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Rocca Priora: inaugurati i lavori per la realizzazione di una pista ciclopedonale con finanziamento PNRR di 2.300.000 euro.

Riceviamo e pubblichiamo
Si sono inaugurati questa mattina i lavori per la realizzazione di una pista ciclopedonale nel Comune di Rocca Priora, per un percorso che partendo da Via del Castagno e via di Velletri costeggerà la via Tuscolana per circa un chilometro e mezzo.
Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti il sindaco, Claudio Fatelli, il vicesindaco della Città metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna, la consigliera metropolitana, Marta Bevilacqua, oltre alle altre istituzioni del Comune.
Rocca Priora si trova sulla vetta più alta dei Colli Tuscolani ed è il più alto e dei Castelli Romani. L’area oggetto dell’intervento si trova a valle del paese su un tratto di strada che connette e collega il paese in modo veloce alle cittadine limitrofe.
Il progetto prevede il recupero e la riqualificazione di un’area strategica che potrà funzionare da collegamento e da interscambio promuovendo la conoscenza del territorio attraverso la nascita di questo nuovo percorso che riqualificherà un’intera area dall’alto valore naturalistico e archeologico. Si renderanno così accessibili aree funzionali tramite anche lo sviluppo di spazi attrezzati e di aggregazione in totale sicurezza, in una visione green del territorio e della sua fruibilità. La pista nascerà su un terreno già pronto per essere utilizzato, privo di problemi di natura urbanistica e libero da proprietà private.
«Con oltre 2 milioni e 300mila euro la Città metropolitana di Roma Capitale arriva a dama, attraverso un lungo lavoro di concertazione con l’amministrazione del Comune di Rocca Priora, che porta all’apertura di un cantiere utile alla cittadinanza. La pista ciclopedonale, infatti, – ha detto il vicesindaco Pierluigi Sanna – non sarà soltanto un’opera di messa in sicurezza stradale, pedonale e ciclabile, ma anche e soprattutto un contributo alla pratica dello sport e al miglioramento della qualità della vita in un territorio bellissimo qual è quello di Rocca Priora». «I benefici di questa pista ciclopedonale saranno anche un incentivo per il turismo lento perché questo è un territorio ricco di storia e con un patrimonio naturalistico che va tutelato» ha aggiunto la consigliera Bevilacqua.
Anche in questo caso i fondi PNRR destinati ai PUI perseguono i criteri di sostenibilità economica, sociale e culturale di economia circolare e di valorizzazione dell’area della Città metropolitana.

Cocomerata di Ferragosto in Carcere: Un Gesto di Solidarietà

Quest’anno, la festa di Ferragosto si estende anche all’interno del carcere, grazie all’impegno dell’Assessorato alle Politiche Sociali e del Delegato alle Carceri. insieme con la Comunità di Sant’Egidio , i cui volontari visitano i detenuti e le detenute durante tutto l’anno, e con il supporto di Confcommercio e della Centrale Ortofrutticola di  Tarquinia, viene organizzata una “Cocomerata di Ferragosto” in occasione della Festa dell’Assunta.

Il 15 agosto, i cocomeri offerti  verranno distribuiti a tutte le persone detenute e agli agenti in servizio nei due istituti penitenziari di Civitavecchia. In un giorno tradizionalmente dedicato alla famiglia, per chi vive lontano dagli affetti la solitudine può essere ancora più difficile da sopportare.

Il sindaco Piendibene sottolinea come anche un piccolo gesto possa fare la differenza, portando un attimo di normalità, sollievo dal caldo e conforto emotivo in una giornata che spesso pesa sul cuore. L’assessore Maucioni ricorda che dietro ogni sbarra c’è una persona, e la riabilitazione passa anche dalla cura e dall’attenzione per l’individuo.

Il delegato alle carceri, Lancia, aggiunge che questa iniziativa non è soltanto un atto di gentilezza, ma un modo per ribadire che dignità e umanità devono essere sempre al centro, anche in un luogo di pena.

Cristiano Avolio, di Confcommercio Litorale Nord, esprime soddisfazione per aver partecipato a questa iniziativa, segno tangibile di solidarietà verso chi è detenuto, e ringrazia la Centrale Ortofrutticola Tarquinia e il presidente Alessandro Serafini per la generosa donazione dei cocomeri.

