Blog Pagina 394

Cinema all’aperto, territorio, cultura e turismo

Il cinema all’aperto in estate rappresenta un’esperienza che unisce cultura, territorio e comunità che nel suggestivo contesto del lago di Bracciano e borghi limitrofi, assume un valore ancora più importante. In un territorio così ricco di bellezze naturali e storia millenaria, il cinema in piazza rappresenta un modo originale e coinvolgente per valorizzare la sua identità. Proiettare film sotto il cielo stellato, con lo sfondo del lago o dei borghi circostanti, crea un’atmosfera magica capace di attrarre sia residenti che turisti, favorendo così un turismo culturale sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
L’evento estivo di cinema in piazza diventa un’occasione di socialità, espressione artistica e di educazione culturale accessibile. È uno spazio aperto dove la comunità si ritrova, si confronta e si apre a nuove narrazioni, spesso riflettendo sulle tematiche contemporanee e promuovendo un dibattito culturale vivace. Per un territorio come quello sabatino, questa pratica può diventare un volano per lo sviluppo locale. Oggi, purtroppo, l’offerta di film proiettati sul grande schermo all’aperto, in questa zona, è ancora troppo ridotta. Si potrebbe apportare un cambiamento significativo aumentando la frequenza con appuntamenti di qualità, per trasformare il cinema in piazza da semplice evento sporadico a punto fermo dell’estate locale. Un calendario ricco e strutturato valorizzerebbe il territorio anche al di fuori della stagione turistica tradizionale, creando un vero e proprio polo culturale capace di attirare nuovi visitatori.
Dal punto di vista dei giovani, il cinema rappresenta un linguaggio universale e potente per la crescita personale e culturale. In un’epoca dominata dalle tecnologie digitali e dalla fruizione veloce dei contenuti, il cinema d’estate in piazza offre un’esperienza immersiva, fatta di condivisione e di “lentezza”, che stimola la riflessione critica e la sensibilità estetica. Partecipare a queste proiezioni significa anche avvicinarsi alle arti visive, imparare a leggere le immagini e i racconti, e soprattutto sentirsi parte di una comunità culturale viva e proiettata verso il futuro. Offrire ai giovani un calendario più ampio e variegato di proiezioni rappresenterebbe non solo un arricchimento culturale, ma anche un’importante opportunità di aggregazione.
In sintesi, il cinema all’aperto sul lago di Bracciano e dintorni può diventare una potente alleanza tra natura, cultura e comunità. Per cogliere appieno questo potenziale, è indispensabile che l’offerta venga ampliata e rafforzata. Nel tempo si potrebbe creare una tradizione duratura che valorizzi il territorio, attragga un pubblico sempre più vasto e contribuisca allo sviluppo sostenibile della nostra comunità. Non lasciamo che questa straordinaria occasione resti inespressa: investiamo nel cinema all’aperto, per un’estate più viva, vibrante e culturalmente ricca, sul nostro territorio.

Marzia Onorato

DISTURBI PSICOSOMATICI E ANSIA NEGLI ADOLESCENTI: UN LEGAME TRA MENTE E CORPO. COME AFFRONTARLI E SUPERARLI. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTI

Di Marialuisa Roscino

 Le somatizzazioni sono la manifestazione fisica di un disagio psicologico importante. Una delle cause scatenanti è proprio l’ansia. In pratica, Il corpo esprime ciò che la mente non riesce a elaborare o a comunicare verbalmente. Da qui, i sintomi più comuni, come la tachicardia, il mal di stomaco, l’emicrania, la tensione muscolare, e non solo! Questo fenomeno è spesso collegato a difficoltà nella sfera espressiva e nella capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri in modo adeguato. Cosa fare allora, quando il corpo somatizza? Quando diventa davvero importante richiedere un supporto psicologico? Negli adolescenti, questo tipo di disturbi psicosomatici può essere più frequente? In che modo è possibile curarli e superarli, affinché non sfocino in vere e proprie patologie? Di questo e molto altro ancora, ne parliamo oggi in questa intervista con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana

Lucattini: “In tutti questi casi il corpo sta “parlando” al posto della mente, trasformando un’emozione che non trova parole in un sintomo fisico.”

 Dott.ssa Lucattini, le somatizzazioni sono un segnale importante di allarme che il nostro corpo ci invia. Crede sia importante riconoscerle e agire rapidamente per comprenderne meglio il loro significato profondo?

 I disturbi psicosomatici derivano da un malessere psicologico profondo che causa sintomi fisici in assenza di malattie fisiche. Le persone affette da questi disturbi, poiché hanno dolore, bruciori, prurito, etc., si rivolgono spesso sia al loro medico di famiglia, che agli specialisti, allarmandosi molto per quella che loro ritengono un’assenza di diagnosi. Dopo avere completato tutti gli accertamenti, che è sempre il primo passo, se non risulta nulla di organico, si può pensare a un disturbo psicosomatico.

È fondamentale intervenire tempestivamente, attraverso una diagnosi precoce. Infatti, stabilito che il disturbo è di natura psicologica, l’unica cura efficace è la psicoterapia psicoanalitica che permette di capire quali sono le ragioni profonde, inconsce, che causano angoscia, ansia e depressione, non avvertite in questi casi, a livello emotivo, ma che vengono invece scaricate sul corpo. Come sottolinea un recente studio pubblicato sul Journal of Psychosomatic Research (2025), strumenti diagnostici più attenti ai fattori psicosociali e funzionali possono facilitare l’identificazione precoce dei disturbi somatici e prevenire la loro cronicizzazione.

