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Vejano non dimentica

Si è svolta, questa mattina, la commemorazione ufficiale del pesante bombardamento alleato che – il 5 giugno 1944 – distrusse quasi completamente l’allora piccolo borgo agricolo che ebbe la sfortuna di trovarsi lungo la via della ritirata della Wehrmacht.
Il sangue pagato tra vittime civili e vittime militari fu molto alto tanto che il 12 ottobre 2004 fu concessa al Comune la “Medaglia di bronzo al merito civile” come nobile esempio di spirito di sacrificio e amor patrio.
Inoltre, dal 2020, grazie ad una delibera dell’allora e, attuale, sindaca Teresa Pasquali è stata istituzionalizzata come “Giornata di Commemorazione Ufficiale del Bombardamento”.
A distanza di tanti anni ci chiediamo quanto sia importante l’esercizio di una “memoria storica condivisa” anche in una piccola comunità; cosa rimane di quella cicatrice così profonda e come sia possibile la trasmissione della “storia” alle nuove generazioni.
Durante la celebrazione della Messa solenne a suffragio di coloro che persero la vita il parroco, don Giorgio Pollegioni, ha più volte sottolineato quanto sia fondamentale non solo fare memoria ma impegnarci tutti ad essere “costruttori e artigiani della pace” e far propria quella frase di don Tonino Bello: “La pace non è un vocabolo ma un vocabolario” e, quindi, da auspicare ed esercitare sempre a partire dalla nostra quotidianità.
pensiero dei ragazzi sulla guerra
A seguire la deposizione di una corona d’alloro presso il Monumento commemorativo in Piazza XX Settembre dove, dopo l’esecuzione del Silenzio Militare, la sindaca si è rivolta alle “nuove generazioni” – alunni e alunne della scuola primaria – ribadendo come sia fondamentale e dovere di ciascun cittadino fare memoria, conoscere e tramandare la storia ma, soprattutto impegnarsi affinché cessino gli orrori di tutte le guerre.
Il momento commemorativo si è concluso con la lettura di alcune riflessioni pensate e scritte da alcuni alunni/e della quarta classe.
Ne riportiamo qualcuna:
“La guerra non è uno scherzo”
“La guerra è un mostro che inghiotte tutto quello che trova”
“La guerra è un buco nero che risucchia tutto senza mai una ragione”
“Non trovo il senso di un mondo distrutto dalla guerra e dalla sofferenza”
“In questo giorno ricordiamo le persone che sono morte a Vejano però ci sono ancora persone che vivono sotto la guerra”
“Dobbiamo sempre pensare a costruire la pace e non la guerra”.
Brunella Bassetti

Invito a partecipare al Referendum per sostenere il diritto al lavoro

Domenica 8 e lunedì 9 giugno vi invito a partecipare al Referendum per sostenere il diritto al lavoro: un voto importante per garantire certezza dei contratti, retribuzioni eque e maggiori tutele.

La premier Giorgia Meloni e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, non voteranno: uno sfregio istituzionale ai principi democratici.

Per questo dovremo essere in tanti a recarci alle urne per il referendum. Sosteniamo i valori democratici, contrastiamo la mancanza di cultura civica e di rispetto per gli strumenti elettorali della destra al governo e mettiamo 5 Si per il diritto al lavoro.

Massimiliano Valeriani

Consigliere del PD e Presidente della Commissione Trasparenza alla Regione Lazio

Gianluca Di Pietrantonio è il nuovo Comandante della Polizia Stradale di Cerveteri

La sottosezione della Polizia Stradale di Cerveteri ha un nuovo comandante:  il sostituto Commissario Gianluca Di Pietrantonio. Dopo un’esperienza al Commissariato di Ladispoli, di cui ha contribuito all’avvio nel 2022, è stato ufficialmente nominato Comandante, visto il suo percorso professionale e le sue doti umane e culturali.

