Blog Pagina 73

Ottant’anni di Repubblica: la democrazia non è un’eredità, ma una responsabilità quotidiana

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica Italiana, desidera rivolgere una riflessione alla comunità scolastica e, in particolare, alle giovani generazioni, chiamate a raccogliere l’eredità più preziosa consegnata dal 2 giugno 1946: la consapevolezza che la democrazia non è una conquista definitiva, ma una costruzione quotidiana.

Ogni anno celebriamo la Festa della Repubblica ricordando il referendum che consentì agli italiani di scegliere liberamente il proprio futuro dopo gli anni della dittatura e della guerra. Eppure, a ottant’anni da quella scelta storica, la domanda più importante non è cosa accadde allora, ma cosa sta accadendo oggi.

Viviamo in un’epoca straordinaria. Mai nella storia dell’umanità così tante persone hanno avuto accesso all’informazione, alla conoscenza e agli strumenti di comunicazione. Eppure assistiamo, contemporaneamente, alla crescita delle guerre, all’espansione dei discorsi d’odio, all’indifferenza verso le sofferenze altrui, all’isolamento sociale e alla difficoltà di costruire relazioni autentiche.

È un paradosso che dovrebbe interrogare profondamente il mondo della scuola.

Possiamo conoscere in tempo reale ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza, ma rischiamo di non accorgerci della solitudine di chi siede accanto a noi in classe. Possiamo parlare con il mondo intero attraverso uno schermo, ma talvolta fatichiamo ad ascoltare chi vive nella nostra stessa comunità. Possiamo accedere a una quantità immensa di dati, ma non sempre sviluppiamo la capacità di comprendere il significato umano delle informazioni che riceviamo.

Forse la sfida più grande del nostro tempo consiste proprio in questo: imparare nuovamente a riconoscere l’altro come persona.

Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, quando richiama la necessità che prevalga la forza della legge e non la forza delle armi, non riguardano soltanto i conflitti internazionali. Esse chiamano in causa ciascuno di noi. Ogni volta che prevale la prepotenza sul dialogo, l’umiliazione sul rispetto, l’esclusione sull’inclusione, si produce una piccola ferita ai principi che sostengono la convivenza democratica.

Per questa ragione il Coordinamento ritiene che la scuola debba essere considerata oggi uno dei più importanti presìdi democratici del Paese.

Nelle aule scolastiche non si trasmettono soltanto conoscenze. Si costruiscono visioni del mondo. Si apprendono le regole della convivenza civile. Si sperimenta il valore della partecipazione. Si impara che la libertà individuale acquista significato soltanto quando si accompagna alla responsabilità verso gli altri.

Ai giovani desideriamo rivolgere un invito particolare. Non considerate la Costituzione un semplice documento storico né un insieme di norme da studiare per una verifica. La Costituzione è una narrazione collettiva che parla anche di voi. È il racconto di donne e uomini che, dopo aver conosciuto la guerra, la repressione e la privazione delle libertà fondamentali, decisero di affidare il futuro del Paese alla dignità della persona umana, all’uguaglianza e alla solidarietà.

Ogni generazione è chiamata a riscrivere quel racconto attraverso le proprie scelte.

La qualità della democrazia italiana dipenderà dalla vostra capacità di difendere la verità contro la disinformazione, il dialogo contro l’aggressività, la partecipazione contro l’indifferenza, la cooperazione contro la cultura dello scarto.

Al personale scolastico, ai dirigenti, ai docenti e a tutti coloro che operano quotidianamente nelle istituzioni educative, desideriamo rivolgere un sentimento di profonda gratitudine.

In una società spesso attraversata da tensioni, fragilità relazionali e disorientamento culturale, la scuola continua a rappresentare uno dei pochi luoghi nei quali è possibile incontrare la diversità senza temerla, confrontarsi senza annullarsi reciprocamente, crescere senza rinunciare alla propria identità.

Educare ai diritti umani oggi significa molto più che trasmettere contenuti. Significa insegnare ai giovani che la dignità non è negoziabile, che nessuna persona può essere ridotta a un’etichetta, che il rispetto delle differenze non indebolisce una comunità ma la rende più forte.

Forse la riflessione più urgente che gli ottant’anni della Repubblica consegnano alla scuola riguarda proprio il concetto di cittadinanza.

