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Erasmus: conoscere l’Europa per capire l’Italia

Prima di decidere il proprio posto nel mondo bisognerebbe conoscere la realtà al di fuori di sé, del proprio paese. Un’esperienza Erasmus permette di tagliare provvisoriamente i legami con la monotonia della vita: quei volti noti, quei locali conosciuti e quei simboli tanto amati che sarebbe impossibile separarsene permanentemente. Ma il fascino di osservare paesaggi che mai si erano visti prima e di conversare con persone differenti da quelle abituali, è un’emozione impareggiabile. Per molti ragazzi italiani l’Erasmus non si limita ad essere un viaggio di studio, un’opportunità di lavoro o un’occasione per migliorare le proprie capacità linguistiche. Permette momentaneamente di lasciare un Paese bellissimo ma altrettanto macchinoso. Uno Stato che non ha la capacità di trattenere i propri talenti e di attrarne di nuovi, restio ad accettare un progresso che tante altre nazioni hanno abbracciato. La bassa crescita salariale, l’elevato cuneo fiscale, la mentalità conservatrice sono solo alcune delle tante motivazioni per le quali le nuove generazioni scelgono di andare a vivere all’estero. Perché il nostro è un Paese che invecchia più velocemente degli altri: anagraficamente e strutturalmente, e i progetti Erasmus non fanno che evidenziare queste criticità. In Europa, in paesi come l’Irlanda è offerta maggiore fiducia ai giovani che così possono godere di una migliore stabilità economica e psicologica, fattori che collaborano alla crescita della persona. In Italia, di contro, le opportunità che offrono i percorsi universitari non sono sufficienti, e in ambito lavorativo le assunzioni non avvengono in maniera meritocratica. È evidente quanto sia necessario un cambiamento. I giovani in realtà partono con la speranza di trovare al loro rientro un’Italia diversa, intenzionata a investire maggiormente in loro e determinata ad offrire prospettive di carriera migliori. Partire può essere una scelta, ma tornare o rimanere non dovrebbe essere un atto di coraggio.

Denis Andrei Mihut

I miei viaggi: Sperlonga, una perla del litorale laziale (parte 2 di 3)

Il vento della libertà: Giulia tra mito e letteratura

La storia, un po’ ammantata di leggenda, si presenta invece l’8 agosto 1534, quando Sperlonga vide lo sbarco ed il tentativo di un manipolo di turchi, sotto il comando di Barbarossa (Khayr al Din), di approdarvi per giungere alla vicina Fondi, allo scopo di rapire la bella e coltissima Giulia Gonzaga, la quale, a 21 anni, vedova da 6 (sposata a 13 anni con un uomo di 40 anni) si trovava nel Castello di Fondi, residenza della sua contea nel Lazio, per farne “grazioso omaggio” al sultano Solimano il Magnifico, affascinato dalla sua fama di bellezza e intelligenza.

La fama della bellezza di Giulia Gonzaga (nata a Gazzuolo, Mantova, nel 1513) e del suo spirito si erano diffuse per tutta Italia ed oltre mare grazie anche a Ludovico Ariosto che la cantò ne l’“Orlando furioso”

«Iulia Gonzaga, che dovunque il piede volge, e dovunque i sereni occhi gira, non pur ogni altra di beltà le cede, ma, come scesa dal ciel dea, l’ammira».

Secondo altre fonti, invece, il Barbarossa sarebbe stato prezzolato dalla famiglia Colonna e, molto probabilmente, l’anima nera sarebbe stata proprio la figliastra Isabella Colonna, nata dal primo matrimonio del marito Vespasiano Colonna, la quale, eliminata così la parente acquisita, sarebbe rientrata in possesso dell’asse ereditario del defunto padre.

