LAGONE

Editoriale: “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riveverlo”

Editoriale: “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riveverlo”
Dicembre 08
10:48 2019

“ Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riveverlo” Primo Levi

E’ indubbio come l’intero mondo stia attraversando una crisi d’identità in larga parte implicabile alla recessione economica e ad una maggiore disparità o diseguaglianza tra popolazioni ricche e quelle povere.

Ogni qualvolta le crisi economiche si acuiscono, come prima ripercussione si ha un’inasprimento degli impulsi egoistici: Erich Fromm, nel suo saggio “Anatomia della distruttività umana, 1973” bene ha descritto i principi che alimentano la violenza nelle società. La crisi della società consumistica portata ai massimi livelli, complice la rivoluzione industriale, sia come organizzazione del lavoro sia per incrementare la produzione non per rispondere ad una sana esigenza ma solo per potersi autoalimentare. La civiltà dei consumi si basa non sulle necessità primarie ma sull’acquisto di beni superflui che soddisfano dei bisogni indotti dalla pressione della pubblicità o da fenomeni d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione.

Lungi dal pensare che tali cambiamenti siano frutto di mutamenti spontanei, il decremento nella scolarizzazione e della cultura sono sicuramente frutto di ideologie e criteri ben collaudati e studiati da coloro che detengono il potere economico. La cultura, quindi il sapere, è potere per cui la massa deve abituarsi a non pensare o non avere assolutamente senso critico per poter valutare appieno quanto accada: da almeno qualche decennio stiamo assistendo passivamente ad un imbarbarimento nel linguaggio e nelle forme di persone che dovrebbero essere i fari guida per i giovani, un costante disprezzo per il rispetto delle regole. Facciamo degli esempi: la non conoscenza della storia ha portato alla rivistazione del fascismo/nazismo. Si nega volutamente quanto è accaduto a milioni di persone ree solo di essere differenti per religione, etnia, costumi: inchieste, fotografie, testimoni diretti sono state normalizzate in chiave “buonista” in funzione solo di interessi personali. 

I concetti professati dalle destre vengono facilmente assimilate dai giovani perché basati in gran parte con slogan tipo pubblicitario, e con assiomi senza fornire alcun punto di partenza di un quadro teorico di riferimento; questo punto è fondamentale per la vanificazione della conoscenza e della cultura e viene attuato con i roghi di libri o distruggendo la scuola.

Alla senatrice Liliana Segre viene negata la cittadinanza onoraria, eppure era solo una bambina quando fu portata in un campo di concentramento e dove vide morire i suoi e migliaia di altri; Cecile Kyenge, ministro per l’interazione, chiamata orango e non solo, la giunta per le immunità del Senato dichiara l’insindacabilità dell’offensore in quanto parlamentare nell’ambito delle prerogative tutelate dall’articolo 68, primo comma, della Costituzione: secondo l’orientamento maggioritario della giunta l’espressione orango con la quale fu apostrofato il ministro era solo pensiero politico, contro la sindacabilità 4 sì e 12. Il fatto, dunque, viene considerato “libertà d’espressione”. 

Si prosegue tranquillamente con costante attacchi a gente comune, sportivi con insulti o peggio aggressioni da parte di elementi che andrebbero isolati e se possibile rieducati, anche se non vedo come. Organizzazioni che un tempo erano all’indice, ora sono ospitate in dibattiti televisivi, e quindi anche pagate, e non viene dato il giusto peso ai contenuti delle loro elucubrazioni. Viene da chiedersi, anche se la domanda è pleonastica, quante persone hanno letto e maturato ciò che avvenne nei campi di concentramento: torture e ad esempio pseudo esperimenti scientifici per verificare quanto tempo si poteva sopravvivere in acque gelide, esperimenti genetici e quant’altro menti contorte e depravate potevano immaginare. Troppo lungo l’elenco.

Quando ad Albert Einstain fu chiesto alla dogana: “Razza?” lui rispose: “Umana, non si vede?”

Claudio Cappabianca

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