Per troppo tempo abbiamo pensato che essere cittadini significasse principalmente esercitare dei diritti. Ma il futuro delle democrazie dipenderà dalla capacità di comprendere che cittadinanza significa anche prendersi cura degli altri, delle istituzioni democratiche, dei beni comuni, della verità e della pace.

Una Repubblica può sopravvivere a molte crisi economiche, a profonde trasformazioni sociali e persino a difficili passaggi politici. Ciò che rischia davvero di indebolirla è la perdita della capacità di riconoscersi come comunità umana.

Il contrario della democrazia, infatti, non è soltanto la dittatura. Il contrario della democrazia è l’indifferenza verso il destino degli altri.

A ottant’anni dalla sua nascita, la Repubblica continua dunque a rivolgere a ciascuno di noi una domanda semplice e al tempo stesso impegnativa: quale società stiamo costruendo con le nostre parole, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani?

Dalla risposta a questa domanda dipenderà non soltanto il futuro delle istituzioni democratiche, ma la qualità umana della nostra convivenza civile.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

 

𝐔𝐧 𝐰𝐞𝐞𝐤𝐞𝐧𝐝 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨”.

Dal profilo Facebook del comune di Bracciano

Ci sono fine settimana che valgono più della somma degli eventi che li compongono.
Perché raccontano una città, la sua identità e la direzione che sta prendendo.
Quello appena trascorso è stato uno di questi.
La 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐀𝐫𝐭 𝐖𝐞𝐞𝐤 ha animato il centro storico con linguaggi artistici contemporanei, creando occasioni di incontro, riflessione e scoperta.
Sul lago, la 𝐂𝐨𝐩𝐩𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐓𝐞𝐜𝐡𝐧𝐨 & 𝐢𝐐𝐅𝐎𝐢𝐋 ha portato a Bracciano circa 𝟏𝟖𝟎 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐚𝐭𝐥𝐞𝐭𝐢, provenienti da tutta Italia, trasformando il nostro lago in un luogo di incontro, sport, impegno e crescita per le nuove generazioni.
Il 𝐓𝐫𝐚𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐚𝐩𝐢 ha valorizzato il nostro straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico, facendo vivere il territorio in modo autentico.
Sono esperienze diverse, ma accomunate da una stessa idea di città: una città che investe nella 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, nello 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭, nella 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 e nella valorizzazione delle proprie risorse.
2    3
Da quattro anni stiamo lavorando per rendere Bracciano sempre più viva, attrattiva e aperta.
Una città capace di fare rete, di sostenere le associazioni, di promuovere iniziative di qualità e di mettere al centro la bellezza dei suoi luoghi e delle sue persone.
Per questo desidero ringraziare gli organizzatori, i volontari, gli artisti, gli atleti, le associazioni, gli operatori e tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita di queste giornate.
Perché una comunità cresce quando le energie positive del territorio si incontrano e collaborano.
E il fine settimana appena trascorso ci mostra che il percorso intrapreso sta contribuendo a rendere Bracciano una città sempre più dinamica, partecipata e orgogliosa della propria identità.
4  5

Presentazione del libro “Mi Larthia” di Marco Faraoni a Bracciano

Comunicato stampa

Presentazione dell’ultimo libro di Marco Faraoni, “Mi Larthia” il giorno 6 giugno 2026 ore 18,00, nella sala consigliare gentilmente concessa dal comune di Bracciano (RM), nella persone del sindaco che sarà presente all’evento.
La vita, della quattordicenne Larthia (centosettanta lune circa), viene sconvolta da una sacra chiamata, dovrà diventare Ierodula (prostituta sacra). Dovrà fare la vita di sua madre, tutta la famiglia è afflitta dalla notizia. Non potrà più giocare, i suoi sogni svaniranno nel nulla.Conoscerà i Sacerdoti etruschi gli Auguri, i Fulguratores e gli Auruspici.Ma qualcosa va storto, questo porterà l’adolescente, ad una vita completamente diversa e piena di pericoli, dove rischierà di essere venduta come schiava. Affronterà un viaggio per mare che la porterà da Pyirgiy, porto della sua città Cisra e sede dei due Templi delle Dea Thesan (tempio uno) e Uni (tempio due), alla Trinacrlia (Sicilia), alla Iapigia (Puglia), alla città Apollomia, colonia dorica nell’attuale Albania, fino al covo dei pirati sul fiume.

