Anguillara. Il medico Antonio Pizzigallo: “Non abbassare la guardia contro un nemico invisibile”

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“Sarà fondamentale mantenere il distanziamento sociale”

 

Ad Anguillara la situazione Covid-19 non è da sottovalutare: abbiamo intervistato telefonicamente il Dottor Antonio Pizzigallo, Medico di Medicina Generale, da anni al servizio dei suoi pazienti anguillarini e ora impegnato in prima linea nella lotta contro il Coronavirus.

“Si tratta di una pandemia – ci dice Pizzigallo – e quindi di un evento assolutamente imprevisto ed imprevedibile, forse annunciato dalla stampa internazionale troppo tardi e probabilmente non considerato un rischio eccessivo per la popolazione. In realtà si tratta di un’epidemia provocata da un virus del quale a tutt’oggi conosciamo ancora poco e che ha sfortunatamente portato alla disperazione molte famiglie a causa dell’ingente numero di morti che si stanno purtroppo verificando. Nel parlare di questa epidemia bisogna, fra l’altro, sottolineare anche qualche ritardo iniziale che ha un po’ compromesso e favorito la diffusione del virus. Anche la popolazione stessa non è stata resa edotta in partenza della gravità di questa patologia, gravità proprio per la scarsa conoscenza del virus, ma soprattutto perché inizialmente si è sottovalutato il potere di contagio. Anche i primi provvedimenti sono stati un po’ troppo leggeri perché non ha avuto senso sospendere i voli provenienti dalla Cina, ma non intervenire sui voli collaterali, cioè non diretti ma deviati in altre stazioni aeroportuali europee. C’è stata inizialmente un po’ di confusione, provvedimenti lunghi, migliaia di pagine di decreti della Presidenza del Consiglio che richiamavano altre norme e decreti precedenti, senza tener conto che il focolaio si diffondeva maggiormente in alcune regioni, e meno in altre, quindi bisognava bloccare sin dall’inizio il traffico sia aereo ma anche ferroviario e, naturalmente, quello automobilistico in tutto il territorio nazionale. Successivamente sono state previste delle norme e delle regole assolutamente molto restrittive ma necessarie, perché l’unica reale possibilità di arrestare la pandemia è quella di evitare il contagio fra le persone, quindi isolare il più possibile gli ambienti, le famiglie, le case e naturalmente anche le strutture sanitarie dalla possibilità di trasmissione del contagio. Queste manovre di distanziamento sociale, ovviamente, hanno portato al cambiamento di tutto il sistema, non solo di quello sanitario, ma anche di quello economico e sociale, al quale, tuttavia, i cittadini mi pare si stiano finalmente adeguando. Anche qui però bisogna tener conto che non è sempre così, io vedo ancora che ad Anguillara c’è troppa gente in giro e invito affettuosamente, ma in maniera determinata la popolazione a tener conto che non siamo ancora fuori dalla fase acuta del Covid-19. Bisogna avere molta pazienza perché, se da un lato si stanno trovando delle norme e pratiche terapeutiche che limitano gli effetti e producono un leggero miglioramento in questi giorni, dall’altro non bisogna abbassare la guardia, ma continuare ad insistere per evitare i contagi limitando i contatti ravvicinati, usando mascherine, guanti e protezioni individuali. Questa però è un’altra nota carente, perché noi operatori sanitari siamo stati un po’ abbandonati a noi stessi da questo punto di vista, perché ci stiamo procurando il materiale di protezione per nostro conto. Per noi non è stata prevista una distribuzione massiccia di mascherine, guanti e camici. Ci stiamo arrangiando da soli, ma devo dire tuttavia, che l’impegno che ci stanno mettendo tutti gli operatori sanitari, come medici, infermieri, dirigenti e il Direttore Generale della Asl, è un impegno veramente notevole. Prove ne siano, purtroppo, l’elevato numero, ad oggi oltre 100, di sanitari in Italia, che sono deceduti nel compiere il loro lavoro nella lotta contro il Coronavirus”.

Parliamo di Anguillara, il Comune è stato commissariato. Come si sta gestendo la situazione nel paese?

“Questo dipende dalla situazione locale che stiamo vivendo, dal fatto che siamo senza Sindaco e quindi il Commissario si attiene naturalmente all’ordinaria amministrazione. Pur essendo stato spesso da noi e dalle molte associazioni di volontariato sollecitato a coinvolgere sia a livello politico che a livello sociale tutti coloro che si adoperano e collaborano nella lotta contro il virus, non abbiamo ottenuto una risposta veramente concreta ed esaustiva. Io vorrei innanzitutto ringraziare le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa, i volontari, i servizi sociali comunali, gli operatori ecologici e coloro che in questa situazione continuano a lavorare, come ad esempio i dipendenti dei supermercati che si espongono al rischio e che stanno lavorando con grande abnegazione. Nello stesso tempo vorrei che il controllo fosse ancora più serrato perché, ripeto, c’è ancora troppa gente in giro. È quindi necessario un controllo più radicale del territorio. Noi insisteremo nel cercare di collaborare come stiamo già facendo, ma anche per portare a chi non può muoversi la spesa a casa, aiutarli a prendere i farmaci, perché non dobbiamo dimenticare che, sebbene il Covid-19 sia il problema principale, ci sono anche tanti anziani soli che sono abbandonati a loro stessi e che hanno bisogno di conforto e di cure. Anche la vita di noi medici di medicina generale sta cambiando. Prima avevamo un contatto umano e fisico assiduo e costante, adesso dobbiamo lavorare molto per via telematica e assicurare il controllo del paziente tramite messaggi, chiamate e non più con visite assidue come facevamo prima. Ci stiamo adattando in questa nuova situazione con la consapevolezza che si tratta di un’emergenza, ma che l’emergenza non si ferma qui, perché nulla tornerà come prima. Bisogna rendersi conto che saremo costretti ad usare la mascherina, che dovremo limitare i contatti sociali molto tempo ancora e che dovremo adoperarci tutti per cambiare il nostro stile di vita, cercando di essere più solidali e meno egoisti”.

La Regione Lazio come sta affrontando questa epidemia?

“Direi che la Regione sta operando bene in questa direzione. Si è attrezzata in maniera adeguata. Resta il problema dell’accesso in ospedale, che dev’essere garantito con percorsi differenziati, ma su questo non sempre ci si riesce, anche se fortunatamente, ora riducendosi i ricoveri in terapia intensiva la situazione sembra migliorare. Voglio essere ottimista, ma non voglio spingermi oltre perché non bisogna assolutamente abbassare la guardia, anzi bisogna mantenersi vigili in questo momento. Si ripartirà, ma non è ancora il momento, stiamo vivendo una fase critica. Riaprire adesso tutte le frontiere, inteso in senso generale, sarebbe un gravissimo errore. Bisogna assolutamente mantenere la rigidità imposta fin ora e anzi, possibilmente accentuarla, intensificando i controlli che le forze dell’ordine stanno facendo con grande abnegazione.

Voglio infine rivolgermi ai cittadini soprattutto per convincerli che bisogna mantenere queste norme di distanziamento sociale, un concetto che non mi stancherò mai di ripetere. Abbassare la guardia adesso significherebbe vanificare tutto quello che è stato fatto, con tanti errori, ma che sono inevitabili quando si cerca di gestire qualcosa di cosi grave e sconosciuto”.

 

Federica D’accolti

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