Sperlonga fu colta di sorpresa: le strade si riempirono di caos, le case vennero saccheggiate, gli abitanti presi in ostaggio. Gli sperlongani finsero di collaborare, ma di nascosto riuscirono ad avvisare di notte la bella Giulia che riuscì a sfuggire al rapimento grazie a una fuga rocambolesca e, forse, ancora in abiti da notte,

Quella notte Giulia Gonzaga era affacciata dalla loggia del suo palazzo. Il vento le scompigliava i capelli, ma lei restava immobile, vigile. Un messaggero ansimante raggiunse il cortile. «Madonna, i corsari sono giunti!» Il tempo sembrò rallentare. Giulia non tremò. Era cresciuta tra corti e consigli, e conosceva l’arte della dissimulazione. Ma quella sera, la paura non si poteva celare dietro la grazia. Non esitò. Con uno sguardo lucido e determinato ordinò: «Preparate il cavallo. Non sarà questa la notte della mia cattura». Senza attendere altre certezze, la contessa montò in sella, ancora in abiti da notte. Fuggì oltre le mura, tra i canneti e le mulattiere che portavano lontano, verso Campodimele o Vallecorsa. Nel borgo si udivano già urla. Torce nella notte. L’assalto era iniziato. Ma Giulia non fu preda. Sotto il manto della luna, cavalcò come vento tra gli ulivi, percorrendo sentieri tortuosi tra querce e lecci, con l’abito strappato e il volto saldo. I suoi occhi non guardavano indietro. Ogni passo era libertà, ogni respiro sfida. La sua reputazione l’avevano trasformata in un trofeo. Ma il trofeo era fuggito, lasciando dietro di sé fuoco e sangue. Le prime luci dell’alba sfiorarono il volto di Giulia. Il destriero ansimava, ma non si era fermato. Il suono del mare era ormai lontano; solo il tamburo del cuore di Giulia echeggiava ancora come se il pericolo fosse dietro l’ultima curva. Dietro di lei, Sperlonga e Fondi non erano più le stesse. Case bruciate, mura squarciate, il porto devastato. I sopravvissuti si aggiravano come spettri, raccontando a voce tremante la notte dell’inferno. Non c’erano stati prigionieri per lo scherzo fatto a Barbarossa. Aveva massacrato gli abitanti. Si fermò a Itri dove incontrò una strenua resistenza da parte degli abitanti avvisati per tempo, che lo fece desistere dal proseguire, preoccupato anche per un possibile scontro con l’esercito che papa Clemente VII avrebbe messo in campo affidandone il comando al cardinale Ippolito de’ Medici innamorato nemmeno troppo nascostamente di Giulia.

L’episodio del tentato rapimento fu celebrato dall’egloga di Francesco Maria Molza “La ninfa fuggitiva” e non fece che rafforzare il mito della bellezza di Giulia che, dopo il tentato rapimento, lasciò Fondi per recarsi a Napoli dove rimase in convento fino alla sua morte nel 1566, a 53 anni.

Un murale, in stile fumetto, con colori vivaci, in Via Porta Piccola della Chiesa, eseguito nel 1973, per finzione scenica, in occasione delle riprese del film “Mamma lì turchi”, poi completamente rifatto nei primi anni 2000, quando è stato ristrutturato il palazzo, ricorda la storia.

La sua fuga rocambolesca dal Barbarossa è diventata leggenda, ma la sua vera grandezza risiede nella sua attività culturale. Giulia Gonzaga fu molto più di un volto incantevole. Fu mecenate, letterata, e figura centrale del Rinascimento italiano. Frequentò Juan de Valdés, pensatore spagnolo vicino alla Riforma luterana, e fu protagonista del cenacolo spirituale napoletano. La sua amicizia con Carnesecchi, Ochino e Valdés le costò l’attenzione dell’Inquisizione, che sequestrò le sue carte dopo la morte.

Giulia non fu mai preda. Fu vento, fu luce, fu pensiero. Fuggì dai corsari, ma non dalla verità. Nel silenzio del convento, coltivò idee che sfidavano il dogma e quando il tempo la chiamò, lasciò dietro di sé non solo un mito, ma un’eredità di bellezza, coraggio e libertà.

