Riceviamo e pubblichiamo
Cambio al vertice del Lions Club Bracciano Anguillara Sabazia Monti Sabatini
Canale Monterano Intorno al tema “EDUCARE AL RISPETTO”
Si è svolto ieri un interessante incontro sul tema “EDUCARE AL RISPETTO”
Manuele Magagnini moderatore che ha introdotto l’incontro.
“Esprimo grande soddisfazione per la riuscita di questa iniziativa. Portare questi temi nei nostri territori, nelle comunità più piccole e nei luoghi spesso lontani dai grandi riflettori, è un dovere politico e morale oltre che una priorità educativa. Quando si parla di affettività, rispetto e cultura del consenso, non si fa propaganda, si fa prevenzione primaria contro la violenza di genere, il bullismo e la solitudine emotiva dei nostri ragazzi. Chi pone ostacoli burocratici o narrazioni distorte vuole lasciare indietro proprio chi ha più bisogno di strumenti critici e di ascolto. Il valore più grande di momenti come questo sta nella capacità di fare rete: unire le istituzioni parlamentari, regionali e comunali, il mondo dell’associazionismo e i cittadini. Continueremo a lavorare affinché ogni luogo, a prescindere dalle sue dimensioni, sia spazio di dibattito, crescita e diritti”


Intervento di saluto del Sindaco Alessandro Bettarelli
Ha ringraziato il Segretario del circolo P.D. di Canale Manuele Magagnini, i Relatori e tutti i presenti, rinnovando l’impegno della sua Amministrazione, nella ricerca di aiutare e trovare tutte le soluzioni necessarie ad aiutare le donne, dando loro quanto possa servire a vivere in serenità in contesti sicuri.


Intervento della Consigliera Regionale Michela Califano
“Si è trattato di un momento importante e necessario. In un periodo in cui la violenza di genere resta una piaga ancora troppo presente, è fondamentale parlare di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e di cultura del rispetto, partendo dalle nuove generazioni e coinvolgendo direttamente la cittadinanza.



Negli anni passati come Regione Lazio con la Giunta Zingaretti abbiamo costruito una rete di protezione importante. Il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, l’impegno per fare del Lazio la prima Regione a legiferare sul femminicidio e a occuparsi per prima degli orfani delle vittime di femminicidio. Sono convinta che solo attraverso un lavoro continuo delle istituzioni, delle associazioni e della società civile si possa rafforzare una vera cultura del rispetto.
Apprezzo particolarmente che l’iniziativa sia stata aperta a tutti i cittadini, con la possibilità di intervenire e di portare il proprio contributo. Ringrazio gli organizzatori e quanti hanno partecipato. Auspico che momenti di confronto come questo possano moltiplicarsi e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone”
Intervento della Senatrice Cecilia D’Elia
“Questa è un’importante iniziativa sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, abbiamo bisogno, infatti, di educare al consenso dell’altro, anche per sconfiggere la violenza maschile contro le donne. Ce lo chiedono le scuole, ce lo chiedono la famiglie, ne abbiamo parlato con le associazioni che lavorano su questi temi. È molto importante, è una richiesta che viene dalla società. Tante scuole, insieme agli enti locali fanno già questi progetti, ma la maggioranza ha approvato una legge sul così detto consenso preventivo che mette la famiglia contro la scuola e di fatto boicotta questi progetti e li vieta nelle scuole primarie del nostro paese. È gravissimo lasciare soli i ragazzi davvero davanti a internet, davanti alla pornografia e invece noi abbiamo bisogno di affermare una nuova cultura delle relazioni tra uomini e donne, una nuova grammatica dei sentimenti fondata sulla libertà”





La Psicologa-Psicoterapeuta e socia fondatrice dell’Associazione “Amore è Rispetto APS” Sarah Cervi, non potendo essere presente, ha inviato una relazione che è stata letta dalla socia Beatrice Maffei

“Il progetto “Anche in dialetto… Amore è Rispetto” mi ha visto coinvolta con le classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Manziana e di Canale Monterano in un percorso di riflessione e sensibilizzazione sui temi del rispetto, delle relazioni interpersonali, della parità di genere, degli stereotipi e della prevenzione della violenza.
L’intervento è stato costruito privilegiando una metodologia attiva e partecipativa. Attraverso l’utilizzo di materiali audiovisivi, discussioni guidate, domande stimolo e momenti di confronto, gli studenti sono stati accompagnati a sviluppare una riflessione critica sulle dinamiche relazionali e sui modelli culturali che spesso influenzano il modo di vivere i rapporti affettivi.
