Perché Conte ci parla in tv all’ora di cena

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Anche l’altra sera Giuseppe Conte ha scelto benissimo i tempi Auditel per scalare gli ascolti TV.

L’ennesimo Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) era pronto da ore. Ma il premier ha parlato alle 20,20 facendo irruzione nei telegiornali. Un annuncio a reti unificate, quindi, come accade solo il 31 dicembre, quando il presidente della Repubblica fa gli auguri alla nazione. C’è, però, una bella differenza tra il messaggio del capo dello Stato e le incursioni del premier. Il primo è fuori dal perimetro dei tg (20-20,30). Il secondo è dentro e si fa precedere da uno spleet screen, con la finestrella nella parte bassa del teleschermo che inquadra il microfono dal quale parlerà.

La differenza premia Palazzo Chigi. La consolidata audience dei telegiornali, infatti, garantisce un ottimo ascolto: stiamo parlando di 13 milioni di telespettatori (in media) che difficilmente cambiano canale quando, come ieri sera, viene loro detto che cosa potranno o non potranno fare a Natale. E, di, conseguenza, la cara e vecchia TV, data per morta all’alba di internet, resta più che mai salda al centro della scena.

Perché nessun altro media riesce a radunare così tante persone nello stesso momento con un supershow, una superfiction, un supermatch di calcio o, appunto, un presidente del Consiglio con superpoteri. Che, molto più di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, entrambi TV-centrici, ha usato e usa le telecamere per consolidare l’immagine.

La propria, badate, non quella del governo, giacché tutta l’estetica della comunicazione, curata dal portavoce Rocco Casalino, è focalizzata sul premier e solo sul premier.

Conte che incede sorridente nei giardini di Villa Pamphili. Conte serioso che proclama a ore improbabili il secondo lockdown. Conte che parla in piedi nel magnifico cortile di Palazzo Chigi. Conte, infine, ospite ogni sera nelle case degli italiani che guardano i tg con immagini da Istituto Luce, mentre corre trafelato per i marmorei corridoi chigiani, compulsa carte in un salotto damascato oro, dialoga in conference call davanti a un megaschermo hi-tech, scende di gran lena lo scalone per tuffarsi nel prossimo, faticoso impegno. Sempre pettinato, stirato, incravattato, pochettato. Sempre all’opera per tutti noi.

Altro che luci accese di notte a Palazzo Venezia. Altro che libreria bianca arcoriana. Altro che scenografie easy chic leopoldesche. Qui siamo al top. Una simile cura dell’immagine in Italia non si è mai vista. Mai. E, quindi, (finché dura) chapeau!

(Quotidiano.net)

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