
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".

Grazie alla collaborazione con la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico (Official Medical Partner) e con ASL Roma 1, ASL Roma 2 e ASL Roma 3, l’AS Roma ha contribuito a promuovere le attività di prevenzione di una rete di strutture sanitarie della Capitale che nelle giornate del 7 e dell’8 marzo hanno offerto gratuitamente alle donne centinaia di visite, consulenze e screening di prevenzione ginecologica, senologica, tiroidea, dell’osteoporosi e del colon retto. Salute a 360 gradi, quindi, con counselling accurati e – all’interno dei consultori – corsi per le esigenze di tutte le donne, centinaia gli screening eseguiti nella Breast Unit, in strutture come il Centro Sant’Anna, dedicato proprio alla donna e il bambino, e grandissima affluenza per le vaccinazioni HPV alla Casa della Salute Prati Trionfale, dove i professionisti della ASL Roma 1 sono stati affiancati dall’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri). Visite ginecologiche, ostetriche e pap test anche per le donne del Centro SaMiFo (Salute Migranti Forzati).
“In questi due giorni, ci siamo messi con entusiasmo a disposizione delle Istituzioni per portare insieme un beneficio concreto per il diritto alla salute della popolazione femminile in occasione della Giornata Internazionale della Donna”, ha commentato il Chief Administrative Officer & General Counsel dell’AS Roma, Lorenzo Vitali. “Grazie all’impegno continuo della famiglia Friedkin, il nostro Club opera con continuità come una vera e propria piattaforma sociale, potendo contare sulla generosità e sulla disponibilità dei propri stakeholders e della propria community. La forza mediatica della Roma per queste iniziative è un patrimonio che la proprietà metterà sempre a disposizione della collettività”.
Per dare ancora più concretezza al proprio impegno, il Club ha voluto donare ai consultori della ASL Roma 1 alcuni videoproiettori per contribuire alle attività di consulenza offerte sul territorio. Alla cerimonia di consegna delle dotazioni, che si è svolta presso l’Ospedale San Filippo Neri, ha partecipato in rappresentanza del Club l’Head of Women’s Football, Betty Bavagnoli insieme con il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma.
Ad accoglierli, Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale della ASL Roma 1, Patrizia Magrini, Direttore Sanitario dell’ospedale, Arianna Pacchiarotti, Dir. PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) San Filippo Neri, Laura Anelli, Responsabile dei Consultori della ASL Roma 1 e Maria Giovanna Colella, Direttrice Dipartimento Salute della Donna e Fisiopatologia della Riproduzione ASL Roma 1.
Ringrazio la AS Roma, la ASL Roma 1, tutte le aziende sanitarie e le realtà che hanno partecipato a questa lodevole iniziativa” ha commentato il Presidente Aurigemma “Colgo l’occasione per rivolgere gli auguri a tutte le donne: l’8 marzo deve rappresentare una occasione per ribadire ancora una volta l’importanza di diffondere la cultura del rispetto, innanzitutto verso le donne. Ovviamente, queste giornate ci ricordano anche quanto sia fondamentale la prevenzione. Per questo, rinnovo i ringraziamenti a tutti coloro che hanno aderito a questo programma. Si tratta di un argomento a cui teniamo molto, infatti alla Pisana abbiamo realizzato “Un consiglio in salute”: programma gratuito di prevenzione rivolto ai dipendenti del consiglio regionale, dove è stata registrata una grande partecipazione: per tali motivi, stiamo lavorando per estendere questo progetto, coinvolgendo anche i territori. Dobbiamo diffondere la cultura della prevenzione, che non deve essere vista come un costo ma anzi rappresenta un investimento, in termini di salute e benessere”.