Fin dai primi incontri è emerso un elevato livello di partecipazione. Gli studenti hanno mostrato interesse, curiosità e disponibilità al dialogo, intervenendo con osservazioni mature e ponendo domande profonde. Hanno saputo confrontarsi anche su temi delicati con rispetto reciproco, dimostrando capacità di ascolto, pensiero critico ed empatia.
Particolarmente significativo è stato il lavoro svolto a partire dal cortometraggio “La maggioranza oppressa”, che attraverso l’inversione dei ruoli di genere ha permesso ai ragazzi di sperimentare un’importante esperienza di immedesimazione emotiva. Le emozioni espresse dai ragazzi e dalle ragazze in risposta alla visione del Corto– rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e frustrazione – hanno costituito il punto di partenza per una riflessione condivisa sui meccanismi della discriminazione, della violenza e degli stereotipi. Molti studenti, in particolare i ragazzi, hanno dichiarato di aver compreso più profondamente il vissuto di tante donne proprio grazie a questo esercizio di prospettiva.
L’esperienza ha confermato come, quando vengono offerti spazi sicuri di dialogo e confronto, gli adolescenti siano perfettamente in grado di affrontare temi complessi con maturità e sensibilità.
Ho trovato ragazzi e ragazze preparati, riflessivi e desiderosi di comprendere la realtà che li circonda, elementi che rappresentano un’importante risorsa per il futuro della nostra società.
Come psicoterapeuta, ritengo che la scuola rappresenti uno dei contesti privilegiati per promuovere un’autentica educazione affettiva. Educare all’affettività non significa soltanto trasmettere informazioni sulla sessualità, ma soprattutto aiutare i giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni, sviluppare empatia, costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, comprendere il valore del consenso, prevenire comportamenti violenti e favorire una cultura della responsabilità e della cura dell’altro.
Questa impostazione trova ampio riscontro nella letteratura scientifica internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), insieme a UNESCO, UNICEF, UNFPA e UN Women, evidenzia come un’educazione affettiva e sessuale di qualità debba comprendere non solo aspetti biologici, ma anche competenze emotive, relazionali e sociali, promuovendo il rispetto reciproco, la capacità di prendere decisioni responsabili, la comunicazione efficace, il consenso e la prevenzione della violenza di genere. programmi anticipino l’inizio dell’attività sessuale o incentivino comportamenti sessuali più precoci; al contrario, quando sono scientificamente fondati e adeguati all’età, possono favorire scelte più consapevoli e responsabili.
A mio avviso, i percorsi scolastici dovrebbero concentrarsi prioritariamente su questi aspetti educativi, adattando i contenuti alle diverse fasi dello sviluppo evolutivo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire ai ragazzi strumenti psicologici, relazionali ed emotivi che consentano loro di costruire relazioni sane e rispettose, mantenendo sempre un approccio equilibrato, inclusivo e rispettoso della sensibilità delle famiglie e della complessità dei temi trattati.
Ritengo inoltre che l’educazione affettiva debba essere distinta da qualsiasi intento di orientare le convinzioni personali degli studenti. La finalità della scuola, a mio parere, è quella di sviluppare competenze trasversali – empatia, rispetto, responsabilità, pensiero critico e capacità di relazione – lasciando spazio al dialogo con le famiglie e garantendo che i contenuti proposti siano coerenti con le evidenze scientifiche e calibrati sul livello di maturazione psicologica degli alunni.
Credo quindi che un’educazione affettiva ben progettata non abbia lo scopo di orientare le convinzioni personali degli studenti, ma di offrire loro competenze relazionali ed emotive che li rendano cittadini e soprattutto persone più consapevoli, rispettose e capaci di costruire rapporti basati sulla dignità della persona”
Intervento di Anna Maria Nami Presidente dell’Associazione Amore è rispetto
“La nuova Legge 104/2026, la cosiddetta “legge sul consenso informato”, ci chiede di chiedere ai genitori un permesso per parlare di affettività e sessualità. Ma io mi domando: chi stiamo davvero proteggendo? Perché non è il silenzio che protegge i nostri ragazzi. È la conoscenza. È la relazione. È la presenza. Perché iniziare dalle scuole primarie I bambini, già a 9 anni, incontrano la pornografia online. È lì che imparano — o meglio, disimparano — cosa siano il corpo, la relazione, il desiderio, il rispetto. E noi, adulti, cosa facciamo? Aspettiamo. Aspettiamo che siano “abbastanza grandi”. Aspettiamo che la famiglia “se la senta”. Aspettiamo che la scuola “trovi il momento giusto”.

