Comunicato stampa

Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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A partire da lunedì 25 maggio, il Poliambulatorio di Civitavecchia sito a Via Etruria resterà chiuso e tutti i servizi destinati al pubblico saranno trasferiti e regolarmente attivi presso la nuova sede di Viale Lazio.
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La candidata sindaca del movimento Italia dei Diritti De Pierro lamenta affissione di manifesti di propaganda elettorale affissi fuori dagli spazi di pertinenza da parte del candidato sindaco Pizzigallo ” Sono stati coperti i miei manifesti che erano stati correttamente affissi negli appositi spazi a noi destinati, è così che Pizzigallo rispetta le regole”?
Roma 21 maggio 2026: Siamo agli sgoccioli di questa campagna elettorale che porterà gli elettori alle urne il 24 e 25 maggio per il rinnovo del consiglio comunale di Anguillara Sabazia, ultimi giorni che si preannunciano infuocati a causa di scorrettezze afferenti la campagna elettorale come denuncia la candidata sindaca del movimento Italia dei Diritti De Pierro Sandra Germogli:” Durante questa campagna elettorale tanto io quanto i candidati consiglieri del movimento Italia dei Diritti De Pierro presenti nella lista, abbiamo cercato di portare avanti la nostra campagna elettorale senza sconfinare nelle gratuite e becere accuse o menzogne e soprattutto nel rispetto delle norme previste; purtroppo devo constatare che non per tutti è stato così.
Mi riferisco al sindaco uscente Pizzigallo che nelle plance elettorali installate in via Santo Stefano ha affisso o comunque i suoi collaboratori hanno affisso, i manifesti a mezza figura con i simboli dei partiti che lo appoggiano negli spazi destinati alla mia persona e alla lista del movimento Italia dei Diritti De Pierro che rappresento in queste elezioni come candidata sindaca. Questo episodio mi lascia sconcertata – prosegue la Germogli – perché un sindaco dovrebbe farle rispettare le regole nel comune che amministra e non infrangerle come è stato fatto. E’ così che intende amministrare Anguillara Sabazia?
E’ così che farà rispettare le norme di un’amministrazione legalitaria e virtuosa? Naturalmente non lascerò certo correre questa mancanza di rispetto verso le regole e verso la mia persona e il movimento tutto, riservandomi di esporre quanto si è verificato presso la Procura della Repubblica in modo che accerti se c’è stata una violazione delle norme che regolano la campagna elettorale e in caso, disporre le giuste sanzioni.
Mi auguro che gli elettori domenica e lunedì prossimi sappiano, come credo, scegliere tra chi ha portato avanti una campagna elettorale all’insegna del rispetto delle regole, e chi invece – conclude la Germogli – con arroganza non ne ha tenuto conto”.
Ufficio stampa Italia dei Diritti De Pierro
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Passato e Futuro APS promuove sabato 23 maggio alla Biblioteca Comunale “Peppino Impastato” un incontro dedicato a Roma città aperta e al legame tra Roberto Rossellini e la città
di Marco Di Marzio
Passato e Futuro APS, associazione di promozione sociale attiva da anni sul territorio di Ladispoli, continua il proprio percorso di valorizzazione culturale e sostegno alla comunità con un nuovo appuntamento dedicato alla memoria storica e cinematografica della città. Sabato 23 maggio 2026, alle ore 16.30, presso la Biblioteca Comunale Peppino Impastato, si svolgerà infatti l’incontro pubblico dal titolo “La Roma di Roma città aperta. Ladispoli e Rossellini, tra storia e memoria”, promosso dall’associazione con l’obiettivo di riportare l’attenzione sul profondo legame tra Roberto Rossellini e il territorio ladispolano.