 

Valle dei Corsari: eco delle incursioni

La cosiddetta Valle dei Corsari è un toponimo che oggi indica un luogo di bellezza e di quiete, ma porta nel suo nome l’eco di epoche tumultuose, quando il mare non era solo fonte di vita, ma anche via d’assalto. Evoca le incursioni piratesche che per secoli hanno segnato le coste, non solo di Sperlonga.

Un altro assalto, meno noto di quello celebre del 1534, ma altrettanto devastante, colpì il borgo nel 1623. A raccontarlo con intensità drammatica fu il chirurgo e poeta Curzio Mattei di Lenola, che compose il poema “Il sacco e rovina di Sperlonga nel 1623”, in 120 ottave di struggente lirismo. Il manoscritto, riscoperto nel 1964 e pubblicato in edizione critica nel 2020, è oggi considerato una delle fonti storiche più vivide di quell’evento. Nel poema, Mattei descrive l’arrivo di dodici navi turche all’alba del 4 luglio 1623, guidate da rinnegati locali. Il borgo fu saccheggiato, 52 persone furono catturate, le chiese profanate. La narrazione è carica di pathos, e concorda con fonti ecclesiastiche coeve.

Secondo altre fonti, il nome “Valle dei Corsari” potrebbe derivare da un insediamento saraceno risalente a prima dell’anno Mille, tra l’arrivo dei monaci greci bizantini nel V secolo e l’insediamento dei benedettini nell’XI-XII secolo. I Saraceni, giunti con le loro navi, si stabilirono nei pressi della Grotta di Tiberio, sfruttando la posizione strategica e le sorgenti d’acqua dolce. Secondo alcune ricostruzioni, avrebbero persino progettato una pompa idraulica per sollevare l’acqua fino al borgo.

Questo insediamento resistette fino al 915, fino alla Battaglia del Garigliano, che segnò la fine dell’espansione musulmana nella penisola quando una lega cristiana, guidata da Papa Giovanni X e sostenuta da Bizantini, Longobardi e nobili italiani, assediò e distrusse la roccaforte saracena presso il fiume Garigliano.

La Valle dei Corsari è più di un nome: è memoria scolpita nel vento, è mare che racconta, è terra che ha tremato sotto il passo degli invasori. Ma oggi, tra le onde che lambiscono Sperlonga, non si odono più urla né clangori di spade, solo il canto del tempo che ha trasformato il dolore in bellezza e ogni tramonto su quella valle è un abbraccio di pace, dove la storia riposa, e la leggenda continua a sussurrare.

 

Sperlonga, il bianco sogno arroccato sul mare

Dopo il tramonto dell’Impero romano, i ruderi della sontuosa villa di Tiberio, affacciata sul Tirreno, divennero rifugio per le comunità locali. Era il VI secolo, e da quelle pietre antiche, intrise di storia e leggenda, nacquero i primi abitanti di Sperlonga. Essi iniziarono ad arroccarsi lentamente sul promontorio di San Magno, come se cercassero protezione tra le braccia della roccia. Così, pietra dopo pietra, nacque un dedalo di vicoli stretti e scalinate ripide, un labirinto difensivo che scoraggiava gli assalitori e favoriva la solidarietà tra gli abitanti.

Questa conformazione non fu solo frutto di ingegno, ma di necessità: le paludi portavano malattie, e il mare, seppur incantevole, era infestato da pirati. Per resistere alle incursioni, il borgo assunse la forma di una testuggine, compatta e protettiva. Le mura difensive, oggi scomparse, avevano due porte principali: “Portella” e “Porta Marina”, ancora visibili e decorate con lo stemma della famiglia Caetani, che dominava la zona nel Medioevo.