La Resistenza delle donne in Italia

La Resistenza delle donne in Italia fu un grande laboratorio di esperienze e sperimentazioni dando luogo alla rottura con il passato e l’inizio della loro partecipazione alla vita civile

Mafai in Pane nero scrive “l’autonomia arriva per caso, si introduce nelle ordinate vite domestiche in modo surrettizio e il più delle volte ha il sapore aspro della necessità. Nessuno l’ha cercata dopotutto. Nessuno l’ha voluta. Ma all’improvviso ci si trova a dover fronteggiare una situazione del tutto nuova da sole”

Quella delle donne è stata una rivoluzione civile e sociale, la rivoluzione di chi ci ha consegnato la libertà ed una nuova idea di donna

La scoperta del valore della propria libertà e della partecipazione la ritroviamo negli atti costitutivi dei Gruppi di Difesa della Donna dove si manifesta una volontà a “esserci”. Su Noi Donne del 10 luglio 1944 leggiamo “Donne italiane su! Lottiamo per conquistare il diritto alla vita ed avere una posizione sociale a fianco dell’uomo. Solo così le generazioni future godranno la libertà e la pace”

I GDD chiesero subito il riconoscimento del voto alle donne e nonostante molti ostacoli, dopo l’accreditamento ufficiale da parte del Comitato di Liberazione Nazionale, i partiti rispettarono gli accordi

Il voto alle donne è un passaggio fondamentale nel processo della ricostruzione, una conquista ottenuta con battaglie cominciate nell’Ottocento e consolidate con la partecipazione alla Resistenza Un passaggio che segna l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile e trova espressione nell’elezione delle 21 donne all’Assemblea Costituente

Questa nuova cittadinanza femminile peserà sulla nascita della Repubblica e sul suo futuro

Quelle donne ci hanno insegnato a resistere nelle pieghe delle narrazioni dominanti ed il 2 giugno 1946 parteciparono in massa alle elezioni e noi, facendo risuonare le loro voci, dobbiamo continuare a lottare contro i “domini” esistenti perché nessuna vittoria è irreversibile

Ornella Boccato – Donne ANPI Bracciano

2 Giugno: la Repubblica che ci vive dentro

Ci sono ricorrenze che non appartengono al calendario, ma alla coscienza. Il 2 giugno è una di queste. Non è solo la celebrazione di un passaggio istituzionale, ma il ricordo di un popolo che, nel momento più buio della sua storia, trovò la forza di rialzarsi e dire: ripartiamo da noi, insieme. La Repubblica nasce così: da una scelta fragile e gigantesca, da mani che votano mentre ancora tremano, da un Paese che decide di credere nella propria possibilità di rinascere.

Oggi, mentre attraversiamo un tempo incerto, segnato da tensioni sociali, sfiducia diffusa, conflitti politici che sembrano consumare più energie di quante ne generino, quella scelta torna a parlarci con una forza nuova. La Repubblica non è un simbolo lontano, non è un’idea astratta: è un patto morale che ogni generazione deve rinnovare. E noi, oggi, siamo chiamati a farlo in un contesto che mette alla prova la nostra capacità di restare comunità.

Viviamo in un’epoca in cui i valori fondativi della Costituzione — dignità, libertà, solidarietà, giustizia sociale — sembrano assediati da un lento scivolamento verso l’indifferenza, il cinismo, la superficialità. Non è un attacco frontale, non è un colpo di mano: è un logoramento quotidiano, fatto di parole che feriscono, di responsabilità eluse, di conflitti che sostituiscono il dialogo. Eppure, proprio per questo, la Festa della Repubblica assume un significato più profondo: ci ricorda che la democrazia non vive nei palazzi, ma nelle scelte di ciascuno di noi.

La Costituzione non è un testo da esporre nelle cerimonie, ma una promessa di umanità. È la voce di chi ha creduto che un Paese potesse essere migliore dei suoi errori. È la mano tesa verso chi verrà dopo di noi. È un invito a non smarrire la rotta, soprattutto quando il mare si fa agitato.

E poi c’è il nostro tempo, l’era dell’intelligenza artificiale, delle informazioni che corrono più veloci della nostra capacità di comprenderle, delle verità che si frantumano in mille opinioni. In questo scenario, la Repubblica ci chiede un nuovo tipo di responsabilità: custodire la qualità del pensiero, difendere la verità, non delegare agli algoritmi ciò che appartiene alla coscienza civile. La tecnologia può essere un ponte straordinario, ma non può sostituire il discernimento, la memoria, la capacità di scegliere il bene comune.

