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SI PUÒ FARE DI PIÙ SENZA ESSERE EROI.

Lavorare in rete, creare sinergie, mettere al servizio del territorio competenze e possibilità; questo è uno degli splendidi risultati che ad oggi, con orgoglio e gratitudine USPT condivide:

Un progetto che testimonia l’incontro di diverse realtà e apre un dialogo attivo tra l’Associazionismo, il privato-sociale e l’istituzione pubblica territoriale.

Così nasce il progetto Faro’ con Te da un intento che diventa azione, da parte dell’associazione FA.RO’, presente sul territorio da oltre 10 anni, che ha messo a disposizione il 5 per mille per finanziare un servizio di supporto psicologico dedicato ai pazienti del day-hospital oncologico di Bracciano. Si dice che da una mancanza si può creare sostanza e questa è la storia di FA.RO’, nata dalla perdita di una giovane ragazza di appena 20 anni, Roberta Faiola. La catena virtuosa ha “contagiato” e coinvolto altre realtà presenti sul territorio tra cui l’associazione Generazione Musica, che da altrettanti anni porta la cultura della musica e della solidarietà nella nostra comunità; l’apertura ricettiva al progetto da parte del day hospital oncologico di Bracciano infine, ha permesso di tracciare un invisibile filo d’oro in cui è entrato il servizio di sostegno psiconcologico di USPT.

Una scrupolosa selezione, fatta di “mesi di prove”, per portare in scena questa melodia: Gli strumenti si sono accordati perfettamente in una preziosa sinergica armonia. Se qualcuno chiedesse cos’è un’eccellenza, risponderei che questo ne è senz’altro un esempio rappresentativo, che sposa competenze e professionalità con passione e vocazione, per dare un contributo in questo nostro mondo così fragile e delicato.

Possiamo dunque, senz’altro confermare che da un’assenza nasce sempre una presenza, dobbiamo solo riuscire a metterla a fuoco per vederla bene.

 

Grazie al presidente,  Valentina Faiola e a tutto il direttivo dell’associazione FA.RO’, che con grande generosità ha messo a disposizione il 5 per mille, portando avanti con pazienza e tenacia l’iter burocratico per attivare questo progetto, grazie a Generazione Musica e al dr Alessandro Lembo che con la sua band continua a supportare la raccolta di fondi per progetti di utilità sociale e sanitaria, grazie al dr. Mario D’Andrea per la disponibilità con cui ha accolto la proposta e grazie a tutti voi, che state leggendo, perché la condivisione crea  motivazione e ci tieni connessi in un unico grande respiro che è la vita. Si può dare di più, la canzone del trio Morandi, Ruggero e Tozzi, è sicuramente l’esempio musicale, in fatti e parole, che più si adatta per incorniciare il senso di questo nuovo progetto insieme, il primo, ci auguriamo, di tanti altri.

E per concludere rubo le parole del libro “Manuale del Guerriero di Luce”, di Paulo Coelho:

“il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli I miracoli cominciano ad accadere”.

Rosaria Giagu

 

 

 

Giulia Caminito incanta il pubblico alla Mondadori Point di Manziana con il suo ultimo romanzo: Il male che non c’è