Nel corso degli anni, Passato e Futuro APS ha affiancato numerose realtà cittadine attraverso iniziative sociali e culturali concrete: dalla donazione di strumenti musicali agli istituti scolastici del territorio al sostegno di associazioni locali, passando per interventi a favore delle scuole e di strutture di servizio pubblico. Un’attività che l’associazione porta avanti nella convinzione che cultura, partecipazione e attenzione al territorio rappresentino strumenti fondamentali per rafforzare il senso di comunità.
“Crediamo fortemente — spiega la presidente Marina Cozzi — che la cultura debba essere vissuta come occasione di crescita collettiva e di riscoperta delle nostre radici. In questi anni abbiamo cercato di essere presenti nella vita cittadina non soltanto attraverso iniziative culturali, ma anche con interventi concreti a sostegno delle scuole, delle associazioni e delle realtà sociali del territorio. Questo evento dedicato a Rossellini nasce proprio da questa sensibilità: valorizzare una pagina importante della storia di Ladispoli e restituirla alla città”.
L’appuntamento del 23 maggio ruoterà attorno al capolavoro del Neorealismo Roma città aperta e al volume La Roma di Roma città aperta, scritto da Flaminio Di Biagi, docente di cinema alla Loyola University di Chicago, che sarà presente all’incontro insieme allo storico del cinema Claudio Siniscalchi e al critico cinematografico Michele Castiello. Apriranno l’evento l’assessore alla Cultura Margherita Frappa, la presidente dell’associazione Marina Cozzi e Crescenzo Paliotta, autore del volume Ladispoli e i Luoghi del Cinema. A moderare il dibattito sarà il giornalista Marco Di Marzio.
L’iniziativa intende approfondire non soltanto il valore artistico e storico del film, ma anche il rapporto speciale che Rossellini ebbe con Ladispoli. Fu proprio nella cittadina tirrenica, infatti, che il regista iniziò parte della propria esperienza cinematografica nel villino appartenuto al nonno Zeffiro Rossellini, in via Duca degli Abruzzi. Sempre a Ladispoli, il 21 agosto 1945, venne organizzata una delle prime presentazioni pubbliche del film dopo la guerra, a testimonianza di un legame rimasto nel tempo nella memoria culturale della città.
“Spesso — conclude Marina Cozzi — conosciamo i grandi nomi del cinema senza sapere quanto abbiano incrociato la storia delle nostre città. Rossellini rappresenta una parte importante della memoria culturale italiana e il fatto che Ladispoli abbia avuto un ruolo nel suo percorso umano e artistico è qualcosa che merita di essere raccontato e condiviso. Sarà un pomeriggio di riflessione, memoria e confronto aperto a tutti”.
L’ingresso all’evento sarà libero fino a esaurimento posti.
di Marialuisa Roscino
La musica tocca corde profonde, soprattutto durante l’adolescenza e la giovinezza, un periodo della vita, caratterizzato da profonde trasformazioni fisiche, psicologiche e sociali. Per i giovani, la musica, non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di regolazione emotiva, una bussola identitaria e, in molti casi, una terapia quotidiana.
“I motivi principali per cui la musica ha questo straordinario valore terapeutico – spiega la psicoanalista e psichiatra Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana – si sviluppano, su tutti i livelli di sviluppo (bio-psico-sociale) integrati e interagenti tra loro”.
“Dove le parole non arrivano, si inceppano o diventano un ostacolo alla comunicazione – avverte Lucattini – nel silenzio comunicativo o nel caos emozionale, la musica rappresenta un canale privilegiato, il fil rouge che unisce giovani di ogni generazione. Attraverso le cuffie costantemente collegate agli smartphone, non c’è solo intrattenimento, ma la ricerca di un baricentro. La musica si rivela così un potentissimo “regolatore emotivo” spontaneo, capace di dare forma alla rabbia, espressone alla tristezza e voce ai conflitti interiori che i ragazzi non sanno o non possono verbalizzare”. Ma come può una melodia trasformarsi in uno strumento di cura e in che modo, la musicoterapia, oggi, si inserisce nei percorsi clinici e multidisciplinari di supporto psicologico per i più giovani? Vediamolo insieme ad Adelia Lucattini in questa intervista.