L’impotenza del potere: l’amore che sfidò l’imperatore (parte 2 di 2)

L’imperatore Qin Shihuang

La notizia del crollo della Muraglia non impiegò che un respiro a raggiungere la corte imperiale: correva veloce come il vento impetuoso che scuote le bandiere della guerra. Qin Shihuang, il sovrano che credeva di dominare il cielo e la terra, udì che le sue pietre immortali si erano sgretolate non per il colpo di un ariete, ma per il lamento di una donna. Turbato e incredulo, abbandonò gli arazzi dorati della sua reggia di Xi’an e cavalcò fino ai confini del mondo, là dove il dolore aveva scosso persino le fondamenta dell’Impero.

Voleva vedere con i propri occhi colei che aveva osato l’impossibile. Quando incontrò Meng Jiang Nü, rimase travolto. Non era soltanto la sua bellezza a incantare, ma la fierezza nel portamento, il dolore che non piegava lo sguardo, la luce che bruciava silenziosa nei suoi occhi come brace viva sotto la cenere. Era come se il vento stesso si fosse fatto carne e cuore.

Affascinato, colpito dalla sua dignità e dalla forza che sfidava la corona, l’Imperatore le porse la sua proposta: diventare la sua consorte prediletta. Le promise palazzi di giada, onori senza misura, il trono accanto al suo.

Ma l’amore che aveva mosso montagne non cercava corone e il destino aveva ancora da scrivere la sua pagina più audace. L’anima di Meng Jiang Nü non poteva essere posseduta. Apparteneva già a un altro, a un amore che aveva scavato più in profondità di qualsiasi muraglia. Il suo cuore, fedele a Fan Qiliang, aveva amato con una tale intensità da non poter accettare la mano di colui che aveva innalzato un trono sul dolore, costruendo potere sopra i corpi piegati e le speranze infrante.

Eppure, pur trattenendo le lacrime, accettò l’offerta dell’Imperatore. Non per ambizione. Non per gloria. Ma per un patto sacro.

Pose tre condizioni: che il corpo di Fan fosse ritrovato, che il suo nome fosse celebrato come quello di un eroe, e che le fosse concesso toccare l’oceano, là dove il cielo abbraccia la terra. Qin Shihuang, colpito dalla fierezza e dalla purezza di quel cuore indomito, non seppe opporsi: ordinò che ogni desiderio fosse esaudito con solenne urgenza.

Il corpo fu ritrovato, sottratto alle pietre, lavato dal silenzio. Il suo nome fu inciso nei templi e cantato dal popolo e le porte delle città furono dischiuse per lei, la donna che aveva fatto tremare gli imperi con un pianto.

Meng Jiang Nü raggiunse il mare. Salì su un’alta scogliera dove l’oceano urlava e sussurrava, e il vento intrecciava antiche melodie attorno alle sue guance. Guardò l’orizzonte, infinito e silenzioso, con gli occhi colmi di ricordi, di dolore, di amore eterno. Sorrise, non con gioia, ma con la pace di chi ha concluso il viaggio: “Ti ho ritrovato” sussurrò, e quel sussurro sembrò fondersi con le onde.

Poi, senza esitazione, si lasciò andare.

Il mare la avvolse come un amante paziente. La prese tra le sue braccia salate, portandola via, lontano dal mondo degli uomini. Dicono che in quel momento il cielo si schiarì, e che le acque si placarono, come se anche la natura si fosse inchinata all’ultima pagina di una leggenda.

Meng Jiang Nü non morì. Si fuse con il mare. Divenne eterna.

Perché là dove le promesse non conoscono fine, l’amore non muore. Vive. Respira. E vibra per sempre, come la storia che porta il suo nome.

 

Il simbolo della caducità del potere

L’Imperatore tornò a Xi’an, ma non con la gloria che si era atteso. Aveva cavalcato per dominare il cuore di una donna, ma era stato sconfitto dalla grandezza di un amore che nessuna corona poteva contenere. Il popolo, che aveva assistito in silenzio, iniziò a raccontare. Le lacrime di Meng Jiang Nü divennero canto, le pietre cadute divennero simbolo.

