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Il Papa all’Onu: la pandemia sia un’opportunità. Difendiamo la famiglia

Il Papa all’Onu: la pandemia sia un’opportunità. Difendiamo la famiglia
Settembre 26
06:57 2020

75esima sessione dell’Assemblea Generale. 

 

Il videomessaggio di papa Francesco

 

 

Questo tempo di crisi che viviamo, la pandemia che ci costringe a rifare i conti con le nostre abitudini, sia un’opportunità per cambiare le nostre vite e i nostri sistemi economico-sociali.

È il messaggio che papa Francesco ha rivolto all’Assemblea generale dell’Onu, attraverso un video.

“La pandemia ha evidenziato l’urgente necessità di promuovere la salute pubblica e soddisfare il diritto di tutti alle cure mediche di base. Pertanto, rinnovo la chiamata a i decisori politici e il settore privato ad adottare misure appropriate per garantire l’accesso ai vaccini Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per servire il malato. E se bisogna privilegiare qualcuno, quello è il più povero, il più vulnerabile, quello che di solito sono discriminati per non avere potere o risorse economiche”. Lo dice Papa Francesco, nel suo videomessaggio in occasione della 75esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il nostro mondo è colpito dalla pandemia di Covid-19, che ha portato alla perdita di molte vite. Questa crisi sta cambiando il nostro modo di vivere, mettendo in discussione i nostri sistemi economici, sanitari e sociali, esponendo la nostra fragilità come esseri umani. La pandemia ci chiama, infatti, ‘a prendere questo tempo di prova come un momento di scelta […]: il tempo per scegliere tra ciò che conta davvero e ciò che accade, per separare cosa ciò che è necessario di ciò che non lo è’. Può rappresentare una reale opportunità di conversione, trasformazione, per ripensare il nostro modo di vivere e i nostri sistemi economici e sociali, che stanno allargando il divario tra ricchi e poveri, a causa di una distribuzione iniqua delle risorse”. “Ma può anche essere una possibilità per una ‘ritirata difensiva’ con caratteristiche individualiste ed elitarie”, aggiunge.

“La crisi attuale ci ha anche dimostrato che la solidarietà non può essere una parola o una promessa vuota. Inoltre, ci mostra l’importanza di evitare la tentazione di superare i nostri limiti naturali. ‘La libertà umana è capace di limitare la tecnica, orientarla e metterla al servizio di un altro tipo di progresso più sano, più umano, più sociale e più completo’.Dovremmo anche prendere in considerazione tenere conto di tutti questi aspetti nelle discussioni sul tema complesso dell’intelligenza artificiale”.

I bambini vittime dell’aborto e della mancanza di istruzione​

Le pesanti conseguenze della crisi del Covid-19 si sono riversate anche sui bambini, fra i quali anche i migranti e i rifugiati non accompagnati. “La violenza contro i bambini, includendo l’orribile flagello dell’abuso infantile e la pornografia, è drammaticamente aumentata”, nota il Papa in uno dei passaggi centrali, ricordando che milioni di loro non possono tornare a scuola e questo, in molte parti del mondo, significa un incremento di lavoro minorile, abusi e malnutrizione.

Purtroppo, i paesi e le istituzioni internazionali stanno anche promuovendo l’aborto come uno dei cosiddetti “servizi essenziali” nella risposta umanitaria. È triste vedere quanto sia diventato semplice e conveniente, per alcuni, negare l’esistenza di vita come soluzione a problemi che possono e devono essere risolti sia per la madre sia per il bambino non nato. Imploro pertanto le autorità civili affinché prestino particolare attenzione ai bambini a cui vengono negati i loro diritti e la loro dignità fondamentali, in particolare il loro diritto alla vita e all’educazione.

Quindi, richiama l’appello della giovane Malala Yousafzai, che cinque anni fa all’Assemblea Generale ha ricordato che “un bambino, un insegnante, un libro e una penna può cambiare il mondo”.

La famiglia sotto attacco​

Nell’indicare la rotta, legato alla realtà dei bambini è lo snodo fondamentale della famiglia. Il Papa ricorda con chiarezza che “i primi educatori sono sua madre e suo padre, la famiglia che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani descrive come ‘il nucleo naturale e fondamentale della società’”. E all’Onu ribadisce i pericoli che la minacciano: “Troppo spesso la famiglia è vittima di colonialismi ideologici che la rendono vulnerabile e finiscono col provocare in molti dei suoi membri, specialmente nei più indifesi – bambini e anziani – un senso di sradicamento e di orfanità. La disintegrazione della famiglia riecheggia nella frammentazione sociale che impedisce l’impegno per affrontare nemici comuni”.

I cristiani vittime in un’umanità violata

I diritti fondamentali, infatti, “continuano a essere violati impunemente”. Si tratta di elenco molto lungo che offre l’immagine di “un’umanità violata”. In questo panorama drammatico, “anche i credenti religiosi – osserva – continuano a soffrire ogni tipo di persecuzioni, compreso il genocidio dovuto alle loro credenze”. E tra questi, “noi cristiani siamo vittime”, ricorda menzionando quanti a volte sono costretti persino a fuggire dalle loro terre di origine.

I migranti rispediti nei campi di detenzione

Le crisi umanitarie sono poi diventate lo status quo. I diritti non vi sono garantiti e le cosiddette armi convenzionali stanno diventando sempre più “armi di distruzione di massa”. Il suo pensiero, inoltre, va in particolar modo a rifugiati, migranti, sfollati interni: “Fatto ancor più grave, in migliaia vengono intercettati in mare e rispediti con la forza in campi di detenzione dove sopportano torture e abusi. Molti sono vittime della tratta, della schiavitù sessuale o del lavoro forzato, sfruttati in compiti umilianti, senza un salario equo. Tutto ciò è intollerabile, ma oggi è una realtà che molti ignorano intenzionalmente!”

(Avvenire)

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