Dott.ssa Lucattini, per gli adolescenti l’ascolto della musica è quasi una costante quotidiana. Prima ancora di diventare un percorso clinico guidato, in che modo l’uso spontaneo che i ragazzi fanno della musica rappresenta una forma di autoregolazione emotiva profonda e di auto-cura?
Nell’adolescenza la musica ha un valore particolare, perché accompagna una delle trasformazioni profonde della vita: il passaggio dall’identità infantile a un’identità più autonoma, personale e sociale. Se nel bambino piccolo la musica è soprattutto ritmo, voce, corpo, ninna nanna, presenza materna e “involucro sonoro”, nell’adolescente diventa anche scelta, appartenenza, linguaggio emotivo e ricerca di sé.
Il riferimento ad Anzieu è molto importante: l’“involucro sonoro” nasce precocemente nella relazione madre-bambino, ma in adolescenza viene in qualche modo rielaborato. L’adolescente ha bisogno di separarsi dai genitori, ma anche di costruire nuovi contenitori psichici. La musica può diventare proprio questo: un nuovo involucro, non più soltanto familiare, ma personale e gruppale. La playlist, il concerto, la band, il genere musicale preferito, la canzone ascoltata in cuffia, diventano luoghi simbolici in cui il ragazzo può riconoscersi, consolarsi, differenziarsi, pensare.
Gli studi sulla musica e lo sviluppo mostrano che il coinvolgimento musicale attivo – suonare, cantare, comporre, improvvisare – favorisce funzioni intellettive ed emotive importanti. Alcuni studi statunitensi condotti nelle high school hanno evidenziato che due anni di lezioni musicali di gruppo migliorano la codifica neurale del linguaggio e la maturazione dei processi uditivi, con effetti collegati anche all’attenzione, alla lettura e all’apprendimento. Non è quindi solo “ascoltare musica”: è fare esperienza attiva del suono, del ritmo, della coordinazione, dell’attesa, dell’ascolto dell’altro.
Nelle scuole superiori anglosassoni, la partecipazione a cori, orchestre e gruppi musicali è considerata come esperienza di crescita socio-emotiva che favorisce l’apprendimento delle materie curriculari. La musica di gruppo sostiene competenze come cooperazione, perseveranza, autoregolazione, senso di appartenenza, fiducia in sé e capacità di stare dentro una relazione senza perdere la propria voce. Anche studi su studenti universitari mostrano che la partecipazione agli ensemble musicali, basta pensare alle fanfare delle università francesi, può favorire bisogni psicologici fondamentali come relazione, competenza e autonomia (Contributions to Music Education, 2023),
Negli ultimi anni, anche all’interno di contesti terapeutici, si utilizza molto la scrittura di testi o la creazione di playlist condivise. Qual è il valore psicologico, in termini di identità e autostima, nel vedere la propria sofferenza o la propria rabbia “oggettivata” e trasformata in una canzone, prendendo in qualche modo le distanze dal proprio dolore?
La correlazione tra musica e cervello in adolescenza è oggi molto studiata, perché proprio durante questa fase della vita è estremamente plastico, emotivamente sensibile e ancora in piena maturazione. La musica non coinvolge una sola area cerebrale, ma attiva contemporaneamente funzioni mentali, la psiche, “circuiti” emotivi, cognitivi, motori e relazionali: memoria, attenzione, linguaggio, immaginazione, vitalità e valorizzazione dell’esperienza.
Lo psicoanalista Theodor Reik aveva intuito molto precocemente che la dimensione uditiva è profondamente legata ai processi inconsci e affettivi. In adolescenza questo aspetto diventa ancora più evidente: i ragazzi spesso usano la musica come un linguaggio emotivo alternativo, capace di esprimere ciò che non riescono ancora a dire apertamente. Molte emozioni adolescenziali (rabbia, malinconia, senso di esclusione, desiderio amoroso, bisogno di appartenenza) trovano nella musica una forma di rappresentazione e contenitore.