Nel corso dei secoli, quella storia attraversò dinastie e rivoluzioni, superando l’oblio che spesso inghiotte gli umili. Le cronache, per quanto reticenti, non poterono ignorare l’eco di quell’evento: un crollo localizzato della Grande Muraglia avvenuto, secondo la leggenda, nella zona di Shanhaiguan, dove oggi sorge il tempio commemorativo di Meng Jiang Nü a Qinhuangdao, la cui vicenda rappresenta non solo la potenza dell’amore, ma anche la ribellione del cuore umano contro l’oppressione, emblema di amore incrollabile, pietà profonda e coraggiosa resistenza contro l’autorità inutile.

Il Tempio di Meng Jiang Nü è visitato ogni anno da migliaia di persone, che si fermano davanti alla statua di pietra che la raffigura sul promontorio, con lo sguardo rivolto verso il mare, costruito non come celebrazione di potere, ma come monito della sua fragilità. È lì che, si dice, lei scomparve tra le onde, lasciando dietro di sé non solo la leggenda, ma anche un monito per i secoli futuri. La Grande Muraglia, che una volta divideva e difendeva confini, oggi non delimita più nulla. Le sue pietre non proteggono, non separano: sono testimoni di una storia sanguinosa che per due volte, con spargimento di sangue e violenza inaudite, la ha vista inutile barriera. Ma la sua crepa più celebre è nata non dal ferro o dal fuoco, bensì da una lacrima e così, in Cina, ancora oggi si tramanda:

“Il muro può proteggere un impero, ma non può fermare il pianto di chi ama.”

Così, la leggenda di Meng Jiang Nü è tra i quattro racconti più celebri della tradizione cinese, tramandato per generazioni come un canto che sfida l’oblio e sopravvive al tempo come la muraglia stessa: non come roccaforte dell’impero, ma come simbolo eterno dell’amore che nessun confine può contenere, e della voce che, attraverso le acque ed il vento, continua a farsi sentire.

 

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Riccardo Agresti

Stelle cadenti e la notte del 10 agosto: tra scienza e leggenda

Stelle cadenti e la notte del 10 agosto: tra scienza e leggenda

Ogni anno, intorno al 10 agosto, milioni di persone alzano gli occhi al cielo in attesa di uno spettacolo affascinante: le stelle cadenti. Ma cosa sono davvero? E perché questa data è così speciale?

Cosa sono le stelle cadenti?

Le “stelle cadenti” non sono affatto delle stelle, ma meteore: piccoli frammenti di roccia e polvere che entrano nell’atmosfera terrestre a velocità elevatissime (fino a 70 km/s cioè 242000 km/h). L’attrito con l’aria riscalda questi frammenti di al massimo qualche cm di diametro fino a renderli incandescenti e luminosi, creando la scia che vediamo attraversare il cielo.

Questi piccoli frammenti provengono da asteroidi, ma soprattutto da comete le quali, durante il loro passaggio vicino al Sole, lasciano dietro di sé una scia di numerosi detriti. Quando la Terra attraversa queste scie, i frammenti vengono “catturati” dall’atmosfera e danno origine allo sciame meteorico.

Se sono di dimensioni considerevoli, possono non disintegrarsi completamente e raggiungere il suolo come meteorite.

Lo sciame delle Perseidi

Il protagonista del cielo di agosto è lo sciame meteorico delle Perseidi, così chiamato perché le meteore sembrano provenire tutte dalla costellazione di Perseo. Si tratta dei detriti lasciati lungo la sua orbita nei pressi del Sole dalla cometa Swift-Tuttle, che orbita attorno al Sole ogni 133 anni e tornerà a luglio 2126 (segnatelo sul calendario).

Le meteore “Perseidi” sono visibili solitamente tra il 10 e il 14 agosto, con il massimo il giorno 12 (fino a 150 meteore all’ora), ma la notte del 10 agosto è considerata la più suggestiva per via della leggenda che la accompagna.