Il nuovo comandante ha ricoperto vari incarichi in uffici di elevato prestigio, nonché rilevante è la sua attività sindacale con particolare attenzione e cura alla difesa dei colleghi nei vari procedimenti disciplinari.

La notizia della nomina è pervenuta dal Segretario provinciale generale della Federazione Sindacale di Polizia, Massimo Nisida, che ha elogiato le qualità morali e professionali del Sost. Comm. ritenendo quanto mai appropriata la scelta dei vertici della Polizia Stradale, antico e glorioso settore della Polizia di Stato.

Ha avuto modo di apprezzarne “il profondo senso del dovere, un attaccamento al lavoro straordinario, il grande senso di responsabilità, la pacatezza e l’essenzialità di parole”. Nel fare gli auguri al neo nominato Comandante si dice certo che saprà convalidare le sue capacità, assolvendo anche al nuovo incarico, con la stessa serietà con cui ha lavorato finora.

Giovanni Furgiuele

Stai investendo bene?

Quante volte ci fermiamo a riflettere sugli investimenti che facciamo nella nostra vita? Non parlo solo di soldi, ma anche di tempo, energia, emozioni. Ogni giorno investiamo una parte di noi stessi in relazioni, progetti, lavoro e passioni. Ma l’impegno che stai mettendo nella tua vita ti sta davvero portando benessere e felicità?

Viviamo in una società che ci insegna a investire per ottenere risultati tangibili, ma raramente ci educa a considerare l’effetto di questi investimenti sulla nostra pienezza e realizzazione. In più, tendiamo a percepirci come un’unità monolitica, come se dire “io” coincidesse con un’entità unica e integrata. In realtà, siamo costituiti da molteplici parti che si alternano sul palcoscenico della nostra coscienza: alcune di queste parti mirano al nostro bene, altre ci portano allo sbaraglio e alla deriva.

Quali parti di noi stanno facendo le scelte quotidiane e con quali effetti? E quali parti dobbiamo contattare per far sì che i nostri investimenti vadano nella direzione di una salute matura e di un benessere psicofisico integrale?

Nella frenesia quotidiana, non sempre abbiamo il tempo di coltivare la nostra salute psicofisica, ma il modo in cui impieghiamo il nostro tempo libero può fare una grande differenza. Stai dedicando abbastanza spazio al tuo benessere? E quali parti di te stanno guidando queste scelte?

L’essere umano non è mai stato educato a investire in questo modo, e spesso si sente impreparato e inadeguato. Tuttavia, prendere coscienza di come e dove investiamo le nostre risorse può aiutarci a riorientare i nostri sforzi verso ciò che ci nutre davvero. Inizia a chiederti: gli investimenti che stai facendo nella tua vita ti stanno portando più vicino a una vita piena e soddisfacente? E il tempo libero che hai, lo stai utilizzando per rigenerarti e coltivare la tua salute psicofisica? Se la risposta non è un sì convinto, forse è il momento di esplorare quali parti di te stanno prendendo il timone e quali dovresti coinvolgere per condurti verso una salute matura e un benessere psicofisico integrale.

Dott. Stefano Albano
Psicologo – Psicoterapeuta – Psicologo dello sport degli atleti olimpionici
Cell: 380.53.18.855

Angelo Corbo, poliziotto sopravvissuto alla strage di Capaci, all’IC Marina di Cerveteri

Una mattinata importante, quella del 4 giugno, per i ragazzi dell’IC Marina di Cerveteri, che hanno avuto la possibilità di incontrare e ascoltare la testimonianza di Angelo Corbo, oggi ispettore capo in pensione, che quel 23 maggio 1992 faceva parte della scorta del giudice Giovanni Falcone. Ad accoglierlo la sindaca di Cerveteri, Elena Gubetti, che come ha tenuto a specificare emozionata, ha voluto indossare la fascia tricolore con l’intenzione di rappresentare tutta la cittadina cerite.