Ma nel frattempo, chi parla con loro? Chi insegna ai bambini che il corpo è casa, non vergogna? Chi insegna che le emozioni non sono un pericolo, ma una bussola? Chi insegna Le conseguenze del silenzio “Come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?”. Così Martina Carbonaro, 14enne uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci il 26 maggio 2025 ad Afragola (Napoli), si rivolgeva non a un familiare o a un’amica, ma a ChatGpt, assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Martina aveva quattordici anni. Quattordici. E chiedeva aiuto a una macchina perché non aveva adulti a cui rivolgersi. Perché nessuno le aveva insegnato che la paura in una relazione non è normale. Che il controllo non è amore. Che il rispetto non è negoziabile. Martina non è un caso isolato. È il simbolo di una generazione che cerca risposte nel buio. Una generazione che si affida ai social, ai motori di ricerca, all’AI, perché la scuola non parla e la famiglia spesso non sa come farlo. E allora io vi chiedo: Che Stato siamo, se costringiamo i nostri adolescenti a chiedere aiuto a un algoritmo? Educazione sessuo-affettiva: la vera prevenzione L’educazione affettiva non è un lusso. Non è un vezzo. Non è un tema “sensibile”. È prevenzione. È protezione. È libertà. È insegnare ai ragazzi a riconoscere la manipolazione. È dare loro parole per nominare la violenza. È aiutarli a gestire la rabbia, la gelosia, la frustrazione. È insegnare che l’amore non ferisce, non controlla, non umilia. Come ha detto Gino Cecchettin, un padre che ha perso una figlia: «Se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo avere il coraggio di parlare di affettività prima che diventi cronaca.» Il DDL Valditara: un ostacolo, non una protezione La legge 104/2026 chiede il consenso dei genitori per parlare di affettività e sessualità. Ma lo sappiamo: in Italia la famiglia è spesso proprio il luogo dove questi temi non vengono affrontati. Non per cattiveria. Per paura. Per imbarazzo. Per mancanza di strumenti. E allora, se la scuola tace e la famiglia tace, chi parla? Chi educa? Chi protegge? Questa legge rischia di creare ancora più silenzi. Ancora più tabù. Ancora più solitudine. In Conclusione dobbiamo introdurre l’educazione sessuo-affettiva sin dalle scuole primarie. Perché il rispetto si impara da piccoli. La consapevolezza si costruisce da piccoli. La libertà si difende da piccoli. Non possiamo lasciare che siano internet, pornografia o intelligenza artificiale a educare i nostri figli. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo farlo adesso”
E’ poi intervenuta Stephanie Vailati, portavoce del coordinamento “ZITTA MAI” di Anguillara Sabazia che, affermando che l’unico vero antidoto alla violenza di genere è il cambiamento culturale, ha ribadito la necessità urgente dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole per combattere la violenza alla radice.
“Il coordinamento Zitta Mai! è nato dal dolore e dalla rabbia per il femminicidio di Federica Torzullo, spinte dall’urgenza di trasformare la ferita in azione. Lo abbiamo fatto portando la nostra voce nelle piazze, con la fiaccolata rumorosa dell’8 marzo e la piantumazione di un ulivo in sua memoria, ma anche costruendo presidi di cultura e confronto.
Oggi Zitta Mai! è una rete viva che intreccia azione sul territorio e battaglia culturale: dai CAV ai Punti Viola con Donne x Strada, fino al Book Club e alla rassegna cinematografica “Rumore in sala” al Cinema Palma di Trevignano (dal 26 agosto, sul tema della sorellanza).
E per essere davvero parte del cambiamento, abbiamo cominciato da noi. Nelle nostre riunioni quindicinali, attraverso la formazione con realtà come Dimensione Donna, Il Giardino Segreto e SCOSSE e la partecipazione a progetti come l’IPAD (Indice di Parità Domestica), sperimentiamo un modello alternativo: ci educhiamo al dialogo, alla cooperazione e al confronto, decostruendo dall’interno le dinamiche di potere patriarcali.
La vera sfida, però, è la prevenzione. Sappiamo bene che il femminicidio è solo la punta dell’iceberg di un sistema sommerso fatto di stereotipi, controllo e silenzi: per questo riteniamo vitale portare l’educazione all’affettività e al consenso tra i banchi di scuola.
Ed è per la stessa ragione che esprimiamo la nostra totale contrarietà al DDL Valditara. Portare questi temi nelle scuole e nella società non è una concessione ideologica, ma l’unica strada possibile per estirpare la violenza alla radice e costruire relazioni davvero libere, pari e prive di sopraffazione. Per tutti”


E’ seguito il dibattito e L’agone nuovo, presente all’incontro, rinnova la disponibilità a dare il proprio contributo nel suo ruolo Istituzionale di Comunicazione, Informazione e comunque dove può essere necessario, anche competenze professionali utili al problema assai delicato e grave.