Quando l’ansia prende la gola,  con  la sensazione di avere un nodo in gola, in questi casi “psicosomatici”, cosa è possibile fare?

 Questo tipo di sintomi è molto frequente. Il dolore ala gola o la sensazione di non riuscire a deglutire (“bolo”) sono manifestazioni soprattutto di ansia. Quando si è tesi, ansiosi o angosciati, il corpo reagisce rilasciando adrenalina e cortisolo. Come evidenzia un contributo pubblicato sulla rivista HNO-Psychosomatics (2025), lo stress può provocare tensione nei muscoli della gola e del collo, determinando sintomi tipici, come la sensazione di costrizione o dolore in sede faringe. Mente e corpo sono profondamente uniti: la persona è una sola, e qualunque stress psicologico, dispiacere, preoccupazione o sofferenza, se non vengono riconosciuti, si esprimono attraverso esso. Conoscere i propri problemi è di per sé ansiolitico e favorisce la risoluzione del disagio.

Dott.ssa Lucattini, le somatizzazioni collegate all’ansia, possono nascondere problemi legati alla sfera espressiva e alla incapacità di comunicarli e in alcuni casi, in modo efficace  anche i  propri pensieri, cosa può dirci a riguardo?

La difficoltà a riconoscere, distinguere ed esprimere le proprie emozioni è definita “alessitimia”, dal greco a- (“mancanza”), lexis (“parola”) e thymos (“emozione”), ossia la mancanza di parole per esprimere il proprio stato emotivo. Questa disregolazione emotiva può causare disturbi psicosomatici, poiché chi ne è affetto esprime il proprio disagio emotivo e la sofferenza mentale attraverso il corpo.

In alcuni studi recenti pubblicati sul Journal of Affective Disorders (2024), è emerso come un tratto alessitimico sia associato a una maggiore tendenza ad amplificare le sensazioni corporee (amplificazione somatosensoriale), che mediano la relazione tra difficoltà emotive e sintomi somatici. In questo senso, il disagio psichico non rimane confinato alla dimensione interiore, ma diventa esperienza fisica concreta, percepita nel corpo. Favorire lo sviluppo della consapevolezza emotiva, anche attraverso la psicoanalisi e terapie mirate all’espressione delle emozioni, rappresenta un passo essenziale per ridurre la somatizzazione e rafforzare la capacità di simbolizzare i propri vissuti.

Tra i disturbi psicosomatici più diffusi, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, ci sono anche i conati e il  vomito. Quale significato hanno in particolare?

 La “sindrome del vomito ciclico” è una condizione che colpisce prevalentemente i bambini tra i 3 e i 7 anni, ma può comparire anche in età adulta. Studi clinici hanno dimostrato una forte associazione con l’emicrania e con una storia familiare di cefalea. In particolare, un lavoro pubblicato su Frontiers in Neurology (2017), ha messo in evidenza come questo disturbo presenti caratteristiche comuni a condizioni di natura sia neurologica, che psicosomatica, suggerendo l’importanza di una valutazione integrata.

Accanto a queste forme mediche, esiste una nausea e un vomito di natura esclusivamente psicologica, nei quali il corpo esprime simbolicamente un rifiuto della situazione vissuta, quasi fosse “rigettata”. Questo avviene anche nelle fobie, dove nausea e vomito rappresentano manifestazioni somatiche della paura. Da una prospettiva psicosomatica, tali sintomi sono l’espressione fisica di emozioni non elaborate, che non trovano altra via, se non quella corporea.

Inoltre, uno studio più recente pubblicato sul United European Gastroenterology Journal (2025) sottolinea come nausea e vomito possano essere letti anche come manifestazioni psicosomatiche collegate a un modello biopsicosociale, in cui emozioni e conflitti inconsci non elaborati trovano nel corpo, il loro linguaggio privilegiato.

Dott.ssa Lucattini, esiste “un tempo di durata” della malattia psicosomatica? Generalmente quanto può durare?

 Una malattia psicosomatica, per essere definita tale, si verifica quando  i sintomi persistono per almeno sei mesi, anche se non in modo continuo. La durata effettiva dipende fortemente dalla motivazione: preoccupazioni intense, persistenti o diffuse possono prolungare e rafforzare i sintomi fisici. L’ansia per la salute, il tempo e le energie spese in visite mediche ed esami alimentano un circolo vizioso che ostacola il miglioramento. Clinicamente, la condizione migliora solo con l’avvio di un percorso psicoanalitico o psicoterapeutico dinamico: prima si inizia, prima si guarisce.

A supporto di questa prospettiva, uno studio recente pubblicato su Frontiers in Psychiatry (2025) ha evidenziato l’importanza della “competenza concettuale”, cioè la capacità di integrare consapevolmente il modello biopsicosociale e di gestire criticamente il dualismo mente‑corpo nella pratica clinica, come fattore che può ridurre la durata e la gravità dei sintomi psicosomatici, favorendo un approccio più integrato e resistenziale alla somatizzazione.

 I disturbi psicosomatici, sappiamo come, in realtà possono interessare diverse parti del corpo: il viso, la testa, l’intestino, a volte le gambe, le mani, quando in caso di paura, tremano o si ha una sudorazione intensa, il cuore (tachicardia). Ecco, in tutti questi casi, quando il corpo somatizza, cosa è possibile fare?