Oltre allo sciame delle Perseidi ne esistono altri 100 noti, tra principali e minori, alcuni sono regolari e prevedibili, altri irregolari o visibili solo con strumenti specializzati. Le Geminidi (dicembre), superano le Perseidi in quantità, ma sono meno osservate per via del freddo e del meteo invernale spesso avverso.

La leggenda di San Lorenzo

Il 10 agosto è il giorno dedicato a San Lorenzo, martire cristiano del III secolo. Secondo la tradizione popolare, le stelle cadenti di questa notte sarebbero le lacrime del santo, versate durante il suo martirio. Da qui nasce l’usanza di esprimere un desiderio ogni volta che si vede una stella cadente: si crede che San Lorenzo possa esaudirlo.

Questa leggenda è stata poi resa famosa dalla tragica poesia di Giovanni Pascoli in ricordo dell’omicidio del padre. “X Agosto” fu scritta in memoria del padre ucciso il 10 agosto 1867. La poesia è carica di simbolismo e dolore, e la frase “oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!” è memorabile.

Come osservare le stelle cadenti

Le meteore cadono entro tutto il periodo citato, ma ovviamente, essendo poco luminose, per godersi lo spettacolo è bene attendere la notte; allontanarsi dalle fonti luminose (purtroppo la Luna praticamente piena tramonterà solo intorno alle 3 del mattino); posizionarsi in un luogo buio e aperto il più possibile (per avere una visione la più ampia possibile); portarsi una coperta o una sdraio (per non dover tenere la testa piegata mentre si osserva il cielo: le meteore partono dalla costellazione di Perseo, ma ovviamente possono dirigersi in qualsiasi punto del cielo); mantenere la pazienza (ci vuole tempo per consentire agli occhi di abituarsi al buio e lo spettacolo può durare ore, ma ne vale la pena), Non servono telescopi, anzi, limitano il campo visivo riducendo la probabilità di osservarne.

Tra scienza e poesia

Le stelle cadenti uniscono il fascino della scienza al potere evocativo della leggenda. Sono un’occasione per riflettere, sognare e sentirsi parte dell’universo. Che tu sia un appassionato di astronomia o un romantico osservatore, la notte del 10 agosto ha qualcosa da offrire a tutti.

 

Riccardo Agresti

L’impotenza del potere: l’amore che sfidò l’imperatore (parte 1 di 2)

L’amore fra Meng Jiang Nü e Fan Qiliang

Ci fu un’epoca remota in cui prendeva forma il millenario impero cinese. In un villaggio silenzioso, immerso nel profumo delicato dei gelsomini, incastonato tra le dolci colline dell’entroterra, viveva una giovane donna di nome Meng Jiang Nü. Figlia di un giardiniere e di una musicista, aveva ereditato da loro un cuore puro, occhi limpidi come il cielo d’autunno e un sorriso capace di far sbocciare i fiori al suo passaggio.

Una mattina di primavera, mentre raccoglieva con grazia le foglie di tè nel tepore del sole, incrociò lo sguardo di Fan Qiliang, un giovane dal cuore gentile e dagli occhi colmi di sogni. Il loro incontro avvenne per caso… o forse fu scritto dalle stelle. Bastò un solo sguardo perché le loro anime si riconoscessero e i loro destini si intrecciassero.

Il loro amore fiorì rapido e intenso, come un campo di peonie accarezzato dal vento primaverile. Si unirono in matrimonio sotto un cielo che sembrava benedire la loro unione con una pioggia lieve e dorata. Ma la gioia fu effimera, e la festa si spense bruscamente.

Il decreto era giunto all’alba, come una sentenza scolpita nel vento. Qin Shihuang, l’imperatore che sognava di eternare il proprio nome nella pietra, aveva ordinato la costruzione della Grande Muraglia. Nessuno poteva sfuggire all’eco del comando: villaggi interi furono svuotati, uomini strappati ai campi, alle famiglie, ai sogni.