Sperlonga è bianca, come vuole la tradizione mediterranea. Ogni anno, le sue case vengono calcinate con calce viva: un tempo per tenere lontani parassiti, riflettere il sole e confondere gli invasori; oggi, per pura bellezza. Il bianco non è solo colore, ma luce che si rifrange sulle pareti, che accarezza le viuzze e che si fonde con l’azzurro del cielo e del mare.

Fino al secolo scorso povero villaggio di pescatori, Sperlonga si trasformò grazie alla tenacia dei suoi abitanti, che iniziarono a coltivare primizie pregiate in serre protette. Oggi è un rifugio esclusivo, meta di un turismo d’élite, dove il tempo sembra rallentare. Anna Magnani e Raf Vallone, affascinati dalla sua bellezza, la scelsero come residenza, portando con sé il respiro del cinema e dell’arte.

Le viuzze, strette e in discesa verso il mare, con gradini irregolari e antichi, si snodano tra case bianche e piazzette pittoresche. Ogni angolo è una scoperta, ogni scorcio una poesia. Mille dettagli, mille sfumature, conducono infine alla Torre Truglia, bianca e fiera, posta su uno scoglio all’estrema punta del promontorio, come sentinella del tempo.

Il sentiero che si affaccia a levante regala panorami mozzafiato: spiagge di sabbia chiarissima, quasi dorata, accolgono le onde di un mare dai colori cangianti, che mutano con la luce e con l’anima di chi guarda.

Nei giorni limpidi d’inverno, quando la foschia si ritira e il cielo si apre come un sipario, lo sguardo si spinge lontano: si scorgono il Vesuvio, Ischia, tutte le isole ponziane e il Circeo, che appare come un’isola sospesa, poiché la distanza nasconde il sottile legame con la terraferma.

Sperlonga non è solo un borgo: è un respiro antico che si fonde con il vento, una luce che danza sulle pietre, un canto che risuona tra le grotte e le onde. È il luogo dove la storia si fa poesia, dove il mare racconta leggende, e dove ogni passo è un ritorno alla bellezza. Chi la visita non la dimentica, perché Sperlonga non si guarda soltanto: si vive, si sogna, si ama.

 

Terza e ultima parte

 

Per leggere dall’inizio

 

Riccardo Agresti

Estate 2025. Una stagione “altalenante!”

Il giro di boa della festa di mezza estate, il 15 agosto, l’Assunzione di Maria per la fede Cristiana, consente di fare una prima analisi di valutazione, sull’andamento della stagione estiva 2025.
Le ricorrenti voci dei Media nazionali, segnalano un forte calo di presenze nelle località turistiche
prevalentemente d’acqua (mari e laghi) rispetto ai monti dove il trekking, le bici e la natura hanno visto molti turisti effettuare questa scelta.
Veniamo a noi, al nostro piccolo mondo lacuale, circondato da 3 comuni Trevignano Romano, Anguillara e Bracciano che dal turismo ricevono un buon supporto economico e non solo, per governare le loro comunità. I sondaggi pre- esitivi davano i laghi al primo posto nei  sondaggi nazionali e quindi tutti speravano di raggiungere buoni risultati nella stagione imminente. Purtroppo non è andata cosi ed i mesi da aprile a luglio hanno confermato il range negativo di cui sopra. Dal lunedì al venerdi di ogni mese,complice anche un tempo non ideale, abbiamo avuto poche persone nelle diverse modalità di soggiorno: mobil home, roulotte, bungalow,camper e tende quantificate in meno 30% di turisti italiani ed oltre il 50% di quelli stranieri.