Giovanni Furgiuele Redazione L’agone
I GIOVEDÌ DEL TMF MUSIC FESTIVAL A CANALE MONTERANO
Dal profilo Facebook di Carmine Ferrara
La grande musica dal vivo torna protagonista giovedì 30 luglio alle ore 21.00. Sul palco del TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano salirà il progetto SPIRALE. Una formazione d’eccezione che unisce musicisti straordinari in un viaggio sonoro unico, ricco di contaminazioni e generi diversi:Peppe CaporelloGiampaolo AscoleseMichele AscoleseGiancarlo Maurino. Una serata speciale che unisce l’energia della musica alla convivialità: dopo il concerto, la serata continua insieme con penne all’arrabbiata e vino!Dove: Teatro Maurizio Fiorani – Canale MonteranoQuando: Giovedì 30 luglio 2026, ore 21.00
Info e Prenotazioni 380 462 0311
TRASPORTI: CASU (PD), LEGA SPECULA SU MORTE DEL CAPOTRENO, RISPETTI LA VERITÀ E CHI HA PERSO LA VITA
Comunicato stampa
A BRACCIANO 𝐔𝐍 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐈𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐒𝐂𝐄𝐋𝐓𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐑𝐄𝐓𝐄
Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano Marco Crocicchi
Orgogliosi di chiamarci Comunità”: un GRAZIE alle nostre Campionesse
L’associazione Bracciano Partecipa ha consegnato un riconoscimento ufficiale a due campionesse del Tiro a Segno Nazionale (TSN) locale, durante un evento svoltosi mercoledì 22 luglio presso lo Spinnaker.
Emanuela Viarengo e il vicepresidente dell’associazione, Alfredo Massi, hanno premiato Annalaura Garzillo, Medaglia d’Oro ai Campionati Italiani 2025 nella specialità P10, e Federica Viarengo, Medaglia d’Argento nella specialità PSP.
Con questa iniziativa, l’associazione ha voluto valorizzare i talenti sportivi del territorio e sottolineare il valore sociale delle discipline meno esposte mediaticamente, che richiedono grandi sacrifici, dedizione e il supporto costante di coach e famiglie.
Durante la serata, i portavoce di Bracciano Partecipa hanno espresso gratitudine al TSN di Bracciano per l’importante ruolo educativo e di accoglienza verso i giovani, estendendo il ringraziamento a tutte le realtà sportive locali e alla cittadinanza che ha partecipato numerosa all’evento.
Il Presidente Pierluigi Grossi il Vicepresidente Alfredo Massi
LANCIO LOGO UFFICIALE DOMENICO MODUGNO 100
Comunicato stampa
ll Mare è il suo Liquido Amniotico. La Chitarra la sua Voce nel Mondo. Le Braccia Aperte il suo Inconfondibile Volo verso l’Infinito.
Con questo Logo Ufficiale, che ne racchiude l’essenza, annunciamo l’inizio del Meraviglioso viaggio verso i 100 anni dalla nascita di Domenico Modugno (9 gennaio 2028) e i 70 anni della Rinascita della Canzone Italiana nel Mondo con “Nel blu, dipinto di blu” (Volare).
Un viaggio che ci accompagnerà nei luoghi, nella musica e nelle emozioni di un artista che ha saputo unire tradizione e innovazione, poesia e popolarità, radici e universalità. Domenico Modugno non ha soltanto regalato al mondo canzoni immortali: ha aperto nuove strade alla musica italiana, insegnandole a volare, oltre ogni confine linguistico e geografico.
Il Centenario sarà un’occasione per celebrare non soltanto la grandezza del musicista e dell’interprete, ma anche l’uomo che ha saputo vivere e raccontare la Libertà attraverso la propria Arte e la propria Vita.
Con le braccia aperte verso il cielo e i piedi affondati nel mare, continuiamo a volare insieme a lui.