Durante la festa, mentre le lanterne galleggiavano nel cielo e le risate coprivano il rumore del mondo, Fan fu catturato insieme ad altri uomini. Le sue mani, che fino a poco prima stringevano quelle dell’amata, furono avvolte dalle corde della leva imperiale. Tra le urla e le lacrime, riuscì solo a gridarle una promessa: tornare al più presto, per far fiorire quell’amore che nemmeno l’ombra della guerra avrebbe potuto appassire. Tornare prima che il tempo cancellasse i colori del suo volto, prima che l’amore si trasformasse in memoria.

Non sapeva che quella notte, alle porte del destino, aveva già cominciato a farsi leggenda.

 

La Grande Muraglia

Il tempo scivolava via, inesorabile, come sabbia fra le mani degli dèi. Meng Jiang Nü vegliava ogni alba e ogni crepuscolo, nutrendo l’attesa con la sola forza del cuore, aggrappata alla promessa di Fan: tornare, contro ogni avversità. Ma i giorni diventavano mesi, e dal confine del mondo non giungeva alcun segno. Lei lo sapeva: il tepore profumato della sua terra non poteva raggiungere le distese gelide e battute dal vento, dove Fan scolpiva pietre per la Grande Muraglia, prigioniero dell’ambizione imperiale.

Così, con le dita che sapevano parlare il linguaggio silenzioso dell’amore, Meng Jiang Nü cucì abiti caldi per lui. Punto dopo punto, tessé un mantello per l’inverno, ogni filo intriso di speranza, ogni nodo una preghiera. Salutò i genitori con le lacrime nel cuore, ma lo sguardo fiero, e partì. Inseguì le orme del suo amore incompiuto, sfidando le intemperie e il destino. Non era una donna addestrata al viaggio, né una guerriera: ma nell’anima portava una forza antica, quella che solo l’amore conosce.

Il cammino divenne leggenda. Sfidò l’impossibile: il sole rovente che bruciava la pelle, le nevi che le gelavano le ossa, le montagne che le chiedevano dove pretendesse di andare, i deserti che le sussurravano la resa, i fiumi che le negavano il passo. Eppure, notte dopo notte, nel silenzio dei suoi rifugi improvvisati, stringeva il mantello cucito per Fan. Sperava che, oltre le distanze e le pietre, quel calore potesse trovarlo, proteggerlo, tenerlo in vita.

Perché l’amore, quando è puro, non conosce confini. Né tempo. Né imperi.

Dopo mille chilometri di speranza e fatica, Meng Jiang Nü raggiunse infine la Grande Muraglia. La vide levarsi all’orizzonte come una creatura titanica, immobile, austera, distesa lungo le terre come un serpente di pietra che divorava il cielo. Avanzò con lo sguardo smarrito e il cuore teso, cercando tra le fessure del destino un segno del suo amato. Giorni interi domandò ai soldati impassibili, agli operai dal volto scavato, ai viandanti frettolosi. Nessuno sapeva. Nessuno ricordava. Poi, d’un tratto, arrivò la verità. Nuda. Gelida. Tagliente come il vento d’inverno.

Fan era morto.

Il nome le colpì il petto come una lama. Fan, sepolto tra le pietre che lui stesso aveva posato, consumato dal gelo, dalla fatica, dal silenzio. Non un addio. Non una carezza. Solo la polvere degli imperi.

Meng Jiang Nü, che aveva sfidato ogni confine, ogni intemperia, ogni limite umano, si accasciò. Le ginocchia cedettero come colonne spezzate; il dolore le esplose dentro, impetuoso come un fiume in piena. Le sue grida lacerarono il vento. Pianse. Pianse senza respiro, per tre giorni e tre notti, abbracciando quel mantello che non aveva mai potuto consegnare, come se ancora potesse scaldare un corpo ormai dissolto.

Le sue lacrime, limpide e disperate, non caddero invano. Salirono al cielo con la forza di un’anima spezzata, e il cielo… il cielo ascoltò. La Muraglia, bastione dell’arroganza imperiale, tremò. Una lunga sezione si frantumò, come se il peso dell’amore perduto fosse troppo anche per la pietra. L’eco della distruzione attraversò le valli come un grido sacro.

Perché il pianto di Meng Jiang Nü non era solo dolore. Era la voce di ciò che nessun imperatore può dominare. La voce di un amore eterno, che non conosce confini, né tempo, né morte.

