Monterano, 2 giugno: la Repubblica risuona al tramonto nell’antico abitato di Monterano

 

Nel giorno in cui l’Italia celebra l’80° anniversario della nascita della Repubblica, l’antico abitato di Monterano ha offerto uno dei suoi volti più suggestivi: quello di un luogo sospeso tra storia e natura, capace di trasformarsi in teatro senza bisogno di scenografie. Qui, tra le rovine che emergono come apparizioni e la facciata della chiesa progettata dal Bernini, si è svolto il concerto dell’Orchestra dei Filarmonici Napoletani, diretta dal maestro Davide Dellisanti. Un evento che ha unito centinaia di persone in un silenzio carico di attesa, quasi rituale.

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La presentazione della serata è stata affidata a Chiara De Biagi, che ha definito Monterano un «luogo dalla storia millenaria e dal fascino eterno». Una frase che, mentre il sole iniziava a calare dietro le colline, sembrava incarnarsi davanti agli occhi di tutti. Il pubblico — famiglie, appassionati, turisti, cittadini dei comuni vicini — era dislocato ovunque: seduto sui gradini della fontana, appoggiato ai massi, disteso sull’erba. Una miscela perfetta di formalità e informalità, come se la musica avesse il potere di rendere ogni postura naturale, ogni presenza necessaria.

Quando l’orchestra ha attaccato le prime note, la vallata del Mignone e le rovine hanno risposto con un’eco lieve, quasi un respiro. Le colonne sonore di Morricone, Piovani, Rota, Puccini hanno attraversato l’aria come fili luminosi, capaci di riannodare ricordi, emozioni, immagini. Molti hanno chiuso gli occhi, lasciandosi trasportare: il volto di Totò che sorride malinconico, la Roma felliniana che danza, le distese western di Leone, le passioni struggenti di Puccini. La musica, in quel contesto, non era solo esecuzione: era memoria collettiva.

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Le voci della soprano Arianna Giuffrida e del tenore Delfo Paone hanno aggiunto un’intensità ulteriore, capace di attraversare il pubblico come un’onda emotiva. Ogni brano sembrava trovare nel paesaggio la sua cornice ideale: la pietra antica, il vento leggero, il profilo della chiesa berniniana che si stagliava contro un cielo che lentamente si tingeva d’oro, poi di rosa, poi di un blu profondo.

Durante una pausa, il maestro Dellisanti ha spiegato ogni brano, si è raccontato e ha presentato uno ad uno tutti i maestri d’orchesta, ha scherzato e commosso. E qui, tra le rovine di Monterano, quelle parole diventavano evidenti: la musica non solo parlava, ma abitava il luogo, lo riempiva, lo accarezzava, lo risvegliava.

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Tra i presenti, il sindaco di Canale Monterano Alessandro Bettarelli, il vicesindaco Fabrizio Lavini, l’assessore alla cultura Valter Chiari, il presidente della Riserva Naturale Stefano Ciferri, il sindaco di Allumiere Luigi Landi e il vicesindaco di Manziana Remo Fiorucci. Bettarelli si è detto «emozionato e orgoglioso» per un’iniziativa che unisce cultura, identità e territorio. Ciferri ha ricordato che una riserva naturale non deve solo conservare un patrimonio naturale e archeologico straordinario, ma anche «farlo tornare a vivere impregnato di cultura». È proprio questo lo spirito di Monterano Vive, il progetto nato due anni fa per restituire vita e voce a un luogo che appartiene alla memoria collettiva.

Quando l’orchestra ha eseguito la celebre colonna sonora  composta da Piovani per Il Marchese del Grillo, il sole era ormai basso, filtrava tra i rami come una carezza antica, e Monterano sembrava riconoscersi in quella musica. Quel film, che ha portato il borgo nel mondo, tornava a casa, accolto da un pubblico che ne conosceva ogni pietra.

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Il tramonto, intanto, trasformava il cielo in una tavolozza di colori irreali: arancio, porpora, blu notte. La musica si fondeva con il canto degli uccelli, con il fruscio dell’erba, con il silenzio rispettoso delle centinaia di persone presenti. Era come se, per un istante, la storia, la natura e l’individuo avessero trovato un equilibrio perfetto, un punto di incontro raro e prezioso.

In quella luce, in quelle note, nel respiro collettivo del pubblico, c’era tutto il senso della giornata: la Repubblica che compie 80 anni, la comunità che si ritrova, la cultura che unisce, la bellezza che salva.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore de L’agone

Gianluca Di Pietrantonio, redattore de L’agone

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