L’avviso del concorso pubblico è pubblicato sul sito istituzionale della Multiservizi Caerite: è possibile presentare domanda fino alle ore 12:00 di lunedì 31 marzo.
Un concorso pubblico al fine di realizzare una lista di idoneità per l’assunzione a tempo determinato e a tempo pieno di personale nell’ambito del contratto di servizio di manutenzione del verde pubblico e dei servizi cimiteriali.
«La Multiservizi Caerite, società di cui il Comune di Cerveteri è socio unico, svolge una serie di servizi importantissimi per la nostra città: su tutti, oltre chiaramente alla gestione delle sei farmacie comunali, quello della cura e della manutenzione del verde e dei servizi cimiteriali», ha dichiarato Alessandro Gazzella, Assessore al Bilancio e al Personale del Comune di Cerveteri con delega ai Rapporti con la Partecipata, «con questo avviso pubblico, ci poniamo l’obiettivo di costituire una graduatoria di figure capaci di poter rappresentare in futuro, nell’ottica di voler ampliare l’organico e potenziare ancor di più le attività svolte quotidianamente, un punto di forza e competenza per l’azienda».
«L’avviso è pubblicato nella sezione Amministrazione Trasparente/Bandi di concorso del sito della Multiservizi Caerite», aggiunge Gazzella, «il personale, che sin da ora ringrazio per il lavoro che sempre svolge, è comunque a completa disposizione per ogni richiesta di informazione o approfondimento».
La domanda di ammissione potrà essere redatta in carta semplice esclusivamente secondo lo schema allegato al bando (All. A), corredata dal Curriculum Vitae e copia non autenticata del documento di identità personale in corso di validità (o del permesso di soggiorno o dell’atto che attesta lo status di rifugiato o di protezione sussidiaria), debitamente firmata, indirizzata alla Multiservizi Caerite S.p.A. – vicolo M. F. Sollazzi,3 – 00053 – Cerveteri.
Potrà essere presentata presso gli uffici della Multiservizi, dal lunedì al venerdì dalle ore 09:00 alle ore 15:00, oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite PEC all’indirizzo multiservizicaerite@legalmail.it. Possono partecipare i cittadini che risultino essere non esclusi dal diritto all’elettorato attivo e passivo, con regolare posizione nei confronti degli obblighi di leva e in possesso dell’idoneità psico-fisica all’impiego. I candidati inoltre non devono aver riportato condanne penali e non devono risultare interdetti o sottoposti a misure che lo escludano dalla nomina degli impieghi presso una Pubblica Amministrazione.
L’avviso è pubblicato sul sito www.multiservizicaerite.it e la domanda di partecipazione dovrà pervenire entro e non oltre le ore 12:00 di lunedì 31 marzo 2025.
Il progetto del porto crocieristico privato a Fiumicino è un attacco diretto alla portualità pubblica e alla centralità strategica del porto di Civitavecchia, primo scalo crocieristico del Mediterraneo assieme a Barcellona e quinto nel mondo. La decisione di favorire l’ennesima operazione privata, senza alcuna logica di sviluppo sistemico e in aperta concorrenza con un’infrastruttura pubblica, già consolidata e perfettamente funzionante, dimostra l’assenza di una visione coerente per il futuro della portualità italiana.
Il porto di Civitavecchia è una risorsa essenziale per l’economia della Regione Lazio e dell’intero Paese. Con fondali profondi fino a 18 metri, aree retroportuali di vasta estensione, collegamenti diretti con Roma via autostrada e ferrovia, e una posizione geografica ineguagliabile, rappresenta il fulcro naturale per il traffico crocieristico e commerciale dell’Italia centrale. Piuttosto che investire e potenziare questa infrastruttura pubblica, si sceglie di strizzare l’occhio a un’operazione privata che rischia di frammentare il sistema portuale e indebolire l’intero settore, creando un precedente mortale per la legge 84/94.