Il Direttore Generale della ASL Roma 1, Giuseppe Quintavalle, ha aggiunto: “Desidero ringraziare AS Roma, la Regione Lazio, il Consiglio Regionale nella figura del Suo Presidente che oggi è qui con noi, e tutti i professionisti della ASL Roma 1 per aver reso possibile questa giornata dedicata alla cura della donna e alla prevenzione. Oltre duecento prestazioni solo nella nostra azienda e tante altre nelle strutture sanitarie aderenti della Capitale dimostrano che la sinergia può dare grandi risultati, soprattutto se applicata in ottica one health, dove anche lo sport e gli stili di vita sani rientrano tra i determinanti della salute. Questa è davvero una giornata di festa, segna un impegno sempre maggiore, una collaborazione consolidata e la massima disponibilità nell’offerta. Stiamo mettendo in campo molte iniziative, come gli sportelli antiviolenza e l’umanizzazione delle nostre breast unit, perché tutte le donne, in qualunque fascia di età, possano sentirsi accolte e prese in cura”.
Latina e Sperlonga (LT), premiate con “due tartarughe” per il loro livello di virtuosismo, e poi Pofì in provincia di Frosinone, Sermoneta (LT), Colleferro nella Città metropolitana di Roma Capitale e Viterbo. Sono sei i Comuni Plastic Free del Lazio che hanno ottenuto il riconoscimento promosso da Plastic Free Onlus, l’organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica. La cerimonia di premiazione della quarta edizione si è tenuta oggi a Napoli, presso il Teatro Mediterraneo, sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo, del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Comune di Napoli. In totale 122 i borghi, paesi e città italiane che si sono distinti per la lotta contro gli abbandoni illeciti, per la promozione di comportamenti responsabili e le opere di sensibilizzazione sul territorio nonché per l’impegno in una gestione virtuosa dei rifiuti urbani.
“Oggi più che mai, il riconoscimento di Comune Plastic Free non è solo un titolo, ma una responsabilità – ha dichiarato Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus – Significa aver scelto un percorso virtuoso, fatto di azioni concrete per ridurre l’inquinamento da plastica, sensibilizzare i cittadini, educare le nuove generazioni e costruire una comunità più consapevole e sostenibile. Un Comune Plastic Free è un motore di trasformazione, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di vivere il proprio territorio. E quando il legame tra Istituzioni e cittadini è così forte, il cambiamento non solo è possibile, ma diventa inarrestabile”.
Tra le autorità intervenute durante la cerimonia il sindaco di Napoli e presidente ANCI, Gaetano Manfredi, che ha ricevuto un riconoscimento speciale. “Essere Plastic Free non significa solo ridurre la plastica ma impegnarsi assieme quotidianamente per la propria comunità – ha dichiarato Manfredi – Come Sindaci siamo in prima linea, vogliamo fare tanto per i nostri territori ma vogliamo farlo assieme ai cittadini”.
“In questa legislatura daremo attuazione al Green Deal che contiene una serie di misure per il contrasto ai cambiamenti climatici. Una di queste è la SUP che vieta la plastica monouso così da limitare l’impatto sull’ambiente – ha dichiarato l’On. Antonio Decaro, presidente della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo – Ringrazio Plastic Free Onlus per questo riconoscimento che mette in competizione virtuosa i Comuni, che possono così scambiarsi buone pratiche per tutelare i nostri splendidi territori”.
Per incentivare le iniziative ambientali sui territori locali e sostenere le Amministrazioni nei percorsi virtuosi, Plastic Free Onlus ha deciso di aprire le candidature per il 2026 già dal prossimo giugno. Nel frattempo, si aprirà una interlocuzione con gli Enti regionali per trovare le risorse che possano sostenere economicamente il cambiamento nei Comuni volenterosi.
Un’ iniziativa interessante volta a prevenire e contrastare le truffe agli anziani si è tenuta, il 7 marzo, nella sala conferenze del Museo storico di Vigna Di Valle. Il Comandante dell’Aeroporto Luigi Bourlot, Col. AArn Dario Bovino, il Luogotenente CC Fabio Linari insieme al Gen.B.A. Alessandro Gresta e al Primo luogotenente Stefano Tei, hanno ospitato all’interno dell’aeroporto questa prima iniziativa di sensibilizzazione per contrastare le truffe agli anziani. In linea con l’iniziativa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, consapevoli che “senza conoscenza non c’è prevenzione” quest’incontro, era destinato al personale dell’Associazione Arma Aeronautica, ai presidenti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, delle Associazioni locali e della stampa. Le iniziative di diffusione sul territorio saranno invece curate dalla Compagnia Carabinieri Comando di Bracciano.

