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Il MUSAM e i suoi eventi

Negli ultimi giorni al MUSAM di Vigna di valle si sono succeduti due eventi molto importanti:

Il primo, sabato 8 marzo, ha visto la cerimonia di consegna delle aquile da pilota d’aeroplano e degli spadini da accademista ad alcuni allievi dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli. L’evento è risultato particolarmente significativo perché per la prima volta si e’ tenuto presso il Museo di Vigna di valle.

L’aeronautica militare ha diffuso la notizia sul proprio portale, al seguente link musam: consegnate le aquile da pilota d’aeroplano e gli spadini agli allievi dell’accademia aeronautica – aeronautica militare

Il secondo evento ha riguardato la consegna al MUSAM della barella per il trasporto sanitario in biocontenimento che, oggi dismessa, ha prestato la sua preziosa opera in occasione delle pandemie di Ebola e Covid.

Anche in questo caso, per approfondimenti, si può leggere la news sul sito A.M. al seguente link biocontenimento: la barella per il trasporto aereo dei malati infettivi in mostra permanente al museo storico dell’aeronautica militare – aeronautica militare  

 1° luogotenente Fabrizio Sanetti

Centro storiografico sportivo dell’Aeronautica Militare

Sezione Comunicazione Istituzionale

Comunicato stampa del segretario del Partito Democratico di Civitavecchia Enrico Luciani

Riceviamo e pubblichiamo

«Il recente voto sulle spese per l’armamento europeo ha rappresentato un passaggio di grande rilievo per il nostro Partito. In questa fase cruciale, avremmo dovuto dimostrare unità e coesione attorno alla linea politica indicata con chiarezza dalla nostra Segretaria, onorevole Elly Schlein. Tale linea, volta a promuovere la pace e il disarmo, ha cercato di preservare l’unità interna del Partito attraverso una mediazione di alto profilo, finalizzata a costruire un’Europa più coesa e solidale.

La prospettiva di un’Europa federale, concepita come una vera “Federazione di Stati Uniti d’Europa”, deve precedere qualsiasi ipotesi di costituzione di forze armate comuni. Un simile approccio, come sottolineato dalla Segretaria Schlein, si ispira all’esempio delle Nazioni Unite e si qualifica come uno strumento di difesa collettiva al servizio della pace sul continente, scongiurando la deriva verso nazionalismi e sovranismi che alimenterebbero divisioni e possibili conflitti.

Chi ha espresso voto favorevole, contravvenendo alla linea espressa, ha mostrato di non possedere l’adeguata lungimiranza per far valere con incisività le ragioni della pace e del disarmo. Un Partito di centrosinistra deve presentarsi con un’identità chiara e un percorso politico in grado di offrire sicurezza, fiducia e certezza della propria direzione strategica.

In conclusione, ribadisco l’assoluta necessità di un Partito Democratico unito, privo di contrapposizioni interne incomprensibili ai cittadini e pienamente compatto nel sostegno alla Segretaria Elly Schlein. La linea politica da lei espressa rappresenta, a mio avviso, l’unica strada percorribile per garantire sviluppo, stabilità e pace, sia per l’Italia sia per l’Europa. A tale strategia offro la mia piena e incondizionata fiducia, convinto che soltanto attraverso l’unità e la leale collaborazione potremo affrontare e vincere le sfide future.»

Pregofestival pellegrini di speranza

PREGOFESTIVAL Pellegrini di speranza …Si alterneranno i Cori della Vicaria del Lago e della Diocesi- sabato 15 marzo 2025 ore 15 nella Chiesa SS. Salvatore di Bracciano Nuova. Celebra la S. Messa S.E. Mons. Marco Salvi.