Nei weekend invece abbiamo avuto una moltitudine di persone a volte superiori alle reali capacità di accoglienza delle strutture,per la presenza soprattutto dei romani. Il lago di Bracciano, i Comuni suindicati con le molteplici attività offerte ai turisti,la distanza minima da Roma 30/40 minuti di viaggio, i prezzi decisamente modesti rispetto ad altre località turistiche similari e non, insomma un mix di elementi positivi che hanno fatto scegliere il nostro territorio. Cosa fare? Manca certamente un’attività promozionale svolta dal Governo nei più importanti workshop europei, ove presentare il meglio della nostra cultura, musica,del nostro cinema e teatro, della moda, dello sport e dei nostri apprezzati prodotti alimentari in grado di spostare flussi turistici internazionali verso le nostre mete.
Oltre ciò, al fine di aumentare i posti di lavoro stagionali si propone una detassazione sui costi di lavoro, nonchè sui fatturati aziendali ad oggi  i più alti a livello europeo. Aggiungiamo infine i costi energetici anch’essi troppo elevati e quindi concludiamo che per invertire questa situazione non accattivante e rilanciare soprattutto il turismo in italia auspichiamo un deciso e concreto intervento del Ministero del Turismo per la prossima stagione estiva 2026.


Agosto volge al termine e chiuderà sempre in modo dignitoso la sua stagione, in attesa del mese di settembre ove avremo i ragazzi down dell’AIPD, quelli dell’Under 12 e Under 15 della Rugby Lazio che hanno scelto di effettuare il loro ritiro sportivo nello Smeraldo Camping Village. Soddisfatti per il lavoro che stiamo svolgendo,  Rai 1 con la trasmissione CAMPER in VIAGGIO e Mediaset su TG5con il servizio sulle strutture all’aria aperta  hanno scelto lo Smeraldo Camping Village.

Manziana accoglie i “Piccoli Ambasciatori di Pace”: tornano i bambini saharawi ospiti dell’ASAPS

Anche quest’estate, il Comune di Manziana ha accolto un gruppo di bambini saharawi nell’ambito del progetto “Piccoli Ambasciatori di Pace”, promosso dall’ASAPS – Associazione Solidarietà e Amicizia con il Popolo Saharawi “Enzo Mazzarini”. I piccoli ospiti sono stati presenti dal 12 al 21 agosto presso l’ostello comunale, vivendo giornate all’insegna della serenità, della cura e dell’incontro interculturale.
L’iniziativa, che si rinnova ormai da diversi anni, ha rappresentato anche quest’anno un prezioso momento di solidarietà e vicinanza con un popolo ancora oggi in esilio, spesso dimenticato dalla comunità internazionale. L’ASAPS, nata nel 1996 grazie alla volontà di un gruppo di cittadini residenti nei comuni a nord di Roma, fa parte di una rete nazionale impegnata nella sensibilizzazione sulla causa saharawi e nella realizzazione di progetti concreti di supporto.
Il progetto “Piccoli Ambasciatori di Pace” non è soltanto un’esperienza di svago per i bambini saharawi, ma un vero e proprio programma di accoglienza con importanti obiettivi sociali e sanitari. Durante il soggiorno, ai bambini sono state garantite cure mediche di base, spesso difficilmente accessibili nei campi profughi dove vivono. Ma non solo: sono state organizzate attività ludiche, gite, momenti di socialità e confronto con i coetanei italiani, creando occasioni preziose di scambio culturale e crescita reciproca.
A rendere possibile tutto questo sono state le tante persone, istituzioni e realtà locali che, anno dopo anno, sostengono il progetto con donazioni, tempo e passione. Cittadini e volontari si sono impegnati nell’organizzazione di pranzi e cene, nella pulizia dei locali, nel lavaggio della biancheria e nell’accompagnamento dei bambini alle varie attività, dimostrando ancora una volta la capacità di Manziana di aprire le braccia con calore.
Il popolo saharawi vive da decenni una situazione di profondo esilio. Originari del Sahara Occidentale, i saharawi sono stati prima colonizzati dalla Spagna e poi coinvolti in un lungo conflitto con il Marocco, che ancora oggi occupa gran parte del loro territorio. Nonostante le condizioni difficili, i saharawi hanno costruito una società organizzata e resiliente, dove le donne giocano un ruolo centrale nell’educazione, nella sanità e nella vita pubblica. La popolazione ha un alto tasso di alfabetizzazione e una forte cultura del riciclo e del recupero dei materiali, resa necessaria dalla scarsità di risorse.
Nel 1991 l’ONU ha istituito la missione MINURSO per vigilare sul cessate il fuoco e promuovere il referendum di autodeterminazione, che però non si è mai tenuto. Da allora, milioni di saharawi continuano a vivere in esilio, sopravvivendo grazie alla solidarietà internazionale.
Accogliere questi bambini ha significato offrire loro un’opportunità unica e, al tempo stesso, lanciare un segnale forte di vicinanza e umanità. Questa edizione del progetto ha confermato l’importanza di piccoli gesti che, uniti, possono trasformarsi in un grande abbraccio di pace.
Un piccolo gesto può trasformarsi in un grande abbraccio di pace.

