Comunicato stampa

Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Dal profilo Facebook del comune di Oriolo
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Appuntamento con il regista e comico livornese per domenica 19 luglio alle ore 21:30 al Parco della Legnara, con ingresso gratuito.
L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli: “Uno spettacolo tra gag e improvvisazione, per farci guardare il mondo con gli occhi innocenti dei bambini”. Il Sindaco Gubetti: “Non soltanto un grande artista, ma un personaggio di grande umanità e sensibilità”
Roma, 16 luglio, 2026 – “Il mondo spensierato, puro e libero dei bambini esplorato attraverso l’arte dell’improvvisazione e della comicità. Nato come un Podcast, si è trasformato in uno spettacolo teatrale che ha emozionato ed incantato i palcoscenici più prestigiosi d’Italia: protagonista assoluto, un volto amato della Tv e del cinema, non soltanto un grande artista ma una persona che negli anni ha dimostrato una sensibilità ed un’umanità fuori dal Comune, Paolo Ruffini. A Cerveteri, domenica 19 luglio alle ore 21:30 al Parco della Legnara, c’è “Il Babysitter”, show teatrale che ci regalerà una serata di risate, di riflessioni e di confronti, tra l’universo degli adulti e quello dei più piccoli”.
Ad annunciarlo è Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri, nel presentare l’appuntamento inserito all’interno del cartellone dell’Estate Caerite 2026 con il teatro di Paolo Ruffini. L’ingresso allo spettacolo è libero e gratuito per tutti.
“Siamo onorati di poter annoverare all’interno del programma degli eventi estivi della nostra città una personalità di spicco dello spettacolo italiano come Paolo Ruffini, un’artista che abbiamo fortemente voluto che si esibisse in questa nostra Estate Caerite – ha dichiarato Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – tra gag, improvvisazione e coinvolgimento del pubblico, con ‘il Babysitter’ nascerà un dialogo divertente e sorprendente sui grandi temi dell’infanzia e dell’età adulta: fantasia, libertà, responsabilità e sogni dimenticati. Uno spettacolo che invita il pubblico a tornare bambino per una sera, riscoprendo il valore del gioco e dello stupore”.
“Lo spettacolo – aggiunge Francesca Cennerilli – è stato possibile realizzarlo grazie ad un ad un finanziamento proveniente da un bando di Anci che il nostro Ente si è aggiudicato nei mesi scorsi con il progetto ‘Oltre l’aggregazione, spazio di vera comunità solidale’, un’idea con la quale volevamo dare opportunità ai giovani di stare insieme, di trascorrere delle serate estive in compagnia in modo formativo, in compagnia dell’arte del teatro. Fondamentale è stata la sensibilità di Ruffini, che immediatamente ha dato la propria disponibilità a partecipare e ad essere coinvolto nell’iniziativa, prestando il proprio estro ad un progetto che abbiamo estremamente a cuore”
Commenta lo spettacolo in programma anche il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti, che dichiara: “Tornare a ospitare Paolo Ruffini a Cerveteri è un regalo che abbiamo voluto fare alla nostra città. Chi ha già avuto modo di vederlo sul palco sa bene che il suo spettacolo non è solo intrattenimento: è un mix raro di comicità travolgente ed empatia, capace di toccare il cuore e far riflettere. Abbiamo fortemente voluto questo appuntamento nel nostro cartellone estivo proprio perché cerchiamo eventi che offrano spunti di qualità e ricchezza umana. Grazie di cuore alla nostra Assessora alla Cultura, Francesca Cennerilli, per il grande impegno nel rendere possibile questa serata. Vi aspetto: sarà un momento di autentica condivisione per tutta la nostra comunità”
Attore, conduttore televisivo, regista, sceneggiatore, doppiatore e comico, Paolo Ruffini è uno dei volti più apprezzati della Tv, del cinema e del teatro. Guida comica di Colorado per diverse stagioni e oggi al timone di Zelig On, negli ultimi anni ha incantato l’Italia con “Din Don Down” insieme alla Compagnia “Mayor von Frinzius”, coniugando spettacolo ed inclusività, riconducendo attori e spettatori nell’ambito una nuova normalità, ludica, didattica, culturale e definitivamente umanizzante.
