LAGONE

Il Laboratorio di Teatro alla Melone: ricordi di un percorso vissuto durante i tre anni della scuola media

Il Laboratorio di Teatro alla Melone: ricordi di un percorso vissuto durante i tre anni della scuola media
luglio 11
09:40 2018

“Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in Primavera quel che si era visto in Estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre”. José Saramago

Iniziò tutto tre anni fa. Iniziò tutto un giorno come tanti altri. Iniziò tutto con quella proposta…Era un normalissimo giorno di scuola, uno di quelli in cui stai con i tuoi compagni, con cui scambi emozioni, l’ansia delle interrogazioni o la gioia di aver conseguito un buon risultato ed un bel voto.

Insomma, era un tranquillo giorno di scuola, ma improvvisamente si trasformò nel più bello e sorprendente. Passarono le circolari, sì esatto quel gruppetto di fogli pieni di lettere e parole con tutte le notizie e le comunicazioni… ma quella volta fu diverso… Solo una parola, il titolo di una delle circolari catturò particolarmente la nostra attenzione: Teatro! A quella parola ci girammo, ci guardammo tra di noi; uno scambio di sguardi che fu una intesa. Iniziò, così, per molti di noi, il nostro Laboratorio di Teatro; eravamo piccoli, frequentavamo la prima media; avevamo più di due anni ancora davanti a noi e ci sarebbero state cose che avremmo conosciutomeglio in seguito, anche noi stessi. I legami non erano forti e saldi come lo sono adesso. E sì, fu proprio quell’esperienza a farci crescere e pian piano a farci diventare come siamo oggi.

Lunghe e numerose prove, mille emozioni e tanto da imparare: come stare sul palco, battute, dialoghi e movimenti, gestualità… Non sempre è stato facile, non sempre è andato tutto come avremmo voluto, ma è stata sempre un’esperienza meravigliosa. L’adrenalina mescolata all’ansia, dietro le quinte qualche lacrima, molti sorrisi e tanti abbracci. Quello che fu messo in scena fu un lavoro molto bello e già soltanto vederci, poco prima di dar vita allo spettacolo, con il nostro entusiasmo, l’euforia e un po’ di paura fu, a sua volta, uno spettacolo davvero bello. Sul palco è sempre andata bene, ce la siamo cavata e ad ogni imprevisto o errore abbiamo saputo rimediare e gestire la situazione.

Ho continuato questo percorso favoloso tutti e tre gli anni; ogni volta è stata un’esperienza stimolante e diversa, in cui “giocando” con il teatro abbiamo toccato temi differenti, tutti ugualmente importanti. Per quanto concerne il primo anno, abbiamo affrontato il tema dell’uso e dell’abuso dello smartphone e dei “social”; il secondo anno la tematica del bullismo e quest’anno il viaggio.

Sono stati per me tre anni molto intensi, che non dimenticherò, in cui con il gruppo abbiamo vissuto e condiviso esperienze e momenti di forti emozioni; abbiamo lavorato sulle nostre insicurezze, sulla socializzazione, abbiamo allacciato amicizie e sviluppato ancor di più il senso di gruppo.

Anche quest’anno la fase di montaggio è stata particolarmente difficile, pure se per motivi differenti rispetto agli anni precedenti, in quanto eravamo un gruppo estremamente numeroso, con molti allievi alla loro prima esperienza; il tema proposto, quello del viaggio, non semplicissimo da affrontare. Le prove si sono svolte richiedendo un impegno che soprattutto nella fase finale, a ridosso dello spettacolo, è andato aumentando; le assenze non sono mancate insieme anche ad alcune difficoltà che però abbiamo insieme cercato di superare. Gli ultimi giorni prima della messa in scena le prove a pieno ritmo ci hanno consentito di avere una costruzione ben definita; era arrivato il giorno dello spettacolo: a dire il vero non eravamo ancora prontissimi, l’ansia non mancava, aggiustamenti e cambiamenti all’ultimo istante, una sostituzione da fare… è stato difficile e… le luci! Ecco era arrivato il nostro momento; tutta l’attenzione del pubblico era su di noi e dovevamo dare il meglio.

Le prof.sse Iannotta e Pascucci, che ci hanno guidato in questi tre anni di Laboratorio, accompagnate dalla prof.ssa Iazzetta, sono salite sul palco per presentare brevemente il lavoro: “Viaggi: tra Novecento e dintorni”. Si va in scena! L’adrenalina e l’ansia, la paura di commettere errori o di avere un vuoto di memoria… si entra sul palco, luci sul volto e davanti a te moltissime persone a guardare.

Prima scena andata alla grande, seconda anche, poi la terza… Insomma quindici scene su diciassette resero sul palco le nostre emozioni e tutta la nostra energia. Alla sedicesima scena, toccava a me; avevo un bel pezzo da recitare, emozionante e carico di poesia; ero sicura, direi anche sicurissima, la paura aveva lasciato il posto ad un sentimento diverso; forse fu proprio quello l’errore, perché sbagliai, improvvisamente mi bloccai. Tensione, vuoto, voglia di sparire, panico… tutto quello che desideravo in quell’istante che mi parve lunghissimo era non essere su quel palco. Non ricordavo più nulla, improvvisamente dimenticai tutto… furono solo tre secondi di silenzio, ma sembrava passata una vita intera; iniziò un applauso di incoraggiamento. Non sapevo bene cosa fare, non riuscivo a pensare a nulla; sono emozioni indescrivibili, non si possono spiegare. Altrettanto improvvisamente ritornò la memoria e, finito l’applauso,continuai. Furono i secondi più lunghi della mia vita. Ho provato sulla mia pelle ciò che ci avevano detto le insegnanti, ciò che descrivevano e ciò che non avrei mai voluto provare… Ora ne ho la conferma: il vuoto di memoria può insinuarsi! È necessario essere sempre concentrati e bisogna comunque andare avanti. Sì è brutto, ma forse è proprio questa particolarità che rende il teatro unico e speciale…

Alla fine dello spettacolo gli abbracci, i complimenti sinceri dei nostri genitori e degli amici, quelli dei docenti presenti e del nostro Preside; e poi la contentezza delle insegnanti per il risultato… quasi insperato!!!

Con il passaggio alle scuole superiori mi mancherà tutto questo… è stato un “viaggio” davvero meraviglioso. Sono stati tre anni fantastici che mi hanno fatto capire molte cose, che mi hanno fatto crescere e che hanno consolidato in me l’autostima ed il desiderio di andare avanti, sempre. Porterò sempre nel mio cuore questi ricordi; spero di poter proseguire, in qualche modo, questo percorso che mi ha migliorato e fatto cambiare il punto di vista su alcune tematiche di attualità e grande importanza; grazie al lavoro di gruppo e allo spirito di squadra abbiamo capito meglio cosa voglia dire aiutarsi l’un l’altro ed essere generosi…

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso questi tre anni indimenticabili e mi hanno fatto sorridere e sentire apprezzata e capita, anche in tante altre occasioni…

Francesca Voci

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