 Il corpo somatizza per dar voce a un disagio interiore. Curare soltanto il sintomo fisico non basta, occorre ascoltare il messaggio che il corpo porta con sé, e tradurlo in parole e comprenderlo. È da lì che inizia la vera guarigione.

In tutti questi casi il corpo sta “parlando” al posto della mente, trasformando un’emozione che non trova parole in un sintomo fisico. Cosa fare? Prima di tutto, è importante non trascurare i segnali. Se i sintomi diventano cronici o complicati, per esempio con infezioni cutanee da grattamento, o per gli effetti collaterali dell’uso eccessivo di farmaci sintomatici, è necessario rivolgersi a uno specialista, che può essere il dermatologo, il neurologo, il gastroenterologo o il cardiologo, a seconda della sede dei disturbi.

Parallelamente, però, serve affrontare le cause profonde. Lo psicoanalista o lo psicoterapeuta dinamico aiutano a comprendere il significato dei sintomi, cioè quello che il corpo sta cercando di dire. La psiche, infatti, se non riesce a esprimersi con le parole, ricorre al corpo come strumento di comunicazione. Questo passaggio che vede centrali la comprensione e la simbolizzazione del sintomo, è il punto chiave della guarigione.

La ricerca più recente conferma quanto sia necessario un approccio integrato. Un lavoro pubblicato sul Journal of Psychosomatic Research (2025) ha mostrato che programmi di cura che uniscono supporto medico e psicologico sono più efficaci nel ridurre sia i sintomi fisici sia il malessere emotivo. Sulla rivista Clinical, Cosmetic and Investigational Dermatology (2025), è stato evidenziato che molte malattie cutanee, dall’eczema alla psoriasi, migliorano quando si affianca al trattamento dermatologico un percorso psicoterapeutico, dimostrando come pelle e psiche siano strettamente connesse.

 Questi disturbi possono essere frequenti, in particolare, negli adolescenti?

 I disturbi psicosomatici sono comuni e spesso sottovalutati in adolescenza. Sono alimentati da fragilità emotive, difficoltà espressive e contesti stressanti. Intervenire con empatia, ascolto e, se necessario, supporto specialistico, è fondamentale per aiutare il giovane a tradurre il dolore in parole e disinnescare il sintomo fisico. Questo avviene soprattutto perché gli adolescenti, spesso intelligenti, sensibili, estremamente emotivi, ma riservati, faticano a parlare di sé, dei propri desideri o delle emozioni che vivono. È una fase in cui il corpo trova più facilmente la sua voce quando la mente è in difficoltà.

Un recente articolo pubblicato su Anales de Pediatría (2025) evidenzia che i sintomi somatici colpiscono circa il 25 % di bambini e adolescenti, con un impatto significativo nel 10 % dei casi; tra i disturbi di somatizzazione, quelli clinicamente rilevanti superano l’1–3 % della popolazione giovanile

Questi sintomi spesso si presentano in momenti precisi, come durante le pressioni scolastiche, ricorrenze dolorose (lutti, perdite, traumi) o periodi di stress emotivo, e tendono a essere ricorrenti o ciclici. La durata e l’intensità delle preoccupazioni, messe in connessione con l’ansia e l’attenzione eccessiva rivolta al corpo, amplificano il rischio di cronicizzazione.

Le conseguenze possono essere serie, dal calo del rendimento scolastico a difficoltà relazionali e isolamento. Se non si interviene per tempo, il disagio psicosomatico si radica e diventa più difficile da affrontare.

Il consiglio pratico è duplice: innanzitutto, non sottovalutare i segnali, anche se possono sembrare vaghi o ricorrenti; poi, favorire uno spazio di ascolto empatico (a scuola, in famiglia, con un terapeuta), in cui l’adolescente venga aiutato a riconoscere e dare forma alle proprie emozioni. La simbolizzazione verbale del disagio rende possibile interrompere il linguaggio del corpo-clinico.

Un secondo studio, pubblicato su Journal of Adolescent Health (2025), ha mostrato che i disturbi psichiche e psicosomatici tra gli adolescenti sono aumentate notevolmente dal 2010 al 2022, soprattutto tra le ragazze, in particolare dopo la pandemia, e che questi problemi sono strettamente legati a condizioni socioeconomiche strutture familiari fragili.

In che modo, gli adolescenti  possono superarli? Quali consigli si sente di dare loro?

 -Parlare subito con i genitori e rivolgersi al pediatra o al medico di famiglia per escludere cause organiche;

-Provare a collegare i sintomi a fattori scatenanti come interrogazioni, litigi, bullismo, delusioni o perdite;

-Ricordare che la scelta dell’“organo bersaglio” non è mai casuale e spesso richiama una storia familiare;

-Evitare pensieri catastrofici, calmarsi e condividere il proprio malessere senza chiudersi in sé stessi;

-Capire che la somatizzazione è una “materializzazione” delle emozioni negative che il corpo traduce in sintomi;

-Considerare i sintomi come messaggi che la mente invia attraverso il corpo e che vanno ascoltati;

-Uno volta accertato attraverso visite mediche specialistiche che i disturbi non hanno una causa organica, rivolgersi a uno psicoanalista perché il problema  emotivo e psicologico può essere affrontato e risolto.