Dal punto di vista neuropsicologico, ascoltare o scrivere musica e poi metterla in pratica stimola il rilascio di dopamina e coinvolge i circuiti cerebrali del piacere e della motivazione. Per questo la musica può favorire sentimenti positivi, aumentare il senso di vitalità e aiutare gli adolescenti a modulare stati emotivi intensi o instabili. Ma non si tratta solo di “sentirsi meglio”, la musica aiuta anche a costruire identità. L’adolescente sceglie musiche che “lo rappresentano”, che raccontano qualcosa di sé, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare (Journal of Creativity in Mental Health, 2026).
Uno dei più grandi ostacoli con i pazienti adolescenti, come mi spiegava poco fa, è proprio quello di abbattere il silenzio o la difficoltà a verbalizzare il proprio malessere, secondo il Suo parere, la musicoterapia, sia essa l’ascolto guidato o l’improvvisazione attiva riesce a superare queste resistenze e a fare emergere vissuti traumatici o conflitti profondi che altrimenti, rimarrebbero inespressi? E come è possibile, secondo Lei, che la musica possa stimolare l’intelligenza dell’adolescente?
La musica può stimolare profondamente l’intelligenza dell’adolescente perché coinvolge contemporaneamente emozioni, pensiero, memoria, immaginazione e capacità relazionali. Le neuroscienze in accordo con la psicoanalisi, mostrano che l’esperienza musicale attiva molte aree cerebrali insieme e favorisce l’integrazione tra mondo emotivo e cognitivo. Studi recenti confermano inoltre che la musica sostiene la regolazione emotiva, la resilienza psicologica e la capacità di mentalizzazione, aspetti centrali proprio durante l’adolescenza.
Numerosi autori hanno evidenziato come la musica comunichi direttamente con il mondo affettivo e inconscio attraverso il ritmo e il suono. In adolescenza questo aspetto è particolarmente importante, perché il ragazzo vive emozioni intense e spesso difficili da verbalizzare. La musica diventa allora una forma di pensiero emotivo: permette di contenere stati interni confusi, dare forma alle emozioni e trasformare l’impulsività in esperienza rappresentabile.
Philippe Gutton ha mostrato come l’adolescenza sia il tempo della “pubertà psichica”, cioè di una profonda riorganizzazione interna. In questa fase la musica può aiutare il ragazzo a costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero, accompagnando il delicato lavoro di costruzione dell’identità. L’importanza dell’esperienza estetica nella crescita mentale, la musica, come altre esperienze artistiche, favorisce la capacità di pensare, immaginare e tollerare la complessità emotiva. Attraverso il suono e il ritmo, l’adolescente può avvicinare aspetti profondi di sé senza sentirsi troppo esposto o minacciato dalla parola diretta. L’“involucro sonoro” come di una prima struttura psichica fondata sulla voce, sui suoni e sulla musicalità della relazione. In adolescenza questo involucro viene in parte ricostruito attraverso le musiche amate, le canzoni ascoltate ripetutamente, le esperienze musicali condivise, che diventano contenitori emotivi e strumenti di identificazione.
Le ricerche più recenti confermano che la musica attiva anche i sistemi neuropsicologici collegati alla regolazione interna, alla memoria autobiografica e al senso di identità personale. Inoltre, gli interventi di musicoterapia negli adolescenti possono ridurre ansia, isolamento emotivo e sintomi depressivi, migliorando la capacità di esprimere e comprendere i propri stati interni. La musica, quindi, non stimola soltanto abilità artistiche, ma sostiene la crescita mentale dell’adolescente, la creatività e la trasformazione delle emozioni in pensieri condivisibili (Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry, 2026).
Che tipo di Musica, a Suo avviso, è adatta agli adolescenti?