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Il progetto unisce 5 Comuni per offrire un luogo di incontro e di espressione guidato e a misura dei protagonisti, dai 10 ai 17 anni.
Al via il campus estivo gratuito e smartphone-free per 120 partecipanti.
TREVIGNANO ROMANO (RM), 16 luglio 2026 – Una storia di welfare generativo che parte dalla provincia di Roma per rimettere al centro le idee, le opinioni e le potenzialità delle nuove generazioni. Nasce Misura 10/17, il progetto triennale attivo nel Distretto Socio Sanitario 4.3 (Trevignano Romano, Anguillara Sabazia, Bracciano, Manziana e Canale Monterano) che punta a potenziare i presidi territoriali, contrastare i fenomeni di esclusione e promuovere il protagonismo e la partecipazione attiva di ragazzi e ragazze tra i 10 e i 17 anni attraverso una duplice funzione educativa e aggregativa.
L’idea cardine si focalizza con convinzione sul presente: l’obiettivo non è fare proiezioni astratte sul futuro a lungo termine dei ragazzi, ma occuparsi del loro oggi. Ciò che i giovani fanno adesso, non da grandi, determina la loro crescita, e ciò che saranno domani sarà il frutto maturo delle esperienze concrete, delle relazioni e delle tappe costruite giorno dopo giorno durante lo sviluppo.
Il cuore del progetto è il Centro Culturale “La Fontana” di Trevignano Romano. Messo a disposizione dal Comune, è stato trasformato in un luogo di accoglienza, ritrovo, confronto e creatività spontanea completamente gratuito e inclusivo, dotato di aree gioco (giochi da tavolo, playstation), spazi lettura e aree studio con connessione internet. Per abbattere le barriere geografiche e favorire la massima partecipazione, il progetto mette a disposizione un servizio navetta gratuito e prenotabile che collega capillarmente tutti i comuni dell’area distrettuale.
Questo spazio rappresenta una vera e propria opportunità: fornire ai ragazzi un luogo identitario e accogliente dove potersi esprimere liberamente e scoprire le proprie reali potenzialità, dando vita ad attività e dinamiche che non sempre si riescono a sviluppare o a far emergere all’interno del contesto familiare o tra i banchi di scuola. A guidare questo percorso sul territorio è un team multidisciplinare di educatori e psicologi.
“Misura 10/17 nasce da una domanda semplice, ma spesso trascurata quando si parla di giovani: che esperienza stanno vivendo i ragazzi e le ragazze oggi?”, spiegano i professionisti dello staff. “Quando si parla di politiche dedicate alle nuove generazioni, il discorso si concentra quasi sempre sul futuro: le opportunità di domani, le competenze da sviluppare, i percorsi da costruire. Più raramente ci si chiede quali spazi di espressione, ascolto e partecipazione stiano vivendo nel presente. Il progetto parte proprio da qui: dall’idea che il futuro non sia una promessa astratta, ma qualcosa che prende forma nelle esperienze concrete che i giovani attraversano ogni giorno. Per questo si sceglie di valorizzare idee, opinioni e potenzialità dei ragazzi, riconoscendo il loro ruolo attivo nella costruzione della comunità”.
Un approccio basato sulla co-progettazione, sull’orizzontalità delle relazioni e sulle metodologie dello Human-Centered Design e del design thinking: “Fin dall’inizio è stata fatta una scelta precisa: non partire da un programma già scritto. Nessun percorso preconfezionato, nessun calendario rigidamente imposto, ma uno spazio aperto da costruire insieme ai partecipanti attraverso l’ascolto dei bisogni, l’osservazione del territorio, la definizione condivisa delle sfide e la sperimentazione continua. L’obiettivo finale è creare le condizioni perché i ragazzi coinvolti possano diventare protagonisti attivi del territorio, fino a dare vita a un’associazione giovanile autonoma capace di generare partecipazione anche oltre la durata del progetto stesso”.
