Il 19esimo giro Vespistico denominato “Tre Mari” – perché tocca mare Adriatico, Tirreno e Ionio si è tenuto dal 29 maggio al 2 giugno ed ha visto la partecipazione di oltre 160 equipaggi provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.
L’evento è organizzato dal Vespa Club Bari ed è ogni anno occasione d’incontro per tutti gli appassionati di Vespa ma anche Lambretta d’epoca.
Gli equipaggi hanno percorso un tragitto di oltre 800 chilometri attraverso la penisola Garganica. Sono partiti da Vieste e nel corso delle tre tappe giornaliere hanno toccato le località di Peschici, Rodi Garganico, Lago di Varano, San Giovanni Rotondo, San Severo, La Foresta Umbra, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia.
La squadra del Vespa Club Anguillara Sabazia si è aggiudicata il secondo posto.
Fondato ufficialmente il 10 marzo 2024 il Vespa Club Anguillara Sabazia conta oltre 130 soci e sta collezionando un successo dopo l’altro.
La squadra che ha partecipato alla Tre Mari era composta dal presidente Alberto Di Carlo e da Rosella Oliverio, Danilo Berlinghini, Rosalba Imperio, Antonio Carlone, Emanuela Minelli, Luigi Bastianini, Paola Marani, Carlo Borgognoni, Agnese Campanella
Domenica 8 giugno i seggi elettorali saranno aperti dalle ore 7 alle 23, mentre lunedì 9 giugno dalle ore 7 alle 15. Ricordiamo prima di tutto che si tratta di un diritto sancito dalla Costituzione e poi che la partecipazione alla vita democratica del Paese è anche un dovere, in difesa dei nostri valori ma anche della Libertà. I referendum popolari ci consentono di esprimere la nostra opinione su temi importanti, senza intermediazioni e senza delegare nessuno. Il risultato delle urne, se si raggiunge il quorum, è subito legge e la politica non può più discuterne. E’ fondamentale che vada a votare la metà degli aventi diritto più uno, altrimenti il referendum non avrà validità.
QUESITO1SI all’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Adesso, nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi, dopo un licenziamento illegittimo, non possono più rientrare nel loro posto di lavoro ma hanno diritto solo a un risarcimento economico.
QUESITO2SIalla cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. Oggi, in quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento. Questa è una condizione che tiene i dipendenti delle piccole impresein uno stato di forte soggezione e ricatto.
QUESITO3SI all’abrogazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine, anche in somministrazione, per ridurre la piaga del precariato. Con il SI si disincentiva la precarietà, a favore di un lavoro più stabile.
QUESITO4SI a una maggiore sicurezza sul lavoro, abrogando le norme in essere per estendere la responsabilità dell’imprenditore committente, appaltante lavori o servizi, che ad oggi è esclusa, per i danni derivanti dagli infortuni sul lavoro subìti dai dipendenti dell’appaltatore e di ciascun subappaltatore. Nel nostro Paese ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro.
QUESITO 5Sl alla modifica dell’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato da 5 a 10 anni il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia, necessario alla presentazione della domanda di concessione della cittadinanza italiana. Oggi oltre1 milione e di cittadini sono di origine non comunitaria, di cui quasi 300mila minori. Tutte e tutti, arrivati o nati qui, crescono, abitano, studiano o lavorano nel nostro Paese.
Occhiello: l’8 e il 9 giugno andiamo tutti a votare
L’8 e 9 giugno, i cittadini italiani si dovranno esprimere su cinque quesiti referendari abrogativi incentrati, i primi quattro, sui temi del lavoro e promossi dalla CGIL e il quinto sulla cittadinanza sottoscritto da alcuni partiti e movimenti.
Il primo quesito (verde) propone l’abrogazione del Jobs Act, che ha introdotto il contratto a tutele crescenti nelle imprese con più di 15 dipendenti. L’obiettivo è ripristinare la possibilità per i lavoratori licenziati illegittimamente di essere reintegrati nel posto di lavoro, superando l’attuale sistema che prevede solo un indennizzo.
Il secondo quesito (arancione) interroga sulla rimozione del tetto massimo all’indennità per licenziamenti illegittimi nelle piccole aziende, consentendo al giudice di determinare l’importo senza limiti predefiniti che al momento sono di sole 6 mensilità.