A rendere il quadro ancora più cupo è la risposta del sindaco di Fiumicino Mario Baccini alle richieste di chiarimento avanzate dal sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene. Chiedere conto dello stato di avanzamento di un’opera tanto assurda quanto concorrenziale con il porto di Civitavecchia è proprio “pensare agli interessi di Civitavecchia”, eppure la risposta di Baccini testimonia due aspetti. Il primo è una memoria decisamente corta: è stato proprio grazie a Civitavecchia che Fiumicino è stato coinvolto nel network dell’Autorità di Sistema Portuale, eppure oggi ci si muove come se Civitavecchia non esistesse. Il secondo aspetto è ancora più preoccupante: il progetto della sedicente “Provincia Porta d’Italia” dimostra tutta la sua inconsistenza proprio nell’atteggiamento del suo principale promotore. Se la risposta di Fiumicino è “Civitavecchia pensi a sé”, se nel frattempo viene portato avanti un progetto di porto privato in diretta concorrenza con Civitavecchia, allora diventa chiaro che quello che si vuole proporre non è un sistema integrato, ma un’operazione che ridurrebbe Civitavecchia a una ruota di scorta della provincia di Fiumicino.
Il Partito Democratico di Civitavecchia respinge con forza questa prospettiva. La portualità non può essere lasciata in balia di interessi privati che puntano a trasformare un asset pubblico strategico in un feudo per pochi. Non può essere costruito un modello di sviluppo basato sulla frammentazione, la concorrenza interna e la logica del più forte. Il porto di Civitavecchia deve restare al centro delle politiche di sviluppo regionale e nazionale, con investimenti pubblici mirati a rafforzare la sua capacità operativa, attrarre nuove opportunità economiche e consolidare il suo ruolo di leader nel traffico crocieristico e commerciale.
La direzione da prendere è chiara: potenziare le infrastrutture esistenti, garantire lavoro e sviluppo per il territorio, rafforzare la sostenibilità ambientale e difendere il principio che le grandi infrastrutture strategiche devono rimanere un bene pubblico. Il Partiinfrastrutture strategiche,
to Democratico continuerà a battersi in ogni sede contro questa operazione sbagliata, chiedendo risposte serie e un cambio di rotta per il bene di Civitavecchia e della portualità italiana.
Enrico Luciani
Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia
Il 20 marzo, alle ore 15,00, si terranno nella chiesa della Madonna del Ruscello a Vallerano (VT) i funerali del direttore Massimiliano Morelli, scomparso prematuramente lo scorso 11 marzo.
Alla Famiglia va la nostra vicinanza e le più vive condoglianze.
Per l’Associazione Culturale No Profit L’agone nuovo
Nuova Acropoli arriva al terzo appuntamento de ” La ricerca spirituale tra Scienza e Arte nell’ultimo secolo”.
Questo venerdì 21 marzo alle h. 20:30 in via Fiume 108 a Ladispoli il protagonista sarà il celebre scienziato Albert Einstein.
Il fisico è famoso per la innovativa formula che lega materia ed energia, ma forse in pochi conoscono l’insegnamento filosofico che si cela dietro questo assioma.
L’incontro si centrerà su aspetti meno noti di questa mente geniale: ebreo in Germania proprio durante il nazismo, innamorato dell’Italia e della vita semplice ed autentica, sinceramente ostile alle differenze di classe e per questo un vero e proprio filosofo di pace.
La conferenza avrà una natura laboratoriale, in parte teatralizzata, per rendere pratica ed utile la fruizione anche ad un pubblico giovane e non di settore.
Per maggiori informazioni, è possibile contattare il 348 5656113 o scrivere a ladispoli@nuovaacropoli.it
La Corte costituzionale ha ritenuto ammissibili i 4 quesiti referendari sul lavoro, per i quali sono state raccolte oltre 4 milioni di firme, e il referendum sulla cittadinanza, depositato in Cassazione con 637 mila firme.
Martedì 18 marzo si è svolta presso la sede della Cgil Spi di Bracciano la prima riunione territoriale per costituire il comitato referendario in vista delle prossime votazioni indette per le giornate dell’8 e 9 giugno
I cinque quesiti su cui si esprimeranno i cittadini riguardano temi cruciali per il futuro del lavoro e della società italiana:
LICENZIAMENTI, MAGGIORI TUTELE PER I LAVORATORI DELLE PICCOLE IMPRESE, CONTRATTI A TERMINE, SICUREZZA SUL LAVORO, CITTADINANZA ITALIANA
All’incontro sono presenti i rappresentanti delle forze politiche ed associazioni che a suo tempo avevano dato il loro contributo per la raccolta firme terminata con successo il 16 luglio 2024
E intervenuta anche la segretaria generale della camera del lavoro territoriale di Civitavecchia, Roma Nord e Viterbo, Stefani Pomante, che ha esposto con chiarezza e competenza i 5 referendum e ha messo al corrente i presenti delle iniziative già avviate dalla Cgil.