Tutti gli studi affermano che non esistano generi musicali “giusti” o “sbagliati” per gli adolescenti. La musica più importante è quella che il ragazzo sente come propria, quella che gli permette di riconoscersi, emozionarsi, pensare e sentirsi vivo. In adolescenza la musica è profondamente legata alla costruzione dell’identità e alla regolazione emotiva, ogni ragazzo sceglie sonorità che parlano del suo mondo interno, delle sue emozioni, del gruppo a cui sente di appartenere o della persona che desidera diventare.
Una ricerca dell’Universidad Autónoma de Madrid, dimostrano infatti che non è tanto il genere musicale in sé a essere terapeutico o dannoso, quanto il modo in cui la musica viene vissuta, sia in solitudine che in compagnia. La ricerca contemporanea evidenzia che la musica può aiutare gli adolescenti a regolare emozioni intense, ridurre ansia e solitudine e favorire processi di autoriflessione e costruzione dell’identità.
Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, la musica può essere considerata uno spazio privilegiato di trasformazione mentale. Sigmund Freud aveva già intuito che l’esperienza artistica permette di dare espressione simbolica a desideri, conflitti ed emozioni profonde che non riescono a trovare facilmente parole. In adolescenza questo processo è particolarmente importante, perché il ragazzo attraversa una fase di intensa turbolenza emotiva e identitaria.
La mente cresce attraverso la capacità di trasformare emozioni grezze e confuse in pensieri pensabili. Il ritmo, la melodia e la ripetizione permettono di organizzare ciò che inizialmente appare caotico o travolgente. Thomas Ogden sottolinea l’importanza degli spazi creativi e immaginativi nello sviluppo del Sé. Attraverso la musica l’adolescente può entrare in contatto con aspetti profondi della propria interiorità senza sentirsi immediatamente esposto al giudizio o costretto alla verbalizzazione diretta. La musica diventa così una forma di pensiero emotivo, un luogo psichico in cui il ragazzo può sentirsi esistere, immaginare sé stesso e costruire continuità tra corpo, emozioni e pensiero.
E’ fondamentale non solo ascoltare musica, ma viverla attivamente, praticarla, suonare, cantare, improvvisare, comporre. Quando l’adolescente vive la musica, sperimenta un processo creativo che rafforza identità, fiducia in sé e capacità relazionale. Fare musica significa trasformare emozioni interne in qualcosa di comunicabile, condiviso e pensabile, un’esperienza profondamente evolutiva per la mente adolescenziale.
Anche molti musicisti e artisti hanno raccontato questa funzione vitale della musica nell’adolescenza. David Bowie diceva della musica: “Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso”, mentre Ezio Bosso sottolineava che “la musica ci insegna la cosa più importante che esista, ascoltare”. Questo è centrale anche sul piano psicologico, attraverso la musica l’adolescente impara ad ascoltare sé stesso, le proprie emozioni e gli altri, a dipingere l’affresco della propria vita.
Quali consigli si sente di dare?
– È importante ascoltare la musica, in quanto aiuta i ragazzi a comprendere meglio se stessi. La musica favorisce la regolazione emotiva e permette di dare forma a stati d’animo difficili da esprimere a parole;
-Suonare o cantare stimola mente e creatività. La pratica musicale migliora attenzione, memoria, concentrazione e capacità di espressione personale;
-Fare musica insieme riduce isolamento e solitudine. Band, fanfare, cori e gruppi musicali favoriscono relazioni, ascolto reciproco e senso di appartenenza;
-Favorisce un migliore rendimento scolastico e universitario. Disciplina, memoria, organizzazione mentale e capacità di concentrazione vengono rafforzate dalla pratica musicale;
-Aiuta a costruire identità e autostima. Attraverso la musica ci si può riconoscere nel proprio stato d’animo e nelle proprie emozioni e sentirsi in molti casi, più sicuri di se stessi;
-La passione musicale può diventare anche una professione. Musicista, cantante, produttore, insegnante o musicoterapeuta: la musica può trasformarsi in un percorso lavorativo e creativo;
-La musica aiuta sempre a combattere ansia e depressione. La musica e musicoterapia sostengono il benessere psicologico e la regolazione delle emozioni.