Il terzo quesito (grigio) propone l’abrogazione di alcune norme che regolano la possibilità di instaurare rapporti di lavoro a tempo determinato e le modalità per le proroghe e i rinnovi, con il tentativo di limitare l’abuso dei contratti a termine e precari a favore di una maggiore stabilità occupazionale.
Il quarto quesito (rosso) è incentrato sulla sicurezza sul lavoro e riguarda l’abrogazione della norma che esclude la responsabilità solidale del committente per gli infortuni sul lavoro nelle attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici. Il fine è quello di aumentare le tutele estendendo le responsabilità anche al committente.
Il quinto, quesito (giallo) propone di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter richiedere la cittadinanza, estendendo questo diritto anche ai figli minorenni.
Il dibattito politico si è polarizzato sul “Sì” e sul “non voto” con non poche polemiche, soprattutto, per la dichiarazione pro astensione del presidente del Senato La Russa che fa eco ai partiti di Governo che, compatti, invitano i propri elettori all’astensione, ritenendo i referendum un’iniziativa inutile e di parte promossa da sinistra e sindacati.
AVS e PD sostengono il Sì su tutti i quesiti, con qualche frizione tra i Dem generata dalla posizione sul Job Act, mentre il M5S si schiera a favore dei quattro sul lavoro, mentre lascia libertà di coscienza riguardo a quello sulla cittadinanza. I centristi di Italia Viva e Azione sostengono il No ai quattro quesiti sul lavoro, mentre appoggiano il Sì al quesito sulla cittadinanza.
Ascoltando la preoccupante notizia dello spostamento della Facoltà di Scienze Infermieristiche di Bracciano, mi sono subito chiesto: ma come si fa a rendere la vita difficile a chi decide di studiare per intraprendere una professione che servirà a tutti noi quando la nostra condizione di vita sarà più difficile? Sono andato in piazza, a osservare la protesta di questi giovani studenti e ho pensato che bisognerebbe, invece, avere sempre l’accortezza di offrire le migliori condizioni per chi ha ancora la volontà di far parte di quegli stessi operatori sanitari che, durante il periodo del Covid, furono chiamati “eroi”. Un obiettivo che continua a rimanere nonostante quella breve parola, che ricorda i miti del passato, fu dimenticata molto velocemente nel momento in cui si chiese di migliorare le loro condizioni economiche e di lavoro, ancora piuttosto inadeguate, non all’altezza di quello spirito di sacrificio, umanità e altruismo che anima chi decide di intraprendere questa appassionante ma faticosa antica professione.
Adesso si decide di spostare la Facoltà da Bracciano a Civitavecchia, più di cinquanta chilometri di distanza e tutto diventa più difficile. La determinazione di chi si accinge a dedicare una lunga parte della propria vita agli altri, quelli che hanno più bisogno della loro determinazione, viene ostacolata, calpestata, maltrattata da logiche che non riesco ancora a comprendere, forse proprio perché scaturite da un pensiero totalmente illogico.
Papa Leone XIV ha raccolto la sfida lanciata da Papa Francesco. Qualcuno dice non del tutto.
La polvere che si è alzata per l’elezione del Papa si sta lentamente posando dopo che domenica 18 maggio è iniziato il pontificato di Leone XIV, anche se da tutto quello che i media sono riusciti a recuperare da quell’universo parallelo che è la rete, molto già sappiamo. Conosciamo ovviamente dove è nato e dove ha vissuto, gli Stati Uniti, e l’origine della sua famiglia, padre di origini italiane e francesi e madre di origine spagnola, insomma è figlio di quella mescolanza di culture che hanno caratterizzato fortemente gli Stati Uniti d’America. Quindi il Papa conosce il mondo, è stato anche missionario in Perù, e con esso dovrà confrontarsi, un mondo popolato da una Umanità che mai come ora ha nelle mani il proprio destino. Papa Francesco durante il suo pontificato ha indicato con forza alcuni dei mali che affliggono l’umanità, l’enciclica Laudato si’ ha fortemente posto all’attenzione i temi ambientali come fondamentali per conservare la capacità del pianeta ad essere abitato dagli uomini anche nel futuro. L’immagine di Trump e Zelensky seduti uno di fronte all’altro nella Basilica di San Pietro durante i funerali di Papa Francesco rappresenta il potente messaggio che la Chiesa ha dato contro le guerre che affliggono il mondo.
