Liberticidi, comprimono i diritti delle minoranze, nemici della libertΓ di stampa, iper-nazionalismo e magistratura al servizio del potere. L’unica differenza Γ¨ la religione che entrambi usano come arma politica
Attacco allo stato di diritto. Nazionalismo sfrenato. Bavaglio alla stampa indipendente. Opposizioni silenziate. Minoranze etniche sotto perenne attacco. Uso βfondamentalistaβ della religione. Movimenti di protesta criminalizzati. Ricatto allβEuropa. Muri e fili spinati per blindare le frontiere. Domanda: cosa differenzia lβUngheria di Viktor OrbΓ‘n e la Polonia diΒ Andrzej Duda dalla Turchia di Recep Tayyp Erdogan? Lβautoritarismo del Sultano di Ankara Γ¨ degno, giustamente di sanzioni, mentre quello dei due sodali di Budapest e Varsavia no, perchΓ© il primo Γ¨ βislamistaβ e i secondi βcristianiβ?
Lβautocrate magiaro
Trenta marzo 2020. ConΒ 137 voti a favoreΒ 53 contrarieΒ zero astenuti, il parlamento ungherese ha approvato unaΒ nuova leggeΒ che autorizzaΒ lβEsecutivo a governare, ai sensi dello stato dβemergenza, attraverso decreti, senza alcuna supervisione efficace, senza una chiara data di chiusuraΒ e senza revisioni periodiche.
βQuesta legge istituisce uno stato dβemergenza privo di controlli e a tempo indeterminato e dΓ al governo di Viktor OrbΓ‘n via libera per limitare i diritti umani. Non Γ¨ questo il modo di affrontare la crisi posta dalla pandemia di Covid-19β,Β dichiara in una nota ufficiale David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria.
LaΒ nuova leggeΒ prevedeΒ lβautorizzazione allβEsecutivo a governareΒ attraversoΒ decreti, senza una data di scadenza e senza alcuna clausola tale da consentire al parlamento di esercitare un controllo effettivo.
Inoltre,Β introduce due nuovi reatiΒ incompatibili con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani: chiunque diffonda informazioni false o distorte che interferiscano con βlβefficace protezioneβ della popolazione o crei in essa βallarme e agitazioneβΒ potrΓ subire una condanna fino a cinque anni di carcere. Inoltre, chiunque interferisca nellβesecuzione di ordini di quarantena o di isolamento potrΓ essere a sua volta punito con cinque anni di carcere, che diventeranno otto se quellβinterferenza sia causa di morte.
βAbbiamo bisogno di forti garanzie in grado di assicurare che ogni misura limitativa dei diritti adottata sulla base dello stato dβemergenza sarΓ strettamente necessaria e proporzionale per proteggere la salute pubblica. Questa nuova legge conferisce al governo il potere illimitato di andare avanti a forza di decreti in nome della pandemia, ,aggiunge Vig.
Il progetto di legge era stato giΓ criticato dalΒ Consiglio dβEuropa,Β dalΒ Parlamento europeo,Β dallβOrganizzazione per la sicurezza e la cooperazione in EuropaΒ eΒ dallβInternational Press Institute.
βDurante i suoi anni come primo ministro, OrbΓ‘n ha presieduto a un arretramento dei diritti umani, ha aizzato lβostilitΓ nei confronti di gruppi marginalizzati e ha cercato di ridurre al silenzio le voci critiche. Autorizzarlo a governare per decreti significherΓ con ogni probabilitΓ proseguire lungo quella stradaβ,Β ha concluso Vig.
Un rapporto dellβOng statunitenseΒ Freedom HouseΒ diffuso lo scorso maggio descrive lβUngheria come un Paese che, dopo dieci anni di governo di Viktor OrbΓ‘n, non puΓ² piΓΉ essere considerato una democrazia:nel documento si afferma infatti che a causa del regime autoritario competitivo che nellβultimo decennio ha sostituito la democrazia liberale sia piΓΉ esatto definire lβUngheria come una via di mezzo tra democrazia e autocrazia.
Budapest ha respinto la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne: il parlamento ungherese ha infatti bocciato la Convenzione in quanto promuoverebbe, secondo lβesecutivo, lβideologia di genere e della migrazione illegale. Il deputato Lorinc Nacsa, dei democratici cristiani e alleato di minoranza della coalizione con il partito sovranista Fidesz di OrbΓ‘n, ha dichiarato davanti allβAssemblea che βlβapproccio ideologico della Convenzione Γ¨ contrario alla legge ungherese e alle credenze del governoβ.