A fianco a lei il presidente del consiglio comunale e l’assessore alla pubblica istruzione Federica Battafarano, accolti dalla preside Angela Esposito e dalla prof.ssa Manuela Cito, dalla quale è nata l’idea di organizzare l’incontro. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Libera, rappresentata in questo consesso da Jenny Marciano che, in alcune dichiarazioni rilasciate a L’agone presente, ha affermato: “abbiamo scelto la scuola media per questo incontro perché i ragazzi hanno un’età adesso per comprendere, comprendere cosa vuol dire fare memoria e da questa far nascere un impegno che li possa aiutare a migliorare la propria generazione.

Ci aspettiamo da questi ragazzi un futuro migliore, perché loro sono la generazione del domani. Ci tengo particolarmente a ringraziare, a nome dell’associazione Libera, la professoressa Manuela Cito, che è stata la forza propulsiva di questo progetto; senza di lei tutto questo oggi non sarebbe stato possibile”.

Angelo Corbo parla ai ragazzi dell'IC Marina di Cerveteri

La palestra che ha ospitato l’iniziativa era gremita di studenti, che con grande attenzione e rispetto hanno ascoltato, posto domande, manifestato curiosità. Forse molti di loro avevano già letto o sentito parlare della strage di Capaci, ma sicuramente non avevano avuto modo, prima della mattina del 4, di potersi avvicinare così tanto a quel 23 maggio da poterne percepire gli odori, i rumori, le sensazioni.

Questo è stato possibile solo sentendo le parole di chi quegli odori e quei suoni li ha sentiti davvero, e che da ormai diversi anni trova nei ragazzi la forza di raccontare quello che è successo per poterlo in qualche modo anestetizzare. “Ho scoperto con il tempo”, ha sostenuto Corbo, “che parlare ai giovani nelle scuole era la mia cura, la medicina più efficace”. Un racconto autentico, toccante, che è stato disegnato proprio dagli stessi ragazzi: l’ex poliziotto, pluridecorato e medaglia d’oro al Valor Civile, ha chiesto loro di rompere il ghiaccio, di porre tutte le domande  che avessero ritenuto opportune, di scandagliare gli aspetti che più li incuriosivano.

L’intenzione di Angelo Corbo non era quella di costruire un monologo freddo e formale, ma di riuscire armoniosamente a creare  un dialogo partecipato, in cui le parole si fossero fuse con l’emozione, con i ricordi, con una ferita che probabilmente non potrà mai essere cauterizzata. Ha ripercorso la sua vita, ha spiegato con grandissima commozione il momento in cui, appena ragazzo, ha scelto di dedicare la sua vita a qualcosa che è molto più di un mestiere: essere poliziotto, per Corbo, era, ed è stata, la concretizzazione di un’ideale, così forte che non gli ha mai permesso di vedere la paura come freno impeditivo, ma come motore razionale, in grado a volte, di salvare la vita. Ha infatti affermato, in una brevissima intervista lasciata a L’agone: “ho sempre pensato che la paura sia un fattore umano, quindi non credo esistano persone che possono dire apertamente e sinceramente di non avere paura.

Incontro Angelo Corbo all' IC Marina di Cerveteri

Noi che facevamo quel tipo di servizio avevamo imparato a conviverci, ogni giorno ci accompagnava, sapevamo di proteggere un morto che camminava. E’ chiaro che quella paura, che fino a quel momento era stata gestita e controllata, dopo l’attentato del 1992  è cresciuta esponenzialmente. Se prima, in una scala da zero a dieci era pari a sei, dopo quel momento è inevitabilmente finita fuori scala. Sono fermamente convinto, però, che sia un bene che ci sia la paura, perché è quell’atteggiamento che ti fa fare quel passo indietro che spesso ti salva la vita”.

Ha concluso il suo intervento ricordando ai presenti di aver capito, con la sua terribile esperienza, che la mafia non ha paura dei poliziotti, dei magistrati, della legge, ma degli insegnanti e della scuola, perché proprio a scuola si impara ad essere liberi.

