Apprezzo moltissimo Bonaccini – spiega Fedeli – come d’altronde quasi tutti nel Pd. Se scegliera’ di scendere in campo con una sua proposta politica e se ci saranno energie e risorse disponibili, ben venga”.

Rispetto ai vertici, prosegue il pressing per chiedere le dimissioni di Orlando. “Consiglierei a Andrea Orlando di fare solo il ministro, ha un ministero molto pesante, impegnativo e “credo che ci possa essere spazio per altre persone per dedicarsi anima e corpo al Pd”, sostiene Paola De Micheli all’intervista di Maria Latella su SkyTg24. Per De Micheli Orlando dovrebbe dunque dimettersi da vicesegretario “per lasciare spazio a chi può dedicare più passione al partito, che ha bisogno di essere curato. Lo rifarei perchè me l’ha chiesto il mio segretario, era coerente. Credo sia stata una scelta che mi ha consentito far bene il mio lavoro al ministero”.

Intanto, al di là degli scontri interni, i vertici del partito pensano alle prossime elezioni. Come accennato, proprio oggi nel Lazio la direzione del Pd regionale ha approvato a larghissima maggioranza l’odg per dare mandato al presidente Nicola Zingaretti  verificare le condizioni per un accordo con i 5stelle. Il documento è passato con 48 favorevoli, 1 contrario e 6 non partecipanti al voto.

(La Repubblica)

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