Tra i punti contestati dalla maggioranza di OrbΓ‘n vi Γ¨ quello relativo alla definizione di violenza di genere, che secondo il trattato include ogni forma di abuso e discriminazione basata sul sesso che colpisce non solo le donne ma anche le persone che non si identificano in un preciso genere. Per il parlamento ungherese tale approccio sarebbe inaccettabile in quanto promuoverebbe la teoria del gender.
La maggioranza sostiene inoltre che lβUngheria non ha bisogno di ratificare il trattato perchΓ© avrebbe giΓ delle leggi ad hoc per la tutela delle donne
Il vincolo della Convenzione, che impone alle nazioni di garantire protezione e accoglienza a chi ha subito violenza, favorirebbe inoltre lβimmigrazione clandestina in contrasto con le leggi attualmente in vigore nel Paese; il governo respinge infatti la Convenzione con particolare riferimento alla parte in cui obbliga a dare asilo ai rifugiati perseguitati per il loro orientamento sessuale o per ragioni di genere.
La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, promossa dal Consiglio dβEuropa, costituisce il trattato internazionale di piΓΉ ampia portata volta a fronteggiare questa specifica violazione dei diritti umani. Lβobiettivo perseguito Γ¨ quello di tolleranza zero verso tale forma di violenza e una migliore sensibilizzazione verso il problema, cosΓ¬ da rendere piΓΉ sicura la vita delle donne sia allβinterno che allβesterno dei confini europei.
LβUngheria aveva firmato la Convenzione nel 2014, ma ora OrbΓ‘n fa dietrofront; le opposizioni hanno evidenziato che durante il periodo di quarantena le violenze domestiche sono aumentate, ma ciΓ² non Γ¨ servito a far cambiare idea al governo.
Alla condanna delle Nazioni Unite si Γ¨ unito il monito del Consiglio dβEuropa su questa presa di potere illimitato che viola le regole democratiche.
Ma quello ungherese non Γ¨ solo un regime sessuofobico. Se qualcuno avesse dubbi sulla riottositΓ dellβUngheria verso lβeuro basta ascoltare le numerose dichiarazioni di Gyorgy Matolcsy, governatore della Banca Centrale ungherese e numero uno del Fidesz, lβUnione Civica Ungherese, un partito conservatore cristiano democratico sospeso dal 2019 dal Partito Popolare Europeo (PPE) per una campagna diffamatoria contro lβex Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.Β Matolcsy inneggia alla Brexit e allβenergia nucleare,Β accusando tra lβaltro i Verdi ungheresi di essere espressione dellβestrema sinistra.
Ci sono poiΒ le prese di posizione di Orban sui Carpazi come bacino fondamentale per produrre cibo e acqua pulita per lβUngheriaΒ dopo i cambiamenti climatici. Queste affermazioni si legano alla politica dβingresso con doppia cittadinanza che Orban ha assicurato con la Costituzione del 2011 ai quasi 3 milioni di βungarofoniβ fuori dalle frontiere dellβUngheria, nel bacino dei Carpazi, senza tenere conto che la metΓ di questi sono in Romania.
CβΓ¨ da chiedersi cosa ne sia stato tra lβaltro dellaΒ risoluzione votata nel 2017Β β e supportata da un Rapporto di Amnesty International β con la quale il Parlamento Europeo impegnava la Commissione ad avviare le procedure sancite dallβarticolo 7 del Trattato, che prevede per gli stati membri che violino i diritti fondamentali dei cittadini una serie di sanzioni, fino alla sospensione del diritto di voto nel Consiglio europeo.
il piano polacco-ungherese improntato allβopportunismo politico dellβUnione Europea era giΓ stato sancito nel 2016, proprio nei Carpazi. In quellβincontro storico, i due Paesi unirono le rispettive retoriche sulle politiche anti-migranti che li avrebbero portati a erigere muri di filo spinato e a condurre campagne elettorali foriere di nuove limitazioni delle libertΓ individuali, a partire da quella di stampa. Tutto questo per giustificare una deriva che non ha nulla a che fare con unβunione di intenti europeista, ma solamente con istanze opportunistiche legate allβaccaparramento dei fondi strutturali europei.
Polonia infelix
Ventitre ottobre 2020. La Corte Costituzionale polacca stabilisce che l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto Γ¨ incostituzionale. Le leggi della Polonia sull’aborto erano giΓ tra le piΓΉ severe in Europa, ma questa sentenza significherΓ un divieto quasi totale di questa pratica. Una volta che la decisione entrerΓ in vigore, lβaborto sarΓ consentita solo in caso di stupro, incesto o se la salute della madre Γ¨ a rischio.
