Lo strano caso del premier che confondeva Kabul e Reggio Calabria

Diciamolo subito per evitare equivoci: in un paese normale le persone comeΒ Gino StradaΒ sarebbero nominate senatore a vita. Si puΓ² discutere delle sue opinioni politiche, di alcune sue asprezze ideologiche, ma non dei meriti di un’azione di solidarietΓ  che Γ¨ di esempio per generazioni di medici e di personale sanitario. Punto e a capo.

L’idea di nominarlo commissario straordinario alla sanitΓ  inΒ CalabriaΒ o di inserirlo nello staff del neonominatoΒ ZuccatelliΒ per dargli una mano (come ha detto ilΒ presidente ConteΒ in una recente intervista) Γ¨ non solo un proposito bislacco, ma addirittura preoccupante e per piΓΉ di una ragione. Basterebbe aver visitato il sito diΒ EmergencyΒ per rendersi conto del modo stravagante e improvvisato con cui la politica nazionale intende metter mano al dramma sanitario calabrese che coinvolge, da un tempo troppo lungo per non essere intollerabile, due milioni di cittadini.

Giustamente Gino Strada ricorda nella homepage istituzionale della sua associazione che Β«l’intervento di Emergency nellaΒ Piana di Gioia TauroΒ Γ¨ iniziato nell’autunno 2011,

quando abbiamo inviato un ambulatorio mobile aΒ RosarnoΒ per assistere i braccianti impegnati nella raccolta di agrumiΒ». Un gesto emblematico, significativo. Un pugno in pieno volto a tutte quelle autoritΓ , anche giudiziarie, che avevano proclamato a chiacchiere di aver risolto il dramma delle favelas calabresi e insieme un richiamo profondo alle responsabilitΓ  e all’accoglienza. LaΒ CalabriaΒ comeΒ KabulΒ per qualunque uomo delle istituzioni o semplice cittadino calabrese doveva essere a un tempo un’esortazione e una sfida. È andata come Γ¨ andata. Qualche arresto, altri incendi tra le misere baracche, altri morti carbonizzati. E la tenda di Emergency piantata lΓ¬ come inΒ IraqΒ o inΒ LibanoΒ o nellaΒ Sierra Leone.

Immaginare che un medico che ha speso la propria vita nella cultura e nella vocazione all’emergenza sanitaria (certo la sua associazione quel nome non ce l’avrΓ  per caso) possa portare a soluzione i problemi delΒ Moloch sanitario calabreseΒ reso claudicante da decenni di mala gestione e ridicolizzato dagli ultimi eventi, piΓΉ che sorprendere, spaventa. Lascia interdetti, infatti, la sola idea che per porre mano alla ristrutturazione della rete ospedaliera calabrese, alla rimodulazione dei presidi territoriali, alle politiche di attrazione delle professionalitΓ  di alto livello nelle sale operatorie e nei reparti, alla bonifica della medicina convenzionata, alla riconfigurazione delleΒ RSA, debba essere chiamato un medico abituato all’elmetto e alle tende e che opera da decenni nelle zone piΓΉ remote e disastrate del mondo. LaΒ CalabriaΒ comeΒ KabulΒ era una sfida e una preoccupazione, lascia basiti che qualcuno ci abbia creduto veramente e che addirittura sia oggi disponibile ad avallare al piΓΉ altoΒ livello politico-istituzionaleΒ una tale conclusione. Ci mancano i caschi blu dell’OnuΒ dopodichΓ© l’operazione di militarizzazione della Calabria potrebbe dirsi portata a compimento anche nelle sue stimmate formali.

Un gigantesco non-luogo in cui la vita secondo qualcuno oscillerebbe tra incursioni mafiose, scorrerie giudiziarie cui, talvolta, manca solo il treno nero diΒ Strel’nikovΒ nelΒ Dottor ZivagoΒ (tanto per restare in tema sanitario) e paternalismi romani che ritengono di poter risolvere ogni problema sospendendo le regole della democrazia e sostituendole con regimi speciali, tanto inefficaci quanto ormai privi di ogni credibilitΓ  tra la popolazione.

La vitalitΓ  culturale, economica e sociale di quella terra ha segni tangibili quasi quotidiani che occorrerebbe incoraggiare e sostenere.

Farsi l’idea che laΒ CalabriaΒ sia un accampamento di tende di profughi, bisognoso del soccorso sanitario che accompagna le emergenze umanitarie, Γ¨ il segnale che qualcosa di profondo si Γ¨ lacerato nella percezione di quella regione nel resto d’Italia e nei palazzi del potere.

Anni di una rappresentazione collettiva orientata solo sui problemi connessi alla criminalitΓ  organizzata e sovreccitata dalla continua evocazione di una ininterrotta stretta repressiva, ricevono oggi il loro suggello definitivo dall’offerta fatta aΒ Gino StradaΒ di metter mano al sistema sanitario calabrese. Emergency sarebbe servita aΒ CodognoΒ o aΒ BergamoΒ e oggi servirebbe aΒ NapoliΒ o aΒ MilanoΒ dove gli ospedali stanno esplodendo, dove la falce pandemica miete dozzine di vittime al giorno e dove, non a caso, l’assessoreΒ GalleraΒ ha espressamente invocato l’aiuto delleΒ Ong.Β Proporla inΒ CalabriaΒ come rimedio a una situazione di inefficienza che richiede anni e anni di interventi complessi, Γ¨ un colpo duro da sopportare. Anche ammesso cheΒ Gino StradaΒ accetti tra qualche mese sarΓ  altrove, com’è giusto, e la sanitΓ  calabrese resterΓ  impantanata nella sua sfortunata roulette commissariale con la pistola sempre alla tempia.

(Il Riformista)

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