 

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Riccardo Agresti

Zanzare nel territorio del lago di Bracciano: quali sono, da dove provengono e come tenerle lontane

Disinfestazione

Come ogni estate, il Comune di Bracciano e quelli limitrofi hanno fatto effettuare la disinfestazione del territorio comunale contro le zanzare. Sarebbe bene che tutti i Comuni facessero rete e sistema.

Ma ci siamo mai chiesti davvero da dove arrivano questi fastidiosi insetti e perché sembrano preferire proprio i nostri giardini?

Sorpresa: tra zanzare e esseri umani, gli invasori siamo noi. Le zanzare, infatti, abitano questi territori da ben prima della comparsa dell’homo sapiens e attualmente sono essenzialmente di due diverse specie. Ci sono le zanzare comuni (Culex pipiens), indigene, attive soprattutto al tramonto e durante la notte, note per il ronzio e per essere vettore del virus del Nilo occidentale e le zanzare tigre (Aedes albopictus) specie aliena originaria dell’America, portata in Europa tramite navi trasportanti copertoni di camion, attiva anche di giorno, molto aggressiva e potenzialmente vettore di virus come il dengue.

Siamo noi gli inconsapevoli allevatori delle zanzare

Le larve di zanzara si sviluppano solo in acqua stagnante. Non nel terreno, né tra le foglie o le erbacce. I veri focolai sono pozzanghere, sottovasi, caditoi, teli di nylon lasciati all’aperto, bidoni scoperti, fontane non trattate, grondaie o tombini ostruiti, insomma tutti i luoghi in cui anche una piccola quantità di acqua possa ristagnare per circa una quindicina di giorni. Gli stagni (e le zone paludose) sono ambienti perfetti per la loro proliferazione. Il mare e i grandi laghi, invece, sono troppo vasti e mossi per ospitare larve.

Quindi no, le zanzare non proliferano tra le erbacce secche: sono le nostre case e giardini i luoghi ideali per deporre le uova.

Le piante verdi non sono nidi di larve, ma rifugi ombrosi per le zanzare adulte. Alcune specie si nascondono tra le foglie durante il giorno, in attesa del momento giusto per pungere. I giardini rigogliosi sono molto più invitanti dei prati secchi. Le erbacce? Solo per le zanzare sfigate.

Differenze di genere

Gli adulti si nutrono di nettare, linfa vegetale e succhi zuccherini. I maschi muoiono poco dopo l’accoppiamento e non hanno necessità di pungere. Le femmine vivono da 2 a 4 settimane e hanno bisogno di sangue (umano o di altri animali) che fornisce loro proteine e ferro indispensabili per lo sviluppo delle uova. Ogni femmina può deporre tra 150 e 400 uova ogni settimana circa, anche con un solo accoppiamenti. Durante l’estate, una singola zanzara femmina può generare migliaia di discendenti in poche settimane, quindi anche piccolissime raccolte d’acqua possono diventare focolai. Insomma, e ce ne sono tante bisogna guardarsi intorno.

Le alte temperature accorciano la loro vita, mentre gli ambienti temperati delle nostre case la prolungano. Alcune specie sopravvivono all’inverno al chiuso, altre superano la stagione sotto forma di uova dormienti.

Le zanzare comuni possono volare fino a 5 km di distanza, mentre le zanzare tigre si spingono solo fino a 500 metri al massimo.

Ronzio e punture

Il fastidiosissimo ronzio è prodotto dal rapidissimo battito delle ali, che può arrivare fino a 600 volte al secondo, generando un suono nella gamma dei 200–500 Hz, perfettamente udibile dall’orecchio umano anche perché volano vicinissimo alle orecchie, attirate dal calore corporeo e dall’anidride carbonica che espiriamo.

Il fastidio proviene dal suono che è ripetitivo e acuto, che il nostro cervello associa a una minaccia (la puntura) e quindi reagisce con irritazione o ansia.

Il fastidio che proviamo dopo una puntura di zanzara non è causato dalla puntura in sé, quanto dalla saliva che la zanzara femmina inietta nella nostra pelle prima di succhiare il sangue.