Ludovica Di Pietrantonio

La guerra nel cuore dei bambini ucraini: un appello alla guarigione e alla riconciliazione

«Noi qui viviamo sempre sotto la minaccia di bombardamenti notturni, e non solo, senza sosta. Ma quando finirà mai questa orrenda strage?!? La gente è molto stanca… anche i bambini, costretti quasi tutte le notti a dormire nei corridoi degli stabili, nei servizi di casa o, per chi è nei paraggi, nella stazione sotterranea della metropolitana. Fa veramente impressione sentire da bambini di quattro o cinque anni dire: “È scattato l’allarme antiaereo”…»

Così scrive Don Moreno Cattelan, sacerdote italiano della Piccola Opera della Divina Provvidenza, in missione in Ucraina, raccontando un quotidiano che non dovrebbe appartenere a nessun bambino. «I bambini vivono con consapevolezza l’attuale situazione. Sanno bene che sono in guerra… Il pensiero della guerra è presente nei giochi, nelle relazioni, nei disegni, nelle parole quotidiane. Molti loro coetanei sono stati portati in Russia, col raggiro dei genitori o perché rapiti.»
E aggiunge: «Tutto questo ha fomentato un odio e una avversità che resterà presente, anche nei piccoli, per non so ancora quanto tempo. Una generazione non basterà. Noi invochiamo e preghiamo ogni giorno per la pace. Grazie per la vostra vicinanza. Una preghiera vicendevole.»

Dal fronte ucraino, Don Moreno racconta con parole semplici e struggenti la quotidianità di una generazione che cresce sotto le bombe. Bambini di appena quattro o cinque anni che parlano di “allarme antiaereo” come fosse una routine. Dormono nei corridoi, nei bagni, nei rifugi improvvisati. Nei loro disegni non ci sono più fiori o arcobaleni, ma sirene, soldati e dolore.

Questa guerra ha già vinto troppo. Ha strappato l’innocenza, separato famiglie, deportato bambini, seminato un odio profondo. E tutto questo odio – ci ricorda Don Moreno – rischia di durare più di una generazione.

Ma c’è ancora speranza. E quella speranza passa dalla guarigione. Servono psicologi, operatori, missionari della pace che lavorino per restituire fiducia ai più piccoli e consapevolezza agli adulti. Serve una pedagogia del perdono. Soprattutto, serve che le Chiese si facciano protagoniste di una riconciliazione. Le ferite tra cristiani sono un’offesa al messaggio stesso del Vangelo. È tempo che i capi delle Chiese cattolica, ortodossa, greco-cattolica e ortodossa russa si siedano allo stesso tavolo, pregando insieme che Dio torni al centro dell’umanità, oggi smarrita e dilaniata.

La riconciliazione deve arrivare anche tra i popoli: ucraini e russi che hanno condiviso secoli di storia e che oggi si guardano come nemici, anche all’interno delle stesse famiglie. Il nemico vero non è l’altro popolo, ma la menzogna, la propaganda, l’odio coltivato giorno dopo giorno.

Cristo ha detto: “Amate i vostri nemici”. È forse questo il momento più duro per farlo, ma anche il più urgente. Da qui può rinascere la pace.

Florentina Miniosu

Celebrazioni in ricordo dei Martiri de La Storta trucidati il 4 giugno 1944

Si è tenuta questa mattina la cerimonia istituzionale in memoria dei quattordici Martiri de La Storta, trucidati dai nazisti in fuga da Roma il 4 giugno del 1944. L’appuntamento, inserito nel calendario ufficiale delle celebrazioni per la Liberazione della Capitale, è tornato quest’anno a svolgersi direttamente al Sacrario a loro dedicato, che si trova alla fine di via Antonio Labranca (La Giustiniana). 