Giovedì 12 giugno, presso la libreria Mondadori Point di Manziana, si è tenuta la partecipatissima presentazione del nuovo romanzo di Giulia Caminito, Il male che non c’è. L’incontro è stato introdotto e condotto da Eleonora Brini, ex assessora alla Cultura del Comune di Manziana, attuale libraia Mondadori e responsabile dell’Ufficio Stampa Editoriale.
A impreziosire l’evento, la presenza di figure di spicco del panorama culturale nazionale e locale: Giovanni Solimine, professore ordinario di Biblioteconomia e Culture del libro, presidente della Fondazione Bellonci – Premio Strega, Emanuele Rallo, sindaco di Oriolo Romano, e Maria Angela Mecca, presidente dell’associazione culturale Crescere con i libri. Hanno inoltre partecipato i gruppi di lettura di Trevignano (rappresentato da Stefania Di Michele), di Bracciano (con Luigia Luisa De Michele), e di Oriolo Romano (Valeria e Francesco per Crescere con i libri), contribuendo con entusiasmo alla vivacità dell’incontro.
Ad aprire la presentazione è stato Giovanni Solimine, con parole affettuose:“Provo un grande piacere a essere qui perché Giulia la conosco da 35 anni e l’ho vista crescere come scrittrice. L’acqua del lago non è mai dolce ha rappresentato per lei una svolta importante: l’ha portata nella cinquina del Premio Strega 2021, segnando il suo ingresso tra le voci più originali e interessanti della letteratura italiana contemporanea.”
Eleonora Brini ha ricordato il percorso dell’autrice:
“Giulia è una talentuosa scrittrice under 40” – “Per poco”, aggiunge divertita Caminito, suscitando risate tra il pubblico – “che ha fatto moltissima strada. Dal suo esordio nel 2017 con La grande A (Giunti), passando per La ballerina e il marinaio (Orecchio Acerbo), Un giorno verrà e naturalmente L’acqua del lago non è mai dolce, fino a questo nuovo romanzo, che presentiamo oggi con grande gioia.”
Silvia Aprile, intervenuta durante la serata, ha sottolineato la profondità della narrazione: “Il male che non c’è non si smentisce. È un romanzo potente. Caminito riesce a descrivere la precarietà esistenziale dei millennial con una precisione spiazzante. Loris, il protagonista, mi ha ricordato Jo di Piccole donne: un caso?”
L’autrice risponde sorridendo:“Il parallelismo non è casuale. Jo March e Loris (o Lorens) sono come due facce della stessa medaglia. Loris, però, è anche una copia imperfetta, contaminata, e molto vicina a mia madre che ha sempre amato Piccole donne.”
Caminito ha raccontato l’origine del personaggio Catastrofe, alter-ego psico-fantastico di Loris, rivelando l’influenza di un suo racconto del 2016: “In quella storia, una donna malata sentiva rumori da un armadio. Dentro trovava una bambina: la malattia prendeva corpo. È da lì che ho iniziato a raccontare queste presenze fantastiche come manifestazioni psicologiche interiori. Catastrofe è la materializzazione dell’ipocondria di Loris, la sua unica compagna quando tutto il resto crolla.” L’autrice ha spiegato come la patologia psicologica sia spesso un peso invisibile:
“L’ipocondria, l’ansia, la depressione diventano compagnie invasive. E la scrittura di Loris nasce da una vera patologia: l’iperlessia. Una donna me ne parlò a una cena. Da bambina leggeva compulsivamente ogni cosa scritta, al punto da non riuscire a vivere normalmente. Quella storia mi ha ispirato.”
Una delle riflessioni più intense è stata quella sullo scontro generazionale: “Molti miei coetanei capiscono Loris e la sua paralisi esistenziale. Ma lettori più grandi spesso non comprendono il perché del suo blocco. Si chiedono perché non reagisca. Ma per noi, cresciuti in un mondo instabile e senza garanzie, la precarietà non è solo economica: è esistenziale.”
Sollecitata dalle domande di Eleonora Brini e del pubblico, Giulia Caminito ha condiviso momenti toccanti del proprio vissuto, ha raccontato di suo nonno, della sua vita sul lago di Bracciano, della sua capacità di adattarsi: “è stato lui ad ispirare Tempesta, figura concreta e affettuosa dell’infanzia di Loris. La sua morte rappresenta per Loris una frattura. Senza di lui, il personaggio perde il contatto con il proprio passato.” Con emozione, Caminito ha ricordato il ragazzo rumeno ospitato a casa loro dal nonno, Gelo, figura reale dietro il personaggio omonimo del romanzo.
“Volevo parlare di Santa Maria di Galeria, di Testa di Lepre. Sono luoghi dimenticati, attraversati da storie invisibili. Mio nonno mi portava lì da bambina: quella geografia è parte della mia identità.”
Alla domanda se scrivere il romanzo sia stato terapeutico, Caminito ha risposto con sincerità: “Sì, è stato terapeutico. Ma non l’ho scritto per guarire. Avevo già superato quel momento grazie alla psicanalisi. Il romanzo mi ha permesso di rielaborare e trasformare ricordi dolorosi in qualcosa di narrativamente forte e condivisibile.”
A conclusione dell’incontro, Eleonora Brini ha chiesto se Caminito scegliesse personalmente i titoli:
“Sì, sempre. Tranne La grande A, suggerito da Sandro Triulzi, uno studioso post coloniale a cui mi sono rivolta per la consulenza storica Ora sto lavorando a quello che sarà il terzo libro di una trilogia cominciata con L’acqua del lago non è mai dolce e proseguita con Il male che non c’è. Il titolo ce l’ho, ma non lo svelo. Per scaramanzia.”
L’autrice ha anche annunciato una nuova edizione collettiva di Amatissime, prevista per settembre, insieme ad altre cinque scrittrici. La sesta? Maria Bellonci.
L’evento si è chiuso con l’immancabile firmacopie, durante il quale la scrittrice ha potuto incontrare e dialogare con i suoi lettori più affezionati. Un momento intimo e corale che ha suggellato una serata intensa, in cui letteratura, esperienza personale e impegno civile si sono fusi in una narrazione potente, profondamente umana e generazionale.

