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Editoriale de L’Agone nuovo. Bilancio 2019: promesse elettorali per le Europee

Editoriale de L’Agone nuovo. Bilancio 2019: promesse elettorali per le Europee
ottobre 02
17:24 2018

L’associazione “L’agone nuovo” promuoverà un dibattito sulle scelte programmatiche

Intanto sintetizziamo gli interventi annunciati dal Governo.

IVA. Servono 12,5 miliardi di euro per evitare che l’aliquota passi da 22 al 24,2% nel 2019 e 25% nel 2021 e che aumentino anche alcune aliquote ridotte.

FLAT TAX. Dalla proposta originaria di campagna elettorale (costo 50 miliardi di Euro) sono passati a tre aliquote: insomma, la chiamano “tassa piatta” (aliquota uguale per tutti) ma è diventata tassa a scalini (le diverse aliquote), comunque iniqua in quanto favorisce i più ricchi.

LEGGE FORNERO. Avevano promesso di cancellarla, ma non lo fanno. Dicono ora di volerla modificare introducendo la “quota cento”: si può andare in pensione se la somma dell’età anagrafica e degli anni di lavoro è 100: il costo sarebbe 7-8 mld di Euro, ancora troppo.

REDDITO DI CITTADINANZA E’ un sussidio alle famiglie – 2,76 milioni secondo ISTAT – con un reddito al di sotto della soglia di povertà, i cui “stipendi” verrebbero portati tutti a 780 Euro mensili: il costo sarebbe di 17 miliardi.

COPERTURA DEI COSTI. Occorrerebbero circa 36 mld di Euro: molto, ma molto meno rispetto alle fantasmagoriche promesse elettorali. Pensano al taglio di varie agevolazioni fiscali, al taglio di privilegi, alla riduzione degli “sprechi”, ma le cifre che si ricaverebbero sarebbero irrisorie rispetto al fabbisogno generale. Si è parlato anche di “pace fiscale”, che altro no è se non il più classico “condono fiscale”.

La misura fondamentale, però, resta l’aumento del deficit, e quindi del rapporto deficit/Pil; insomma, c’è il ritorno della Democrazia Cristiana vecchio stile, quella del tanto vituperato Cirino Pomicino: condoni e deficit, che ci hanno maledettamente portato alla situazione attuale.

Fermiamoci a parlare di debito. Un dato è certo: lo Stato paga ogni anno una quantità enorme di denaro per interessi sui debiti contratti, con tassi stabiliti dal mercato; l’Europa in questi anni ci ha sostenuto con il “Quantitative Easing” di Draghi, una misura con cui le banche centrali acquistano azioni o titoli di stato per garantire l’abbassamento del costo dei prestiti.

Ma questo intervento sta per finire. E se l’Italia non riesce a mantenere sotto controllo i propri conti, allora si entra in un perverso circolo vizioso: come dice il ministro Tria, finanziare le promesse elettorali aumentando il deficit comporta una reazione dei mercati globali al rialzo dei tassi di interesse, cioè dei soldi che lo Stato paga alle banche; insomma, con una mano si elargisce e con l’altra si toglie.

Ma perché siamo indebitati per 2.300 miliardi di euro? Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità? È colpa del sistema pensionistico? L’evasione fiscale e la corruzione quanto pesano? Perché le diseguaglianze continuano ad aumentare? La pressione fiscale è giusta? E la tanto mitizzata “flat  tax” chi favorirà?  E l’Europa? La politica di rigore europea è stato un errore?

Ci ritorneremo puntualmente, sia sul giornale e sul sito, sia attraverso approfondimenti pubblici. Ma alcune considerazioni introduttive vogliamo già farle.

  1. a) L’Europa è indispensabile, perché è impensabile competere sul mercato globale da soli, saremmo un vaso di coccio schiacciati dai macro-sistemi Americano ed asiatici: ma questa Europa è nata male, l’ingresso dell’Italia è stato gestito malissimo (rapporto Euro/Lira e prezzi), le politiche di austerità hanno impoverito i cittadini fallendo rispetto all’obiettivo della crescita. Occorre una rifondazione: ma quale Europa vogliamo? L’Europa dei singoli Stati sovrani oppure gli stati uniti d’Europa?
  2. b) Il debito. Dal 1992 in poi, dopo gli anni delle spese allegre (maggiori di quanto incassato con le tasse), i vari governi – ad eccezione del 2009 – hanno speso per i cittadini meno di quanto incassato con le tasse; il risparmio, però, non è stato sufficiente a coprire le spese per interessi, per cui lo Stato italiano ha continuato ad indebitarsi entrando nella trappola diabolica e perversa “dell’interesse composto”, cioè pagare gli interessi sugli interessi.
  3. c) Occorre ridurre drasticamente il debito. Ma come? Sinteticamente, agendo su tre versanti:

aumentare le entrate. Occorrere riformare profondamente il sistema fiscale che oggi fa pagare più a chi ha di meno: occorre reintrodurre la progressività delle imposte, altro che “flat tax. A ciò si aggiunge la piaga dell’evasione fiscale, che secondo il rapporto del 2018 della commissione presieduta da Giovannini ammonta a 110 miliardi l’anno.

ridurre le spese. Premesso che ciò non riguarda l’INPS che, come noto, è in attivo di circa 14 miliardi all’anno, siamo schiacciati dalla piaga della corruzione, che ci costa circa 50 miliardi all’anno, dalla inefficienza dell’apparato pubblico, dagli sperperi per opere grandiose quanto inutili e dannose per l’ambiente, o quelli per infrastrutture che si sbriciolano rapidamente; per non parlare delle spese militari.

cancellare una parte del debito.

Non è una bestemmia, se guardiamo a come è strutturato e a come si è formato. E di questo stanno discutendo la banca centrale europea, la Commissione e i governi europei: la questione è come si affronta l’enorme quantità di titoli dei debiti pubblici, oltre 1500 miliardi, detenuti dalla BCE per effetto del “Quantitative Easing”; ebbene, fra le ipotesi c’è anche la sterilizzazione di quei titoli, perché è evidente che la fine del QE non può essere lasciata agli attuali meccanismi di mercato.

CdA de L’agone nuovo

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