Alla presenza del Picchetto d’Onore interforze, dei Gonfaloni di Roma Capitale, Città Metropolitana e Regione Lazio, è stata deposta una corona di alloro davanti al monumento che custodisce la memoria delle vittime. Numerose le delegazioni istituzionali, le associazioni partigiane e i familiari, che ogni anno rinnovano un rito civile ormai radicato nella comunità.

Un momento particolarmente intenso è stato l’appello delle vittime e la lettura delle biografie, affidata anche quest’anno ai ragazzi della scuola media “Bruno Buozzi” de La Storta. La loro presenza, introdotta per la prima volta lo scorso anno e ora confermata, rappresenta un passaggio simbolico di grande forza. Fino a vent’anni fa, ricordano dal Municipio XV, alla commemorazione partecipavano poche persone; oggi invece la cerimonia è tornata ad essere condivisa, vissuta e sentita e – come ha commentato il presidente municipale Daniele Torquati a L’agone- “la presenza delle studentesse e degli studenti, insieme ai loro docenti, dà respiro al futuro di questa memoria e rende la cerimonia non solo un rito istituzionale, ma un incontro generazionale che rafforza il senso civico della comunità”.

Una delle novità più significative di questa edizione è stata la cornice rinnovata del Sacrario. Negli ultimi anni il Municipio XV ha completato un intervento di profonda riqualificazione che ha riguardato le scale di accesso, le staccionate e la sistemazione delle aree verdi circostanti, restituendo dignità e decoro al luogo. Proprio per valorizzare questo spazio simbolico, l’amministrazione municipale aveva chiesto al Cerimoniale di Roma Capitale di riportare la cerimonia direttamente al Sacrario, dopo anni in cui, tra restrizioni sanitarie e problemi legati alla peste suina, l’appuntamento si è svolto solo alla stele commemorativa posta su Via Cassia al’incrocio con Via Giulio Galli.

Tra le presenze istituzionali di quest’anno spicca quella di Massimiliano Smeriglio, nominato lo scorso ottobre assessore alla Cultura di Roma Capitale dopo l’uscita di Miguel Gotor. Per Smeriglio era la prima partecipazione alla commemorazione de La Storta, un segnale ritenuto importante dalle istituzioni locali, che da anni lavorano per ridare centralità al racconto di questa strage, l’ultima compiuta dai nazisti prima della Liberazione di Roma.

Fabio Rollo

DANTE A SCUOLA: NELLA NUOVA AULA IMMERSIVA IN SCENA LA DIVINA COMMEDIA

L’Aula Magna dell’IC Bracciano è tornata a vivere, dopo un periodo di chiusura per lavori di ristrutturazione che l’hanno totalmente rinnovata trasformandola, come previsto nel PNRR 4.0 in un ambiente progettato per offrire un’esperienza di apprendimento personalizzata e interattiva, grazie all’utilizzo delle tecnologie più avanzate.
In questo spazio, gli studenti potranno esplorare nuovi ambienti, interagire con oggetti virtuali, e sviluppare le loro competenze in modo divertente e coinvolgente.
La Dirigente scolastica professoressa Antonella Di Spalatro ha accolto i presenti con parole cariche di entusiasmo mostrandosi orgogliosa di portare a termine quanto iniziato dai suoi predecessori e ringraziando tutti coloro che hanno contribuito nel tempo a rendere possibile questo progetto.
Presenti il Sindaco del comune di Bracciano, Marco Crocicchi, il vice parroco Don Carlos Zambrano, alcuni membri della comunità cattolica, il generale Bruno Riscaldati per i Il Lions Club Bracciano Anguillara S. Monti Sabatini docenti, famiglie, genitori e rappresentanti del Consiglio di Istituto.
Per l’occasione la classe 2A ha messo in scena, lo spettacolo teatrale ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri, dal titolo “Dante a modo nostro”. Creatività, lavoro di squadra e passione dei docenti hanno reso un classico della letteratura attuale e fruibile anche in una dimensione innovativa con l’ausilio di strumenti digitali e multimediali.
La Redazione