Official Team Modugno 100
Mail modugno100official@gmail.com
Bosco di Valcanneto, Gubetti: “Nuovo proficuo incontro con Città Metropolitana e Regione Lazio, prosegue l’iter per la riqualificazione”
Comunicato stampa
Il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti: “Bosco paga anni di incuria in cui non era di proprietà comunale. Il confronto costante con i cittadini è al centro del nostro progetto”
Nuovo importante tavolo di lavoro dedicato all’iter che porterà alla riqualificazione, tutela e conservazione del Bosco di Valcanneto. Mercoledì mattina, il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti insieme all’Assessore all’Ambiente Alessandro Gnazi e il personale dell’Ufficio Ambiente, ha incontrato i responsabili e tecnici della Città Metropolitana di Roma Capitale e della Regione Lazio, per approfondire tematiche tecniche per completare l’esame elaborato sull’area. Un incontro in cui sono state portate e discusse puntualmente tutte le osservazioni e le proposte emerse nel corso dei proficui confronti avuti con i comitati e i cittadini, attualmente al vaglio per valutarne la concreta integrazione all’interno del piano.
“Dopo l’invio ufficiale del progetto a Città Metropolitana di Roma Capitale avvenuto nel mese di giugno e ai numerosi rilievi e analisi eseguite nei mesi scorsi – spiega il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – prosegue il lavoro di coordinamento con gli Enti sovracomunali preposti per la riqualificazione e la tutela del bosco di Valcanneto: un’area verde di inestimabile valore per la nostra comunità, un vero e proprio bosco urbano fortemente vissuto e frequentato dai cittadini, che purtroppo sconta anni di totale assenza di manutenzione risalenti al periodo in cui era di proprietà privata, oltre ai gravi danni causati da recenti attacchi patogeni. Con il supporto specialistico di un agronomo forestale, abbiamo elaborato un progetto tecnico mirato a salvare questo polmone verde, risanare le criticità fitosanitarie e restituire piena fruibilità e sicurezza all’area”.
“Voglio sottolineare con forza il valore del percorso fatto insieme ai cittadini e ai comitati – aggiunge il Sindaco Gubetti –. Le loro osservazioni e istanze non solo sono state attentamente ascoltate nei nostri incontri, ma sono state portate direttamente sul tavolo tecnico con Città Metropolitana e Regione Lazio, e stiamo lavorando concretamente per capire come integrarle al meglio nel nostro piano di recupero. Consideriamo l’impegno di residenti e comitati un contributo preziosissimo: insieme possiamo raggiungere un risultato storico per la nostra città”.
Performance del Laboratorio di teatro partecipato di Cerveteri. Quinta edizione E – MOTIONS Emozioni in movimento: un progetto di LE ODÍSSERE TEATRO
Comunicato stampa
Sarà sabato 25 luglio alle ore 19.15, in piazza Santa Maria a Cerveteri, la performance
E – motions a conclusione del laboratorio organizzato da Le Odìssere Teatro, con il patrocinio del Comune di Cerveteri ed il sostegno dell’ Assessorato alla Cultura.
La performance è a ingresso gratuito ed è inserita all’interno degli eventi culturali dell’ Estate Caerite 2026.
Il percorso formativo si è svolto da marzo a luglio 2026, ed è stato condotto da Odette Piscitelli (attrice, formatrice, direttrice artistica di Le Odìssere Teatro) e da Gianluca Enria (attore – regista e pedagogo teatrale) coinvolgendo cittadine e cittadini, senza limiti di età e/o formazione residenti nel territorio di Cerveteri, Ladispoli e comuni limitrofi.
Le Odìssere teatro è una compagnia teatrale, produce spettacoli, propone percorsi formativi, organizza festival e progetti culturali in sinergia con il territorio del Lazio e con il Comune di Cerveteri.
Durante il laboratorio è stato creato un gruppo di lavoro e un luogo protetto, dove i partecipanti hanno condiviso la propria esperienza, sperimentando i linguaggi del teatro, della scrittura creativa e della musica. Sono state trovate le forme e i modi in cui ognuno ha potuto esprimersi liberamente, secondo la propria creatività e sensibilità. All’interno del laboratorio si è creato un cantiere di idee, storie e ricordi , che costituiscono il materiale creativo della performance. Durante il laboratorio moltissime persone si sono affacciate e hanno condiviso un pezzo di strada con noi, poi non tutti decidono di partecipare alla performance, è normale che sia così. La grande opportunità che offre questo laboratorio è proprio la possibilità di partecipare al processo in qualunque fase del lavoro.
“Siamo arrivati alla quinta edizione di questo progetto, così prezioso per la Comunità e sostenuto dal Comune di Cerveteri. Io direi un piccolo miracolo accaduto nella nostra città.
Attorno a questo progetto si è sviluppata una comunità ( ci sono persone che partecipano dal primo anno) e una memoria di storie.