Ha aperto l’incontro il Gen. B.A. Alessandro Gresta, Presidente della Sez. di Bracciano dell’Associazione Arma Aeronautica. Egli dopo aver porto i saluti istituzionali, i ringraziamenti al Comandante, ai presenti e alla stampa ha delineato, in brevi tratti, le ragioni dell’incontro. Quindi ha passato la parola al Comandante, Col. Dario Bovino, che ha espresso soddisfazione per l’azione di pianificazione di tutto il personale, in servizio o in quiescenza, che in un continuum di tradizione offre da anni quel patrimonio di know-how acquisito in carriera.
Ha citato con orgoglio la prossima cerimonia che si terrà al MUSAM di consegna degli spadini e dell’aquila da pilota d’aeroplano (non ancora pilota militare) agli allievi accademisti che hanno terminato la prima fase del corso di pilota. Ha preannunciato l’imminente convegno ad alto livello di medici aeronautici, che consegneranno al museo, per fini espositivi, la prima barella di biocontenimento utilizzata in caso di ebola e di covid.

Il Luogotenente Fabio Linari, Comandante della Stazione CC per l’A.M. di Vigna di Valle, ha inserito la sua relazione in questo incontro, da lui definito non accademico, non formale ma, sostanzialmente, pratico. Infatti, ha introdotto con un video esplicativo, utilizzato dall’Arma, in cui compare il simpatico attore Lino Banfi, che non sa più come destreggiarsi, accerchiato da truffatori diversi, che utilizzano tecniche diverse.

Proprio un appartenente all’Arma, lo invita a chiamare il numero 112 che fa capo ai Carabinieri. Il Luogotenente Linari afferma che difendersi dalle truffe è possibile in quanto i truffatori, per ottenere la fiducia degli anziani, agiscono con schemi ricorrenti. Tra gli schemi più seguiti vi sono: la truffa del falso parente coinvolto in un incidente, per cui “l’avvocato”, che dice di essere in questura per difendere il figlio o un parente della vittima, le chiede denaro per rappresentare il familiare; addirittura s’impegna a mandare un referente a casa per prelevare i soldi, in modo da avviare la difesa. Il finto avvocato dice che invierà la parcella solo successivamente.
Un’altra truffa del momento è quella del figlio o del nipote che ha smarrito o reso inservibile il proprio cellulare per questo chiede di inviargli denaro, circa 200 euro, per acquistarne uno nuovo. Un’azione semplice, basta cliccare su un link per inviare 200 euro. C’è anche la consegna di un pacco, con pagamento in contrassegno, ma naturalmente si rivelerà vuoto; c’è un inaspettato rimborso che ci attende, una finta perdita di gas, di acqua, o un guasto elettrico…Sono tutte truffe subdole, che puntano spesso sulla sensibilità degli affetti, sul senso di vergogna dell’anziano che evita di raccontare quanto gli è accaduto. Tutto ciò non si contrasta con le metodologie tradizionali, perché sono azioni che avvengono in casa o al telefono o per e-mail, dunque sfuggono al controllo immediato delle volanti di polizia e dei carabinieri che girano per le strade.

Meglio attivare una campagna informativa per coinvolgere il maggior numero di persone. Difendersi dalle truffe è possibile purché impariamo a smontare questo castello criminoso, imparando a: diffidare delle apparenze; non aprire la porta agli sconosciuti; evitare le confidenze al telefono o su internet; non farsi distrarre quando, negli ambienti affollati ci troviamo a maneggiare denaro; ricordare che solo il controllo del tesserino non basta a tutelarci dai finti impiegati.
In caso di richiesta telefonica di denaro, occorre avere la forza di interrompere la conversazione e di effettuare verifiche chiamando il figlio o il parente che si sarebbe messo nei guai, o chiamando numeri verdi per verificare se ci sono realmente in atto controlli di acqua, luce, gas. Il luogotenente specifica chiaramente che attorno a queste problematiche occorre coinvolgere tutto il sistema famiglia.