Il primo esempio concreto di questa metodologia è l’attuale svolgimento del Centro Natura Estate 2026, il campus estivo completamente gratuito gestito dalla Cooperativa Sociale Big Sur al Social Camping di Trevignano Romano. Giunto quest’anno alla sua seconda edizione, il servizio ha visto crescere costantemente la partecipazione, superando complessivamente la quota di oltre 150 ragazzi e ragazze che ne hanno usufruito. Per questa stagione il centro ospiterà complessivamente almeno 120 ragazzi dai 9 ai 14 anni, valorizzando un ambiente totalmente inclusivo anche per partecipanti con DSA, disturbi del comportamento e piccole disabilità. Le attività del campus termineranno il prossimo 7 agosto. A breve verranno riaperte le iscrizioni per l’ultimo turno disponibile, in programma dal 27 luglio al 7 agosto.
La caratteristica chiave del campus è la scelta “smartphone-free“: durante le attività l’uso dei telefoni non è consentito. Questo elemento ha cambiato la qualità delle relazioni e delle interazioni tra i ragazzi, che hanno riscoperto il valore dell’incontro diretto attraverso una ricchissima proposta multidisciplinare. Ogni giorno viene proposto un laboratorio diverso: dal teatro di improvvisazione al circo, dalla pittura all’orienteering, fino alla scrittura musicale hip-hop, affiancati da giochi dentro e fuori dall’acqua e sessioni di SUP (Stand Up Paddle).
Il benessere dei partecipanti è valorizzato a 360 gradi grazie a due attività integrate: gli incontri con la nutrizionista, con cui i ragazzi scoprono l’alimentazione stagionale preparando insieme la merenda biologica e coltivando piantine aromatiche da accudire poi a casa; e i momenti di circle time con la psicologa, spazi di dialogo informale dedicati al confronto aperto sulle emozioni e sull’emotività.
Le attività di Misura 10/17 continuano anche oltre l’estate. Lo spazio di Trevignano Romano, che si consolida non solo come polo aggregativo ma anche come attiva aula studio aperta al territorio, ospita iniziative nate proprio dall’iniziativa dei ragazzi: il cineforum tematico “Ciak su Misura“, curato interamente dai ragazzi, gli incontri di lettura “Bibliogang“ e i pomeriggi di gioco di ruolo. Inoltre, per garantire una continuità educativa fondamentale per le famiglie, durante tutto l’anno scolastico è sempre attivo il servizio di doposcuola, capillarmente presente in tutti e 5 i comuni del distretto. Al contempo l’Associazione Giovanile Sintònia fornisce gratuitamente un percorso psicologico individuale, un percorso di empowerment, orientamento ai settori locali per i ragazzi di 16 e 17 anni e sportelli di counseling e supporto alla genitorialità per le famiglie.
SCHEDA PROGETTO
Misura 10/17 nasce nel febbraio 2025 come progetto triennale sostenuto da Con i Bambini Impresa Sociale nell’ambito del Bando Spazi aggregativi di prossimità 2022. Il progetto si sviluppa nel Distretto Socio Sanitario 4.3 (Consorzio Quattropuntotre), coinvolgendo i comuni di Trevignano Romano, Anguillara Sabazia, Bracciano, Manziana e Canale Monterano.
Il soggetto responsabile è L’Oasi Cooperativa Sociale, affiancata dai partner: Associazione Giovanile Sintònia (empowerment, formazione e supporto psicologico), Associazione Umanitaria Trevignanese (doposcuola 10-14 anni) e Big Sur Cooperativa Sociale (attività Natura Estate 10-14 anni).
Lo spazio fisico è ospitato presso il Centro Culturale La Fontana grazie alla collaborazione con il Comune di Trevignano Romano. Tutte le attività sono gratuite.