Ricordando Stefano Benni con la sua poesia “El Señor Fulci”

Oggi, ci ha lasciato Stefano Benni: icona e mito di intere generazioni di lettori e lettrici. Oltre a divertirci tanto con libri come “Bar Sport” (1976) e “La Compagnia dei Celestini” (1992) ci ha raccontato l’Italia, la sua Italia riuscendo a dare una lezione di letteratura attraverso la sua ironia malinconica, la quotidianità assurda e visionaria – fantastica e fantasiosa – inventando, il più delle volte, un vocabolario nuovo e rovesciato attraverso la sua penna graffiante, umoristica e satirica.
I suoi personaggi pur divisi, spesso, dalle appartenenze sociali e politiche sono accomunati dalle stesse debolezze e dagli stessi eventi.
Gli interessi di Stefano Benni sono stati  molteplici così come la sua produzione: racconti, romanzi, opere teatrali, piéce, film, musical, disegni e, infine, poesie.
Il nostro omaggio e il nostro ricordo, appunto, con una delle sue poesie “El Señor Fulci” (1988) che spicca per la tematica socio-politica dedicata al perenne conflitto israelo-palestinese:
“Così dissi al Señor Fulci: e lui
guardava i disegni e scuoteva
la testa. E non sorrideva
d’improvviso gridava, feroce:
‘Non ficcate il naso nelle nostre cose
ebrei e palestinesi che siate
non c’è niente da vedere
assolutamente niente da vedere!’
E mentre parlava rividi dietro a lui i soldati
e le scritte sui muri e le donne delle moschee
e volavano i sassi e le fucilate
e le cose tristi erano ritornate
e anche un poco di speranza”.
Brunella Bassetti – Redattrice de L’Agone

I miei viaggi: Sperlonga, una perla del litorale laziale (parte 1 di 3)

Speluncae: il gioiello incastonato nel Tirreno dove il mito abbraccia il mare

Dove le onde si infrangono contro le scogliere e la leggenda s’intreccia alla memoria, nasce il fascino eterno di Sperlonga. Non è solo un borgo, ma un respiro antico che vibra tra le pietre bianche e il profumo salmastro del Tirreno. Una perla rilucente, incastonata su uno sperone roccioso che si tuffa nel mare, a metà strada tra Roma e Napoli, Sperlonga incanta come un verso di poesia scolpito nella roccia. Qui, il tempo non scorre, si posa. Camminando tra le sue stradine candide, si ascolta l’eco di epoche lontane, il sussurro delle ninfe, il coraggio dei pescatori, la grazia delle donne come Giulia Gonzaga, che sembrano uscite da un affresco rinascimentale. Sperlonga è un racconto senza fine, una favola che si rinnova ogni giorno sotto il sole del Lazio.

Come scrisse Michele Mari: “Le leggende non sono bugie, ma verità che hanno scelto un abito poetico per sopravvivere”.

Qui, le leggende vivono. Tracce di presenza umana risalgono al Paleolitico superiore, con reperti dell’uomo di Neanderthal rinvenuti nella grotta che fu poi inglobata nella Villa di Tiberio. Il nome stesso di Sperlonga deriva probabilmente da speluncae, le grotte marine che Tacito e Svetonio ricordano nei loro scritti, alcune delle quali sono ancora oggi raggiungibili solo via mare, tra gli speroni rocciosi dei Monti Aurunci.

Plinio il Vecchio, nel Libro III della sua “Naturalis Historia”, menziona Sperlonga come “locus Speluncae”, dove descrive la costa tirrenica.

Sperlonga è il luogo dove la pietra racconta, il mare ricorda e il vento canta. È il punto in cui la storia si fa leggenda e la leggenda si fa casa. Un angolo di mondo dove il passato non è passato, ma presente che respira.

 

La ninfa Sperlonga e il terremoto di Giove

Una leggenda locale, avvolta nel profumo salmastro del Tirreno e nel sussurro delle onde, narra di una ninfa di nome Sperlonga, così bella da far vacillare il cuore di Giove. Il dio, rapito dalla sua grazia, decise di conquistarla non con parole, ma con la forza primordiale della terra. Fu così che, in un impeto divino, provocò un terremoto che scolpì la costa in forme spettacolari: falesie abbaglianti e grotte segrete, dove il bianco della roccia si tuffa nel turchese profondo del mare.

Pur non attestata nei testi classici, questa narrazione è parte integrante del folklore locale. La figura della ninfa Sperlonga e l’amplesso divino con Giove sono elementi mitopoietici, nati per spiegare la bellezza selvaggia e quasi ultraterrena del paesaggio. Non si tratta di una falsità, ma di una verità poetica, come direbbe Michele Mari: una leggenda che ha scelto l’abito del mito per sopravvivere.

Sperlonga non è solo pietra e mare, ma eco di un amore divino. Ogni grotta è un sussurro, ogni falesia una carezza di Giove alla sua ninfa. Qui la terra ha tremato per amore, e il mare ha custodito il segreto. Chi cammina su queste rive, ascolta ancora il battito del cuore degli Dei.

 

Amiclae: il silenzio di una città perduta

La leggenda, priva di conferme storiche, ma ricca di fascino, vuole che Sperlonga sia ciò che resta della mitica Amyclae, città fondata dai Laconi, popolo spartano giunto sulle coste del Lazio. Citata da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”come “tacitae Amyclae”, la città è avvolta da un mistero che si perde tra le pieghe del tempo.