Dal pubblico pervengono numerose domande: quali strumenti utilizzare per colpire segnalare, punire questi truffatori? Perché non agire esaminando chi c’è dietro l’acquisto di una scheda telefonica? tra tante brave badanti vi è stata qualcuna che, facendosi una copia delle chiavi, si è portata via tutto, anche quanto era di scarso valore, come proteggersi? Il luogotenente è chiaro: questi reati sono perseguibili a querela di parte, dunque, occorre chiedere esplicitamente che i soggetti siano puniti a norma di Legge. Le schede telefoniche utilizzate sono spesso acquistate all’estero per cui è difficile individuare l’acquirente, oltretutto la ricerca comporta un onere elevato per cui la vittima, molto spesso, decide di non procedere. Innanzitutto dobbiamo ascoltare quei segnali che ci indicano che qualcosa di non ordinario ci sta accadendo. Anche i messaggi inviati da una banca non vanno aperti, né vanno cliccati i link di accompagno, meglio recarsi in banca e verificare la veridicità di quanto ci viene richiesto di fare. Qualcuno chiede: ma se è un carabiniere a bussare alla porta, lo faccio entrare? Ognuno sa se si è messo in condizione di dover essere soggetto a perquisizione urgente dei carabinieri; ma, in linea generale, l’urgenza di entrare in casa può essere determinata solo in caso di verifica sul possesso di armi. Il truffatore sa come generare ansia, attesa, nell’animo della vittima, in tal caso meglio non farsi prendere dalla fretta, meglio non agire, piuttosto occorre chiamare il 112 per consultarci con la centrale operativa di zona che ci darà riscontro e non esiterà ad aiutarci.

È stata una bella mattinata, in un salone dalla splendida vista sul lago, in un Museo Aeronautico ricchissimo di cimeli storici, nell’ Aeroporto Luigi Bourlot che occorre visitare per la ricchezza degli spazi, per l’ordine e il decoro che vi si respira.




Ne sono rimasta entusiasta. Una mattinata all’insegna della consapevolezza, terminata con l’auspicio del presidente dell’Associazione L’agone Nuovo, Giovanni Furgiuele, ad una diffusione capillare, nei centri anziani ma anche nei grandi condomini, di iniziative simili che consentano di sentirsi più sicuri, in casa e fuori.
Anna Maria Onelli
Redattore L’agone
Questa mattina il Centro Civico Comunale di Bracciano si è animato in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ospitando un evento speciale promosso dallo Sportello Donna del Comune di Bracciano, dal Consiglio di Quartiere “Bracciano Nuova” e dal Cerchio del Benessere, un gruppo di donne professioniste impegnate nella promozione della salute e del benessere.
L’incontro, intitolato “Un viaggio tra corpo e mente: per scoprire e riscoprirsi”, ha offerto alle partecipanti l’opportunità di approfondire temi legati al benessere fisico e mentale, grazie agli interventi di esperte in diverse discipline.
A inaugurare la giornata è stata Giulia Sala, Presidente del Consiglio Comunale di Bracciano e Delegata alla Parità di Genere e alla Partecipazione, che ha sottolineato l’importanza di momenti di riflessione come questo per valorizzare il ruolo della donna nella società e promuovere la consapevolezza su temi fondamentali. Ci ha tenuto, inoltre, a sottolineare che l’organizzazione di queste iniziative è sempre un lavoro di squadra che ha come obiettivo quello di fare rete tra istituzioni associazioni e cittadini. “La partecipazione è un tema su cui l’amministrazione comunale ha investito molto e il Centro Civico vuole esserne il simbolo. Una struttura realizzato nel 2014 grazie a una proposta civica e partecipata che questa amministrazione ha aperto alla comunità e intende farla diventare un centro polivalente e di aggregazione” dichiara la delegata.
Lo Sportello Donna, rappresentato da Barbara Busetto, si conferma un punto di riferimento per il supporto e l’ascolto, situato al piano terra del Palazzo Comunale in Piazza del Comune a Bracciano.

Durante la mattinata, le relatrici hanno affrontato diverse tematiche legate al benessere:
Francesca Picone, Massoterapista-Mezierista e Fisio-Ipnotista, ha parlato dell’importanza della postura con il suo intervento “Una schiena dritta è una persona felice”.
