Coronavirus: quando il pericolo è dietro (ogni) angolo

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A cura della Dott.ssa Chiara Milia, psicologa, PhD in Neuroscienze, psicoterapeuta in formazione

Un nemico invisibile e potenzialmente ubiquitario non è facile da comprendere, ben che meno da affrontare. Alla vista di una minaccia per la nostra sopravvivenza quale, poniamo, un predatore, il nostro corpo reagisce preparandoci alla fuga o all’attacco. Si innescano una serie di risposte fisiologiche, che portano all’aumento della produzione di adrenalina, della sudorazione, del battito cardiaco e del ritmo della respirazione. Le nostre pupille si allargano, per avere un campo visivo più ampio possibile, i nostri muscoli si contraggono, pronti allo scatto, e i nostri sensi si acuiscono per localizzare nel modo più efficiente possibile il nostro avversario. Questo tipo di reazione è appunto detta di attacco o fuga (fight or flight), ed è improntata alla rapidità; è programmata per costituire uno stato fisiologico di breve durata con il massimo delle prestazioni, poiché è in gioco la sopravvivenza. Tale reazione ci può salvare quando ci troviamo di fronte, per esempio, ad una macchina che arriva in velocità rischiando di investirci, ad un serpente incontrato durante una passeggiata nel bosco, o al nostro capo che minaccia di licenziarsi. In tutte queste circostanze, ci troviamo di fronte ad un nemico ben preciso, in un contesto circoscritto e facilmente riconoscibile.

Ma cosa succede quando il nostro nemico è per sua natura invisibile, come un virus? I nostri sensi attivati dalla paura ricercano affannosamente indizi che possano aiutarli a localizzarlo, e a prevenire le sue mosse, tuttavia invano. Ed ecco quindi che la percezione di pericolo, nella speranza di ottenere un maggior grado di prevedibilità, si allarga fino a comprendere tutto l’ambiente che ci circonda, innescando in noi sempre più sospettosità, allerta, riluttanza a fidarsi, e allontanamento dagli altri in un’ottica di conservazione della propria sopravvivenza.

Lo stato fisiologico prolungato di attacco o fuga sta rischiando ormai di diventare cronico nella sua inutilità di previsione del pericolo. Le reazioni di attacco o fuga sono vincenti sul breve periodo, ma alla lunga perdono di efficacia e, soprattutto, costituiscono un importante dispendio energetico, e si traducono in uno stato cronico di allerta, stress e ansia. E infatti, l’OMS ci informa che nell’ultimo anno sono significativamente aumentate le incidenze di disturbi d’ansia, disturbi del sonno, depressione e comportamenti suicidari. Tutto questo è stato esacerbato dall’isolamento sociale, che ci ha tolto la possibilità di usufruire di una risorsa di benessere psicologico importante che è il contatto umano.

E’ fondamentale, quindi, che, più che mai in un momento come questo, ci prendiamo cura di noi stessi e svolgiamo quotidianamente attività di rilassamento, quali esercizio fisico, yoga, la lettura di un buon libro, e qualsiasi attività che possiamo utilizzare per scaricare lo stress, al fine di mantenere bassa la nostra attivazione fisiologica e proteggerci dai rischi dell’allerta prolungata.

Dott.ssa Chiara Milia,
psicologa, PhD in Neuroscienze, psicoterapeuta in formazione

 

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