Si narra che Amyclae fu abbandonata per cause tanto poetiche quanto inquietanti. Alcuni racconti parlano di un’invasione di serpenti, che gli abitanti, forse seguaci di una setta pitagorica, non vollero uccidere, rispettando il precetto di non nuocere agli esseri viventi. Altri sostengono che gli amyclani, votati al silenzio rituale, non diedero l’allarme all’arrivo dei nemici, forse perché troppe volte avevano gridato al pericolo invano. “Tacitae Amyclae”, così la chiamava Virgilio, città che regnava nel silenzio e morì nel silenzio.

Queste versioni, pur prive di fondamento archeologico certo, sono parte del patrimonio mitico della zona compresa tra Sperlonga, Fondi e Terracina. Le ricerche moderne hanno individuato resti di un insediamento pre-romano sul Monte Pianara, che alcuni studiosi ipotizzano possa essere la vera Amyclae. Tuttavia, nessuna prova definitiva collega Sperlonga alla città scomparsa.

Amyclae è il sussurro di una civiltà che scelse il silenzio come scudo, e il silenzio divenne la sua rovina. Tra le onde che lambiscono Sperlonga, forse ancora si ode il respiro di chi non volle gridare e il mare, custode di segreti, continua a raccontare la storia di una città che svanì senza un suono.

 

La “Grotta di Tiberio”: dove Ulisse incontra l’imperatore

Sperlonga, incastonata tra cielo e Tirreno, è attraversata dalla via Flacca nuova, realizzata nel 1958. Essa ricalca in parte l’antico tracciato romano voluto dal censore Lucio Valerio Flacco nel 184 a.C., ma lo abbandona per infilarsi in gallerie diritte, rinunciando alla strada panoramica che abbraccia i promontori a picco sul mare, dove lo sguardo si perde in visioni mirabili e il cuore si riempie di stupore.

Fu proprio durante i lavori di costruzione della nuova via che la terra, come per incanto, restituì alla luce uno dei tesori più straordinari dell’archeologia romana: i reperti della Grotta di Tiberio, un antro naturale che l’imperatore aveva fatto trasformare in un raffinato ninfeo, decorato con statue marmoree di soggetto omerico, immerse in giochi d’acqua e silenzi solenni.

Le statue, rinvenute in migliaia di frammenti, rappresentano quattro episodi dell’epica di Ulisse: il cosiddetto “Pasquino”, con Ulisse che trascina il corpo di Achille; Scilla che assale la nave dell’eroe; l’accecamento di Polifemo, il ciclope e il ratto del Palladio, simbolo della protezione divina di Troia.

La frantumazione delle statue è attribuita, secondo alcune ipotesi, ai monaci altomedievali che si insediarono nella villa e ne trasformarono la grotta in luogo sacro, come testimonia l’iscrizione “Ave Crux Sancta”.

Un’iscrizione rinvenuta sul sito riporta i nomi di Agesandro, Polidoro e Atenodoro, scultori rodii, gli stessi autori del celebre Laocoonte conservato ai Musei Vaticani.

I reperti sono oggi custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga, fortemente voluto dagli abitanti per evitare il trasferimento a Roma dei reperti. Il museo espone anche altri pregevoli frammenti della villa e consente di esplorare le rovine all’aperto e la grotta, in un’esperienza immersiva nella grandezza dell’architettura imperiale.

La scelta di Tiberio di decorare la sua villa con episodi omerici potrebbe derivare dalla leggenda che Sperlonga sia il luogo dell’incontro tra Ulisse e Circe, la maga che lo trattenne per un anno. Il promontorio del Circeo, visibile dalla grotta, alimenta questa suggestione mitica.

Negli ultimi anni del suo regno (14–37 d.C.), Tiberio si ritirò dalla caotica Roma, governando da lontano, immerso nel lusso e nella quiete della sua dimora sul mare. Durante un sontuoso banchetto nella grotta, narrano Svetonio e Tacito, un crollo improvviso uccise alcuni servi. Il generale Seiano salvò l’imperatore, proteggendolo con il proprio corpo, guadagnando grande favore… fino alla sua tragica caduta.

Sperlonga è il luogo dove la storia si fa leggenda, dove il marmo racconta il mito e il mare conserva la memoria. Qui, tra le onde e le rovine, si respira il respiro degli Dei. Ogni passo è un viaggio nel tempo, dove l’arte, la natura e il sogno si fondono in un eterno abbraccio.

 

per leggere la seconda parte

 