Le novità sul fronte trasporti

Siamo a pochi giorni dall’inizio delle scuole e come ogni anno le famiglie degli studenti, insieme alle migliaia di pendolari che si recano al lavoro quotidianamente con i trasporti pubblici, osservano con premura lo stato e l’evoluzione del servizio. In effetti il recente passato non è stato così brillante, basta ricordare l’interruzione della scorsa estate prima di 90 giorni e poi ridotti a 60, della linea ferroviaria Cesano-Viterbo per i lavori propedeutici all’attivazione del sistema ERTMS (European Rail Traffic Management System). Il sitema più evoluto per la supervisione e il controllo del distanziamento dei treni, che dovrebbe offrire notevoli benefici per quanto riguarda affidabilità, puntualità, velocità e incremento degli standard di sicurezza. Non a caso sulla linea FL3 RFI ha già speso 66 milioni di euro, anche per l’upgrade tecnologico sulla “Protezione automatica integrativa” dei passaggi a livello per impedire il passaggio del treno, nel caso di un’indebita presenza di persone e di veicoli fra le barriere.
Nel Decreto infrastrutture 2025 è stato inoltre inserito, con un emendamento dell’On. Rotelli uno stanziamento di 8 milioni di euro ripartito fra il 2027 ed il 2028, per consentire l’attivazione di alcuni “binari di precedenza” nella tratta Cesano-Viterbo, al fine di migliorare la gestione del traffico complessivo sulla linea. Mentre il progetto per il raddoppio dei binari di circolazione fino a Bracciano pare non abbia avuto ulteriori risvolti.
Per quanto riguarda il sistema logistico invece, è nato un tavolo dedicato all’autotrasporto composto da rappresentati di categoria, Comune di Civitavecchia e Regione Lazio che si riunirà con cadenza regolare per affrontare le criticità del settore e aumentare le sinergie con gli altri attori per un modello più sostenibile e competitivo. Oggi infatti la sostenibilità passa anche per i corridoi delle strade ferrate. Tema su cui l’Italia, nonostante la sua posizione strategica, è indietro rispetto ai partner europei. La quota del trasporto merci su rotaia rimane oscillante al 12%, ben 5 punti al di sotto della media UE, segno che occorre potenziare l’intermodalità e la capillarità del trasporto in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. Il piano che prevede di ridurre le emissioni dei trasporti del 50% al 2030 e fino al 90% entro il 2050, obiettivo imprescindibile senza i treni.

Cristian Pelliccioni

TORRICELLA PELIGNA, UN PICCOLO COMUNE DALLE GRANDI VISIONI

Un modello amministrativo di efficienza sulla Maiella abruzzese

Siamo a 910 metri sul mare, in provincia di Chieti; Torricella Peligna è un piccolo comune di poco più di 1.000 abitanti (1.150 per l’esattezza) nella comunità montana dell’Aventino- medio Sangro. Settanta chilometri di strade asfaltate (bene) che coprono e connettono un comune molto esteso, con ben 8 frazioni (Colle del Ponte, Colle Zingaro, Fallascoso, Purgatoio, Riga Tre Confini, Santa Giusta, Madonna del Roseto e San Giusto). 