Tiziana Lenzoni, Naturopata e Operatrice Olistica, ha esplorato la connessione tra corpo e benessere con la relazione “Il corpo parla”.
Sarah Cervi, Psicologa-Psicoterapeuta e Self-Love Coach, ha offerto spunti su come risvegliare l’amore per sé stessi con il contributo “Risveglia l’amore per te stessa e l’equilibrio tra mente, corpo e spirito”.
Antonia M.E. Di Caprio, Biologa Nutrizionista, ha illustrato come l’alimentazione influenzi il nostro benessere con il suo intervento “Come gli alimenti condizionano il nostro benessere”.
L’impegno del Consiglio di Quartiere e della comunità

L’evento si inserisce in un più ampio programma di iniziative che il Comune di Bracciano, in collaborazione con lo Sportello Centro Donna, promuove durante tutto l’anno per offrire alle donne momenti di confronto, crescita e supporto.
Il Consiglio di Quartiere Bracciano Nuova, presieduto da Daniele Perugini, si è attivato per creare un collegamento tra cittadini, associazioni e amministrazione comunale. L’obiettivo è costruire una rete solida per affrontare insieme le sfide quotidiane del quartiere e proporre soluzioni concrete per migliorare la qualità della vita.
“Questa giornata segna l’inizio di un percorso di vicinanza alla cittadinanza”, ha dichiarato Daniele. “Il nostro scopo è creare un ponte tra il cittadino singolo o le associazioni che lo rappresentano e l’amministrazione comunale, attraverso uno strumento di partecipazione democratica che ci consenta di contribuire in prima persona”.
Al momento, il Consiglio di Quartiere sta raccogliendo idee e coinvolgendo persone desiderose di dedicare il proprio tempo alla realizzazione di iniziative. L’evento di oggi è stato il primo di una serie di appuntamenti che arricchiranno il calendario delle attività, con l’intento di rendere il Centro Civico un punto di riferimento per la comunità.
Un ringraziamento speciale
Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questa iniziativa, dimostrando che il volontariato e l’impegno condiviso sono il motore di una comunità più forte e consapevole.
L’evento di oggi è stato un’occasione preziosa per ricordare che il cammino verso l’uguaglianza e il benessere passa anche attraverso la consapevolezza e la condivisione. La Giornata Internazionale della Donna non è solo una celebrazione, ma un momento di crescita collettiva, che invita alla riflessione sul valore del benessere, dell’integrazione e della partecipazione attiva nella comunità.
Oltre alla Presidente del Consiglio comunale Giulia Sala, erano presenti all’iniziativa come rappresentanti femminili dell’amministrazione comunale, le Assessore Ida Maria Nesi e Maddalena Coletta.
All’evento era presente anche L’agone, rappresentato da Paola Forte, che ha seguito l’incontro per la stesura di questo articolo.
Paola Forte
Redattrice L’agone
Foto dell’evento consultabili in galleria
“Sono 1,3 milioni le imprese femminili in Italia, pari al 22,2% del totale, e danno lavoro a 4,7 milioni di persone generando un fatturato tra i 200 e i 240 miliardi di euro, ossia il 10-12% del Pil nazionale. Tuttavia, il divario economico rispetto alle imprese maschili è del 60%, a dimostrazione che resta molta strada ancora da percorrere”. Così Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro, presentando i dati elaborati dal Centro Studi dell’associazione, diretto da Sandro Susini.
Secondo l’indagine di Conflavoro, intitolata ‘L’imprenditoria femminile in Italia tra crescita e ostacoli strutturali’, il Sud Italia ospita mezzo milione di imprese femminili (37%), mentre la Lombardia guida la classifica con 182 mila aziende (15%), seguita da Lazio (147 mila; 10,4%) e Campania (137 mila; 10,1%). Queste tre regioni sono anche ai vertici in Europa, con la Lombardia prima assoluta (236 mila imprese femminili e lavoratrici autonome) e Lazio (194.500) e Campania (185 mila) nelle prime 10.