βΓ disumano e spregevole costringere qualcuno a portare a termine una gravidanza, soprattutto se il feto Γ¨ malformato, e il 98% degli aborti legali effettuati in Polonia fino a oggi sono dovuti a malformazioni fetali”, denuncia Lewandowska, attivista polacca per la salute sessuale e riproduttiva e per i diritti umani.
A causa delle restrizioni giΓ vigenti, ogni anno circa 200mila donne polacche sono costrette a ricorrere allβaborto clandestino, a cercare assistenza medica allβestero o a ordina le pillole abortive online, assumendole senza alcun controllo medico. Con il nuovo divieto la situazione non farΓ che peggiorare.
LeΒ autoritΓ polaccheΒ stanno facendo ricorso aΒ misure durissime per reprimere le protesteΒ pacifiche contro la decisione della Corte costituzionale che limita drasticamente lβaccesso allβaborto. Amnesty International ha documentatoΒ lβuso eccessivo della forza da parte delle autoritΓ ,Β tra cui il ricorso allo spray urticante, la criminalizzazione di manifestanti pacifici e lβincitamento alla violenza nei loro confronti da parte di autoritΓ pubbliche.
βDi fronte a un divieto di aborto quasi totale, la popolazione polacca si Γ¨ mobilitata in massa. Tuttavia, come se non bastasse violare i diritti riproduttivi della popolazione, le autoritΓ hanno utilizzato questa opportunitΓ per reprimere anche il diritto a manifestare pacificamenteβ,Β avverte Nils MuiΕΎnieks,Β direttore di Amnesty International per lβEuropa.
βDonne di ogni etΓ , giovani ragazze e le loro nonne, si sono unite in massa per manifestare pacificamente e rivendicare i propri diritti. Per questo il ricorso allβuso eccessivo della forza da parte della polizia, le accuse sproporzionate usate contro i manifestanti e i discorsi di autoritΓ pubbliche che potrebbero generare ulteriore violenza ci hanno cosΓ¬ sconvoltoβ.
Draginja Nadazdin, direttrice di Amnesty International Polonia ha aggiunto: βChiediamo alle autoritΓ polacche di mettere fine allβutilizzo eccessivo della forza da parte della polizia e di lasciar cadere le accuse penali sproporzionate nei confronti di manifestanti pacifici. Il diritto alla libertΓ di riunione pacifica deve essere tutelato e lβattacco ai diritti sessuali e riproduttivi deve terminareβ.
Secondo il Rapporto 2019-2000 di Amnesty International, βinΒ PoloniaΒ lβindipendenza del sistema giudiziario, fondamentale per garantire processi equi e per la difesa dei diritti umani, Γ¨ stata sfrontatamente minacciata da parte del partito al potere con azioni volte a controllare giudici e tribunali. Giudici e procuratori si sono ritrovati a rischiare un procedimento disciplinare per aver fatto sentire la propria voce in difesa del sistema giudiziario e di diventare a loro volta vittime di violazioni dei diritti umani. Molti sono stati oggetto di campagne diffamatorie sui mezzi di comunicazione di stato e sui socialβ.
βLβintolleranza verso le minoranze religiose ed etniche ha spesso assunto la forma di violenza e discriminazioneβ, rimarca Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. βIn Polonia, ad esempio, dove lβindipendenza del sistema giudiziario, componente essenziale dello stato di diritto, Γ¨ finita sotto attacco quando il partito di governo ha adottato misure sempre piΓΉ ardite per controllare giudici e tribunaliβ, annota Noury. Oppure in Ungheria, uno dei paesi europei dove negli ultimi anni si sono meglio adottate le politiche delΒ controllo delle frontiereΒ e dellβimmigrazione. E, sempre a gennaio del 2019, in Polonia, il sindaco di Gdansk, Pawel Adamowicz, un sostenitore dei diritti delle persone Lgbti e dei migranti, Γ¨ stato ucciso a coltellate durante un evento di beneficienza. E, sulla sponda occidentale, a giugno, Walter LΓΌbcke, presidente del consiglio locale della cittΓ tedesca di Kassel, Γ¨ stato ucciso con un colpo di pistola alla testa per il suo sostegno alle politiche di accoglienza dei rifugiati. Ma in tutta Europa sono continuati gli attacchi e gli episodi di discriminazione istituzionale contro gli stranieri. Contro le comunitΓ rom, specialmente.
La conclusione del report diΒ GlobalistΒ riprende lβinizio. Cosa distingue il fascionazionalismo dellβEst da quello elevato a regime da Erdogan?
(Globalist)