Capo Di Gabinetto Nazzaro Prowd Project Kick Off Meeting Rome

COMUNICATO STAMPA CMRC
Capo Di Gabinetto Nazzaro Prowd Project Kick Off Meeting RomeOggi a Palazzo Valentini il kick Off Meeting del Progetto europeo Prowd, di cui la Città metropolitana di Roma Capitale è partner assieme all’Università di Roma Tre, capofila del progetto, e altre tre aree metropolitane europee, Bucarest, Vilnius e Lisbona, in collaborazione con le rispettive università e centri di ricerca. Il progetto ha lo scopo di ri-concettualizzare la “Città dei 15 minuti” attraverso soluzioni “non convenzionali” nelle aree urbane a bassa densità di contesti metropolitani, ovvero le aree periferiche, organizzando laboratori di co-progettazione locale con residenti e stakeholder, finalizzati alla interpretazione collettiva delle iniziative in corso e di quelle potenziali che forniscono innovazione nei servizi pubblici, commercio di prossimità e mobilità. Questa conoscenza strategica emergente, che include gli interventi auto-organizzati dei cittadini, le politiche urbane e l’imprenditoria sociale, sarà il contenuto principale dei “patti di collaborazione” tra le amministrazioni locali e gli stakeholder, impegnati in attività di co-progettazione.
Capo Di Gabinetto Nazzaro Prowd Project Kick Off Meeting RomeHanno partecipato all’evento di apertura il professor Mauro Baioni, Università di Roma Tre, Giovanni Caudo, Consigliere di Roma Capitale, l’architetto Roberta Stecchiotti, Dipartimento PNRR di Città metropolitana di Roma Capitale. Ad aprire i lavori e portare il saluto del Sindaco Roberto Gualtieri, il Capo di Gabinetto della Città metropolitana di Roma Capitale, Francesco Nazzaro:
“La Città metropolitana di Roma Capitale è assolutamente convinta che la pianificazione strategica del territorio non possa fermarsi all’interno dei confini amministrativi della Città. È nella dimensione metropolitana che si sviluppano le infrastrutture, inclusi i punti di accesso alla città, ed è ai nostri 120 Comuni, oltre Roma, che come ente di area vasta dobbiamo garantire, attraverso una pianificazione diffusa e partecipata, omogenee condizioni di vita e prospettive di crescita e sviluppo. L’aspetto partecipativo e dal basso che caratterizza questo progetto è uno dei suoi principali punti di forza: una pianificazione che viene costruita attraverso il dialogo con il territorio e con le amministrazioni che lo governano a livello locale, perché solo chi vive il territorio ne conosce le specificità e l’evoluzione, così come sa definire le prospettive future.
Capo Di Gabinetto Nazzaro Prowd Project Kick Off Meeting RomeLe migliori soluzioni per i cittadini dei contesti urbani non centrali rispetto alle metropoli, inclusi anche gli aspetti logistici e infrastrutturali che rimandano al concetto della città dei 15 minuti e a condizioni di vita sostenibili, vengono costruite con gli attori locali, in un continuo dialogo. È infatti in piena connessione e sinergia con i Comuni che abbiamo messo a terra il progetto PNRR, in particolare con i PUI Sport e Cultura, due asset strategici per la crescita delle comunità, in una logica di rete che superi il concetto divisivo centro-periferia e consenta a cittadini e citttadine, a prescindere dalla zona in cui vivono, le medesime condizioni e opportunità di socialità, studio, lavoro e sviluppo. I risultati di questo progetto non resteranno astratti, ma ci consentiranno di costruire azioni concrete, coerenti con le linee dello sviluppo strategico metropolitano, implementando innovazioni che possano essere d’esempio per le altre città metropolitane italiane”.
Roma, 13 marzo 2025

Quando la storia è maschilista

Dopo avere gestito per oltre 20 anni il governo egizio, donando alla popolazione pace e abbondanza, il nome della regina Hatshepsut fu cancellato e solo casualmente gli storici sono riusciti a ricostruirne la storia. Il motivo di questa damnatio memoriae? Era una donna e di una donna che abbia gestito bene il potere non si deve perpetuarne il ricordo. Ma di quante altre donne quel ricordo è perduto? Quante donne sono state bruciate sul rogo e quante infamate solo perché non si poteva accettare che fossero pari, se non migliori, degli uomini?

Quando la storia è maschilistaNella giornata internazionale della donna, l’Associazione “Forum Clodii”, dal 2018, con questa sesta edizione ha voluto ricordare figure femminili del passato e, nella splendida cornice della Sala degli Avi del Museo di Palazzo Altieri ad Oriolo Romano, brillantemente presentate dalla dottoressa Elisabetta Mori, tre bravissime e chiarissime relatrici, le docenti universitarie Anna Esposito (Università La Sapienza di Roma), Claudia Bischetti (Università La Sapienza di Roma) e Loredana Lorizzo (Università Chieti Pescara), hanno ricostruito, sulla base della loro ricerca e dello studio di documenti storici (corrispondenze, atti notarili eccetera), chi fossero veramente tre donne con una personalità che ha comportato la loro condanna da parte del potere maschile infangandone la memoria: Lucrezia Borgia, Clarice Orsini e Maria Mancini. Per queste tre figure, la strategia di disinformazione (ebbene sì, è sempre esistita da secoli: le fake news sono esistite da molto prima della diffusione dei social cui si vorrebbero oggi addossare tutta le colpe) ha costruito su di loro un castello di falsità e calunnie, soprattutto nel corso del XIX secolo, dipingendole come assassine, pazze e di facili costumi.

Quando la storia è maschilistaIl convegno, che ha visto la sala strapiena di ascoltatori interessatissimi, con la presenza dell’Associazione L’Agone nuovo, è stato introdotto dalla dottoressa Cinzia Caccia, consigliera dell’associazione e storica organizzatrice di questo format, che ha ringraziato la direttrice del palazzo Altieri, la dott.ssa Valeria Di Giuseppe Di Paolo, il presidente della associazione “Forum Clodii”, il dottor Massimo Mondini, ed il sindaco di Oriolo Romano, dottor Emanuele Rallo.