Una toponomastica armoniosamente concepita, con abitazioni basse e contigue lungo il centro del paese, ordinatamente dislocate tutto intorno, costruite in gran parte con pietre bianche.

Qui hanno avuto i natali Vincenzo Bellini senior, il nonno dell’omonimo musicista catanese ed Ettore Troilo, comandante della Brigata Maiella, formazione militare partigiana della Resistenza italiana.

Torricella, infatti, nel 1943 è stato tra i comuni ove fu edificata la linea Gustav, quella fortificazione difensiva costruita dai nazisti per arrestare l’avanzata degli alleati verso Roma sfruttando la barriera naturale dell’Appennino.

Camminare per queste strade di montagna, sedersi su una panchina dell’antica pineta, infonde una grande pace, un profondo senso di ritrovamento di ciò che è essenziale, consente di riappropriarsi di sé, lontani da stress, traffico, rumore, fretta.

La profondità delle prospettive è favorita da un’aria pulita che trasporta profumi dimenticati, colori intensi, grandi vallate sorvolate da decine di piccoli falchi, da un lato la maestosità della Maiella, dall’altro si apre una balconata sul mare Adriatico che si riesce a scorgere in lontananza.

Più alberi che case, più verde che cemento, più propensione alla socialità che non al frettoloso, egoistico individualismo; il paese è piccolo ma c’è tutto, tutto quello che serve almeno.

I centri di vendita richiamano i vecchi empori più che i moderni supermercati; nelle macellerie si trova carne di allevamento locale dai sapori dimenticati.

Due alberghi, una farmacia, due ristoranti e diverse soluzioni di B&B e agriturismi nelle immediate prossimità.

E già, perché Torricella è una località che ha puntato e richiama un turismo sostenibile e intelligente, dalle raffinate esigenze di relax, tradizione, aria buona ed eccellenze enogastronomiche.

Un maneggio, ove è possibile praticare equitazione e fare trekking a cavallo, una fattoria didattica, un noleggio di bike, un’area sosta per camper e roulotte, un campeggio attrezzato, ovviamente un ufficio turistico di orientamento dove si possono trovare informazioni, cortesia e sorrisi.

Roma è a soli 223 chilometri eppure sembra così lontana col suo incedere sempre troppo veloce, congestionato, frenetico; venire quassù sembra più un viaggio nel tempo che non nello spazio, ritornando a un ritmo giusto per una doverosa proporzione tra mente e corpo.

Le strade sono pulite e ordinate, si percepisce attenzione per ogni più piccolo particolare nell’arredo urbano così come nella conservazione del pubblico e del privato.

Un’enorme manifesto pubblicitario racconta una stagione estiva ricca di eventi, cultura, musica, arte, poesia, letteratura; leggiamo che si è da poco conclusa la XX edizione del John Fante Festival, l’evento che celebra lo scrittore americano di origini abruzzesi che ha raccontato l’Abruzzo negli Stati Uniti.

Incuriositi, da ciò a cui non siamo più abituati e che non ti aspetteresti di trovare quassù, abbiamo chiesto ed ottenuto di incontrare il sindaco.

Carmine Ficca, insegnante per professione e primo cittadino per elezione e vocazione, è un uomo gentile, sorridente, con un evidente spessore culturale, un’educazione d’altri tempi e le idee molto chiare.

Ci racconta con orgoglio di essere sindaco dall’11.6.2017, attualmente al suo secondo mandato, riconfermato nelle elezioni del 12.6.2022.