Papa Leone XIV nelle sue dichiarazioni ha raccolto la sfida lanciata da Papa Francesco, qualcuno dice non del tutto, mandando già nei primi discorsi dei messaggi forti e chiari. Nell’incontro con la stampa ha ricordato i giornalisti che vengono arrestati per aver detto la verità, aggiungendo un concetto fondamentale per la democrazia “Solo i popoli informati possono fare scelte libere”. In troppe parti del mondo l’informazione non è libera e tale mancanza di libertà è uno degli elementi su cui si poggiano i regimi autoritari.
da quanto le immagini della parata nella Piazza Rossa e l’elezione del Papa fossero stridenti, avvenimenti quasi contemporanei hanno messo a confronto uno stato che mostra con arroganza la propria potenza militare e una comunità felice per la elezione del successore di Pietro. Il Papa non ha esercito, non ha divisioni da schierare, ma rappresenta un credo per il quale il perdono e la misericordia sono per tutti, anche per quelli che commettono degli errori, piccoli o grandi che siano.
Essere catechista è una chiamata, non un ruolo. È un servizio gratuito, volontario, silenzioso, che si nutre di dedizione e amore. Non si limita a quell’ora settimanale in parrocchia, ma riempie le domeniche, le feste, le serate di preparazione per lezioni, recite di Natale e Via Crucis. È uno studio continuo della Parola di Dio, che si trasforma in storie, giochi, colori, laboratori… per far innamorare i bambini dell’amore infinito di Cristo.
Io ho avuto la fortuna di vivere questa esperienza nel gruppo di terzo anno. Sono arrivata nel cammino già avviato, ma ho potuto vederne i frutti nel momento più toccante: il ritiro prima e la Prima Comunione dopo. Partecipare insieme a loro e al sacerdote al ritiro in convento, accompagnarli nel momento della confessione, tenerli per mano, ascoltare le loro paure, rassicurarli e ricevere i loro abbracci… è stato qualcosa di indescrivibile.
Negli occhi dei bambini ho letto fame di verità, sete di amore autentico. Sono anime pure, che ci ricordano perché Gesù ha detto che il Regno dei Cieli è di chi torna a Dio con il cuore di un bambino. Loro vivono di una luce che illumina ogni cosa e mi hanno insegnato la forza della fede, la voce della coscienza, la leggerezza del perdono e l’amore incondizionato.
Ma i bambini sono anche le creature più fragili e preziose. Per questo essere catechisti richiede una preparazione profonda, umile e costante. È un compito che tocca l’anima e deve essere vissuto con la consapevolezza che, come ha detto Gesù, chi fa del male a uno di questi piccoli sarà duramente giudicato.
In questo anno ho la consapevolezza di aver ricevuto molto più di quanto io abbia dato e porterò per sempre nel cuore questa esperienza come uno dei doni più veri e belli ricevuti nella mia vita.
Vedere i bambini nel giorno della Prima Comunione, vestiti a festa, autentici e sereni, accompagnati da genitori, nonne commosse, nonni, zie, zii, cugini e amici, mi ha riempito di una gioia e di una gratitudine che non avrei mai sospettato. Ho percepito nei loro occhi una fede autentica, un rispetto profondo per ciò che stavano per ricevere: il Corpo di Cristo.
I bambini si sono avvicinati all’altare con una consapevolezza e una riverenza che spesso noi adulti dimentichiamo. Loro hanno compreso che quel piccolo pezzo di pane è Gesù vivo, presente, che si dona. E in quel momento mi è stato chiaro: loro ci insegnano cosa significa davvero credere.