La prima figura controversa, trattata magistralmente dalla professoressa Anna Esposito, è stata quella di Lucrezia Borgia, donna cui sono state assegnate, da una visione maschilista, le malefatte di due uomini, il padre ed il fratello.

Lucrezia, figlia Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, nata a Subiaco nel 1480, fu inizialmente strumento e vittima delle manovre politiche del padre in quanto i Borgia, avendo necessità, per rafforzarsi, di stringere alleanze, utilizzarono la “politica matrimoniale”. Ci sono una ventina di atti notarili che riguardano contratti e annullamenti di matrimoni di Lucrezia. La leggenda nera della famiglia nasce da un manoscritto sicuramente rimaneggiato, alla morte di Alessandro VI, forse ad opera dei della Rovere, acerrimi nemici dei Borgia e dai romanzi (Victor Hugo) e melodrammi (Gaetano Donizetti) ottocenteschi privi di reali fonti storiche.

Lucrezia fu inizialmente promessa allo spagnolo Don Cesare conte di Aversa, poi data in sposa a Giovanni Sforza, signore e vicario della Chiesa per Pesaro. Fu un breve periodo di felice vita coniugale, ma il matrimonio fu annullato dal papa con la accusa di impotenza di Giovanni per cui Lucrezia fu data in sposa ad Alfonso d’Aragona, duca di Bisceglie e figlio naturale di Alfonso II re di Napoli. Ma Alfonso fu fatto strangolare dal fratello di Lucrezia, Cesare Borgia, il quale aveva cambiato politica alleandosi con i francesi. Il dolore per Lucrezia fu immenso, perché era realmente innamorata di Alfonso e accettò, riluttante, di sposare Alfonso d’Este, pur di andare via da Roma. Alla corte estense, lontana dalla dolorosa Roma, Lucrezia divenne, grazie alla sua bellezza ed alla sua intelligenza, popolarissima, disinteressandosi della politica fatta di intrighi e promuovendo una vita intellettuale di corte celebrata da grandi poeti e raccogliendo attorno a sé uomini tra i più famosi del Rinascimento. Nella parte finale della sua breve vita passò lunghi periodi in convento a chiedere perdono “per li peccati de questa nostra etade” e morì a soli 39 anni per complicazioni di un parto.

Lucrezia dominò le scene di Roma e d’Europa a cavallo tra la fine del Quattrocento e il primo ventennio del Cinquecento; fu osannata per le “qualità rare per la sua età” durante il suo governo a Ferrara; fu chiara la sua competenza e la sua capacità di ragionamento oculato negli affari di governo e nella imprenditoria, soprattutto in campo agricolo; fu virtuosa come moglie e come madre e grande mecenate dell’arte nel Rinascimento. Infine fu chiara la sua vicinanza alla religiosità, cosa che potrebbe sembrare assurda se ci si basasse sui racconti misogini diffusi nei social. Una spiritualità evidenziata dalle lettere scritte da un insospettabile: il suo confessore, seguace del Savanarola. Di Lucrezia restano tre ritratti sicuri, due nelle monete ferraresi, in quanto duchessa, e un affresco del Pinturicchio negli appartamenti Borgia in Vaticano.

La professoressa Claudia Bischetti ha poi trattato in maniera brillantissima la figura di Clarice Orsini, tramandata ai posteri come persona dal carattere intrattabile, scontrosa, rifuggente la cultura. In realtà poco amata solo perché “moglie straniera” del rifulgente astro Lorenzo il Magnifico.

Clarice, del ramo di Monterotondo della potente famiglia Orsini, nacque nel 1455. Il matrimonio fra un Medici e una Orsini è una “stranezza” perché si tratta dell’unione della famiglia Medici, ricchissima e potentissima, ma non nobile, con la famiglia Orsini che già vantava un papa in famiglia e che prevedeva matrimoni solo al proprio interno e comunque eventualmente solo con altri nobili. L’intento dei Medici era chiaramente quello di legarsi ad una delle più blasonate casate nobili romane, una dinastia di uomini d’arme che poteva rimediare alla mancanza di un autonomo ed efficiente apparato militare; inoltre la presenza di numerosi prelati nella famiglia avrebbe favorito relazioni più strette con la santa sede dove i Medici avevano una importante filiale bancaria.