INFORMAZIONI E CONTATTI PER IL PUBBLICO
Sede: Centro Culturale La Fontana – Via Giuseppe Garibaldi 26, Trevignano Romano (RM)
Orari: Lun-Ven 15:30 – 18:30 | Sab 10:30 – 14:00
Telefono/WhatsApp: +39 3339916299
Contatti Attività Sintònia: +39 3314558773 | progettosintonia@gmail.com
Canali Social: Instagram (@misu.ra1017) | TikTok (@misura1017) | Facebook (Centro di Aggregazione Giovanile Misura 10/17)
Blog Ufficiale: percorsiconibambini
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Riceviamo e pubblichiamo
Riceviamo e pubblichiamo
Lucattini: “Il dialogo aperto con i figli è indispensabile: permette di costruire una relazione in cui la regola, condivisa e compresa nel suo valore protettivo, diventa un punto di riferimento”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Il consumo di alcol tra i giovanissimi non è più un fenomeno isolato, ma una vera e propria emergenza di salute pubblica che sta assumendo i contorni di un’epidemia silenziosa. Se un tempo il primo approccio avveniva verso la fine dell’adolescenza, oggi i dati clinici e le segnalazioni dei pediatri indicano una soglia di ingresso drasticamente abbassata: si inizia già a 10 o 11 anni.
A preoccupare non è solo la precocità del consumo, ma la totale inconsapevolezza dei rischi. L’alcol viene spesso percepito come un “rito di passaggio” sociale, innocuo o addirittura gratificante, oscurando il fatto che, in un cervello ancora in fase di sviluppo, ogni assunzione comporta danni neurologici potenzialmente irreversibili. Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica lancia un grido d’allarme: la prevenzione non può più attendere. Di questi aspetti significativi ne parliamo oggi in questa intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
Dott.ssa Lucattini, i dati ci parlano di un esordio sempre più precoce del consumo di alcol. Qual è la situazione reale oggi secondo i dati statistici e che Lei osserva con la Sua ampia esperienza clinica?
La situazione è certamente preoccupante, anche se eviterei di generalizzare affermando che tutti inizino a bere a dieci anni. Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al 2024, indicano 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con un consumo di alcol definito a rischio: il 15,5% dei maschi e il 13,3% delle femmine. Sono inoltre circa 79.000 i minorenni che riferiscono episodi di binge drinking, cioè un consumo concentrato finalizzato spesso all’ubriacatura. Il fenomeno è ancora inferiore all’1% tra gli 11 e i 15 anni, ma cresce nettamente nella seconda adolescenza.
E’ importante comprendere non soltanto quanto un ragazzo beve, ma quale funzione psicologica assume l’alcol. Può diventare una sorta di regolatore esterno delle emozioni, serve ad attenuare ansia, vergogna, insicurezza, sentimenti di inadeguatezza o paura dell’esclusione. In altri casi rappresenta un’azione impulsiva, un acting out, attraverso cui viene espresso nel comportamento ciò che non riesce ancora a essere riconosciuto e trasformato in parole.
Uno studio JAMA Network Open (2025), condotto su 633 adolescenti e giovani, ha mostrato che una maggiore reattività socioemotiva, non ancora sufficientemente bilanciata dalle capacità di controllo esecutivo, può precedere l’inizio del consumo pesante; il bere, a sua volta, è associato a un’ulteriore alterazione della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.
Quali sono i segnali di allarme che un genitore non dovrebbe sottovalutare?
I genitori dovrebbero prestare attenzione soprattutto ai cambiamenti improvvisi e persistenti: irritabilità o euforia insolita, isolamento, maggiore segretezza, menzogne, nuove frequentazioni difficili da conoscere, perdita d’interesse per lo studio e le attività abituali, calo del rendimento scolastico, alterazioni del sonno, richieste ingiustificate di denaro, rientri confusi, odore di alcol, nausea o mal di testa ricorrenti dopo le uscite.
Nessun segnale, considerato isolatamente, dimostra che un ragazzo stia bevendo. Diventa allarmante la presenza contemporanea di più cambiamenti, soprattutto quando modificano il suo modo abituale di essere e compromettono la vita familiare, scolastica e sociale. Il dato non è marginale: nel 2024, in Italia, sono stati stimati 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con consumi di alcol a rischio e circa 79.000 minorenni coinvolti nel binge drinking.