In questo cammino ho avuto anche la possibilità preziosa di osservare da vicino il sacerdote nel suo servizio. Vederlo a contatto con i suoi parrocchiani più fragili, ma anche più autentici, senza filtri nel dire ciò che sentono o pensano, mi ha fatto comprendere la complessità del suo ruolo. Un sacerdote è uno strumento di Dio, è un docente di teologia cristiana, è uno psicologo che accoglie le debolezze, consola e sostiene. Ma resta anche un uomo, con le sue fragilità, le sue fatiche interiori, le sue paure. E riconoscerne l’umanità, senza perdere di vista la sacralità della sua missione, mi ha profondamente toccata.
In questo anno mi ha insegnato, con l’esempio silenzioso e concreto, cosa significa donarsi senza aspettarsi nulla in cambio, ascoltare anche quando si è stanchi, accogliere anche quando si è affaticati, perdonare anche quando si viene fraintesi o giudicati. Questo mi ha fatto comprendere ancora più a fondo la bellezza e la difficoltà del suo ministero.
Ma in questo cammino ho imparato molto anche dai genitori, che con fiducia hanno affidato ciò che hanno di più prezioso – i loro figli – a noi catechiste, perché potessimo accompagnarli nella scoperta della fede in Dio. Ho visto nei loro occhi la consapevolezza che questo percorso non si può delegare del tutto, ma va vissuto insieme, passo dopo passo, partecipando con gioia alle messe, alle celebrazioni e a tutte le iniziative della comunità. La loro presenza attiva è stata per me un segno concreto di amore e responsabilità.
Concludo questo anno di catechesi con il cuore colmo di gratitudine. È stato un cammino fatto di fatica, impegno, emozioni intense, ma soprattutto di grazia. Ho ricevuto molto più di quanto ho dato. Ho visto la luce di Cristo riflettersi negli occhi dei bambini, nei gesti silenziosi dei genitori, nella dedizione del sacerdote. Porterò con me ogni parola, ogni sorriso, ogni abbraccio, come dono prezioso che mi ha resa una persona più consapevole e più vicina a Dio.
ROMA
Venerdì 6 giugno – ore 18:30
HORAFELIX Caffè Letterario
Via Reggio Emilia 89
Incontro sul tema
ALL’ECCIDO DI VIA FANI MORO NON C’ERA
Presentazione del libro IN VIA FANIIONONC’ERO di Amedeo LANUCARA.
L’Autore si confronterà con Giovanni FURGIUELE presidente Ass. L’Agone Nuovo, e Leonardo de Sanctis/Fefè Editore.
Maria FAZIO leggerà brani dal libro.
Alle ore 6.00 di oggi la situazione nel centro di Canale purtroppo non é cambiata, con mancanza totale di acqua in gran parte delle abitazioni.
– Scuole: Elementari chiuse, tutte le altre aperte.
– Servizio autobotte presente in Piazza del Comune. I pasti mensa saranno non considerati in automatico.
– Alla palestra comunale di Piazza Maria De Mattias possibilitá di bagni e docce dalle ore 6.00 alle 20.00.
– Dalle 6.00 di questa mattina é operativo il COC di Protezione Civile. Le persone anziane, fragili o in difficoltà possono chiamare il 3351570882 per avere informazioni e aiuto.
– Acea Ato2 é informata ogni ora della situazione. Ci dicono che questa mattina proveranno ulteriori manovre tecniche sull’acquedotto per rimuovere possibili sacche d’aria presenti. I livelli presso la cisterna di carica sono buoni.
– Gli Uffici comunali mantengono i soliti orari di apertura.