Una descrizione minuziosa di Clarice, poco più che tredicenne, la abbiamo proprio da parte di Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo, giunta a Roma allo scopo di trovare moglie al primogenito. Il lussuoso festeggiamento del matrimonio durerà ben tre giorni. Clarice era stata educata per divenire signora di castello, ma a Firenze troverà un ambiente totalmente diverso: vive sì in un palazzo lussuoso e principesco, ma a Firenze non è una principessa. Non riesce ad essere partecipe a tutte le feste e avvenimenti culturali per via della salute cagionevole, malata di tisi e spossata dalle continue gravidanze, ben 10 che daranno 7 figli alla casata Medici. Queste gravidanze non furono delle passeggiate per Clarice e la morte di parto della sua strettissima amica, Francesca Pitti, la portarono ad avere il serio timore di fare la stessa fine. Il suo atteggiamento di protezione della salute propria e dei figli ed il timore, assolutamente non infondato, per la vita del marito verranno letti come altezzosa arroganza nobiliare e, nonostante il suo prodigo ed instancabile sostegno ai poveri la rese cara e amabile al popolo, si dirà di lei che aveva un carattere intrattabile ed una scarsa tendenza alla cultura e all’arte. In realtà nessun documento fa trapelare una sua avversione alla cultura, anzi al figlio scrive incitandolo a studiare affinché, alla corte romana, sia notato come persona acculturata e non come ignorante.

Moglie del potente Lorenzo, Clarice si ritrovò ad avere una miriade di richieste di aiuto e favori da parte della famiglia e si prodigò per soddisfarle, ma l’ambiente fiorentino non era quello di una corte e, nonostante l’interessamento del potente marito, non riuscirà a appagare tutte le richieste e finirà con il non rispondere più alle perorazioni, attirandosi la rabbia dei familiari. Non riuscirà nemmeno nella missione di far diventare cardinale il fratello, questo proprio a causa di Gentil Virginio del ramo familiare di Bracciano, il quale aveva puntato su un altro Orsini. A questo proposito la lite con la famiglia sarà dura e Clarice arriverà a rifiutare di essere ospitata a Roma nel palazzo degli Orsini di Bracciano a Campo de’ fiori, per andare invece nel freddo e scomodo palazzo di Monte Giordano, in ricostruzione perché andato a fuoco, ma di proprietà condivisa fra i due rami della famiglia per sentirsi autonoma e padrona.

In seguito alla congiura dei Pazzi e l’arrivo della peste, Clarice e figli si trasferirono fuori Firenze per motivi di sicurezza e Lorenzo chiese a Poliziano di essere istitutore dei propri figli Piero e Giovanni ma, nato il piccolo Giuliano, si verificò un crescendo di tensione tra Clarice e Poliziano. La divergenza fra il poeta e Clarice fu causata da un lato dallo stress dovuto alla separazione forzata da Lorenzo, dall’altro dalla diversa concezione del percorso educativo di Giovanni, già destinato alla carriera ecclesiastica. Infatti, se per Piero, erede di Lorenzo, l’educazione classica era stata accettata da Clarice, invece per Giovanni, destinato alla carriera ecclesiastica, lei voleva una educazione di tipo teologico che gli avrebbe dato più sicurezza nello spazio curiale romano a lei ben noto. Lorenzo sarà dalla parte della moglie e Poliziano allontanato alimentando le dicerie che dipingeranno Clarice come una ignorante che si è opposta a Poliziano. Clarice sarà comunque coinvolta nella politica locale e nazionale e dispenserà corretti consigli al marito il quale non la tradirà mai.

Il 30 luglio 1488, otto giorni dopo la partenza del marito per curarsi, Clarice morì a causa d’un improvviso peggioramento della sua malattia.

A concludere l’interessante incontro è stata la professoressa Loredana Lorizzo che, con un salto di un paio di secoli, illustra la figura di Maria Mancini, attaccata per avere voluto essere libera.

Anna Maria Mancini, nata nel 1639, fu la terza delle cinque sorelle Mancini, nipoti dell’intellettuale e politico raffinatissimo cardinale Giulio Mazzarino, portate dalla madre a Parigi per sfruttare l’influenza del fratello, tutore del giovanissimo re di Francia, Luigi XIV.

Fra i due giovanissimi, Maria e Luigi, nacque un amore romantico, quasi sicuramente non consumato, ma l’opposizione del cardinale Mazzarino e della madre del re, Anna d’Austria, non permise che la loro storia proseguisse, nonostante il futuro “re sole” ne fosse probabilmente veramente innamorato. Uno dei maggiori storici di Luigi XIV, Louis Bertrand, definì quello per Maria Mancini come il primo, ma anche come il solo amore del re. Un amore mai dimenticato da Maria che fu allontanata e data in sposa a Lorenzo Onofrio Colonna, giovane non propriamente bello, ma rampollo della potentissima casata. Le nozze furono celebrate a Parigi nella cappella reale del Louvre, onore riservato solo alle principesse, segno della benevolenza di Luigi XIV. Maria si trasferì quindi in Italia, nel meraviglioso palazzo Colonna ma, in nome della propria indipendenza, chiese ed ottenne dal marito di poter continuare a vivere “alla francese”, cioè libera dalla chiusura bigotta della Roma di allora, che vedeva i rigidi divieti papalini a feste, spettacoli teatrali, carnevale eccetera. La giovane cominciò a partecipare alla vita culturale e sociale dell’epoca, superando le malelingue dei salotti romani che vedevano con invidia la sua libertà. Lorenzo attratto da una donna giovane, intelligente, capace di leggere, scrivere, suonare e poetare, in contrasto con la rigida ed ingessata società romana, seguì la vita della giovane moglie ed il palazzo divenne il centro della vita mondana: All’interno del palazzo venne realizzato un teatro per mettere in scena spettacoli liberamente. Maria sarà un ciclone nel mortorio romano: vestendo scollata e adornata di gioielli (inusuale per le romane), sarà ritratta come Venere, insomma la sua vita, normale a Parigi, divenne scandalo a Roma.