Questa saliva contiene anticoagulanti, vasodilatatori e anestetici che aiutano l’insetto a prelevare velocemente quanto più sangue possibile. Si rimpinzano così tanto da divenire meno veloci nel volo e nelle reazioni, poi vanno a

Il nostro sistema immunitario riconosce queste sostanze come estranee e reagisce causando sintomi come un prurito intenso, pomfi rossi e gonfi, dolore localizzato (solo in rari casi si hanno reazioni allergiche più gravi) per lenire i quali occorre usare antinfiammatori (ghiaccio) e antisettici (succo di limine o aloe).

I nostri alleati

Come difendersi? Ponendo del rame nei sottovasi (rilascia ioni tossici per le larve) e allevando pesci rossi se si hanno stagni in giardino (sono ottimi predatori di larve). Per quanto detto è ovviamente inutile allo scopo tagliare le erbe o predisporre cementate per eliminarle o addirittura abbattere gli alberi.

Ricordiamo infine che questi ditteri detestano gli aromi di: gerani, lavanda, citronella, menta, basilico, rosmarino e che i loro predatori naturali, nostri alleati, sono pipistrelli, libellule, gechi, ragni, tutti ghiotti di zanzare e molto più simpatici di quanto si pensi.

Si ringrazia il prof. Mauro Bernoni per la consulenza scientifica

Riccardo Agresti

L’ultimo saluto a Fabio Morolli

Si sono celebrati sabato pomeriggio, alle 17, nella parrocchia di San Giuseppe di Santa Marinella i funerali dell’ispettore della polizia locale di Cerveteri Fabio Morolli, deceduto tre giorni fa in un tragico incidente sull’Aurelia mentre stava andando al lavoro.

Il pomeriggio caldo non ha impedito a centinaia di persone attonite di radunarsi silenziose nella grande chiesa della cittadina dove Fabio abitava con la moglie e il figlio, dove era stato assessore e dove ave a lavorato nella polizia locale.

Un multiforme caleidoscopio di divise, in chiesa, polizia locale di Cerveteri, Santa Marinella, Bracciano, ma anche polizia di Stato, Carabinieri e soprattutto decine di volontari della Croce Rossa, nella quale Fabio faceva il volontario da 28 anni.

Un corridoio di uniformi rosse e commosse, i colleghi di un sostegno volontario che Fabio non ha mai fatto mancare a nessuno.

A margine della liturgia, sono state diverse le persone che hanno voluto rivolgergli un pensiero ricordando chi è stato e rimarrà Fabio: un uomo retto, altruista, padre e marito esemplare, il collega che al lavoro vorrebbe chiunque. Un uomo che ha portato il sorriso dove c’era la tristezza, ha portato un sostegno dove c’era sofferenza, ha messo ordine dove c’era confusione, che ha saputo sempre quando parlare o semplicemente quando esserci, in silenzio.

Autorità, Comandanti, volontari come lui, si sono alternati in pensieri che hanno ritratto in un denominatore comune, l’Uomo, quello che sa beffeggiarsi della morte, quello che resterà con ognuno di coloro che hanno avuto il privilegio di affiancarlo nel lavoro, nella vita, nell’aiutare gli altri.

Un dolore composto, quello dei familiari, la moglie, la madre, il figlio adolescente hanno contenuto lacrime esaurite, rabbia stordita dall’incredulità, smarrimento.

Il saluto delle sirene di tutte le macchine di servizio presenti all’esterno della chiesa è stato il paradosso dell’uomo silenzioso che è stato Fabio, del suo profilo basso, del suo non voler mai apparire.

Il suono del silenzio di una tromba, uomini e donne in divisa sugli attenti con le lacrime agli occhi, il caldo ad amplificare il disagio di ognuno.

Qualcuno, con le lacrime agli occhi ha detto che Fabio fischiettando col sorriso sul viso, sarebbe rimasto stupito da tutto quel clamore.