La riunione è stata anche un’importante momento di confronto: tutti hanno convenuto sulla necessità di attivarsi sul territorio per informare e coinvolgere li maggior numero di cittadini sull’ importanza del voto in quanto unico strumento di rappresentanza diretta che abbiamo per cambiare in meglio il Paese, arginare la tendenza all’astensionismo sempre più crescente e ridare dignità ai lavoratori in quanto persone.
Il comitato è aperto a tutti per realizzare una partecipazione democratica sempre più ampia.
Il Bioparco di Roma aderisce alla Giornata Internazionale delle Foreste domenica 23 marzo con l’innovativo evento “Luna park delle foreste”, pensato per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli ecosistemi delle foreste, evidenziare le caratteristiche più salienti degli animali che li abitano, i loro adattamenti e le principali cause che ne minacciano l’esistenza, tra cui la deforestazione. Un altro obiettivo della giornata è mettere in luce l’impegno del Bioparco nella conservazione delle specie in via di estinzione.
Dalle ore 11.00 alle 16.00 i visitatori troveranno sette postazioni a tema foreste dislocate nel parco, in ognuna si potrà partecipare a giochi che tradizionalmente si svolgono all’aperto. Le attività ludiche saranno di diversa natura, dalle sfide sportive, come l’hockey da tavolo, il basket e il tiro al bersaglio, sempre ispirate agli animali di foresta, a quelle di abilità come l’’Eco strike’, in cui bisognerà demolire una torretta di barattoli con la palla; la torre rappresenta gli equilibri di un ecosistema forestale. Oppure il ‘lancio del leopardo’, che consiste nel catturare il maggior numero di prede del felino agganciandole con un’asta dotata di calamita. O ancora ‘Acchiappa l’alieno’, per centrare un cono con gli anelli, e ‘Attacca l’animale alla foresta’, in cui ad occhi chiusi bisognerà associare l’animale corretto alla zona in cui vive.
L’evento è organizzato in occasione della “Giornata internazionale delle foreste” indetta dall’ONU che si celebra il 21 marzo di ogni anno e fa parte della campagna “Foreste sottosopra”, ideata dal gruppo di lavoro EDUZOO, gli educatori della UIZA (Unione italiana Zoo e acquari), realizzata per informare e sensibilizzare il pubblico sul tema delle foreste, sia terrestri sia acquatiche.
Le foreste coprono un terzo della superficie terrestre e hanno un ruolo fondamentale per la vita sulla Terra. Ancora oggi forniscono cibo, medicine, energia, riparo a molte persone e benefici ecologici, economici, sociali e sanitari. Rappresentano indubbiamente gli ecosistemi con maggiore diversità biologica sul pianeta, eppure la deforestazione continua a ritmi preoccupanti. Si stima che ogni anno vengano abbattuti 10 milioni di ettari di foresta, negli ultimi trent’anni ne sono andati persi 420 milioni (fonte FAO), un’area più grande dell’India.
Le attività della giornata sono comprese nel costo del biglietto.
CREDIT FOTOGRAFICO: Massimiliano Di Giovanni – archivio Bioparco
Ad Arezzo nasce Psychè la rassegna dedicata alle scienze della mente
In programma tre appuntamenti con grandi nomi della psicologia e della psicanalisi. Partenza giovedì 20 marzo con Luigi Zoja, già presidente dell’International Association for Analytical Psychology. A seguire la psichiatra e psicanalista esperta di bambini e adolescenti Adelia Lucattini (28/3) e lo psicologo e psicoterapeuta fondatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo Giorgio Nardone (11/4)
Arezzo, 19 marzo 2025
Una rassegna dedicata alle scienze della mente con i grandi nomi della psicologia e della psicanalisi italiane. Ad Arezzo nasce Psychè, l’iniziativa promossa dalla Biblioteca Città di Arezzo in collaborazione con Fondazione Guido d’Arezzo e Fraternita dei Laici che propone tre appuntamenti con professionisti e luminari del settore per guardare al mondo con strumenti nuovi.