Consigli di lettura: GIROTONDI D’ACQUA di Rodolfo Fellini

Il romanzo racconta 50 anni nella vita del Lazio e dell’Italia attraverso le
vicende di una famiglia e due comunità. Il borgo di fantasia in cui si
svolge l’azione, che ho chiamato FONTEVICO, si trova tra un bosco e un
lago e potrebbe essere Bracciano, Montefiascone, Ronciglione… senza,
ovviamente, i castelli e i monumenti che rendono questi paesi unici.

Il libro è stato presentato a Bracciano, Anguillara, Trevignano,
Manziana, Canale, Oriolo, Nepi, Soriano nel Cimino e ovviamente anche a
Roma, nonché a Trieste e Pordenone. Dal 15 al 19 maggio è stato anche al
Salone del Libro di Torino (area Self) e il 3 agosto sarà alla rasegna
“Libri e Calici”, al Castello di Santa Severa.

consigli-di-lettura-girotondi-dacqua

L’autore

Rodolfo Fellini, alle spalle 35 anni
di giornalismo radio-televisivo (di cui 26 in RAI).
“Il mio romanzo, GIROTONDI D’ACQUA, racconta 50 anni nella vita del Lazio e dell’Italia attraverso le vicende di una famiglia e due comunità. Il borgo di fantasia in cui si svolge l’azione, che ho chiamato FONTEVICO, si trova tra un bosco e un lago e potrebbe essere Bracciano, Montefiascone, Ronciglione… senza, ovviamente, i castelli e i monumenti che rendono questi paesi unici”.

 

Sinossi

GIROTONDI D’ACQUA di Rodolfo Fellini
Cinquant’anni di storia del Lazio attraverso le vicende di due comunità: un borgo
contadino diventa un’esclusiva meta turistica e si arrende all’influenza di una Roma
sempre più tentacolare. È la sintesi di Girotondi d’acqua, saga in tre capitoli di
Rodolfo Fellini, un viaggio emotivo che è anche l’affresco di tre generazioni e di una
società in perenne evoluzione, nell’arco temporale 1965-2018.
Filo conduttore del romanzo è la storia d’amore tra Mirella e Bruno, incontroscontro
tra le classi popolari contadine e la borghesia romana. Mirella, figlia di un
militare americano rimasto in Italia dopo la seconda guerra mondiale e di una
giovane di buona famiglia, è un’intraprendente ragazza degli anni ’60, che vive
seguendo i propri istinti e convinzioni. Bruno, nato in un borgo posto tra un bosco e
un lago da madre vedova morta di parto, non conosce nulla al di fuori del lavoro. Lei
si innamora di lui per la raffinata sensibilità che il ragazzo sprigiona e per la libertà
che le concede. Ma quando mette al mondo una bambina e non può più vivere
ripiegata su se stessa, scopre le insospettabili radici di quell’anima pura e originale.
La seconda parte si svolge quindici anni dopo e contrappone le figure di Bettina e
Linda. La prima, nata poco prima che Mirella mettesse fine alla storia con Bruno, è
cresciuta in paese con il padre. La seconda, epifania di quell’amore, vive a Roma con
una madre instabile e insoddisfatta, di cui è succube. Nessuna delle due sorelle sa
dell’esistenza dell’altra, né ha mai visto il genitore mancante. Entrambe si
avvicinano all’adolescenza agitate da domande che non trovano risposte.
Nella terza parte, dopo quarant’anni, il testamento della nonna materna mette a
confronto le due sorelle; per loro, così come per Bruno e Mirella, si apre una nuova
prospettiva di vita.
Le vicende dei protagonisti si sviluppano e crescono in un gioco ad incastri, dando
forma a una storia collettiva, intensa e trascinante. L’autore racconta le vite
straordinarie di persone ordinarie, che hanno in comune la capacità di sapersi
fermare ad ascoltare la propria voce interiore. Quando trovano le risposte e i valori
cercati con tanta determinazione, scoprono che il mondo attorno a loro è cambiato
e pagano il prezzo della coerenza, ma senza mai perdere la speranza.
La storia racconta anche i profondi cambiamenti sociali, culturali e ambientali
avvenuti in Italia nell’ultimo mezzo secolo: arricchimento, cementificazione,
individualismo sfrenato contro fieri e vibranti residui di solidarietà.
I “Girotondi” del titolo rimandano alla circolarità delle emozioni, all’alternarsi delle
stagioni, alla guerra tra acqua e fuoco che la ricerca di sé porta dentro ad ognuno di
noi, e ai laghi vulcanici che puntellano il territorio del Lazio, crateri spenti che
covano residui di attività vulcanica.
La prima parte del romanzo è in mano al narratore; nella seconda e terza, al
narratore si alternano le voci in prima persona di Bettina e Linda.
Autopubblicata tramite la piattaforma Youcanprint, “Girotondi d’acqua” è un’opera
artigianale e sincera, libera e coerente, che affronta il tema della difficoltà di chi
combatte per restare sincero, libero e coerente in un mondo che cambia
vertiginosamente.