Riccardo Agresti

Cupinoro: possibile la soluzione per la gestione dei prossimi 30 anni

Si apre uno spiraglio nel“contenzioso istituzionale” sulla discarica di Cupinoro, dopo l’interruzione delle attività di gestione post mortem condotte dalla Regione ed il loro trasferimento al Comune di Bracciano, che ha fatto ricorso al TAR ritenendo illegittima quella decisione.
Il TAR, riunitosi a metà luglio, si è riaggiornato a novembre, stabilendo che nel frattempo sarà il Comune a dover proseguire nella gestione della discarica (avviata dal Sindaco per garantire la continuità del monitoraggio del sito rimasto sguarnito), ma con fondi messi a disposizione dalla Regione. Ricordiamo che il TAR già si è espresso nel passato, confermando una delibera regionaleche riconosce 10 milioni di euro al Comune di Bracciano, per la gestione e sicurezza ambientale garantita per un decennio dalla Bracciano Ambiente anche sugli invasi autorizzati ai privati fino al 2004.
Parallelamente si è svolto l’incontro fra i due Enti, con l’apertura di un tavolo tecnico-politico finalizzato a raggiungere un accordo che garantisca certezze nel lungo periodo: il Comune potrebbe prendersi in carico la gestione della discarica e la Regione dovrebbe assicurare l’impegnopolitico a finanziare le attività per i prossimi decenni, nella consapevolezza che l’effettiva disponibilità dei fondi in bilancio – come previsto per legge – potrà avvenire soltanto con scadenza triennale.
Il tavolo tornerà a riunirsi a settembre; sulla prospettiva abbiamo ascoltato il Sindaco Crocicchi: “Fermo restando che il Comune di Bracciano ribadisce di non essere tenuto a farsi carico dell’onere economico della gestione post operativa di Cupinoro, e pur nella consapevolezza delle varie criticità ereditate negli anni da Regione e Comune, c’è l’impegno a lavorare tra istituzioni per cercare di risolvere positivamente la vicenda, individuando una soluzione condivisa che permetterebbe anche di superare i contenziosi pendenti”.
La gestione del “post mortem” è particolarmente delicata, ed è ancora in campo la richiesta alla Regione di comitati cittadini di avviare una campagna di sondaggi capillari per verificare l’assenza di sostanze tossiche e velenose conferite illegalmente: richiesta motivata dalle “incertezze” sui tipi di rifiuticonferitiquando la discarica veniva gestita da privati, e dopo la condanna dell’Italia – nel 2014 – da parte della Corte di giustizia europea per violazione della normativa sui rifiuti ed il mancato trattamento preventivo prima del loro conferimento in sette discariche del Lazio, fra cui Cupinoro.
Tutto questo accade mentre si continua ad autorizzare l’apertura di altri invasi (vedi gli ultimi casi di Aprilia e di Roccasecca), a ridosso della scadenza (2026) del piano rifiuti Lazio, che dovrà aggiornaregli obiettivi di raccolta differenziata, specialmente porta a porta, e recupero e riciclo per un a rapida transizione verso una “economia circolare” limitando il ricorso alle discariche.

Giuseppe Girardi

Università Agraria di Oriolo Romano. Parla il presidente Catarci

L’agone ha incontrato il presidente dell’Università Agraria di Oriolo Romano, Elso Catarci, presso la sede sita in Via Claudia, 31.
“L’Università Agraria di Oriolo Romano – come ci racconta il suo presidente in carica dal 2021 e, per circa 20 anni, consigliere – si è costituita in base alla legge del 4 agosto 1894 n. 397 iniziando la sua gestione economica e amministrativa il 1° ottobre 1905. Fra qualche mese, quindi, festeggeremo un compleanno importante: i nostri primi 120 anni”.
Da chi è composta l’Università Agraria?
“Attualmente gli utenti – ricordiamo che chiunque può farne espressa richiesta, l’iscrizione è gratuita, l’unica condizione è essere residente da almeno 5 anni nel nostro paese – sono 918 e i terreni di cui ci occupiamo coprono un’area di circa 460 ettari. Compito nostro la gestione e manutenzione di tale patrimonio, la manutenzione del territorio, la fida pascolo, la vendita della legna così come la vendita taglio bosco tramite un’asta.
Prospettive per il futuro?
“In sinergia con l’Amministrazione comunale, con l’ATS Monumento Naturale la Mola abbiamo fatto una convenzione per la manutenzione/gestione del “Monumento Naturale della Mola” (con decreto d’istituzione pubblicato il 1° dicembre 2022). Inoltre, a breve dovrebbero iniziare i lavori – ottenuti con i fondi del PNRR – di ristrutturazione del vecchio mulino: più specificamente al piano terra dove sarà realizzato un bagno pubblico usufruibile anche da persone con disabilità, un punto ristoro, rimessa delle vecchie pietre della mola e grazie all’impianto di una turbina ci sarà anche corrente elettrica. I lavori inizieranno a settembre per terminare il 30 novembre.
Per il 2026, invece, ci sarà un piano assestamento boschivo e di gestione pascolo volto all’ottenimento della certificazione PEFC per la gestione sostenibile delle foreste. Una sorta di marchio di qualità nato per la conservazione delle foreste mondiali, per la tutela e incremento dei servizi ecosistemici e per la promozione dei prodotti forestali (legno, carta, funghi, frutti di bosco, ecc.) che diventano rinnovabili se provenienti da boschi gestiti correttamente. Ogni consumatore scegliendo prodotti con il marchio PEFC darà, nel suo piccolo, un contributo volto alla tutela delle foreste e dei boschi.
Inoltre, ci piacerebbe riprendere i corsi di formazione che si sono svolti negli anni passati come quelli legati alla formazione micologica o alla potatura, per esempio. Sistemare il nostro archivio, una memoria storica fondamentale per il nostro paese”.