Partenza giovedì 20 marzo alle 17.00 presso la sala CAMU della Fraternita dei Laici (via Giorgio Vasari 6) con Luigi Zoja, psicanalista con 50 anni di carriera tra Zurigo, New York e Milano, già presidente del Centro Italiano di Psicologia Analitica e dell’International Association for Analytical Psychology, che presenterà la recente pubblicazione “Dal vertice del mondo al Novecento” (Bollati Boringhieri), in cui affronta la storia d’Italia intrecciando psicanalisi, antropologia e storiografia. Avanti venerdì 28 marzo alle 17.00 sempre presso la sala CAMU della Fraternita dei Laici con Adelia Lucattini, psichiatra e psicanalista esperta di bambini e adolescenti, già dirigente nel Dipartimento di Salute Mentale di Arezzo, che a partire dalle pagine del suo “Psicoanalisi e bambini: vademecum per i genitori” (Carena Editore) tratteggerà una panoramica su temi quali la relazione madre-bambino, la gravidanza, il periodo perinatale e lo sviluppo infantile. Venerdì 11 aprile alle 18.30 presso il Teatro Pietro Aretino (via Bicchieraia 26) in programma l’intervento di Giorgio Nardone, formato alla Scuola di Palo Alto, in California, e fondatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, che insieme allo psicologo Stefano Baroni racconterà il suo ultimo libro “L’arte della negoziazione” (Ponte alle Grazie). Ingresso gratuito.
“Dopo esserci dedicati ad approfondire il mondo che ci circonda con iniziative quali la rassegna Alti Scaffali, che nella sua ultima edizione ha ospitato personalità quali Franco Cardini, Dario Fabbri e Vittorio Emanuele Parsi – spiega il presidente della Biblioteca Alessandro Artini – con Psychè abbiamo scelto di guardare all’interiorità, rivolgendoci a tre intellettuali portatori ciascuno di una diversa visione e di un diverso approccio. Luigi Zoja, esponente della scuola junghiana formato e poi docente proprio al C.G. Jung Institut di Zurigo; Adelia Lucattini, di impostazione freudiana; Giorgio Nardone, allievo ed erede di Paul Watzlawick, tra i più eminenti esponenti della Scuola di Palo Alto. Ci preme tra l’altro segnalare che due dei nostri ospiti sono di origine aretina – Lucattini e Nardone – rappresentando a tutti gli effetti l’eccellenza locale nel mondo”.
Scendendo nel dettaglio del programmagiovedì 20 marzoLuigi Zoja, introdotto da Ines Marzi, si cimenterà con un interrogativo a cui in molti hanno provato a rispondere. Quali sono i caratteri distintivi dell’Italia e degli italiani? Zoja attinge da storia, arte e letteratura, ma anche dalla psicoanalisi, tracciando la lunga storia del nostro paese attraverso l’autorappresentazione di chi lo ha abitato: una narrazione collettiva che influenza l’intera società e il suo ruolo nel mondo. Si parte dalla crescita che dal Medioevo ha accompagnato l’Italia al suo apice, nel Rinascimento, quando le arti, ma anche la ricchezza, hanno superato qualunque paese dell’Occidente. L’Italia dei mille comuni, divisa e militarmente debole era giunta al vertice del mondo. Da lì un inesorabile ripiegamento, con la sedimentazione dell’idea di una nazione unita e di una grandezza passata da riconquistare. Significativamente, è solo dopo il 1945 che l’Italia torna davvero a un vertice creativo: con il cinema, che restituisce centralità agli antieroi, a quegli umili che già il Rinascimento aveva celebrato. Ma la narrazione nostalgica di un supposto grandioso passato imperiale non ci ha mai abbandonati del tutto e ancora risuona nell’inconscio collettivo.
