La protesta dei cittadini: “Colpa dell’Ama e dell’incuria”
Dopo 24 ore di incertezza e polemiche, nella notte, gli agenti si presentano nel giardino Mario Moderni in via della Cava Aurelia. I cadaveri portati via su un camion con su scritto: “Materiale destinato all’eliminazione”. Brambilla: “Uno scandalo”
βA Roma Γ¨ stato commesso un omicidio: mamma e sei cuccioli di cinghiale sono stati prima narcotizzati e poi uccisi, nonostante ci fossero altre soluzioniβ. Γ la denuncia disperata – lanciata nel cuore della piovosa notte romana – delle associazioni animaliste Leidaa, Enpa e Animaliberaction. Ma anche dei cittadini della zona di Gregorio VII che, sfidando il buio, l’acqua, e il primo freddo stagionale, sono scesi in strada, a poche centinaia di metri dalla basilica di San Pietro, per protestare contro la decisione di abbattere i sette animale.
I fatti. Giovedì mattina gli animali, probabilmente attirati dai secchi pieni di rifiuti, si erano intrufolati nel giardino Mario Moderni, in via della Cava Aurelia: un punto lontano dalla strada, che mamma cinghiale aveva immaginato sicuro per lei e per i suoi cuccioli. Eppure si è trasformato in una trappola, perché poi i cancelli sono stati chiusi, con loro dentro.

VenerdΓ¬ sera, alle 21, dopo una giornata passata nell’incertezza, alla ricerca di una soluzione all’insolito problema,Β sono arrivati sul posto gli uomini della polizia provinciale armati di fucile per narcotizzare gli animali. Ed Γ¨ montata la rivolta. Non contro i cinghiali, ovviamente. Oltre alle associazioni animaliste, sono scesi cittadini dei palazzi limitrofi, altri ne sono arrivati da tutta Roma, per accertarsi che i cinghiali fossero trasferiti nella natura.
Ma fin dallβinizio lβatmosfera Γ¨ apparsa tuttβaltro che pacifica nei confronti degli animali e lΓ¬, contro il Comune, la Regione e il protocollo che hanno firmato sul tema dei cinghiali, Γ¨ montata la protesta. βMamma e cuccioli sono stati ammazzati β spiega Ilaria Riccitelli, volontaria Enpa, Ente protezione animali, che era sul posto β Γ stato un omicidio: sono stati narcotizzati dalla polizia provinciale. Poi i veterinari della Asl hanno eseguito due punture con liquido mortaleβ. E infatti i corpi degli animali, che molti speravano essere βsoloβ addormentati, sono stati caricati su di un camion βspecialeβ: βMateriale di categoria 1 destinato allβeliminazione, Regione Lazioβ.
Il retroscena, se confermato nei dettagli, appare ancora piΓΉ grottesco. βNel pomeriggio si Γ¨ tenuto un tavolo tra Regione e Comune β spiega l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, giΓ ministra e sottosegretaria, ma anche fondatrice della Leidaa, le Lega italiana Difesa animali e ambiente – E ben prima che scoppiasse la rivolta ho contattato il governatore regionale, Nicola Zingaretti, per annunciare che la mia associazione, coi propri mezzi, sarebbe andata a recuperare la famiglia di cinghiali per farsene carico. Mi mette in contatto con Enrica Onorati, lβassessora competente per la Regione, poi procedo con una chiamata a tre anche con il presidente comunale della commissione Ambiente, Daniele Diaco: la questione sembrava risolta e noi saremmo andati lΓ¬ a recuperare gli animali, per metterli in sicurezzaβ.
Poi, la sera, verso le 21, il patatrack. Prosegue Brambilla: βNonostante le chiamate e la nostra disponibilitΓ , uomini della polizia provinciale si sono presentati lΓ¬, con forze dellβordine, il presidente della commissione Ambiente, Daniele Diaco e il direttore del dipartimento Tutela Ambientale, Marcello Visca, che ha anche speso parole ingiuriose nei miei confronti: motivo per cui sarΓ denunciato. Ma formalizzerΓ² anche un esposto per quanto accaduto ai cinghiali: le soluzioni cβeranoβ. Sul posto, ai presenti che hanno implorato Daniele Diaco di contattare immediatamente la sindaca Virginia Raggi affinchΓ© facesse qualcosa ha risposto: βChi dΓ lβok Γ¨ la Regioneβ. E cosΓ¬, mentre Regione e Comune dichiarano quotidianamente di battersi per la tutela degli animali, non rimane che ai romani difendere i cinghiali, attirati dai rifiuti che spesso lβAma raccoglie a singhiozzo.
(La Repubblica, 16 Ottobre 2020)