Dalla Regione Lazio due milioni di euro per la Palestina grazie alle opposizioni

Con l’ultima variazione di bilancio la Regione Lazio ha scelto di non voltarsi dall’altra riguardo i fatti di Gaza e della Palestina. Nonostante le difficoltà riscontrare negli scorsi mesi durante i dibattiti in aula, dove la maggioranza di centrodestra spesso ha scelto fare melina sul tema con artifici retorici e mancanza di coraggio.
Lo abbiamo testato sulla nostra pelle solo poche settimane fa, in occasione della presentazione di una mozione in Consiglio Regionale dove chiedevamo che la Giunta del presidente Rocca interrompesse i rapporti istituzionali col governo israeliano. Una scelta che non era contro il popolo di Israele, ma contro chi sta calpestando il diritto internazionale e la dignità umana. Una scelta già fatta tra l’altro da regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana e la Puglia.
Tuttavia la destra regionale aveva deciso in quel momento di voltarsi dall’altra parte, bocciando la nostra mozione e votando contro. E nel discutere la mozione la destra si era presentata senza aver costruito una posizione chiara, cercando di scaricare su di noi la responsabilità di non aver raggiunto un punto di vista condiviso e aver trovato una sintesi, nel mezzo del dibattito. Di fatto, in quell’occasione, la destra ha scelto l’indifferenza. Eppure lo scorso 8 maggio, durante un Consiglio straordinario sulla Sanità, il presidente Rocca aveva espresso chiare posizioni di condanna verso quello che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania.
Arrivati ai giorni scorsi, con gli altri gruppi di opposizione, abbiamo presentato in Consiglio Regionale un emendamento alla proposta di assestamento di bilancio, con la quale intendevamo stanziare fondi da destinare all’emergenza umanitaria che sta colpendo la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Un’iniziativa collocata nel solco della precedente mozione, con la previsione dell’invio di aiuti umanitari alla popolazione civile palestinese, con particolare riferimento all’assistenza medica e alla distribuzione di beni di prima necessità, in coordinamento con le Agenzie internazionali e le ONG già attive sul campo.
Durante le votazioni delle varie proposte e dei molti altri emendamenti, il Consiglio regionale del Lazio ha approvato l’invio di questi aiuti, aumentandone l’importo a oltre due milioni. Un risultato importante raggiunto grazie all’iniziativa intrapresa appunto dai gruppi di opposizione. Apprezzamento ulteriore, va espresso al fatto che questa volta la misura sia stata approvata all’unanimità in maniera bipartisan.
Con questo stanziamento, il Consiglio regionale del Lazio ha compiuto un atto di dignità e giustizia. La pace non si costruisce con le armi, ma con la giustizia e la solidarietà. Un gesto concreto verso una crisi umanitaria che ci interpella tutti, e su cui la Regione Lazio, grazie a questa iniziativa, ha scelto questa volta di non voltarsi dall’altra parte.
Ora la preoccupazione deriva dalla manifestata volontà di voler occupare la Striscia di Gaza da parte del governo di Benjamin Netanyahu. Un’operazione che sarebbe un disastro assoluto e che porterebbe nuove morti, nuovi sfollamenti e altre distruzioni, peggiorando ancor di più il quadro umanitario.
Vista l’approvazione dell’emendamento ci aspettiamo che anche dalla Regione Lazio arrivi una condanna forte verso questa nuova possibile sciagurata iniziativa portata avanti da Netanyahu. E anche a un livello più alto, il governo italiano e l’Unione Europea devono impegnarsi per far desistere e fermare il governo israeliano dall’intraprendere tale manovra. A partire dal riconoscimento dello stato palestinese e dall’interruzione della vendita di armi, passando per lo stralcio degli accordi di cooperazione e dall’imposizione di sanzioni.

UN FIUME DI GENTE ALLA FIACCOLATA PER LA PACE DI MANZIANA

Oltre duecento persone hanno aderito all’iniziativa per dissentire al genocidio in Palestina

Insieme per la pace, era il proclamo dell’iniziativa organizzata per invocare la fine dei massacri nel mondo.

E insieme si sono radunate centinaia di persone, tutte animate dalla disapprovazione forte e convinta per le guerre che stanno distruggendo e ammazzando in diverse parti del mondo.

La giornata a favore delle pace era iniziata alle ore 16,00 nell’aula consiliare del Comune di Manziana, dove oltre a quello del sindaco Alessio Telloni, ci sono stati diversi interventi tra cui l’ex ambasciatore Angelo Persiani, firmatario lettera aperta al governo italiano per il riconoscimento dello stato della Palestina, l’intervento in video conferenza di mr. Farid Adyl Associazione Anbamed per il multiculturalismo su “ONU, organizzazione da difendere, riformare o da ignorare”; e ancora l’intervento di Rosalba Canale e Melania Sinibaldi, rappresentanti associazione “Liberi cittadini per la Palestina”.

La seconda parte dell’iniziativa si è svolta a Quadroni, dove alle ore 19, un folto numero di persone si è radunato ad ascoltare le letture di poesie e fiabe palestinesi e israeliane a cura di Luigia De Michele e Sonia Boffa col contributo musicale del maestro Vittorio Oteri alla chitarra.

Dopo la distribuzione delle torce e il rilascio delle indicazioni di sicurezza, alle 20,30 si è snodata una fiaccolata silenziosa da piazza Valentini, in Quadroni fino a piazza Tommaso Tittoni passando per corso Vittorio Emanuele.

Un corteo silenzioso e composto, che di per sé emanava una sensazione di pace, un brusio che era rispetto e dissenso insieme, quasi a voler silenziare i mortai e le grida di dolore di donne e bambini, padri, madri, anziani.

Centinaia di fiammelle, sicuramente oltre duecento i partecipanti, luci di speranza, ognuna a volerne accendere un’altra, come un contagio benigno che ridicolizzi e smorzi la follia di pochi a favore del buon senso dei più.