Venerdì 28 marzo protagonista la voce di Adelia Lucattini, che presenteràun’opera fondamentale per coloro che lavorano nel campo dello sviluppo evolutivo, della prevenzione e della cura, così come dell’ambito educativo, nata dalla collaborazione con la giornalista scientifica Marialuisa Roscino. Partendo dall’importanza della maternità interiore e della relazione prenatale, Lucattini approfondirà la necessità di considerare il contesto relazionale come punto di intervento principale nell’ambito psichico. Attraverso il lavoro con i genitori e l’analisi della funzione analitica della famiglia, si cerca di costruire una genitorialità consapevole e attenta, accompagnando bambini e genitori nel loro percorso relazionale. Con riferimenti a importanti teorie psicoanalitiche come quelle di Donald Winnicott e Wilfred Bion, la studiosa incentiva a esplorare il mondo dell’infantile attraverso il gioco, il racconto e l’interazione emotiva, aprendo così a nuove possibilità di comprensione e cura.
Conclusione venerdì 4 aprile con Giorgio Nardone, che affronterà il sempre attuale tema del conflitto. Non c’è ambito della nostra vita che non richieda confronti, dibattiti, trattative. Uno dei valori fondamentali degli esseri umani è la capacità di venirsi incontro: la nostra intera società si basa sulla possibilità di discutere e di accordarsi. La negoziazione è quindi uno strumento essenziale per vivere insieme in armonia, lavorare proficuamente per un obiettivo comune, amare, prosperare. Allo stesso tempo, però, questa prerogativa dell’evoluzione umana non si manifesta sempre in modo naturale, e spesso sembra che il conflitto sia più frequente della cooperazione. Si può pensare a un contrasto tra partner; a una situazione di tensione tra nazioni che potrebbe sfociare in un conflitto; a una sfida politica, una disputa legale o commerciale; a una lite condominiale. Per fortuna la parola è a disposizione di tutti, è democratica, gratuita, pacifista. Giorgio Nardone e Stefano Bartoli insegnano come usarla nel modo migliore per affrontare ogni tipo di trattativa, non sprecare inutili energie e vivere sereni.
Apre, nel Municipio XV, “Caffè Memoria”, il nuovo servizio rivolto alle persone affette da demenza, anche di Alzheimer, e ai loro familiari che, due volte al mese, negli spazi del Centro Sociale per gli Anziani e per il Quartiere di La Giustiniana, avranno la possibilità di incontrarsi, svolgere attività di riattivazione, intrattenimento e socializzazione con il coordinamento di psicologi e volontari.
Promosso grazie all’accordo tra l’Associazione Alzheimer Uniti Roma APS e il Municipio XV, che sarà firmato venerdì 21 marzo alle ore 16.00 in Via Rocco Santoliquido 88 in occasione della presentazione di “Caffè Memoria”, il progetto mira a favorire l’inclusione e il benessere del malato e dei caregiver, attraverso dei momenti d’incontro in spazi in cui sentirsi accolti, combattere la solitudine, informarsi e ricevere supporto. Attivo dall’8 aprile ogni secondo e quarto martedì del mese dalle 16.30 alle 18.00 presso il CSAQ La Giustiniana, “Caffè Memoria” è uno spazio informale di incontro, condivisione e sostegno gratuito e aperto alla cittadinanza.
Con il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e “Alzheimer Uniti Roma” siamo felici di avviare un ulteriore e nuovo progetto a servizio della nostra Comunità. Creare degli spazi inclusivi per le persone che vivono la realtà della demenza, anche di Alzheimer, e per le loro famiglie, significa abbattere i muri dell’isolamento, stabilire un senso di appartenenza e rafforzare la rete di supporto. Crediamo davvero che solo attraverso la collaborazione e la sensibilizzazione, creando luoghi ed ambienti stimolanti, sereni ed inclusivi, possiamo migliorare la vita di queste persone che attraversano un percorso di vita arduo.
Così in una nota l’Assessora alle Politiche Sociali, Pari Opportunità e Sanitarie del Municipio XV, Agnese Rollo e il Presidente di Commissione, Alfonso Rago.
Diciamo subito che il termine polledrara non si riferisce ad allevamenti di polli o similari che dir si voglia, ma bensì ad un recinto per cavalli (puledri) e che la località di Cecanibbio, nonostante il nome che sembrerebbe di fantasia, esiste davvero e si trova fra la via Aurelia e la Boccea a circa sei chilometri dall’incrocio che dalla statale porta a Fregene, andando però dalla parte opposta verso l’interno e non verso il mare.