I due ebbero, comunque, tre figli che, però, provarono fortemente la salute di Maria mettendone a rischio la vita. Il timore di morire di parto e magari di essere uccisa dal marito, che nel frattempo aveva avuto relazioni extraconiugali, deteriorò i rapporti fra i due, tanto che Maria decise di fuggire da Roma, calandosi rocambolescamente con delle lenzuola dal palazzo, per raggiungere il suo antico amore a Parigi. Ma Luigi XIV ormai non avrebbe potuto più accoglierla, sia per la fuga dal marito sia perché, come italiana, era invisa alla corte. Maria iniziò allora un lungo periodo di viaggi iniziati a Torino, nella corte dei Savoia, e poi proseguiti per tutta Europa.

Durante il suo peregrinare, fu dato alle stampe una sua falsa autobiografia. Una donna normale dell’epoca si sarebbe rinchiusa in convento per la vergogna di quanto riportato nel libello, ma non Maria che, invece, decide di scrivere lei la sua vera autobiografia. Saranno solo la morte di Lorenzo e le pressioni dei suoi familiari che la riporteranno a Roma, ma per poco tempo: riprese presto la sua vita raminga fino a che, colpita da una serie di lutti familiari, si ritirò a Pisa, dove morì nel 1706 e dove fu sepolta, assieme alla collana di 35 perle che il re Luigi le aveva donato al momento della loro separazione e all’anello con diamante che il principe Lorenzo le infilò al dito nel giorno del loro matrimonio.

Maria mai tradì la sua natura libera, non aveva paura di mostrare i propri sentimenti, si abbandonò alla forza travolgente dell’amore e della passione e per questo fu dipinta con stereotipi da invidiosi di quella libertà che tutte le donne dovrebbero sempre avere.

Riccardo Agresti, foto di Pino Pesci

Santa messa e decreto venerabilità di Salvo D’Acquisto

Santa messa in occasione della promulgazione Del decreto di venerabilità del vice brigadiere M.O.V.M Salvo D’Acquisto…

La Consigliera Delegata alla Viabilità, Mobilità e Infrastrutture della Città
metropolitana di Roma Capitale, Manuela CHIOCCIA, è stata delegata dal Sindaco Roberto Gualtieri, a presenziare alla cerimonia presso la Basilica
Papale di San Paolo Fuori le Mura, per le celebrazioni della promulgazione de decreto di venerabilità de Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto.
“Oggi, siamo chiamati non solo a ricordare la sua eroica azione, ma anche a riflettere sui valori che ha saputo incarnare: l’impegno per il bene comune, la fedeltà ai principi di giustizia e la capacità di sacrificarsi per gli altri, anche al costo della propria vita.
La venerabilità che oggi gli viene riconosciuta ci invita a coltivare la memoria di Salvo D’Acquisto, come esempio di virtù e come simbolo di una dedizione assoluta alla comunità e alla difesa della dignità umana”.
Così in una nota la Consigliera Delegata della Città metropolitana di Roma, Manuela Chioccia.
Hanno partecipato alla cerimonia  il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A Salvatore

LUONGO, e le più alte cariche del Governo.

 

Non si arrestano i blitz nello storico edificio dell’Istituto Comprensivo di Bracciano Scuola Tommaso Tittoni