Il 2 giugno ci ricorda che la Repubblica non è un’eredità da amministrare, ma un compito da assumere. È la scelta di non arrendersi alla rassegnazione, di non accettare il degrado morale come inevitabile, di non lasciare che la sfiducia diventi il nostro linguaggio quotidiano. È la consapevolezza che ogni gesto, ogni parola, ogni responsabilità esercitata o mancata contribuisce a costruire — o a indebolire — la casa comune in cui viviamo.

La Repubblica siamo noi, quando scegliamo di essere cittadini e non spettatori. Siamo noi quando difendiamo la dignità di chi è più fragile, quando rifiutiamo l’odio facile, quando crediamo che la giustizia non sia un’utopia ma un dovere. Siamo noi quando, nonostante tutto, continuiamo a credere che questo Paese meriti il nostro impegno.

Il 2 giugno non celebra ciò che siamo stati, ma ciò che decidiamo di essere. E ogni anno, davanti a questa ricorrenza, la Repubblica ci guarda e ci chiede: siete ancora pronti a scegliere?

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’Agone

Mentre la Catalogna investe 726 milioni nella scuola e aumenta gli stipendi dei docenti di oltre 600 euro al mese, l’Italia è chiamata a ripensare il valore dell’insegnamento

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) osserva con particolare attenzione il recente accordo raggiunto in Catalogna tra il Dipartimento dell’Educazione e le principali organizzazioni sindacali del comparto scolastico, ritenendo che esso rappresenti un’importante occasione di riflessione sul ruolo dell’insegnante nelle società contemporanee e sulle politiche necessarie per garantire il pieno esercizio del diritto all’istruzione.

La rilevanza dell’intesa non risiede esclusivamente nell’aspetto economico, ma nella visione complessiva della scuola che essa esprime. L’accordo prevede un incremento retributivo di circa 450 euro mensili nell’arco di quattro anni che, sommato agli aumenti salariali previsti a livello statale per il pubblico impiego, determinerà una crescita complessiva di circa 600 euro mensili per i docenti della scuola primaria e oltre 630 euro per quelli della scuola secondaria.

A tale misura si affiancano interventi strutturali di notevole portata: la creazione di 5.000 nuove cattedre nella scuola secondaria, il recupero delle somme maturate e non corrisposte nell’ambito della progressione professionale, l’introduzione di 6.304 nuove dotazioni per la scuola inclusiva, il raggiungimento dell’85% di personale con sede definitiva entro due anni, l’attivazione di procedure concorsuali annuali, il rafforzamento del personale amministrativo e la progressiva riduzione del numero di alunni per classe fino a 20 nella scuola primaria e 25 nella scuola secondaria. Complessivamente, il piano prevede uno stanziamento aggiuntivo di oltre 726 milioni di euro che si aggiunge ai circa 2 miliardi già previsti dal precedente accordo sottoscritto nel marzo scorso.

Ciò che emerge con forza dall’esperienza catalana è una precisa scelta politica: considerare il personale docente non come una voce di spesa da contenere, ma come una risorsa strategica sulla quale investire per migliorare la qualità dell’istruzione e rafforzare la coesione sociale.

Il confronto con la realtà italiana appare inevitabile.

Nel nostro Paese la professione docente continua a essere spesso rappresentata attraverso una lettura parziale che identifica il lavoro dell’insegnante con il solo orario di insegnamento frontale. Una rappresentazione che non rende giustizia alla complessità di una professione profondamente trasformata negli ultimi decenni.

Le 18 ore settimanali di insegnamento nella scuola secondaria e le 22 ore nella scuola primaria costituiscono soltanto la parte più visibile di un’attività professionale che comprende la progettazione didattica, la preparazione delle lezioni, la correzione degli elaborati, la valutazione degli apprendimenti, i colloqui con le famiglie, la partecipazione agli organi collegiali, la formazione continua, le attività di orientamento, la gestione delle piattaforme digitali, la predisposizione dei percorsi personalizzati per gli studenti con bisogni educativi speciali e la crescente mole di adempimenti amministrativi richiesti dalle istituzioni scolastiche.