La Redazione

Bracciano: “La notte della menta” conquista la Biblioteca Orsini

Si è svolta nel tardo pomeriggio del 12 giugno, presso la Biblioteca Comunale Bartolomea Orsini la partecipata presentazione del romanzo La notte della menta, ultimo lavoro della scrittrice e artista Marika Campeti, edito da Sette Chiavi – Passepartout.

Bracciano: "La notte della menta" conquista la Biblioteca Orsini
Giulia Sala

Ha aperto l’incontro il saluto istituzionale di Giulia Sala, presidente del Consiglio Comunale e delegata alle Politiche di Genere e Pari Opportunità, che ha ringraziato l’autrice per l’impegno nel trattare il tema della violenza di genere attraverso la letteratura, intesa come spazio di consapevolezza e libertà, capace di dare voce alle donne e alle loro storie.
Sala ha inoltre ricordato l’attività del Centro Donna di Bracciano, situato al piano terra del Palazzo comunale, che durante tutto l’anno propone un calendario ricco di appuntamenti e iniziative di sensibilizzazione, ringraziando le donne che ne rendono possibile l’operatività. Presente anche l’assessora ai servizi sociali Maddalena Coletta.

Nel corso dell’incontro, il pubblico ha potuto immergersi nell’atmosfera sospesa di un mini-thriller psicologico ambientato in una gelida notte d’inverno. La protagonista, Laura, si risveglia ferita e senza memoria in una scarpata nei pressi di Terracina. Il suo percorso di ricostruzione si snoda tra frammenti sensoriali, odori e interrogativi, fino a svelare una verità nascosta.
Il titolo allude al profumo intenso della menta, simbolo di memoria e resistenza, che diventa filo conduttore emotivo e chiave per riaprire ricordi dimenticati.

Bracciano: "La notte della menta" conquista la Biblioteca Orsini
Barbara Busetto

A rendere autentico e coinvolgente l’incontro è stato il dialogo con Barbara Busetto, che ha guidato l’autrice con domande mirate e profonde, accompagnando il pubblico alla scoperta del cuore narrativo e delle radici emotive dell’opera.
Le letture sceniche di Sonia Boffa hanno dato voce ai personaggi, restituendo con sensibilità l’atmosfera sospesa della vicenda, tra tensione, ricordi e fragilità.

La notte della menta – ha raccontato Campeti – è nato in una notte fredda di dicembre, in un casale immerso nella campagna umbra. Il profumo intenso della menta ghiacciata mi ha riportato all’infanzia, a mia nonna, alla mentuccia che raccoglieva con le mani. Da lì, un ricordo ha aperto la strada alla scrittura. Scrivere, per me, è sempre stato un modo per conservare, per rielaborare, per sentire.”

Il libro si presenta come un’opera breve ma intensa, capace di accompagna il lettore in un viaggio sensoriale e interiore, dove il freddo diventa metafora del vuoto emotivo.
Si legge tutta d’un fiato, ma lascia un segno profondo: più che una storia, è un invito a ritrovare sé stessi attraverso la memoria, anche quando fa male.

Bracciano: "La notte della menta" conquista la Biblioteca Orsini
Giovanni Furgiuele

Tra gli interventi, anche quello di Giovanni Furgiuele, presidente de L’agone nuovo, che ha posto l’attenzione sulla scarsa conoscenza dei servizi antiviolenza da parte dei giovani. Durante un recente incontro a Cerveteri, davanti a 200 studenti delle scuole superiori, nessuno era a conoscenza dell’esistenza dei due centri attivi sul territorio. Furgiuele ha evidenziato la necessità di rafforzare la comunicazione istituzionale e l’attività nelle scuole, sollecitando un maggiore impegno da parte della prefettura, dell’ASL RM4, degli enti locali e delle associazioni. Ha inoltre ricordato il ruolo de L’agone nel promuovere cultura, formazione e aggregazione, con attenzione ai temi sociali, ambientali e all’innovazione.

Un appuntamento culturale denso di significato, che ha unito parole, memoria e ascolto, dove la letteratura incontra l’impegno civile e diventa strumento di riflessione e cambiamento.