Negli ultimi tempi sono sempre più frequenti le intrusioni di estranei con relativi furti di materiale didattico e danneggiamenti. L’edificio per l’ubicazione, in pieno centro cittadino, e per la struttura antica degli infissi e degli accessi, lontani dagli attuali standard di sicurezza, diventa purtroppo facile preda di malviventi. Già all’inizio di questo mese, tra sabato e domenica 2 marzo, la direzione dell’Istituto ha dovuto constatare che durante la notte degli estranei si erano introdotti nell’edificio e avevano agito indisturbati. Quello accaduto nella notte tra ieri mercoledì 12 e questa mattina giovedì 13 marzo è solo l’ultimo di diversi atti che si sono succeduti nel tempo. La direzione dell’Istituto comunica che questa mattina “intorno alle 7.15 uno dei collaboratori ha evidenziato che degli estranei si sono introdotti nella scuola. Durante il sopralluogo congiunto effettuato con i carabinieri e il personale addetto alla sorveglianza, sono stati ravvisati, danni materiali ad alcune porte, il danneggiamento di un vetro, della catenella e della porta di accesso al terrazzo. Inoltre è stata verificata la sottrazione di sei computer portatili sottratti dagli armadietti di sicurezza, posizionati nelle aule”. L’Istituto già in seguito a quanto verificatosi ad inizio mese aveva evidenziato la carenza di un adeguato sistema di sicurezza intorno alla scuola, sottolineando che “l’edificio si trova in pieno centro, punto d’interesse di gruppi di ragazzi che si attardano nelle ore serali e notturne” e che “la zona è video sorvegliata esclusivamente all’incrocio tra piazza Dante e via P. di Napoli; all’interno dell’edificio non vi sono impianti di video sorveglianza o di allarme”. Inoltre è stato posto l’accento “sulla struttura dell’edificio, che è posto su due piani più il seminterrato, che affaccia su cinque lati con numerose vie di fuga; gli infissi e le porte sono di vecchia concezione e non sempre garantiscono l’efficienza e l’isolamento necessario”. Considerata la frequenza degli episodi di intrusioni che si sono succedute negli anni, “non ultimo a giugno, come da denuncia presentata presso la vostra stazione, sono stati sottratti materiali informatici; a settembre durante altra intrusione, sono stati scaricati gli estintori del piano seminterrato”, l’Istituto ribadisce che “Risulta sempre più evidente la necessità di richiedere l’impianto di video sorveglianza e l’allarme collegato alla centrale operativa all’Ente Proprietario”. Provvedere alla cura e alla sicurezza interne ed esterna di un edificio dall’importanza, storica, architettonica e soprattutto sociale, quale rappresenta l’edificio Tommaso Tittoni per la città di Bracciano, sarebbe dovuta essere e dovrebbe essere una priorità per tutte le Amministrazioni Comunali presenti e passate della città di Bracciano.  Proteggere, abbellire e curare la scuola è un atto dovuto verso le future generazioni e di rispetto verso quelle passate, che in quel luogo si sono formate.

Cinzia Orlandi

Redattrice de L’Agone

Regione Lazio, Crea: “ voucher per lo sport”

REGIONE LAZIO, CREA (CIVICA ROCCA):
“VOUCHER PER LO SPORT”, 30M€ IN TRE ANNI,
UN AIUTO PER LE FAMIGLIE PIU’ IN DIFFICOLTA’
 
 
 
Roma, ieri 12 marzo 2025 – “Un’iniziativa della Giunta Rocca, unica nel suo genere essendo per la prima volta previsto l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) per la promozione dello sport.
Si tratta di un investimento, pari a 30 milioni di euro in tre anni (10 milioni per ogni annualità), per favorire lo sport nei percorsi di vita e di crescita educativa dei giovani, favorendo anche l’inclusione sociale.
I voucher saranno destinati ai ragazzi, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, residenti nel Lazio attraverso la pubblicazione di Bandi in collaborazione con Sport e Salute.
Verrà data priorità ai giovani che provengono da ambienti familiari in difficoltà economica e sociale, per consentire loro lo svolgimento dell’attività sportiva in modo gratuito.
Ad ogni giovane potrà essere destinato un voucher dal valore massimo di 500 euro il quale potrà essere utilizzato presso le Associazioni Sportive e Società Sportive Dilettantistiche, Enti del Terzo Settore di ambito sportivo del Lazio.”
E’ quanto dichiara Mario Luciano Crea, Presidente della Commissione Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo del Consiglio regionale del Lazio.
 

Avv. Mario Luciano Crea

Presidente della Commissione consiliare V – Cultura, spettacolo, sport e turismo 

Componente Commissione IV- Bilancio, programmazione economico-finanziaria,

partecipazioni regionali, federalismo fiscale, demanio e patrimonio

Componente Commissione VII – Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria, welfare

LA RETE DELLE ISTITUZIONI SI CONSOLIDA. All’Istituto Mattei di Cerveteri si riunisce il Tavolo Interistituzionale

Si è riunito, il giorno 11 marzo, nell’ISIS Enrico Mattei, il Tavolo Interistituzionale costituito nel 2022 grazie a un progetto ideato dalla ASL RM 4, dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia e dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, che hanno stipulato un protocollo d’ intesa con lo scopo di dar vita a una RETE antiviolenza. Al suo interno, vi sono numerose e diverse figure professionali che, in collaborazione con enti e associazioni locali, danno supporto alle donne vittime di violenza di genere in modo da garantire loro un’assistenza tempestiva, completa e integrata. Trattare gli incontri di sensibilizzazione nelle scuole è importante perché consente di affrontare l’argomento in maniera più diretta ed efficace e di trovare immediata risonanza nei ragazzi.