Il tema che ho scelto quest’anno riguarda le emozioni, quel mare in burrasca che ci abita, rendendo indimenticabili alcuni momenti della nostra vita. Un mare da cui spesso ci sentiamo sommersi, e che a volte è difficile da attraversare. Nel corso del laboratorio abbiamo provato a dare un nome alle emozioni, a riconoscerle, a raccontarle in storie, a ballarle, cantarle, a metterle in movimento… Sia io che Gianluca abbiamo fatto un lavoro partendo dal corpo, perché è lì che le emozioni si muovono.

Cosa può aspettarsi il pubblico che verrà a vederci?
Beh sicuramente di partecipare alla condivisione delle nostre storie, non è uno spettacolo solo da guardare… Di emozionarsi insieme a noi e direi di divertirsi con noi…
E’ difficile raccontare la magia che accade durante questo tipo di performance..
Vi aspettiamo il 25 luglio, alle 19.15 in piazza Santa Maria.
Odette Piscitelli
Bambini e adolescenti al sicuro in estate: la bussola psicologica tra protezione e buon senso
Ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI)
Di Marialuisa Roscino
L’estate rappresenta il momento più spensierato dell’anno per bambini e adolescenti, tra tempo all’aperto, gioco e libertà. Pur tuttavia, la bella stagione si rivela spesso teatro di una tragedia silenziosa, dall’aumento degli annegamenti e dei colpi di calore fino agli incidenti stradali e ai pericoli legati all’uso di mezzi a motore, come i quad tra i giovanissimi, la cronaca registra un incremento preoccupante di vittime e feriti sempre più gravi. Di questi aspetti importanti e di come in molti casi, sia possibile prevenirli con maggiori misure precauzionali e di sicurezza, ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), analizzandone in particolare, in questa intervista, i fattori di rischio psicologici e comportamentali legati a questa drammatica tendenza.
Dott.ssa Lucattini, ogni estate i bambini pagano il prezzo più alto per annegamenti, colpi di calore e incidenti domestici. Oltre ai pericoli evidenti, quali fattori di rischio sottovalutati ancora? Come possiamo passare dall’emergenza alla prevenzione attiva?
Uno dei fattori più sottovalutati è la convinzione che un ambiente familiare sereno e un luogo di vacanza tranquillo, sia automaticamente sicuro. La casa delle vacanze, il giardino, una piccola piscina gonfiabile, il mare calmo o un breve tragitto in quad possono abbassare la percezione del rischio proprio perché associati al divertimento e alla quotidianità. In realtà, molti incidenti avvengono durante attività ordinarie, quando l’adulto ritiene che il bambino sia autonomo oppure che qualcun altro lo stia sorvegliando.
Dal punto di vista psicologico, è importante considerare la cosiddetta “normalizzazione del rischio”, un comportamento pericoloso, se ripetuto più volte senza conseguenze, finisce per essere percepito come innocuo. Ma l’assenza di incidenti precedenti non rende sicuro un comportamento.
Un altro elemento decisivo è la frammentazione dell’attenzione che possono avere gli adulti. Telefono, conversazioni, faccende domestiche, lavoro a distanza e presenza contemporanea di più bambini possono determinare vere e proprie lacune nella sorveglianza. Gli studi sugli annegamenti infantili mostrano che le distrazioni dei caregiver e l’ambiguità su chi debba controllare il bambino sono fattori ricorrenti negli incidenti (Journal of Paediatrics and Child Health, 2020).
Gli annegamenti rappresentano una delle emergenze estive più drammatiche, spesso consumate in pochissimi secondi, anche in pochi centimetri d’acqua o nelle piscine di casa. Quali regole d’oro si potrebbero seguire per cercare di prevenire questo rischio?
La prima regola è la sorveglianza attiva, continua e ravvicinata. Sorvegliare non significa trovarsi genericamente nelle vicinanze, ma guardare realmente il bambino, senza leggere, usare il telefono, dormire o conversare distraendosi. Con neonati e bambini piccoli bisogna restare a distanza di braccio. Anche un’interruzione breve può essere sufficiente perché si verifichi un incidente.
La seconda regola è assegnare esplicitamente la responsabilità della sorveglianza a bambini più grandi. Durante feste, giornate in spiaggia o momenti con molti adulti è utile individuare un “adulto sorvegliante”, eventualmente alternandosi con turni precisi.
La terza regola è creare barriere fisiche. Piscine e vasche devono essere rese inaccessibili ai bambini quando non sono utilizzate. Gli studi mostrano che la combinazione tra supervisione attiva e barriere conformi alle norme rappresenta uno degli strumenti più importanti nella prevenzione degli annegamenti dei bambini piccoli. Anche le piscine portatili possono essere pericolose, sono stati descritti annegamenti in circa 15 centimetri d’acqua.