Dal profilo Facebook dell’Università Agraria di Canale Monterano
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A poche ore dalla cancellazione della commissione “antifascismo”, Federico Rossi (membro del Consiglio di Presidenza) ha preparato una lettera per il Ministro dell’Istruzione. Una volta consegnata, però, il ministro lascia l’incontro per altri presunti impegni, dicendo che avrebbe risposto in un secondo momento.
«Non una semplice modifica formale, ma una precisa presa di posizione politica» emerge dalla lettera «A ciò si aggiunge una forte preoccupazione rispetto al mancato rispetto dei processi democratici interni alla Consulta, evitando la votazione dell’assemblea plenaria composta da tutti gli studenti rappresentanti.»
«La democrazia non è un aspetto accessorio che si può decidere di non applicare» spiega la Rete degli Studenti Medi. «Chiediamo alla DG Sabatini che, come previsto dalla normativa, l’USR svolga quel ruolo di garanzia dei processi democratici nelle consulte.»
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“Riserva fredda, così come viene raccontata dal Ministro significa in realtà ospitare sul territorio un dinosauro spento, senza manutenzioni e senza prospettiva. Il Governo è in ritardo su tutta la linea: il territorio merita scelte, non rinvii” Il convegno di Unindustria al Molo Vespucci, atteso come un passaggio decisivo per il futuro energetico e industriale di Civitavecchia, si è chiuso lasciando tutto in bilico. Il ministro Pichetto Fratin è arrivato in città con grandi annunci e se n’è andato senza fornire risposte concrete, soprattutto a chi quelle risposte le chiedeva da mesi: i lavoratori Minosse e dell’indotto, che proprio davanti all’Autorità portuale hanno manifestato la loro legittima preoccupazione per il futuro occupazionale.
A loro non si replica con formule vaghe e impegni rinviati a un futuro indefinito. La “riserva fredda” così come la intende il ministro non è una strategia: è un alibi. Significa tenere in piedi impianto improduttivo, con manutenzioni di fatto inesistenti e una prospettiva industriale congelata, mantenendo il territorio nell’incertezza e i lavoratori nel limbo. Non è questa l’idea di transizione che Civitavecchia chiede da anni: non basta evocare la decarbonizzazione “salvo emergenze” per intestarsi una svolta che, ad oggi, sulla carta non c’è. Soprattutto, sulla reindustrializzazione si continua a navigare a vista. I progetti depositati per le aree di Civitavecchia sarebbero cinquantadue: un numero rilevante, che impone trasparenza e una valutazione politica seria. Anch’essi purtroppo scontano il fatto che i terreni attorno alla centrale sono tutt’ora indisponibili, conseguenza diretta della non scelta sul futuro della centrale e del territorio.
L’Amministrazione comunale deve poter vedere, esaminare e valutare quei progetti, perché è suo compito tutelare la cittadinanza da iniziative non in linea con uno sviluppo che — finalmente — coniughi salute e lavoro. Civitavecchia non può essere il terreno di sperimentazione di qualunque proposta calata dall’alto: il principio che salute e occupazione debbano camminare insieme è oggi una linea rossa non negoziabile. Il Governo è in ritardo su tutta la linea.
Mentre il ministro si dice pronto a partire “domani mattina” se i progetti arriveranno, sono mesi che il territorio attende un quadro di programmazione, risorse certe e tempi definiti. Il Partito Democratico di Civitavecchia sostiene con convinzione il lavoro del Sindaco Piendibene e dell’Amministrazione, e continuerà a stare al fianco dei lavoratori e dei sindacati. La transizione si fa con i territori, non sopra i territori: pretendiamo risposte, non altri convegni.
Partito Democratico — Circolo di Civitavecchia
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