L’allenatore del Bologna parla anche dell’amicizia con il comandante Arkan: “Ha fatto cose bruttissime, ma non rinnego un’amicizia”
In occasione della presentazione della sua autobiografia: “La partita della vita”, Sinisa Mihajlovic ha parlato della malattia che lo ha colpito.
βMi godo ogni momento. Prima non lo facevo, davo tutto per scontato. Conta la salute, contano gli affetti. Nientβaltro.
La malattia mi ha reso un uomo migliore. Ammalarsi non Γ¨ una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La veritΓ Γ¨ che non sono un eroe, e neppure Superman. Sono uno che quando parlava cosΓ¬, si faceva coraggio. PerchΓ© aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perchΓ©, e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nellβunico modo che conosco. Combatti, non mollare mai. E chi non ce la fa? Non Γ¨ certo un perdente. Non Γ¨ una sconfitta, Γ¨ una maledetta malattiaβ.
Il coro “zingaro di m…” negli stadi ora non si sente piΓΉ: βSono un uomo controverso e divisivo, si dice cosΓ¬? E ci ho messo anche io del mio – riconosce perΓ² il tecnico del Bologna sul suo passato – Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante, mi prendo le mie responsabilitΓ β.
Il tecnico del Bologna parla anche della sua amicizia con il comandante Arkan, capo delle tigri: “Nei miei anni a Belgrado lβho frequentato per circa 200 sere allβanno. La fascinazione del male? Forse allβinizio cβera anche quello, poi diventammo davvero amici. Quando morΓ¬, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche. Non condividerΓ² mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocritaβ.
(Globalist)