Paola Forte

(immagini a cura di Paola Forte)

 

Bracciano: la prevenzione dei femminicidi

IL SUP COME METAFORA DELLA VITA APPENA CONCLUSO ALL’ALBERGHIERO DI LADISPOLI IL PROGETTO “VIVERE IL MARE”

Un progetto iniziato a gennaio con la collaborazione di Roberta Mariani, Campionessa europea, Psicologa, Coach e Istruttrice dell’Associazione ASD Marina di Cerveteri – “Supfit”, che opera sul litorale da più di dieci anni: è “Vivere il mare”, il percorso formativo dedicato al Sup che si è svolto all’Istituto Alberghiero di Ladispoli grazie al coordinamento della Prof.ssa Angela Di Sabatino. “Ricordo che quando abbiamo cominciato le prime lezioni nell’Aula del nostro Istituto – ha spiegato la Prof.ssa Di Sabatino – eravamo ancora in pieno Inverno e gli studenti non vedevano l’ora di entrare in acqua per mettere in pratica le nozioni teoriche che stavano progressivamente acquisendo.

Quel momento è finalmente arrivato – ha aggiunto la Prof.ssa Di Sabatino – perché due sono state le uscite in Sup e Roberta Mariani è rimasta sorpresa dal coraggio degli allievi e dal loro incontenibile desiderio di cimentarsi con la tavola. E’ stato un percorso entusiasmante iniziato con una riflessione sulle emozioni e su se stessi, proseguito con la ricerca del proprio equilibrio e la conoscenza degli elementi di rischio connessi alle correnti marine, al vento e alle condizioni climatiche, per arrivare quindi agli incontri finali che si sono svolti naturalmente in acqua.

Desidero ringraziare l’Istruttrice Roberta Mariani, la Dirigente scolastica Prof.ssa Loredana Saetta e gli allievi del Quinto Turistico che hanno aderito a questo straordinario Progetto. Negli ultimi anni, il SUP si è affermato come una delle discipline sportive più amate tra i giovani – ha ricordato la Prof.ssa Di Sabatino – e abbiamo voluto proporlo nel nostro Istituto per la sua capacità di coniugare attività fisica, benessere mentale e un contatto diretto con la natura. Per i nostri allievi, troppo spesso immersi in una quotidianità digitale e frenetica, questa esperienza ha rappresentato un’occasione preziosa per rallentare, ascoltare se stessi e ritrovare un autentico equilibrio interiore.

Il SUP sviluppa la coordinazione e la forza muscolare in modo armonico, ed è accessibile anche a chi non ha una preparazione atletica specifica. È inoltre uno sport inclusivo, che stimola la collaborazione e il rispetto reciproco, soprattutto quando praticato in gruppo. Ma il suo valore più profondo – ha concluso la Prof.ssa Di Sabatino – risiede proprio nella sua relazione con l’ambiente: pagaiare sull’acqua insegna il rispetto per gli ecosistemi e le risorse naturali e crea un legame “emotivo” con il paesaggio. Il SUP è dunque molto più di una semplice attività sportiva: è uno strumento educativo capace di trasmettere valori fondamentali e irrinunciabili. Riproporremo questo Progetto certi di contribuire alla crescita e alla maturazione dei nostri studenti”.

“Quando chiesi ai ragazzi tempo fa cosa si aspettassero da questa esperienza, – aveva osservato Roberta Mariani all’inizio del Progetto con gli studenti – non risposero “imparare a pagaiare perfettamente”. No, quello infatti sarebbe arrivato col tempo. Hanno risposto ben altro. Infatti ciò che cercano è calma, tranquillità, pace, spensieratezza, sicurezza, divertimento ed equilibrio. Ed è da qui che sono partita: dal bisogno autentico di stare bene, di ritrovarsi e imparare a gestire se stessi in ogni aspetto della vita dando valore ad ogni loro parola, ad ogni loro espressione. Una delle studentesse, alla fine della lezione, mi ha detto con un sorriso: “Potremmo portarti con noi a prendere un caffè insieme?” Un’altra: “Ma come fai a capirci al volo? A me piacciono troppo queste lezioni!”

Ecco, è in questi momenti – ha aggiunto Roberta Mariani – che capisci che la relazione educativa funziona, che si sta creando uno spazio sicuro dove l’apprendere va oltre. Un luogo dove i ragazzi si sentono visti, accolti, compresi. Ed è stato questo il valore più profondo del nostro progetto”.