 

L’abbrivio all’incontro è stato dato dalla dirigente scolastica dell’istituto Mattei di Cerveteri, Loredana Cherubini, la quale ha ricordato che l’iniziativa mette insieme le massime rappresentanze istituzionali locali riconoscendo alla scuola la dignità di assumersi l’onere di un cambiamento culturale urgente e necessario.

L’agone era ritualmente presente con il suo presidente Giovanni Furgiuele, a portare la sua testimonianza di vicinanza ai temi trattati.
Dopo i saluti della padrona di casa, la parola è passata al direttore sanitario della ASL RM 4, Simona Ursino, che ricordando le finalità e la genesi di quel consesso, ha sapientemente moderato l’intero svolgimento dei lavori.

Breve e illuminante è stato il dialogo della Sindaca di Cerveteri, Elena Maria Gubetti che ha chiesto ai circa 200 alunni, di classe quarta e quinta, presenti nell’aula magna dell’istituto, in quanti sapessero che nel loro Comune è attivo uno sportello e un centro antiviolenza.
Nessuna mano alzata, solo la domanda, spontaneamente fatta da una studentessa, sulla differenza esistente tra uno sportello antiviolenza e un centro antiviolenza.
La prima cittadina ha rimarcato l’importanza che il cambiamento debba partire proprio dalla consapevolezza e a questo si devono educare proprio loro, i giovani.

 

 

Un discorso professionalmente misurato e molto umano, quello  della neo nominata direttrice generale della ASL RM 4, Rosaria Marino, che ha ringraziato tutti i soggetti attivi del progetto per l’impegno profuso fin qui.
Ha chiesto di spostare l’attenzione oltre che sulle vittime di violenza, anche su chi, quegli agiti malsani, li compie alimentando quei sentimenti di paura e di vergogna che bloccano la vittima all’interno di rapporti sbagliati.
Ha rappresentato la complessità dell’aiuto quando, oltre ai danni fisici, ci si debba occupare anche dei danni psicologici; ma ristrutturare la psiche, il pensiero, è complesso; servono più interventi per allontanare la vittima dal luogo della sofferenza, per reintrodurla nella società, per darle, attraverso il lavoro, l’indipendenza economica, … Ecco l’importanza dei Tavoli Interistituzionali e del lavoro in Rete. La dott.ssa Marino, provenendo da una grande realtà come quella della Capitale, riconosce nei luoghi di provincia il grande vantaggio di poter entrare più facilmente in empatia istituzionale.

Il Procuratore della Repubblica di Civitavecchia, Alberto Liguori, ha preso la parola ringraziando tutti i presenti in sala e quanti partecipano alla Rete, i  dirigenti, i medici,  tutta la polizia giudiziaria, i membri della sua Segreteria, la dottoressa Frattin che opera nel settore violenza. Con un linguaggio chiaro e articolato, egli ha parlato ai giovani di libertà costituzionali; libertà di pensiero, di circolazione, libertà sessuale. Ha citato la recente Legge per cui l’autore di femminicidio è punito con l’ergastolo e ricordato ai ragazzi che, quando usciranno dalla scuola, si getteranno nel mondo e saranno soli, quindi dovranno aver imparato a gestire, a 18-19 anni, sia il corpo sia la psiche.
Egli ha accennato alla recente revisione normativa che equipara le pene per i femminicidi a quelle previste per i reati di mafia; ha sottolineato, allarmato, come i reati di violenza domestica e di genere siano in forte crescita, arrivando a circa 6 casi al mese nel territorio di competenza della Procura che dirige.
Ha enucleato numeri da capogiro, il dott. Liguori, affermando che su quasi 650 casi ve ne sono oltre 200 per i quali si è resa necessaria l’inflizione di misure cautelari, dal carcere ai divieti di avvicinamento.
Riprendendo la provocazione della sindaca Gubetti, il Procuratore ha ritenuto grave che i ragazzi disconoscano la presenza di centri antiviolenza nel loro Comune. “La prima prevenzione siete voi”, ha detto ai ragazzi.
Ha lasciato, quindi, la parola a uno dei suoi Sostituti Procuratori, la dott.ssa Martina Frattin che ha sostenuto l’indispensabilità dell’educazione in ogni rapporto, a scuola come in altri contesti di accrescimento e sviluppo, ricordando come purtroppo spesso l’educazione manchi nei contesti familiari.

La PM ha raccontato un caso pratico e si è commossa al suo epilogo; la sensibilità di un magistrato – ha ribadito il Procuratore – può farceli sentire più vicini nella lotta a questa barbarie che è la violenza di genere.