La Polledrara di Cecanibbio, la quale come luogo e nome alla maggior parte delle persone non dice assolutamente nulla, essendo peraltro completamente sconosciuta ai più, gode invece di fama internazionale fra gli archeologi e i paleontologi di tutto il mondo per tutta una serie di motivi, ed in particolare per alcuni che a seguire cercheremo di spiegare in maniera dignitosa.
Nel Pleistocene medio-superiore (300.000 anni fa), la campagna romana si presentava come è oggi il cuore dell’Africa, sia per motivi climatici che per quelli ambientali, con grande varietà e ricchezza di vegetazione ed una forte presenza di corsi d’acqua e di grandi zone paludose; un habitat, questo, che permise la sopravvivenza di una fauna estremamente varia ad iniziare dall’elefante antico (Palaeoloxodon antiquus), un gigante di circa 6 metri d’altezza con zanne di 4 metri e mezzo, per proseguire poi con rinoceronti, bufali (tanti stando ai ritrovamenti), lupi, cervi, cinghiali ed anche scimmie della specie macaco, per non dire poi di varie specie di rettili (tartarughe d’acqua e di terra incluse) e di uccelli particolarmente di specie acquatica.
Ma la Polledrara di Cecanibbio è famosa fra gli esperti soprattutto perché in un’estensione di circa un chilometro quadrato si trova un grande accumulo di resti fossili degli animali succitati, mantenutisi in maniera eccezionale ed ivi accumulati in un alveo torrentizio (un torrente di circa 40 metri di larghezza con una profondità di un metro e mezzo che le portò con le sue piene, una sorta quasi di Arrone ante litteram; Arrone che, attualmente, per inciso, scorre non lontano da lì).
Questi resti furono inglobati perfettamente nei sedimenti vulcanici ivi “sparati” dal vulcano Sabatino (ora lago di Bracciano – tutti i laghi del Lazio sono il frutto del riempimento acqueo di ex coni vulcanici) tali da conservarsi, fino ai nostri giorni, in maniera ineccepibile per la “gioia” degli specialisti di cui sopra e per la curiosità ed il piacere visivo dei visitatori di oggi.
I primi indizi di questo ampio giacimento di fauna fossile si ebbero già nel 1984 quando, in una ricognizione di superficie, la Soprintendenza Archeologica individuò lungo i fianchi di una collinetta un gran numero di resti, con, a seguire, delle ricerche più approfondite, fatte in loco successivamente in vari periodi. Nel corso degli anni l’area ha restituito resti non completi di una cinquantina di elefanti antichi, tra cui – per la prima volta in Italia – sette crani di individui adulti appartenenti a questa specie.
Ma anche, tramite la campagna di scavo iniziata nel 2011, un reperto assolutamente straordinario (sempre di elefante antico) di cui vale la pena di parlare visto e considerato che si tratta di una vera e propria “tragedia” animale nella quale incappò un rappresentante di tale specie.
Ecco la stupefacente storia emersa dalle ricerche effettuate. Uno di questi elefanti giganti scivolò all’interno di una grande e profonda fossa completamente piena di vischioso fango e, purtroppo per lui, cadde dentro con le zampe messe in malo modo, in particolare quelle posteriori, tanto da non poter più spingersi in alto verso la liberazione. Anzi, probabilmente quei pochi movimenti che riuscì a fare complicarono ulteriormente la sua situazione avviandolo verso una bruttissima fine ed esponendolo ai brutali attacchi animali ed umani che mai si sarebbero verificati se fosse stato libero di muoversi disponendo della difesa, verso qualsiasi direzione, delle sue tremende zanne e della sua potente proboscide.
C’è da dire che l’esemplare fossile della Polledrara di Cecanibbio, con il fatto che rimase bloccato in posizione anatomica verticale, ha permesso degli studi particolarmente esaustivi su questa specie e delle precise comparazioni con gli elefanti dei nostri giorni. A proposito degli attacchi che l’elefante prigioniero subì, vanno segnalati quelli che effettuò l’uomo preistorico, nello specifico l’Homo heidelbergensis (ritrovato, in prima battuta, presso Haidelberg in Germania ed antenato dell’Homo sapiens), che stanziava anche lui nella zona, probabilmente proprio per le ampie opportunità di caccia che essa offriva.