Appuntamento al prossimo anno”.

 

VIAGGIO IN ORIENTE

Era pieno, il teatro Charles de Foucauld di Bracciano, nel pomeriggio di ieri, 11 giugno, che non è stato un pomeriggio qualsiasi perché è andata in scena la meraviglia.

A prendersi il palco sono stati i ragazzi e le ragazze dell’AAIS, associazione di recupero sociale e psicopedagogico per persone disabili.

Il denominatore comune è stata l’emotività, sollecitata costantemente, arricchita, tramutata continuamente in sorrisi, occhi lucidi, applausi calorosi, incontri di mani, di sguardi, di abbracci.

foto ringraziamenti palco

La portavoce di quell’emozione è stata la responsabile dell’Associazione, Donatella Scalzi, che a L’agone, presente con il suo presidente Giovanni Furgiuele, ha dichiarato:

“Anche quest’anno 2025 i ragazzi e le ragazze dell’AAIS APS hanno messo in scena uno spettacolo di musica e balli orientali dal titolo “Viaggi in Oriente”, con scenografie canti e tradizioni del folclore cinese e giapponese, tra i quali la danza Obon e la cerimonia del tè.  Il palco è un luogo in cui le emozioni prendono vita, si abbattono le barriere della diversità e si sperimenta l’appartenenza al gruppo. E’ un modo autentico di essere connessi con se stessi, che consente di portare alla luce le diverse abilità di ciascuno. E’ un opportunità per tutti di partecipare a un modo diverso di vivere la vita”.

Ha ringraziato tutti i collaboratori, i volontari e gli operatori dell’Associazione, con particolare riferimento a Fulvio e Ruggero e anche la sua coreografia speciale.

La bellezza, espressa dai movimenti misurati di quelle persone che nella logica della performance a tutti i costi spesso è invisibile, ha dilagato e riempito gli occhi e i cuori dei presenti; l’emozione incontenibile di chi ha ballato, recitato, declamato poesie, è stata la medesima di chi li ha coordinati, preparati, affiancati ogni giorno in quel percorso che si tenderebbe a ritenere impossibile.

danza cinese

Il senso e il merito delle donne e degli uomini dell’AAIS è racchiuso nella strofa di una canzone di Vecchioni interpretata da Andrea a conclusione del bel pomeriggio: “se non potrai correre e nemmeno camminare, imparerò a volare”.

Lezioni di volo, all’AAIS, per sollevarsi dall’indifferenza e poter vedere panorami più vasti.

Gianluca Di Pietrantonio

 

Anguillara Sabazia: stop genocidio a Gaza

Bracciano: presentazione del romanzo di Marika Campeti

Le pietre di Roma. La geologia di Roma e Lazio

Alla fine della città. Esplorazioni
Dal 27 maggio al 6 luglio 2025
Municipio XV Roma
Direzione artistica Fernanda Pessolano
Un progetto Ti con Zero ETS 

DAL 10 AL 15 GIUGNO 2025 – MOSTRA
Giorni feriali 16-21, sabato 10 – 18, domenica 9 – 17 – Torretta Valadier

Le pietre di Roma. La geologia di Roma e Lazio tra rocce, minerali e fossili
A cura di Taxa e Cammino dei vulcani

Testi e materiale scientifico di Umberto Pessolano, geologo, collezionista, direttore del Museo del Fiume di Nazzano, , opere di Ludmilla Evgeneva, artista e mosaicista

Traduzione in inglese Ian Sutton

La genesi del territorio romano è stata, negli ultimi 2 milioni di anni, il susseguirsi di eventi legati all’acqua e al fuoco, l’intrecciarsi di eventi di avanzata e ritiro del mare ed eventi di poderose eruzioni vulcaniche. Ma un elemento ha poi segnato il territorio: il fiume Tevere, che con la sua ultima foce ha segnato morfologicamente il territorio dove Latini, Sabini, Etruschi, Volsci e Romani sono andati a occupare e colonizzare. La storia di un territorio affonda le proprie radici geologiche in un passato a volte molto lontano e il Lazio ha le sue montagne che 200 milioni di anni fa erano fondi di mare e che oggi nelle rocce conservano forme di vita del passato, a testimonianza di ambienti marini spesso abitati da forme incredibili.

La geologia di Roma e LazioParallelamente all’esposizione geopaleontologica saranno esposte opere d’arte in tecnica esclusiva realizzate dell’artista mosaicista Ludmilla Evgeneva.