 

La sintesi metaforica dei casi reali analizzati è che la violenza è incrementale e spesso è negata, ma sono i casi in cui, troppo spesso, arriva al dramma.
Il messaggio che è passato è chiaro: la prevenzione dà i suoi frutti quando la vittima si vuole bene, ovvero si confida e si affida. Quindi, ha concluso il dott. Liguori, è importante ricordare un “leitmotiv”: parlarne, parlarne, parlarne.

 

 

 

Gli autorevoli interventi sono stati intervallati da poesie e brani recitati da alcuni alunni dell’istituto, organizzati dalla prof.ssa Temperi; le vibrazioni delle corde di un violino hanno raggiunto tutti, dopo la declamazione dell’ultima strofa della poesia manifesto in memoria di Giulia Cecchettin, ”Quiero ser la Ultima”, diventata una denuncia contro il femminicidio.

 

 

 

Tutti in piedi, commossi, anche quando la dott.ssa Ursino, come da tradizione del Tavolo Interistituzionale, ha ricordato le 22 vittime registrate dal 16 ottobre, data dell’ultima riunione.

Le psicologhe dello sportello di ascolto della Procura di Civitavecchia, Miriam Santilli ed Elisa Caponetti, hanno incentrato il loro focus sull’importanza  di intervenire sia sul trattamento degli autori di violenza, per abbattere le recidive, sia sul continuum delle esperienze arricchenti nate nei percorsi PCTO delle scuole superiori.

Puntuali e sintetici anche gli interventi della psichiatra del Centro di Salute Mentale di Ladispoli, dott.ssa Celozzi e della neuropsichiatra infantile Dott.ssa Vitale. Per la dott.ssa Celozzi “la rete non è qualcosa di formale ma operativo e deve pertanto essere propulsiva, passando attraverso la formazione, la definizione di procedure e la conoscenza del territorio. La dott.ssa Vitale ha accennato al fenomeno complesso della violenza in età evolutiva; sia essa violenza subita o assistita, genera disturbi emotivi e influenza l’apprendimento.

 

Ileana Aiese Cigliano, presidente del Centro Antiviolenza “Le farfalle” di Cerveteri, ha esposto i compiti del Centro e messo in guardia i giovani: la genesi della violenza è lenta e parte da atteggiamenti che inizialmente non destano preoccupazione. Il direttore dei servizi Sociali responsabile dei consultori Asl Rm4, dott.ssa Gabriella Lotti, ne ha messo in evidenza l’importanza come punto di ascolto rivolto ai giovani dai 14 ai 24 anni. Il consultorio è anch’esso un anello della Rete antiviolenza.

La virtuosità di un territorio è marcata anche da come le istituzioni che lo rappresentano siano in grado di coalizzarsi per sconfiggere i mali che lo affliggono e questo può renderci orgogliosi di appartenervi. I lavori del Tavolo sono terminati con l’impegno di un prossimo appuntamento a maggio.

Gianluca Di Pietrantonio
Redattore L’agone

 

È nata la “Denominazione Comunale” per Civitavecchia

De.Co., ecco il marchio di denominazione comunale per le specialità gasrtonomichedi Civitavecchia nato con la collaborazione della Cna

Nasce il Made in Civitavecchia. Si chiama De.Co. ed è il marchio di denominazione comunale che da oggi le imprese possonorichiedere per i tre prodotti al momento inseriti nell’omonimo albo: “Biscottino di Natale di Civitavecchia”, “Pizza di Pasqua di Civitavecchia” e “Pizza pasquale con il cioccolato”.

La Cna ha collaborato e portato avanti il progetto in stretta sinergia con il Comune di Civitavecchia, partecipando alla definizione deidisciplinari. Le tre specialità gastronomiche, per potersi fregiare del marchio, devono rispondere a determinate caratteristiche: essere prodotte nel territorio comunale edessere legate alla storia, alla cultura e alle tradizioni locali.

Lo scopo dell’iniziativa è quello di far conoscere questi prodotti tipici di Civitavecchia al di fuori dei suoi confini, anche attraverso manifestazioni, fiere, sagre e mercati.

I tre disciplinari descrivono queste prelibatezze sotto ogni punto di vista. Si va dalla ricostruzione storica agli ingredienti, fino ai metodi di preparazione. Si scopre così che “le biscuttine di Civitavecchia” – come li descrive lo storico Enrico Ciancarini – compaiono già nella seconda metà dell’800. O che Il romano La Frusta, giornale politico morale, il 31 marzo 1872 pubblicava un sonetto in dialetto romano in cui Civitavecchia e la sua pizza erano citate due volte. O ancora che la tradizionale ricetta della pizza di Pasqua veniva arricchita con l’aggiunta del cioccolatograzie ai traffici mercantili del porto.

La Cna è a disposizione delle imprese per la presentazione delle domande e per fornire tutte le delucidazioni del caso. Info: 0761/229217.

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