Gianluca Di Pietrantonio

Inaugurazione dell’Illuminazione artistica dell’antico abitato di Monterano

SPORT, REGIONE LAZIO: STANZIATI IN ASSESTAMENTO 2,4 MILIONI DI EURO PER PROMUOVERE L’ATTIVITÀ SPORTIVA

Si riceve e si pubblica

Roma, 8 agosto 2025 – Lo sport continua ad essere al centro dell’azione politica della Regione Lazio. In fase di assestamento di bilancio, infatti, il Consiglio Regionale ha recentemente approvato un nuovo stanziamento di 2.400.000 euro finalizzato alla promozione dell’attività sportiva su tutto il territorio regionale.

 Le risorse permetteranno la pubblicazione di un nuovo Avviso rivolto alle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (ASD e SSD), così come già avvenuto nel corso del 2024, sempre con l’obiettivo di sostenere concretamente la pratica sportiva di base e l’inclusione attraverso lo sport.

 Il nuovo finanziamento si inserisce nel più ampio piano strategico regionale a sostegno del sistema sportivo, già oggetto di una programmazione strutturata e partecipata.

 “Lo sport è uno strumento fondamentale di benessere, inclusione e crescita – ha dichiarato l’Assessore allo Sport, al Turismo e all’Ambiente della Regione Lazio, Elena Palazzo –. Con questo nuovo stanziamento di 2,4 milioni di euro vogliamo continuare a investire concretamente nei territori, nelle realtà associative e nei giovani. L’Avviso che stiamo per pubblicare sarà un’opportunità importante per le ASD e le SSD del Lazio, affinché possano potenziare le proprie attività e coinvolgere sempre più cittadini nella pratica sportiva. Vogliamo in questo modo supportare in modo concreto chi ogni giorno è impegnato a promuovere lo sport e i suoi valori”.

 L’obiettivo che la Regione Lazio intende perseguire è valorizzare l’attività sportiva dilettantistica e sostenere progetti che promuovano l’inclusione, l’integrazione e la coesione sociale.

M5S e AVS Tarquinia: “No alla proroga del carbone fino al 2038, sì a una vera transizione ecologica”.

Si riceve e si pubblica

Tarquinia VT – Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra esprimono la loro ferma e assoluta contrarietà all’ipotesi di proroga della centrale a carbone di Torrevaldaliga Nord (TVN) fino al 2038.

Questa ipotesi – legata ad un ordine del giorno presentato da Forza Italia e Azione in Parlamento e sottoscritto anche dall’on. Alessandro Battilocchio – già fortemente criticata dal sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene, rappresenta un grave passo indietro per il territorio e un insulto alla salute dei cittadini e all’ambiente. Nella sua missiva ai Ministeri competenti, Piendibene ha espresso una “viva preoccupazione” riguardo al rischio che la centrale rimanga operativa ben oltre i termini previsti, denunciando la mancanza di chiarezza da parte del governo e sottolineando che tale proroga sarebbe devastante per il territorio, già pesantemente provato dall’impatto ambientale della centrale a carbone.

Come M5S e AVS, siamo da sempre in prima linea nelle battaglie ambientali e non accettiamo che si continui a sacrificare questo territorio sull’altare di interessi industriali e logiche superate. Questa non può essere definita transizione energetica: è piuttosto un inaccettabile ritorno al passato, un modello che ha già portato danni al turismo e all’ambiente, problemi sanitari e abbandono.

Sosteniamo invece con convinzione il percorso di riconversione e reindustrializzazione avviato insieme alla Regione Lazio, al Comune di Civitavecchia e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo condiviso, come emerso dagli incontri istituzionali, è quello di trasformare la struttura in un polo di eccellenza per la transizione energetica e la sostenibilità ambientale, un modello virtuoso capace di attrarre investimenti e generare benefici economici e occupazionali reali per il territorio. Sosteniamo inoltre il progetto dell’eolico off-shore galleggiante come una realistica e possibile alternativa, utile al percorso di riconversione ambientale.

M5S e AVS non permetteranno che il territorio venga nuovamente penalizzato da scelte scellerate e contrasteranno in tutte le sedi e con ogni mezzo questa ipotesi dannosa. Il futuro del comprensorio deve passare da una vera transizione ecologica, sostenibile, partecipata e rispettosa della salute e dei diritti dei cittadini.

 
M5S sez. Tarquinia AVS sez. Tarquinia