Bisogna interrogarsi non soltanto su quanto il ragazzo beva, ma su che cosa cerchi di curare attraverso l’alcol. Il bere può rappresentare un acting out: un disagio che non riesce ancora a essere pensato o comunicato viene espresso attraverso il comportamento. L’alcol diventa così un anestetico contro ansia, vergogna, solitudine, rabbia o paura di non essere accettati.
Uno studio italiano su 6.506 adolescenti di 11, 13 e 15 anni, pubblicato nell’International Journal of Mental Health and Addiction (2025), ha rilevato che il 9,9% riferiva un consumo regolare e il 18,3% episodi di binge drinking. I problemi psicologici erano associati a una probabilità maggiore di binge drinking, mentre disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco e stanchezza erano associati al consumo regolare. Anche la percezione di uno scarso sostegno da parte degli adulti della scuola risultava collegata a un rischio più elevato.
Per questo il genitore dovrebbe evitare sia la minimizzazione sia l’interrogatorio punitivo, avvicinandosi con fermezza e interesse autentico: “Ho notato che sei cambiato e sono preoccupato. Vorrei capire che cosa ti sta accadendo”. L’obiettivo è trasformare il comportamento da segnale muto di sofferenza in qualcosa che possa essere raccontato, pensato e affrontato insieme.
Molti adolescenti percepiscono le raccomandazioni degli adulti a volte come “seccature per loro”. Quali strategie comunicative suggerisce per trasformare il ‘non bere’ da imposizione a una scelta consapevole basata sulla tutela della propria salute cerebrale e del proprio benessere in generale?
Più che ripetere soltanto “non bere”, è necessario aiutare l’adolescente a comprendere perché scegliere di non bere. In questa fase della vita, un ordine percepito come autoritario può attivare opposizione e ribellione, perché il ragazzo è impegnato nella costruzione della propria autonomia. Il genitore dovrebbe quindi mantenere un limite chiaro, accompagnandolo con ascolto, spiegazioni comprensibili e rispetto per il bisogno del figlio di sentirsi parte attiva della decisione.
È utile parlare del significato che l’alcol assume nel gruppo, della paura di sentirsi esclusi e degli effetti che può avere sulla salute. L’adulto può spiegare, senza allarmismi, che il cervello adolescenziale è ancora in maturazione e che l’alcol interferisce con attenzione, memoria, capacità di giudizio e controllo degli impulsi. Il messaggio più efficace è far comprendere che non bere significa proteggere la propria salute, la libertà di scelta e la sicurezza personale.
Il dialogo permette di trasformare la regola esterna in una funzione interna di protezione. Il limite, se accompagnato da affetto e coerenza, non viene vissuto soltanto come divieto, ma può essere interiorizzato come capacità di prendersi cura di sé.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health (2025), condotto su 114.364 studenti, ha rilevato che uno scarso coinvolgimento genitoriale è associato a un maggiore rischio di binge drinking. Al contrario, comunicazione, presenza affettiva, regole chiare e conoscenza delle frequentazioni dei figli rappresentano importanti fattori protettivi.
Oltre il No per un dialogo consapevole tra genitori e figli, cosa ne pensa al riguardo?
I “no” servono e sono necessari, ma devono essere accompagnati da buone maniere, affetto, ascolto, spiegazioni e coerenza attraverso il proprio comportamento. Il limite psicologico, utile per la crescita, non è soltanto un divieto, ma una funzione protettiva che aiuta l’adolescente a contenere l’impulsività e, nel tempo, a interiorizzare la capacità di prendersi cura di sé.
Dialogare significa riconoscere il suo bisogno di autonomia senza rinunciare al ruolo adulto. Non equivale, quindi, a concedere il consumo di alcol. Uno studio su Addictive Behaviors (2025), condotto per nove anni su 387 adolescenti, ha infatti associato il bere con il permesso dei genitori a un maggiore consumo e a più conseguenze negative nella giovane età adulta.