“Nonostante i numeri incoraggianti, che testimoniano anche la capacità delle imprenditrici italiane di competere su scala internazionale, purtroppo le giovani donne stanno smettendo di fare impresa, influenzate da ostacoli strutturali come l’accesso al credito e la conciliazione vita-lavoro. Il 48% delle imprese femminili è guidato da over 50, il 38% da 35-49enni e solo il 14% da under 35. Sostenere le donne imprenditrici non è più solo una questione di giustizia sociale, ma anche una priorità economica e di futuro del Paese. Non l’8 marzo, ma sempre”, sottolinea Capobianco.
Dello stesso avviso Laura Baldi, presidente di Conflavoro Impresa Donna: “Le imprenditrici italiane sono una risorsa fondamentale per il Paese, creano valore e occupazione. Conciliare responsabilità aziendali con quelle familiari resta però una sfida. Molte donne imprenditrici devono scegliere tra la carriera e la maternità, tra la carriera e la vicinanza ai figli minori o a parenti non autosufficienti. Ogni anno ciò provoca la chiusura di circa 3200 imprese femminili. C’è un forte bisogno di politiche di tutela e sostegno. Noi, insieme alle altre associazioni del Comitato Impresa Donna del Mimit presieduto da Valentina Picca Bianchi, stiamo lavorando proprio per garantire che anche le imprenditrici abbiano gli stessi diritti delle lavoratrici dipendenti. Un percorso non facile, ma giusto e che, sono certa, porterà importanti risultati”, conclude Baldi.
Celebrando la giornata internazionale della donna, non possiamo non ricordare Oriana Fallaci, una donna straordinaria che ha incarnato forza, libertà e coraggio con una passione fuori dal comune. Non fu solo una giornalista, ma un simbolo di indipendenza e ribellione, una voce potente che non si piegò mai davanti ai potenti. Scrivere di lei in questa giornata significa rendere omaggio a chi ha lottato per la verità e la libertà di espressione, valori essenziali per il progresso e la dignità delle donne nel mondo.
Nata a Firenze nel 1929, Oriana Fallaci visse fin da giovane un’esistenza segnata dal coraggio. La sua adolescenza fu attraversata dall’esperienza della Resistenza, durante la quale la sua famiglia si oppose attivamente al regime fascista. Questa esperienza segnò profondamente il suo carattere e la sua visione del mondo, rendendola intollerante a qualsiasi forma di oppressione e censura.
La sua carriera giornalistica inizia negli anni ’50, ma fu negli anni ’60 e ’70 che divenne una delle più influenti reporter di guerra al mondo. Dalla guerra in Vietnam alle rivoluzioni in Medio Oriente, Oriana raccontò il mondo senza filtri, con una scrittura incisiva, diretta e profondamente empatica. Non si limitò a osservare gli eventi da lontano: si immerse nelle situazioni più pericolose, testimoniando gli orrori della guerra e dando voce a chi non l’aveva. Fu una delle prime donne a coprire il conflitto vietnamita dal fronte, dimostrando un coraggio che in quegli anni era considerato quasi esclusivamente prerogativa maschile.
Celebri sono rimaste le sue interviste a grandi personalità della politica internazionale: da Indira Gandhi a Muammar Gheddafi, da Henry Kissinger a Yasser Arafat. Con uno stile unico, Oriana non si accontentava di risposte di circostanza, ma incalzava i suoi interlocutori con domande scomode e dirette, mostrando una capacità di analisi fuori dal comune. Kissinger la definì “il peggior incubo della sua carriera”, segno della sua capacità di mettere a nudo anche i più potenti.
Ma Oriana Fallaci fu anche una scrittrice straordinaria, capace di affrontare temi universali con una sensibilità unica. Lettera a un bambino mai nato, Un uomo e Insciallah sono capolavori che parlano di amore, dolore, libertà e lotta. Attraverso la sua scrittura, ha saputo raccontare la condizione umana con profondità, scavando dentro le emozioni più autentiche.
La sua voce rimase sempre libera, anche quando le sue posizioni risultarono scomode. Oriana fu una donna che non accettò mai compromessi, pagandone spesso il prezzo con critiche feroci e isolamento. Ma la sua lezione resta viva: il coraggio di difendere le proprie idee, la forza di non piegarsi, la determinazione a cercare la verità anche quando fa paura.