A ciò si aggiunge una responsabilità educativa e sociale sempre più ampia. Gli insegnanti sono chiamati quotidianamente a contrastare la dispersione scolastica, promuovere l’inclusione, educare alla cittadinanza democratica e digitale, prevenire fenomeni di disagio e marginalizzazione, favorire il dialogo interculturale e accompagnare gli studenti nella costruzione di una coscienza civile fondata sul rispetto dei diritti umani.

Tale ampliamento delle funzioni non ha tuttavia trovato un corrispondente riconoscimento sul piano economico e professionale. I dati OCSE evidenziano come gli stipendi degli insegnanti italiani restino inferiori rispetto a quelli di numerosi colleghi europei e come il raggiungimento della massima progressione stipendiale richieda tempi significativamente più lunghi rispetto alla media internazionale. Parallelamente, l’Italia continua a destinare all’istruzione una quota del PIL inferiore alla media dei principali Paesi industrializzati.

Per il CNDDU la questione non riguarda esclusivamente le retribuzioni. Riguarda il modello di scuola che si intende costruire per il futuro.

Una scuola chiamata a rispondere alle sfide della transizione digitale, delle disuguaglianze educative, dell’inclusione e della cittadinanza globale non può continuare a fondarsi prevalentemente sul senso di responsabilità individuale e sul sacrificio silenzioso dei propri docenti. È necessario riconoscere che la qualità dell’istruzione dipende anche dalla qualità delle condizioni di lavoro offerte a chi ogni giorno opera nelle aule.

Per questa ragione il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone l’avvio di un Patto nazionale per la valorizzazione della professione docente, costruito attraverso il confronto tra istituzioni, organizzazioni sindacali, associazioni professionali e rappresentanze del mondo della scuola.

Tale percorso potrebbe svilupparsi nell’arco di un quinquennio e prevedere investimenti progressivi fino a 3 miliardi di euro annui aggiuntivi, destinati a una rivalutazione economica della professione docente compresa mediamente tra 300 e 400 euro mensili, al rafforzamento degli organici per l’inclusione e il supporto amministrativo, alla riduzione graduale delle classi più numerose e al riconoscimento contrattuale delle attività professionali svolte al di fuori dell’insegnamento frontale.

Si tratterebbe di una scelta certamente impegnativa, ma sostenibile se programmata nel tempo e orientata a obiettivi misurabili. Un investimento di tale portata rappresenterebbe una frazione limitata della spesa pubblica complessiva, ma produrrebbe effetti significativi sulla qualità dell’istruzione, sulla riduzione delle disuguaglianze educative e sull’attrattività di una professione fondamentale per il futuro del Paese.

L’esperienza catalana dimostra che investire sugli insegnanti significa investire sullo sviluppo economico, culturale e democratico di una comunità. L’Italia non è chiamata a replicare modelli altrui, ma non può ignorare il segnale che proviene da una delle principali realtà educative europee: restituire centralità alla professione docente significa rafforzare il diritto all’istruzione e costruire le condizioni per una società più inclusiva, consapevole e coesa.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Le Officine Municipali di Bracciano riprendono vita

Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano

Abbiamo ridato vita a un luogo abbandonato.
Un nuovo spazio di coworking, di incontro, aggregazione e eventi a Bracciano.
Officine Municipali — Via Claudia 105
Aperto dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:00
Che aspetti? Vieni anche tu!
Il Video su :
https://www.facebook.com/reel/1327504859087479

Penelope contro il recinto: la lotta femminile al centro del nuovo romanzo di Francesca Reboa

Grande partecipazione di pubblico sabato pomeriggio alla presentazione del nuovo romanzo di Francesca Reboa, ospitata nella libreria Giunti al Punto di via Agostino Fausti a Bracciano. Dopo il saluto e l’augurio di buon lavoro da parte della padrona di casa, Alessandra Rossi, impegnata nella sua attività, il nuovo romanzo è stato presentato, con la consueta precisione dei dettagli, da Luigia De Michele, coadiuvata da Lorenzo Avincola e accompagnata dalle splendide letture di Sonia Boffa.

loro duenoi di spalle

Ciò che ci lega, il quarto lavoro della Reboa, si presenta interessante fin dal titolo: ciò che ci lega può essere un forte legame d’amore o di amicizia, ma può anche trasformarsi in una costrizione, nell’impossibilità di uscire da un recinto. Un titolo che, oltre ad avere importanti aspetti psicologici, possiede una sua musicalità; e non è un caso che la psicologia e la musica siano due grandi passioni della scrittrice.