Bandiere della pace e della Palestina che sventolavano tra le fiammelle, la sacralità degli stati liberi da ogni forma di dominio e di prepotenza; il lungo corteo è arrivato fin davanti alla chiesa di piazza Tittoni, dove il parroco Donelio ha ricordato alcuni passaggi di un recente discorso di papa Leone XIV.

Gli astanti si sono portati via la speranza e le parole di una poesia di Ni’ma Hassan:

“Una madre a Gaza non dorme”…

Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno

per scegliere una storia che le si addica,

per cullare i suoi bambini

E dopo che tutti si sono addormentati,

si erge come uno scudo di fronte alla morte

Una madre a Gaza non piange

Raccoglie la paura, la rabbia e le preghiere nei suoi polmoni,

e attende che finisca il rombo degli aerei,

per liberare il respiro

Una madre a Gaza non è come tutte le madri

Fa il pane con il sale fresco dei suoi occhi…

e nutre la patria con i suoi figli.

A chi pensa che queste iniziative siano una goccia d’acqua nel mare, mi piace ricordare un passaggio di madre Teresa di Calcutta che sosteneva che se non ci fossero quelle gocce, al mare mancherebbero.

Gianluca Di Pietrantonio

 

Bellezza e Armonia a ispirare la pace – la mostra a Palazzo Valentini

Si riceve e si pubblica
Inaugurata oggi a Palazzo Valentini, sede della Città metropolitana di Roma Capitale, la mostra di GIOVE “Bellezza e Armonia a ispirare la pace”, la prima esposizione della startup di moda fondata da donne e artiste ucraine che vuole esprimere la capacità di resistenza e di rinascita, oltre i conflitti che minano la sopravvivenza di intere popolazioni.
Dodici magliette bianche, dodici simboli ricamati a mano che vogliono essere chiavi per leggere ciò che portiamo dentro: un viaggio simbolico attraverso i valori che fondano, nel pubblico come nel privato, la convivenza, la pace e il rispetto tra esseri umani. In un tempo segnato da conflitti e divisioni, l’arte diventa voce di speranza e strumento di incontro: un atto di resistenza alla violenza e un inno alla vita.
Fino al 19 settembre, a ingresso gratuito, le creazioni della startup nata dalle ceneri della guerra – di per sé voce della possibilità di riscatto e rinascita – saranno visibili negli spazi di Palazzo Valentini, a ingresso gratuito, accompagnate nell’allestimento curato da Camilla Bolfe dall’esposizione delle opere fotografiche di Davide Valente.
All’inaugurazione, assieme ad artisti, rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e dell’associazionismo, i Consiglieri metropolitani Mariano Angelucci e Tiziana Biolghini.
“In un momento di sfide profonde, questa mostra incarna la forza della bellezza e dell’armonia come ponti tra le culture, un messaggio di pace che parla al cuore. La Città metropolitana di Roma è orgogliosa di sostenere iniziative come questa, nate dalla resilienza delle donne ucraine, capaci di trasformare la creatività in un simbolo universale di speranza e rinascita. Eventi di tale valore ci ricordano il potere della bellezza, dell’arte e della moda come strumenti di dialogo e ricostruzione”, ha dichiarato Mariano Angelucci, Presidente Commissione Moda, turismo e Relazioni internazionali di Roma Capitale e Consigliere metropolitano.
“Un onore ospitare e sostenere quest’opera frutto della collettiva partecipazione di più artiste e artisti di livello internazionale attorno al cuore, quello di GIOVE, esempio di rinascita e ricostruzione. Ci sono guerre pubbliche e guerre private: violenza, discriminazioni e soprusi sono ovunque, spesso anche nelle noster case, anche in paesi non segnati da conflitti e bombardamenti. La rinascita spontanea e i progetti che nascono dall’incontro di sensibilità e sofferenze, dalla forza di reti di donne che si uniscono, sono un messaggio di duplice speranza, semi che ciascuno di noi, in ogni luogo e in ogni tempo, deve saper coltivare e condividere: in questo caso più che mai l’arte con il suo simbolismo può e deve essere un veicolo potente di messaggi che orientano le nostre scelte e le nostre azioni verso la pace e la solidarietà”, Tiziana Biolghini, Consigliera metropolitana delegata a Pari opportunità, Politiche sociali, cultura e partecipazione.

Vicesindaco Sanna partecipa a Anniversario liberazione Porta San Paolo

Si riceve e si pubblica

Il Vicesindaco di Città metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna, ha preso parte questa mattina alle celebrazioni per l’82° Anniversario della Difesa di Roma, durante le quali il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato i caduti alla stele commemorativa a Porta San Paolo e ha deposto una corona d’alloro al Monumento alla memoria per gli 87 mila militari caduti durante la guerra di liberazione al Parco della Resistenza.
 “Allora come oggi, ricordiamo tutti coloro che sacrificano la propria vita per un principio più alto di democrazia e libertà, per la Resistenza. Tutti noi che amministriamo comunità sappiamo quanto antifascismo, pace e libertà siano le precondizioni per il più basilare vivere democratico e per dare una prospettiva di crescita ai nostri figli. Nella memoria come nell’impegno quotidiano siamo tutti chiamati ad agire con forza e fermezza per creare un argine di umanità contro ogni forma di sopruso e di guerra, attualizzando ogni giorno il messaggio che ci consegna la storia di Porta San Paolo e dei partigiani romani”.