La quarta regola è non attribuire a braccioli, gonfiabili o giochi acquatici una funzione salvavita di per sé. Possono sgonfiarsi, scivolare o allontanare il bambino dalla riva. Quando indicato, deve essere utilizzato un dispositivo personale di galleggiamento omologato e adeguato al peso del bambino, ma neppure questo sostituisce la sorveglianza.
I corsi di nuoto possono migliorare le competenze acquatiche, ma non rendono un bambino “a prova di annegamento”. Il rischio può anzi aumentare se i genitori, rassicurati dalle lezioni, riducono il controllo. È quindi fondamentale che l’insegnamento del nuoto sia accompagnato da un’educazione dei genitori sulla sicurezza e sui limiti delle abilità acquisite.
Infine, gli adulti dovrebbero avere delle conoscenze di base delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e avere sempre a disposizione un sistema rapido per chiamare i soccorsi (Pediatrics, 2026).
Con l’innalzamento costante delle temperature e le ondate di calore sempre più intense, i bambini e i neonati sono particolarmente vulnerabili a colpi di sole e disidratazione grave. Quali sono i segnali d’allarme da cogliere tempestivamente?
Neonati e bambini piccoli rispetto agli adulti presentano caratteristiche fisiologiche e comportamentali che possono rendere più difficile la gestione del calore, specialmente durante l’attività fisica prolungata.
I primi segnali possono essere aspecifici, irritabilità, stanchezza insolita, sonnolenza, mal di testa, nausea, vertigini, crampi, pelle molto calda, sete intensa, riduzione dell’attività e difficoltà a continuare il gioco. Nel bambino piccolo bisogna osservare anche la diminuzione delle urine, pannolini meno bagnati, bocca asciutta, assenza di lacrime durante il pianto e un comportamento meno reattivo del solito.
Particolare attenzione va prestata quando il bambino diventa confuso, disorientato, barcolla, risponde lentamente, importante non scambiare questi cambiamenti per un problema psicologico e le alterazioni del comportamento come capricci o pigrizia (Journal of Clinical Medicine, 2025).
Cosa è possibile fare al riguardo ?
Se invece, si osserva un’alterazione dello stato di coscienza, bisogna porsi il problema di un possibile colpo di calore che costituisce un’emergenza medica. Di fronte a questi segni bisogna interrompere immediatamente le attività, portare il bambino in un luogo fresco, togliere gli indumenti e iniziare a raffreddarlo. In presenza di confusione, perdita di coscienza, convulsioni, forte debolezza o sospetto colpo di calore occorre chiamare subito il 112. Non bisogna forzare a bere un bambino confuso, sonnolento o non pienamente cosciente, per il rischio di soffocamento.
La prevenzione richiede di non aspettare che il bambino chieda da bere, programmando pause frequenti, limitando le attività nelle ore più calde e osservando anche i cambiamenti del comportamento. Il bambino concentrato nel gioco può non riconoscere o non comunicare tempestivamente la sete e la stanchezza (Current Opinion in Pediatrics, 2024).
Se per i più piccoli il pericolo arriva dall’ambiente domestico o acquatico, per gli adolescenti l’estate fa registrare un vero e proprio allarme legato all’uso dei quad e di altri veicoli a motore, soprattutto se guidati senza protezioni adeguate, con conseguenze tragiche o invalidanti. A cosa è dovuta questa sottovalutazione del pericolo?
L’adolescente non è privo della capacità di comprendere il rischio. Spesso sa che una condotta è potenzialmente pericolosa, ma nel momento concreto il desiderio di provare emozioni, sentirsi “grandi”, essere accettato dal gruppo o dimostrare coraggio può prevalere sulla valutazione delle conseguenze.
Durante l’adolescenza i sistemi cerebrali legati alla gratificazione, alla novità e alla rilevanza sociale diventano particolarmente sensibili, mentre le capacità di controllo, pianificazione e autoregolazione continuano a maturare. Questa diversa traiettoria evolutiva può favorire decisioni impulsive soprattutto in condizioni di eccitazione emotiva o in presenza dei coetanei (Current Opinion in Psychology, 2022).
Anche il modello adulto ha un ruolo centrale poiché trasmettono direttamente e implicitamente le regole. La sicurezza non si insegna soltanto attraverso insegnamenti e raccomandazioni, ma soprattutto attraverso comportamenti coerenti.
Come si argina questo fenomeno tra i giovani?
Sono importanti regole chiare e non negoziabili, niente guida senza i requisiti previsti, niente mezzi non adatti all’età o alle dimensioni fisiche, niente passeggeri quando il veicolo non è progettato per trasportarli, niente alcol o altre sostanze stupefacenti, niente percorsi non autorizzati e casco sempre ben allacciato.