Titolo: GIROTONDI D’ACQUA
Autore: RODOLFO FELLINI
ISBN 979-12-22752-42-6

Non so chi ha creato La Romanina, ma so che era innamorato

Il 1° giugno si è svolta alla Mondadori del centro commerciale “La Romanina” di Roma la seconda data del tour di instore di Alfa, nome d’arte di Andrea De Filippi, giovane cantautore italiano, per l’uscita del nuovo disco “Non so chi ha creato il mondo ma so che era innamorato – Deluxe Edition”, rilasciato nel mercato e su tutte le piattaforme di streaming il 30 maggio, il quale aggiunge alla versione uscita precedentemente 5 brani inediti, tra cui il nuovo feat con Manu Chao “A me mi piace” già in vetta alle classifiche.

Alfa incontra i suoi fan al centro commerciale “La Romanina” di Roma

Il giovane artista ha iniziato a farsi conoscere dal grande pubblico nel 2019 con l’uscita del singolo “Cin Cin”, per poi accompagnare i mesi estivi degli italiani dominando le classifiche e le radio nel 2023 con il singolo “bellissimissima <3”; poi l’arrivo di Sanremo, con il terzo posto alla serata cover guadagnato grazie a “Sogna, ragazzo, sogna” cantata con il cantautore Roberto Vecchioni, e l’uscita dell’album “Non so chi ha creato il mondo ma so che era innamorato” hanno portato Alfa sotto le luci della ribalta, rendendolo a soli ventiquattro anni uno dei giovani artisti emergenti più influenti del panorama della musica italiana.

Alfa incontra i suoi fan al centro commerciale “La Romanina” di Roma
Didascalia per la foto: Dalle storie Instagram dell’account ufficiale di Alfa (@alfaadf)

Dopo il successo della prima data, tenutasi alla Mondadori del centro commerciale Nave de Vero di Marghera (VE) il 31 maggio, in cui i suoi sostenitori hanno fatto più di sei ore di fila per incontrare il giovane cantautore, Roma l’ha accolto con altrettanto calore: già ore prima dell’inizio dell’evento il luogo era gremito di fan di tutte le età che cantavano in coro le canzoni del nuovo album; al suo arrivo, tra applausi e acclamazioni, Alfa ha cantato insieme al pubblico “A me mi piace” e “Il filo rosso”, trasformando l’instore in un piccolo concerto e facendo così riecheggiare per tutto il centro commerciale le sue canzoni. Dopo ciò è iniziato il vero e proprio firmacopie, in cui ha dedicato a ciascuno un po’ di tempo per scambiare due parole, fare qualche foto e autografare, oltre ai dischi, poster, magliette o strumenti. In più ha chiesto ai presenti di firmare la sua chitarra, per poter conservare un ricordo di tutte le persone che lo ascoltano e supportano ogni giorno, permettendogli di raggiungere il suo sogno; ha poi promesso sui social che utilizzerà questa chitarra durante il tour invernale nei palazzetti nella data di Roma del 29 novembre, quasi già sold out.