In che modo, è possibile trasformare il dialogo in uno strumento di protezione, evitando di cadere nel proibizionismo sterile che allontana il ragazzo in alcuni casi dai propri genitori?
Il dialogo diventa protettivo quando unisce ascolto e limiti chiari. Dal punto di vista psicoanalitico, ascoltare significa aiutare l’adolescente a trasformare in parole la paura di essere escluso, il bisogno di appartenenza e l’insicurezza che possono spingerlo a bere. In questo modo, l’alcol non diventa l’unico strumento per sentirsi accettato.
Il genitore non deve né giudicare né rinunciare al proprio ruolo, ma mostrare comprensione e fermezza. Il disimpegno genitoriale e l’eccessiva durezza possono favorire ansia, depressione, solitudine e purtroppo anche l’avvicinamento a gruppi problematici. Questo aumenta il rischio successivo di avvicinarsi al consumo di alcol e al fumo di sigaretta.
E nello specifico, può spiegare come l’ascolto attivo può aiutare a decodificare le pressioni sociali che i ragazzi vivono, affinché non vedano l’alcol in alcuni contesti, come il lasciapassare per l’accettazione nel gruppo?
L’ascolto attivo aiuta l’adolescente a riconoscere e mettere in parole la paura dell’esclusione, il bisogno di appartenenza e il desiderio di sentirsi adulto. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che viene pensato e condiviso ha meno bisogno di essere agito impulsivamente.
Accogliendo il racconto senza giudicare, il genitore può aiutare il ragazzo a distinguere il desiderio personale dalla pressione del gruppo e a costruire modalità alternative per sentirsi accettato. In questo modo, rifiutare l’alcol non viene vissuto come una rinuncia, ma come una scelta autonoma e protettiva. ( Journal of Applied Developmental Psychology, 2025).
Quali strategie efficaci possono adottare al riguardo, in particolare, le Famiglie e la Scuola?
Famiglia e scuola devono costruire una vera alleanza educativa, fondata sulla comunicazione regolare, sulla fiducia e sullo scambio reciproco delle osservazioni sul ragazzo. Non dovrebbero incontrarsi soltanto quando emerge un problema, ma condividere informazioni, segnali di disagio e strategie preventive, offrendo messaggi coerenti sui rischi dell’alcol.
Dal punto di vista psicologico, questa collaborazione crea intorno all’adolescente una rete di contenimento affettivo. Sentire che gli adulti dialogano e collaborano, senza accusarsi reciprocamente, rafforza il senso di sicurezza e facilita la richiesta di aiuto. La scuola può promuovere incontri continuativi sull’alcol, sulle emozioni e sulla pressione del gruppo, mentre la famiglia può proseguire il dialogo a casa con ascolto e regole chiare.
Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Educational Research (2025), basata sull’analisi di 32 studi, ha rilevato in 28 di essi un’associazione tra il coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica e un minore disagio psicologico negli adolescenti. Il dato conferma il valore protettivo di una collaborazione positiva e continuativa tra famiglia e scuola.
Quale messaggio si sente di dare ai ragazzi?
Dire di no all’alcol è un atto di libertà e forza in cui scegliete di proteggere voi stessi e il vostro futuro, la conoscenza rende liberi e salva la vita;
-Parlate con i genitori o con un adulto di fiducia, soprattutto quando vi sentite in difficoltà;
-Scegliete amici che rispettino le vostre decisioni e non vi spingano a bere per sentirvi accettati;
-Se vi sentite tristi, depressi o molto ansiosi, rivolgetevi a uno psicoanalista, a uno psichiatra o a un altro specialista, come il vostro medico di medicina generale;
-Informatevi sui danni reali che l’alcol può provocare al cervello, alla mente e alla salute fisica;
-Coltivate sport, attività creative, amicizie e relazioni affettive autentiche;
-Cercate emozioni nei legami affettivi. Tuffatevi nell’ amore, non c’è lo “sballo” più bello, duraturo, naturale e creativo di quello che viene dai sentimenti, teneri e forti, intensi, che fanno sentire vivi.