noi tre verso il pubblicopubblico di lato

Tra le letture di alcune pagine del romanzo si è sviluppata, per tutta la durata della presentazione, un’interessante discussione sui molti temi che il libro ha la capacità di stimolare, segno importante di una buona letteratura. De Michele, attraverso una serie di puntuali domande all’autrice, lasciandone qualcuna anche a Lorenzo Avincola, che con brevi incursioni ha espresso il proprio pensiero, ha suscitato risposte articolate e coinvolgenti, rivolte a un pubblico molto attento e partecipe.

dal pubblico di francescacarrello

Al termine della presentazione, l’autrice Francesca Reboa ha rilasciato una breve dichiarazione a L’agone: “Il romanzo è la storia, narrata in prima persona, di Penelope, una giovane donna nata negli anni ’30, figlia del patriarcato, che lotta e soccombe a fasi alterne alle regole dettate da una società in evoluzione ma nella quale, all’interno di ogni singola casa, nulla cambia per davvero. Un viaggio intimo e introspettivo che fa da filo conduttore a un intreccio di amori e colpi di scena. Penelope troverà la strada per l’autodeterminazione e smetterà di vivere l’affettività come una dipendenza?”

La risposta è tra le belle pagine del romanzo di Francesca Reboa.

 

Redazione L’agone

SPORT: PREMI ANSMES ROMA 2026

Comunicato stampa

RICONOSCIMENTI A MAURIZIO LOLLOBRIGIDA, LORENZO FONTANA, SAVERIO MONTINGELLI, RIGIVAN GANESHAMOORTHY E VOLLEYRO’ CASAL DEI PAZZI

Roma, 1° giugno 2026

Maurizio Lollobrigida, Lorenzo Fontana, Saverio Montingelli, Rigivan Ganeshamoorthy e la Volleyrò Casal dei Pazzi sono i vincitori dei Premi ANSMES Roma 2026.  Venerdì 29 maggio, a Roma, si è tenuta la cerimonia di consegna dell’ormai consolidato appuntamento. Un pomeriggio all’insegna dei valori dello sport, del merito e dell’impegno professionale, che ha riunito dirigenti, tecnici, giornalisti e rappresentanti del mondo associativo.

L’evento, organizzato dal Comitato Provinciale di Roma dell’ANSMES – Associazione Nazionale Stelle, Palme e Collari d’Oro al Merito del CONI e del CIP – ha celebrato figure che si sono distinte nel corso dell’ultimo anno per risultati, competenza e dedizione alla crescita dello sport italiano. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Comitato provinciale di Roma dell’ANSMES, Antonello Assogna, accompagnato da tutto il consiglio composto dal vice presidente Mimmo Giordani, dal tesoriere Mario Biagini e dai consiglieri Giancarlo Marcoccia, Cristina Ferrucci, Antonio Cafiero e Piera Marchettoni. “Questi premi rappresentano non soltanto un riconoscimento ai risultati ottenuti, ma soprattutto ai valori umani e sportivi che ogni premiato incarna ogni giorno”, ha dichiarato Assogna, “Celebrare dirigenti, tecnici, società sportive e professionisti della comunicazione significa valorizzare un patrimonio fondamentale per il futuro dello sport italiano e per la crescita delle nuove generazioni”.

Tra i riconoscimenti principali, il Premio “Dino Viola”, dedicato alla categoria dirigenti, è stato assegnato a Lorenzo Fontana, presidente del Comitato Regionale FIP Lazio dal settembre 2024, per il lavoro svolto nella promozione e nello sviluppo della pallacanestro sul territorio regionale. A consegnare il premio a Lorenzo Fontana è stato il past president del Coni Lazio, Riccardo Viola (figlio del mai dimenticato Dino). “Ricevere il Premio ‘Dino Viola’ è per me motivo di grande orgoglio e rappresenta un riconoscimento al lavoro svolto in questi anni per il movimento cestistico laziale”, ha dichiarato Lorenzo Fontana, “Dal settore giovanile alla valorizzazione delle società del territorio, abbiamo cercato di costruire un percorso capace di coinvolgere sempre più ragazzi e famiglie attorno ai valori del basket. Roma e il Lazio hanno una tradizione importante nella pallacanestro e il nostro impegno quotidiano è quello di rafforzarla ulteriormente, creando opportunità di crescita sportiva e umana per le nuove generazioni”. Per il past president del Coni Lazio, Riccardo Viola “lo sport di base ha bisogno di una visione concreta e di investimenti strutturali. Da anni sostengo la necessità di un vero e proprio ‘piano regolatore per lo sport’, perché Roma non può più rinviare il tema della realizzazione e della riqualificazione degli impianti sportivi. Senza spazi adeguati, le società e i giovani rischiano di perdere occasioni fondamentali di crescita, aggregazione e inclusione sociale. Servono nuove strutture diffuse nei quartieri, capaci di rispondere alle esigenze del territorio e di sostenere il grande lavoro quotidiano delle associazioni sportive”.