Alfa incontra i suoi fan al centro commerciale “La Romanina” di RomaAdriano Vitale, protagonista di uno dei video fatti durante le performance de “Il filo rosso” postati sui canali social ufficiali del cantante, ha risposto a qualche nostra domanda durante l’evento.

Com’è stato l’incontro con Alfa?

L’incontro è stato molto emozionante, mi batteva forte il cuore, come se lo vedessi per la prima volta…

Gli ho anche raccontato degli aneddoti sul il mio inizio di una carriera musicale: mi è apparso molto interessato e mi ha fatto pure un grande in bocca al lupo. In realtà ci siamo scambiati poche parole, ma ci siamo fatti due risate e siamo stati entrambi molto bene; lo vedevo che era contento di vedermi, anche se sicuramente non quanto lo ero io, perché lui è sempre positivo e riesce a contagiare gli altri con la sua energia, tanto che è riuscito proprio a migliorarmi la giornata.

Che rapporto hai con la sua musica?

La sua musica è in simbiosi con la mia vita: non c’è un momento in cui io non ascolti una sua canzone. Mi aiuta a capire meglio le mie emozioni o  intensificarle: quando sto passando un momento difficile riesco a sentirmi meglio solamente ascoltando una sua canzone, ma allo stesso modo quando sto passando un momento bellissimo e molto felice la sua musica riesce farmelo vivere ancora di più; questo perché lui in tutto quello che scrive, che sia una canzone più allegra, che dà la carica, o una canzone più emotiva o romantica, riesce a farmi comprendere meglio ciò che provo e a farmi stare meglio, anche nei momenti più bui.

Per questo non c’è un momento preciso in cui io ascolto la sua musica. Lui fa parte della mia vita, della mia quotidianità: per me ogni momento è buono per sentire una canzone di Alfa, perché le sue canzoni sono parte di me.

Com’è stato vedere un tuo video pubblicato sui suoi profili social?

Mi ha fatto emozionare tantissimo: vedere pubblicato sui suoi social un mio momento di fragilità durante un suo concerto, e vedere anche che è stato molto apprezzato, è stato un momento di pura felicità per me, perché a mio parere non c’è cosa più bella di far vedere le proprie emozioni, anche nei momenti in cui si è più deboli.

Devo dire che l’ho scoperto per puro caso: giorni prima che pubblicasse il video aveva già inserito quella clip sullo sfondo de “Il filo rosso” su Spotify, quindi lo avevo già visto, ma il fatto che fosse stato pubblicato anche su TikTok e Instagram l’ho scoperto solamente quando dei miei amici mi hanno iniziato a chiamare mille volte dicendomi che mi aveva appunto messo sui suoi social e stava cercando di contattarmi; ammetto che allora mi sono commosso, sia quando l’ho scoperto sia quando poi mi ha scritto. Questa è una cosa che mi ha accompagnato per molto tempo: i commenti sono stati molto positivi e molte persone mi hanno contattato per dirmi tante cose bellissime, ed è stato qualcosa di indescrivibile. Mi ha reso veramente molto felice, è stato uno dei momenti più belli della mia vita.

Il tour degli instore di Alfa continua in altre città d’Italia fino al 5 giugno, data in cui si terrà a Genova, sua città natale, l’ultima tappa, poi inizieranno i preparativi del tour estivo, il quale si aprirà il 21 giugno all’Area eventi “Nuovo Romagnoli” di Campobasso.

Jacqueline Velia Guida