Ricordare Oriana Fallaci oggi significa riaffermare il valore dell’indipendenza e del pensiero critico. Significa riconoscere il ruolo delle donne che, come lei, hanno combattuto per farsi ascoltare in un mondo che spesso cercava di zittirle. In un’epoca in cui la libertà di espressione è ancora minacciata, la sua figura rappresenta un monito e un’ispirazione per tutte le donne che vogliono vivere senza paura, con la schiena dritta e la voce alta.
L’8 marzo non è solo una ricorrenza, ma un’occasione per riflettere su quanto ancora ci sia da fare per la parità e per la libertà. E Oriana Fallaci, con la sua vita e il suo esempio, ci ricorda che ogni donna ha il diritto e il dovere di far sentire la propria voce. Perché la libertà non è mai scontata, e va difesa ogni giorno, con la parola, con il pensiero e con il coraggio.
Paola Forte
Redattrice L’agone
Il contributo alla settima arte di Alice Guy-Blaché è stato sottovalutato e dimenticato per il semplice fatto che era una donna: Guy-Blaché produttrice cinematografica francese, fu una regista rivoluzionaria che inserì molte novità nei suoi film come le prime storie con audio sincronizzato e, successivamente, i primissimi colori. Uno dei contributi più importanti di Alice Guy all’industria cinematografica viene considerato l’uso degli effetti speciali, che ottenne utilizzando la tecnica di doppia esposizione, filmando delle sequenze a ritroso o con doppia esposizione del negativo. Ad esempio, nel film “Le noël de monsieur le curéusò” usò per la prima volta la sovrimpressione, mentre ne “A house demolished and rebuilt” proiettò le immagini in ordine inverso. Arrivò a produrre più di mille lavori, oltre ad essere stata la prima donna della storia a dirigere un film (a soli 23 anni) e a fondare uno studio cinematografico, la Solax Company (nel 1910) in New Jersey.
Nel 2019, su di lei, è uscito un documentario firmato da Pamela Green e prodotto da Jodie Foster “Be natural, la storia mai raccontata di Alice Guy-Blaché” che ha fatto conoscere meglio il nome quasi sparito dalla storia del cinema.
Il cortometraggio “L’uscita dalle officine Lumière” proiettato nel 1895 al Grand Café al Boulevard des Capucines di Parigi dai fratelli Lumière, viene considerato la prima proiezione di pellicola della storia, fornendo formalmente ai fratelli francesi l’attribuzione dell’invenzione del Cinema. Ci furono, però, altri che lavoravano alla possibilità di creare la cosiddetta settima arte, tra cui Georges Méliès il quale apportò grande creatività alle origini del cinema e presto fu coinvolta, dalla nuova invenzione, la giovanissima (nata il 1 luglio 1873 a Saint-Mandé) Alice Guy-Blaché, ma purtroppo – come detto – il suo nome finisce nell’oblio per il semplice fatto di essere donna.
Alice studiò dattilografia e stenografia che le permisero di essere assunta come segretaria, nel 1894, nel Comptoir général de la photographie, una fabbrica di fotocamere e forniture fotografiche dove cominciò a scoprire il magico mondo delle immagini. L’anno successivo Alice iniziò a lavorare come segretaria nell’impresa di Léon Gaumont, uno dei pionieri dell’industria cinematografica (tutt’ora esiste la casa di produzione omonima), anche se all’epoca la compagnia si dedicava ancora soltanto alla costruzione di apparecchi fotografici. Nel 1895, i fratelli Lumière invitarono Gaumont, e con lui Alice, a una dimostrazione del cinematografo del quale loro furono grandi divulgatori. Alice, che aveva già scritto alcune sceneggiature teatrali e aveva un dono per raccontare storie, cercò di far comprendere al signor Gaumont il florido futuro di quell’invenzione che impiegò non poco (un paio di anni) a comprendere e decidere di creare un reparto dedicato alla produzione cinematografica del quale la direzione fu affidata ad Alice a patto che continuasse a svolgere le sue mansioni di segretaria. Nel 1896 la signora Guy realizzò il suo primo film, che intitolò “La fée aux choux” (“La fata dei cavoli”): un adattamento di un popolare racconto europeo. Il fatto di essere donna giocò a sfavore su tutti i fronti e anche Léon Gaumont menzionò appena il lavoro di Alice Guy nelle proprie memorie, pubblicate nel 1930, ulteriore motivo per cui la cineasta è rimasta praticamente sconosciuta al grande pubblico.