Il Premio “Giancarlo Primo”, riservato ai tecnici, è andato invece a Maurizio Lollobrigida, apprezzato allenatore di pattinaggio a rotelle, protagonista di una lunga attività formativa e tecnica che ha contribuito alla crescita di numerosi giovani atleti. “Questo premio rappresenta per me una grande emozione e il riconoscimento di un percorso costruito con passione, sacrificio e tanta fiducia nel pattinaggio”, ha affermato Maurizio Lollobrigida, papà della medaglia d’oro olimpica Francesca e della campionessa di pattinaggio Giulia, “Abbiamo organizzato eventi e manifestazioni anche in momenti e in luoghi dove in pochi credevano fosse possibile creare qualcosa di importante, ma proprio da quelle sfide sono nate le soddisfazioni più belle. Il pattinaggio mi ha dato tanto, soprattutto sul piano umano, e ho avuto il piacere di condividere questo cammino con tutta la mia famiglia”. A premiare Lollobrigida è stato il presidente regionale della Federazione Sport Rotellistici, Antonio Varacalli, che ha ricordato il lavoro svolto da Lollobrigida in questi anni.

Grande attenzione anche al settore delle associazioni sportive con il Premio “Renzo Nostini”, conferito alla Volleyrò Casal de’ Pazzi, società simbolo del volley giovanile femminile italiano, premiata per l’elevata qualità del lavoro tecnico e promozionale svolto negli anni (è recente il titolo vinto nella categoria Under 18 nazionale). A premiare una delegazione della società è stato il delegato Coni per il comune di Roma, Andrea Burlandi, storico presidente della Fipav Lazio che ha guidato la federazione regionale per un decennio. “Questo riconoscimento per la Volleyrò è motivo di grande soddisfazione, perché premia anni di lavoro dedicati alla crescita delle giovani atlete e alla diffusione della cultura sportiva”, ha detto Burlandi, “I risultati ottenuti in questi anni, sia a livello nazionale sia nella formazione di tante ragazze approdate ai più alti livelli della pallavolo italiana, sono il frutto di una programmazione seria e attenta”.

Nel corso del pomeriggio sono stati inoltre assegnati due Premi Speciali. Quello dedicato a “Massimiliano Morelli” è stato assegnato al giornalista Saverio Montingelli, storico volto di Rai Sport (da pochi giorni in pensione), per la professionalità e la sensibilità dimostrate nel racconto quotidiano dello sport italiano. A premiare Montingelli è stato il Fiduciario Coni del XIII Municipio di Roma, Antonio Ranalli che ha ricordato come il giornalista “ha saputo dare voce non soltanto ai grandi eventi e ai protagonisti più noti, ma anche alle storie di sacrificio, inclusione e crescita che rappresentano l’essenza più profonda dello sport italiano. Un percorso professionale caratterizzato da attenzione, sensibilità e capacità di comunicare lo sport come patrimonio culturale e sociale del paese”.  Montingelli si è detto onorato ed emozionato nel “ricevere un premio dedicato alla memoria di Massimiliano Morelli e rappresenta un riconoscimento che sento particolarmente vicino sul piano umano e professionale. Nel mio lavoro ho sempre cercato di raccontare lo sport andando oltre il risultato, dando spazio alle storie di inclusione, sacrificio e rinascita che spesso meritano la stessa attenzione dei grandi eventi. Le recenti Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, che ho avuto la fortuna di seguire da inviato, mi hanno confermato ancora una volta quanto lo sport sappia abbattere barriere e trasmettere valori universali. Allo stesso modo, porto con me le esperienze vissute nelle carceri, dove ho incontrato detenuti che proprio attraverso lo sport hanno trovato una concreta occasione di riscatto personale e sociale. Credo che il giornalismo sportivo abbia anche questo compito: raccontare storie capaci di lasciare un segno e di restituire dignità, speranza e fiducia”.