Anche quest’anno, nella piazza IV novembre di Bracciano, davanti al monumento ai caduti, si è svolta, alla presenza delle autorità civili e militari e di numerose associazioni, la cerimonia in occasione della Festa della Repubblica. Una giornata che, come ha ricordato il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi nel suo intervento (allegato), deve essere anche un momento di riflessione sui valori della Costituzione, nata dalla Resistenza antifascista. Democrazia, Libertà, Diritti, Partecipazione e Pace sono la base per costruire una società più attenta alle esigenze di tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione. Perfettamente in linea con queste dichiarazioni, tutta l’attenzione dei partecipanti si è spostata nell’aula consiliare, dove l’Amministrazione Comunale ha voluto, in conformità di un regolamento approvato, il primo in Italia, con deliberazione di Consiglio Comunale del 10/10/2012 durante i primi mesi dell’Amministrazione Sala, conferire la cittadinanza onoraria a tutti i nati in Italia da genitori cittadini stranieri al compimento del sesto anno di età, residenti a Bracciano. E’ stata un’emozione grandissima, che tocca il cuore, come ha detto una madre presente, vedere la felicità negli occhi di Omar, Rebeca, Ali, Yasmin, Rami, Nadhin, Daria Larisa, Rivas, Ibrahim, osservare, un po’ di nascosto, il sorriso di soddisfazione di queste e altre bambine e bambini nati in Italia mentre ritiravano, tra gli applausi, in un’aula completamente piena di persone e di manifesta felicità, una copia della Costituzione Italiana insieme all’attestato di Cittadinanza onoraria e la bandiera dell’Italia. Democrazia, Libertà, Diritti, Partecipazione e Pace: qualcosa d’importante, in questo caldo 2 giugno 2025, si è costruito nella direzione di chi ha sacrificato la vita e di chi ha speso un’esistenza nella speranza di realizzare un futuro migliore per tutti.
Lorenzo Avincola
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ALLEGATO
Sindaco Marco Crocicchi-Autorità civili e militari, cittadine, cittadini, buongiorno! Oggi ci ritroviamo in questa piazza per celebrare la Repubblica e, prima di tutto, per rendere omaggio ai caduti del nostro Paese, molti dei quali vittime delle guerre del Novecento.
A loro va il nostro rispetto. Ma anche le nostre scuse.
Perché l’Italia, in più momenti della sua storia, ha negato loro un futuro, mandandoli a sacrificarsi per scelte politiche irresponsabili, per ambizioni imperiali, per nazionalismi ciechi e violenti.
Li ricordiamo oggi con verità, non con retorica, affinché la loro memoria sia un monitor, non un’arma da sbandierare.
Dopo quelle tragedie, dopo vent’anni di dittatura, dopo le leggi razziali, le guerre fasciste, la vergogna dell’8 settembre, il popolo italiano scelse la democrazia, la speranza, la libertà, la responsabilità.
Il 2 Giugno 1946, per la prima volta davvero sovrano, il popolo disse no alla monarchia, no al fascismo, no alla guerra.
Scelse la Repubblica, con un voto finalmente universale, in cui – per la prima volta – votarono anche le donne.
E deciso di rinascere non sull’identità etnica, ma su una nuova architettura civile: la Costituzione.
Una Costituzione fondata su il lavoro, l’uguaglianza, la giustizia sociale, la pace, la solidarietà, l’antifascismo, la libertà e la partecipazione.
La Costituzione non è un cimelio da celebrare una volta all’anno.
È un impegno quotidiano, un progetto vivo e incompiuto, che ci riguarda tutti e tutte.
Oggi non celebriamo la Repubblica come un’icona da incorniciare.
Oggi celebriamo le sue conquiste concrete:
– il diritto allo studio,
– la sanità pubblica,
– l’autonomia e la dignità delle donne,
– il pluralismo delle idee,
– la libertà di associazione,
– la dignità del lavoro.
Conquiste che non sono cadute dall’alto, ma che sono frutto di lotte, di partecipazione, di pensiero critico.
La Repubblica è forte quando è giusta, non quando si rifugia in un mito identitario.
È viva quando si rinnova, quando accoglie, quando si mette in discussione.
E oggi, più che mai, la Repubblica è chiamata ad affrontare sfide decisive:
La giustizia ambientale, per superare un modello di sviluppo che devasta l’ambiente, distrugge comunità, condanna le generazioni future.
Perché non c’è libertà senza un pianeta vivibile.
La lotta contro le mafie, contro la corruzione, l’omertà, le zone grigie.
Perché non c’è democrazia dove c’è paura, ricatto, disuguaglianza strutturale.
Un saluto e un ringraziamento speciale va oggi anche ai giovani del Servizio Civile Universale, presenti qui in piazza.
Il 28 maggio hanno iniziato il loro anno di impegno al fianco della comunità, in ambito educativo e sociale.
Sono un esempio di cittadinanza attiva, rappresentano la parte migliore della Repubblica: quella che non si limita a chiedere, ma sceglie di esserci.
Grazie per la vostra scelta e per la vostra presenza.