Tra il 1902 e il 1907 Alice diresse più di cento fonoscene (pellicole girate per il cronografo, un apparecchio che permetteva di sincronizzare immagine e suoni registrati). Purtroppo, molte di queste sono andate perdute anche se sappiamo della loro esistenza da libri, lettere e riviste dell’epoca. Nel 1905 la Guy giunse in Spagna, dove girò “La malagueña et le torero”, pellicola colorata posteriormente a mano. Il suo film successivo fu “La naissance, la vie et la mort du Christ”, che si può considerare come la prima superproduzione della storia: durava trenta minuti, comprendeva venticinque set e si avvalse di più di trecento comparse, una cosa straordinaria per il tempo di allora.
Nel 1907 Alice sposò un cameraman britannico di nome Herbert Blaché, che fu incaricato di dirigere le officine Gaumont in Inghilterra e Germania. Dopo le nozze la coppia si trasferì negli Stati Uniti, dove in un primo momento Alice decise di lasciare il lavoro di regista per dedicarsi alla casa e alla prima figlia, per poi tornare a lavorare nel 1910 e fondare, con il marito, la casa di produzione Solax Company che dal 1913 divenne la Blaché Features. La casa di produzione giunse a girare un migliaio di pellicole, ma qualcosa non funzionò nella vita privata con il marito che intraprese una relazione extraconiugale con una attrice creando ripercussioni – anche sul suo lavoro – che videro Alice costretta a tornare in Francia dove non avrebbe più diretto film; così il suo nome fu dimenticato.
Nel 1912 Alice mise mano nuovamente a una pellicola filmata nel 1906, “Les résultats du féminisme”, traendone un film intitolato “In the year 2000”: un lavoro di fantascienza in cui le donne esercitavano un potere assoluto sul mondo e i ruoli di genere si invertivano. Malgrado il tema rivoluzionario, in generale, non fu particolarmente propensa a girare pellicole di taglio femminista, probabilmente perché avrebbero potuto avere ripercussioni sul suo lavoro.
Nel 1953 Alice Guy ricevette la Legione d’onore, il più alto encomio del governo francese. Qualche anno dopo, nel 1957, ricevette un riconoscimento dalla Cinématheque française per essere stata la prima regista della storia. Nel 1964 Alice decise di tornare negli Stati Uniti in compagnia delle figlie per tentare di recuperare la propria filmografia, ma non ritrovò quasi nessuna delle sue pellicole e le poche che riuscì ad individuare erano state attribuite a registi maschi.
Alice Guy morì in una residenza per anziani a novantacinque anni, nel più completo anonimato. Da parte della stampa non le è stata dedicata alcuna riga per ricordare il suo contributo al cinema. La sua autobiografia, in cui elencava tutte le sue pellicole, non ebbe eco. Colleghi e, non ultimo, l’ex marito presero il merito dei suoi film.
Il talento e l’operato di Alice Guy è caduto nel quasi totale oblio solo per il fatto di essere nata donna. Molti passi sono stati fatti da allora ed ancora tanti ne dovranno venire per superare totalmente la discriminazione di genere, che questo avvenga nel più breve tempo possibile è il mio augurio alle donne e alla nostra società.
Marzia Onorato
Redattrice L’agone
Inaugurato a Marcellina il cantiere per i lavori di realizzazione del Centro Civico Polivalente in via Roma. Alla cerimonia il Sindaco di Marcellina, Alessandro Lundini, assieme al Vicesindaco, al Presidente del Consiglio Comunale e ad altri rappresentanti dell’amministrazione, hanno accolto il Vicesindaco di Città metropolitana, Pierluigi Sanna, la Consigliera metropolitana delegata a Bilancio e Patrimonio Cristina Michetelli e l’architetta Roberta Stecchiotti, Responsabile Unico del Procedimento per CMRC.