Le regole devono essere accompagnate da un lavoro sulla percezione del rischio per questo possono essere efficaci testimonianze, simulazioni, formazione pratica e discussione di casi reali, purché non vengano utilizzati soltanto per spaventare.
È utile coinvolgere i ragazzi nella costruzione della propria sicurezza, chiedere loro di individuare i rischi, stabilire preventivamente in quali condizioni possono guidare e concordare come rapportarsi alla pressione degli amici. Un adolescente aderisce più facilmente alle regole quando ne comprende il senso e capisce che proteggono la sua autonomia, anziché essere una limitazione o una punizione.
Occorre quindi un’alleanza tra famiglia, strutture turistiche, associazioni sportive e noleggiatori, affinché il messaggio sia univoco, ogni mezzo a motore non è un giocattolo e la sicurezza non dipende dall’abilità percepita del ragazzo ma da competenze specifiche e rispetto di regole precise (Paediatrics & Child Health, 2025).
Quali sono, a Suo avviso, le regole fondamentali da tenere a mente ogni giorno, racchiudendo sorveglianza, educazione al rischio e buon senso?
La prima regola è che la sicurezza deve essere proporzionata allo sviluppo del bambino, non soltanto alla sua età anagrafica. Un bambino molto vivace, impulsivo o attratto dalla novità può aver bisogno di una sorveglianza più ravvicinata; allo stesso modo, un adolescente competente in altri ambiti può non essere ancora pronto per gestire un mezzo potente o una situazione complessa.
La seconda regola è rendere la sorveglianza concreta. Bisogna sapere chi controlla, che cosa sta controllando e per quanto tempo. La supervisione è più efficace quando è attiva, prossima e continuativa, soprattutto vicino all’acqua, alle strade, ai balconi, ai veicoli e alle fonti di calore. La ricerca sugli incidenti infantili mostra che età del bambino, capacità di autocontrollo, percezione del rischio da parte dei genitori e qualità della supervisione interagiscono nel determinare la sicurezza.
La terza è eliminare i pericoli quando possibile. La prevenzione non deve dipendere unicamente dall’obbedienza del bambino, farmaci, sostanze tossiche, chiavi dei veicoli e accessi all’acqua devono essere fisicamente protetti. Una barriera è più affidabile di un divieto ripetuto anche molte volte.
La quarta è anticipare gli scenari possibili. Questo non significa vivere nell’ansia, ma prendere decisioni ponderate nei momenti d’entusiasmo impulsivo o in situazioni di emergenza.
La quinta è distinguere il rischio evolutivo dal pericolo evitabile. Arrampicarsi in un parco adatto all’età, esplorare la natura o imparare gradualmente a nuotare sono esperienze di crescita. Guidare senza casco, lasciare un bambino solo vicino a una piscina o tenerlo in un’auto parcheggiata sono invece pericoli che non producono alcun beneficio educativo.
Infine, il buon senso deve sempre essere sostenuto da regole precise. Nei momenti di stanchezza, fretta o euforia collettiva, anche il giudizio dell’adulto può ridursi. Procedure semplici e ripetute (indossare casco e cintura di sicurezza, avere le dovute misure di protezione in acqua, evitare tuffi azzardati, fare pause all’ombra, alimentarsi, bere e idratarsi spesso) trasformano la prudenza in una buona abitudine (Pediatric Clinics of North America, 2025).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Vigilare sempre i bambini e di non vergognarsi mai nell’essere prudenti. Quando crescono, avere la forza dire di “no” ad attività non adeguata all’età o rischiose;
-Parlare dei pericoli senza minacce o immagini catastrofiche. Con i bambini piccoli funzionano regole chiare a parole semplici e ripetute nel tempo. Con gli adolescenti spiegare il rapporto tra comportamento e conseguenze, ascoltare le loro idee e parlare chiaramente anche della pressione sociale;
-Essere buoni modelli. Le indicazioni e le norme perdono credibilità quando vengono richieste ai figli ma ignorate dagli adulti;
-Con gli adolescenti, è utile concordare le regole in anticipo, evitando la contrattazione davanti agli amici;
-Sorvegliare senza controllare ossessivamente. Una buona protezione cambia con la crescita dei figli, dapprima è presenza fisica, poi diventa educazione, spiegazioni, ascolto e disponibilità al dialogo;
-Aiutare i figli a distinguere il coraggio dall’imprudenza, l’autonomia dal correre pericoli, la libertà dalla mancanza di regole.