Anzi, come dimostrato dagli istrumenti rinvenuti intorno alla carcassa del grande animale, lo macellò letteralmente fratturandogli anche le ossa, sia a scopo alimentare che per trarne strumenti appunto di quella natura. E di ciò vi è assoluta certezza in quanto le analisi effettuate al microscopio elettronico, pure tramite l’Università La Sapienza, hanno evidenziato, su alcuni oggetti usati dall’Homo heidelbergensis, delle sicure tracce lasciate dal taglio della pelle, della carne e dell’osso.
Va anche detto che la capacità cerebrale dell’Homo heidelbergensis è praticamente quasi uguale alla nostra, per cui non si può escludere totalmente che il Palaeoloxodon antiquus fu spinto volutamente nella fangaia per poi poter infierire su di esso con il minor pericolo possibile considerando la mole e la forza dell’animale, che libero di muoversi sarebbe stato un avversario estremamente poderoso molto difficile da uccidere.
Fra l’altro non è da trascurare, sempre alla Polledrara di Cecanibbio, il fatto del ritrovamento dei resti fossili di bufali, visto e considerato che, fino a questi rinvenimenti, mai nel Pleistocene medio – superiore tali animali erano stati, fino ad allora, documentati nell’Europa meridionale.
Attualmente questo luogo, molto particolare e molto speciale, è visitabile dal pubblico sia in gruppi che singolarmente (guardare per informazioni orari e giorni su internet digitando “Polledrara di Cecanibbio”) in maniera estremamente intelligente attraverso delle funzionali passerelle aeree che evitano, in tal modo, il calpestio di questa interessantissima area preistorica.
Dimenticavo di dire che dei grandi e bei pannelli illustrativi a colori fanno vedere come doveva presentarsi tutta la zona 300.000 anni fa sia in ambito botanico che animale.
di Arnaldo Gioacchini
Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale
Un altro anno, per alcuni papà, fatto da deliziose letterine e lavoretti provenienti dai propri bambini durante le ore di scuola che allietano questa giornata anche agli uomini più impegnati della Terra, strappando loro un inevitabile sorriso. Si tratta della festa del papà, una festa particolarmente sentita in Italia, ma non solo. Infatti oltre che in Italia è festeggiata anche nel piccolo stato di Andorra, a San Marino, nella Città del Vaticano, nel Canton Ticino, in Bolivia, Honduras, Croazia, Spagna, Portogallo e Liechtenstein. Non sappiamo con esattezza con quale dolce viene celebrato in altri posti, ma è cosa certa che in Italia è usanza portare a tavola i famosi bignè o zeppole di San Giuseppe, che si trovano in questo giorno anche fritti. Insomma per i più golosi grandi e piccini un dolce atteso tutto l’anno. Perché si celebra la festa del papà? Questa giornata ha a che fare con un’origine religiosa. La data infatti coincide con quella della celebrazione di San Giuseppe, padre putativo di Gesù in base alla tradizione cattolica. San Giuseppe incarna la paternità e tutti i valori dei papà. Ad ogni modo, sembrerebbe che le origini della festa risalirebbero al Medioevo, ma è solo nel 1479 che papa Sisto IV la inserisce come festività nel calendario romano. Più tardi e per la precisione nel 1871, la chiesa cattolica proclamò San Giuseppe protettore dei vari padri di famiglia e patrono della chiesa universale.
Una festività che fa sempre molto piacere ricordare sia da bambini che da figli ormai grandi e adulti che in questo giorno particolare hanno comunque un occhio di riguardo per il papà anche solo con il gesto di un augurio o con l’occasione di vedersi per gustare tutti insieme la famosa specialità culinaria. Una curiosità che va sicuramente va menzionata è che ci sono altri Paesi in cui questa festa viene ricordata anche se non il 19 marzo, tra questi il papà viene infatti ricordato in Cina o negli Stati Uniti la terza domenica di giugno. In altri Paesi invece la festività è legata a tradizioni locali o a celebrazioni di altre figure paterne.