La connessione tra le opere d’arte e le scienze della Terra offre una piattaforma educativa per comprendere meglio il nostro pianeta e il suo fragile equilibrio.

Percorso espositivo anche in lingua inglese.

Apertura sabato dalle 10 alle 18 e domenica dalle 9 alle 17 le sponde del Tevere e i da martedì a venerdì dalle 16 alle 21 Età per tutti Trasporti tram linea 2 da Piazzale Flaminio Il geologo sarà sempre presente durante gli orari di apertura perle visite guidateLa geologia di Roma e Lazio

INAUGURAZIONE – Ore 19
Visita guidata con azione site specific itinerante di e con Aurora Pica/Bianco Teatro, ispirata a “D(r)ama”, stesura dell’atto di Aurora Pica e Anna Paola Bacalov, oggetti e abito scultura Fernanda Pessolano

 “Le pietre di Roma”, fa parte di “Alla fine della città”, un progetto di Ti con Zero Ets, con la direzione artistica di Fernanda Pessolano, in cui arte e natura, spettacolo e scienza, e molto altro, animano il Municipio XV di Roma, che va appunto dal centro fino all’estrema periferia. Un progetto innovativo, un approccio multidisciplinare, una proposta che si fa anche camminando e pedalando, recitando e testimoniando.

Promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, vincitore dell’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum – 2025, finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU per grandi eventi turistici nell’ambito del PNRR sulla misura M1C3 – Investimento 4.3 – Caput Mundi, con il patrocinio del Parco Bracciano-Martignano e Parco di Veio,

Tutte le iniziative sono gratuite, per alcuni eventi è richiesta la prenotazione via e-mail; per tutte le informazioni sul programma e su come raggiungerci www.associazioneticonzero.it    www.camminodeivulcani.it

programma https://www.camminodeivulcani.it/index.php/2025/05/28/1828/

info tel 3498728813 prenotazioni E-mail: levocidelvulcano@gmail.com

https://www.facebook.com/ticonzero.it/ https://www.facebook.com/allafinedellacittà.it/

https://www.instagram.com/ticonzero_ets/

https://allafinedellacitta.carrd.co/

Maimaps  https://www.google.com/maps/d/edit?mid=1DjngAx…

Il taglio sull’ombrello: crisi d’identità e prevenzione 

La nostra identità è come un ombrello che ci protegge dalle intemperie della vita. È fatto della nostra storia, dei nostri valori, delle nostre convinzioni. Ci dà sicurezza e continuità, ci ripara da ciò che potrebbe ferirci.

A volte, inevitabilmente, l’ombrello si lacera. Lo squarcio può arrivare dall’esterno – un lutto, la fine di una relazione, una malattia, una pandemia – oppure dall’interno, attraverso una crisi di valori o una profonda insoddisfazione.

In quel momento ci sentiamo vulnerabili, esposti. La nostra sensazione di protezione crolla e dobbiamo fare i conti con le nostre fragilità.

L’errore più grande è aspettare che le crisi arrivino per decidere di cambiare in meglio. Viviamo in modalità reattiva, agendo solo quando le circostanze ci costringono. È come aspettare che l’ombrello si rompa completamente prima di comprarne uno nuovo.

La vera saggezza sta nell’anticipare. Nel fare le cose prima, così da non ritrovarci impreparati quando arriva la tempesta.

Dovremmo attuare delle crisi evolutive controllate, scegliendo consapevolmente di mettere in discussione aspetti della nostra identità per farli evolvere. È manutenzione preventiva: controlliamo che l’ombrello sia solido prima che si rompa sotto il peso dell’acqua.

Nel campo sportivo si dice “hard training, easy challenge”. Lo stesso vale per la vita: più coltiviamo le nostre life skills nei momenti di calma – resilienza, flessibilità cognitiva, intelligenza emotiva – più saremo pronti alle sfide future.

Un antico detto orientale ci ricorda: “Non puoi iniziare a scavare il pozzo quando ti viene sete.”

Non possiamo aspettare che la nostra identità vada in crisi per iniziare a lavorare su noi stessi. Il vero coraggio sta nell’anticipare le sfide, nel prepararci, nell’investire su noi stessi quando tutto sembra andare bene.

Così quando la tempesta arriverà, non ci troverà impreparati. Ci troverà pronti, con un ombrello consapevolmente costruito per proteggere non solo ciò che siamo, ma anche ciò che abbiamo il potenziale di diventare.

Dott. Stefano Albano