È in questo spirito che oggi, con un gesto semplice ma carico di significato, conferiamo simbolicamente la cittadinanza onoraria Ius Soli ai bambini e alle bambine nati in Italia da genitori stranieri.
Un gesto che non divide, ma unisce.
Che non anticipa una legge, ma rappresenta un richiamo etico e un invito per tutti di coerenza costituzionale.
A ciascuno di loro doneremo la Costituzione e la bandiera italiana.
Non simboli di appartenenza etnica, ma segni di un patto civile: aperto, responsabile, condiviso.
Bracciano è stato, nel 2012, il primo Comune d’Italia ad avviare questa iniziativa.
Oggi la riprendiamo con ancora più credenze.
E alle scuole del territorio doneremo la bandiera della Pace, perché siano presidi di convivenza, luoghi di dialogo, spazi di futuro.
Perché educare alla pace è la prima forma di difesa civile della Repubblica.
Perché la nostra Repubblica non ha paura delle differenze, non alza muri, ma costruisce ponti.
Non si rifugia nel nazionalismo, ma crede nella giustizia globale, nei diritti umani, nella solidarietà internazionale.
Perché la Repubblica non è un’idea da custodire sotto vetro.
È un impegno da rinnovare ogni giorno.
Nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle istituzioni.
Con le parole, con le scelte, con il coraggio.
Siamo dalla parte di chi sogna un’Italia che appartenga a tutte ea tutti e che si unisca con altri popoli per garantire pace e giustizia sociale come sognavano gli esiliati antifascisti di Ventotene, i Padri fondatori di quell’Europa libera e solidale che oggi dobbiamo tornare a costruire.
Siamo dalla parte di chi costruisce e non distrugge.
Di chi unisce e non divide.
𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮! 𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲! *𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗹’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲, della pace, 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼, 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼!* *Viva il 2 Giugno!*
1 giugno 2025 – Una fiaccolata di pace e solidarietà per il popolo palestinese ha illuminato la serata di domenica 1 giugno nel centro storico di Anguillara Sabazia. L’iniziativa nata spontaneamente da numerosi cittadini, e si è svolta in modo simile anche in altri paesi e città d’Italia, sfilando con bandiere della pace e della Palestina, candele accese per ribadire un messaggio forte contro la violenza e il genocidio.
fiaccolata Anguillara S.
La manifestazione è partita da Piazza del Molo e ha attraversato il cuore della cittadina sulle rive del lago, coinvolgendo anche passanti e visitatori presenti per lo street food festival. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori era “non restare indifferenti” al massacro in corso a Gaza, un conflitto che prosegue da oltre 600 giorni con più di 54.000 vittime.
L’evento è stato preceduto da un presidio informativo allestito nei giorni 30, 31 maggio e 1 giugno presso la festa della Parrocchia Regina Pacis, con una tenda dedicata a raccogliere adesioni e a sensibilizzare la cittadinanza.
“Bellissima manifestazione molto partecipata, su un tema come quello del valore della pace che merita tutta la nostra attenzione” ha dichiarato Francesco Pizzorno. “Quello che sta accadendo a Gaza non può lasciarci indifferenti, perché l’indifferenza sconfina nella complicità. È necessario qualsiasi piccolo gesto che possa sensibilizzare l’opinione pubblica su un massacro di civili, in gran parte donne e bambini, che non ha nessuna giustificazione se non l’annientamento pianificato di un popolo”.
“Numerose persone hanno scelto di esserci con una luce per Gaza, di essere presenti per non rimanere indifferenti. Altre persone al passaggio dello striscione STOP GENOCIDIO hanno applaudito e ringraziato solidarizzando. Non vogliamo restare indifferenti, non vogliamo essere complici di questo disumano massacro, quando tutto questo sarà finito, poter dire “io non mi sono voltato dall’altra parte. È stata un’iniziativa semplice, silenziosa, illuminata dalle candele” ha affermato Nadia Gonella.
Don Paolo ha sottolineato: “lo spirito di questa iniziativa è stato un pensiero rivolto alle vittime più deboli, bambini e donne, che a Gaza sono vittime di una guerra che fanno i potenti e i forti del mondo di oggi”.