premiazione lorenzo fontana  premiazione volleyrò

Infine, il Premio Speciale “Simonetta Avalle” è stato attribuito a Rigivan Ganeshamoorthy, campione paralimpico e protagonista nel lancio del disco, esempio di determinazione e inclusione attraverso lo sport. L’atleta non è potuto essere presente all’appuntamento. A celebrarlo e a raccontare i suoi risultati sportivi è stato il presidente del comitato regionale del Comitato Italiano Paralimpico del Lazio, Giuseppe Andreana.

La cerimonia si è svolta in un clima di grande partecipazione ed emozione, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale dello sport come strumento educativo, sociale e culturale. All’iniziativa erano presenti, tra gli altri, il consigliere del Coni Lazio, Andrea Frateiacci, il governatore del Panathlon International Club per l’Area 14 (Lazio) Cesare Sagrestani, e l’ex presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Carlo Pacifici.

premio ganeshamoorthy    premio montingelli

Industria26 a Civitavecchia, il PD: “Da qui parte una nuova centralità nazionale: lavoro, energia pulita e riconversione industriale”

Comunicato stampa

La tappa nazionale di Industria26 – Energia per l’Italia, ospitata a Civitavecchia, segna un passaggio politico importante per la nostra città e per il Partito Democratico.

Non è stato un semplice convegno. È stato un confronto nazionale, qualificato e plurale, sul futuro energetico e industriale del Paese, promosso dal Forum Industria del PD e costruito attorno ai temi della transizione energetica, dell’autonomia strategica, della decarbonizzazione, del lavoro e delle nuove filiere produttive.

La presenza della segretaria nazionale Elly Schlein, di Andrea Orlando, di dirigenti nazionali del Partito Democratico, rappresentanti del mondo sindacale, imprenditoriale, cooperativo, ambientalista e della ricerca, ha confermato un dato politico chiaro: Civitavecchia non è una questione locale, ma uno dei nodi nazionali della transizione italiana.

 

Dopo decenni di carbone, servitù energetiche, pressione ambientale, infrastrutture pesanti e contributo decisivo al sistema produttivo del Paese, Civitavecchia deve diventare protagonista di una nuova fase. Non più territorio che sopporta, ma città che costruisce.

Andrea Orlando ha indicato con chiarezza una prospettiva: Civitavecchia può e deve essere centrale per il Partito Democratico e per l’Italia, dentro un progetto di riconversione industriale fondato su energia sostenibile, lavoro, filiere produttive e capacità manifatturiera. Un polo energetico pulito e un hub industriale legato anche alla produzione di componenti per le nuove filiere, a partire dall’eolico offshore, non sono suggestioni: sono una direzione concreta su cui costruire politica, investimenti e occupazione.

Elly Schlein ha ribadito la necessità di una politica industriale europea e nazionale capace di affrontare il costo dell’energia, sostenere imprese e famiglie, accelerare sulle rinnovabili e costruire risposte strutturali. È esattamente il terreno su cui Civitavecchia può diventare un laboratorio avanzato della transizione giusta.

Il Partito Democratico di Civitavecchia rivendica con orgoglio il valore di questa giornata e il lavoro di chi l’ha resa possibile. Ma soprattutto ne raccoglie la responsabilità: da oggi il tema non è più se Civitavecchia debba stare dentro la discussione nazionale. Il tema è come trasformare questa centralità in scelte, tempi, progetti, aree disponibili, bonifiche, lavoro stabile e nuova industria.

Il percorso non si chiude qui. L’impegno emerso è quello di tornare dopo l’estate con un nuovo momento nazionale specificamente dedicato a Civitavecchia e alla sua riconversione.

Per noi questo è il punto politico più importante: non solo Civitavecchia dentro un tema nazionale, ma Civitavecchia come tema nazionale.

Il PD sceglie di stare qui, dove la transizione non è teoria ma vita concreta di lavoratori, famiglie, imprese e territorio.

Da Civitavecchia può partire una nuova idea di sviluppo: energia pulita, industria sostenibile, porto, lavoro, bonifiche, innovazione e giustizia sociale.

 Patrizio Pacifico

Partito Democratico Civitavecchia