Una vicesindaca, che è anche assessore, (Gianna Di Pomponio) nove consiglieri tra maggioranza e minoranza (Alessandro Crivelli, Pietro D’Ippolito, Nicola Di Pietrantonio, Pietro Giuliani, Anthony Louis Muratelli, Stefania Natale, Loredana Piccirelli, Chiara Scirè, Paolo Tetiviola) che ci tiene a precisare non sono soltanto un consiglio comunale ma un gruppo di amici che condividono idee, propositi, progetti e tempo libero.

Con un orientamento politico di centro sinistra, sta cercando di realizzare un programma fondato essenzialmente sull’aumento dei servizi per i residenti e per i turisti.

E’ già stato realizzato un asilo nido con 12 posti che consente ai residenti di coniugare più serenamente il lavoro con la famiglia ma grazie ai fondi del PNRR si sta completando un ampliamento a 40 bambini, fattore determinante a evitare lo spopolamento che affligge i piccoli centri di montagna.

In considerazione del contenuto numero di bambini e ragazzi, e per evitare di dover ricorrere alle classi miste, il Comune di Torricella Peligna si è accordato con il limitrofo Comune di Pizzoferrato dove sono rimaste le scuole medie mantenendo la scuola per l’infanzia e le scuole primarie in paese; per consentire i collegamenti tra i due comuni, è stata realizzata una convenzione con la linea del trasporto pubblico regionale TUA.

La valorizzazione delle attrazioni turistiche è un altro degli aspetti su cui sta investendo l’Amministrazione; la massima cura all’arredo e al decoro urbano, l’inaugurazione quest’anno di un parco avventura per ragazzi all’interno della pineta e la cura meticolosa per l’organizzazione del John Fante Festival, che richiama estimatori anche d’oltreoceano, un pubblico di nicchia attratto da questo territorio.

Il palazzo comunale è momentaneamente in ristrutturazione, con innovative opere di efficientamento energetico, agevolata l’edilizia privata per le ristrutturazioni; la mediateca sempre aperta d’estate, un progetto per realizzare un centro sportivo per il quale è stata già identificata un’area adeguata.

L’amministrazione rivolge una cura particolare agli anziani, che costituiscono la popolazione prevalente, per i quali è organizzato ed efficiente un centro diurno che propone numerose attività di cooperazione ed interazione.

Per l’assistenza sanitaria, oltre al medico di base, vi è un poliambulatorio con diverse specialistiche; operativo anche un servizio di 118 che connette per le emergenze con il vicino ospedale di Lanciano.

La raccolta dei rifiuti è un altro fiore all’occhiello di cui l’amministrazione va orgogliosa; la politica di abolizione dell’isola ecologica è stata lungimirante, alla raccolta porta a porta, è in funzione un ecobox fruibile previa attivazione del servizio con il codice fiscale; la raccolta è cresciuta negli ultimi due anni dal 15 all’80% lasciando invariati i costi per gli utenti.

La sensazione del quasi perfetto che si respira uscendo dall’ufficio del sindaco, salutato e ringraziato a nome de L’agone, è stata distillata e avvalorata dai parecchi giorni di permanenza che hanno saputo distinguere l’entusiasmo dalla constatazione.

Tornando a casa, oltre alle scorte di prodotti tipici, vorremmo portare via quell’acqua fredda delle numerose fonti, quell’aria sopraffina, quei cieli vicini che ti regalano la sensazione di accarezzare quasi le stelle, ma soprattutto quelle buone pratiche amministrative che mettono il cittadino al centro.

Ludovica e Gianluca Di Pietrantonio

battersi contro enel

riceviamo e pubblichiamo:

“Tanto tuonò che alla fine piovve”. Così avevamo detto a febbraio in consiglio comunale
aperto, quando qualcuno giudicò troppo dura la nostra denuncia sul futuro della centrale a
carbone. Oggi i fatti ci danno ragione: avevamo visto giusto.
Sono passati sei mesi e nulla è cambiato, anzi: la situazione è precipitata. Il Governo
pensa di tenere Torrevaldaliga Nord in “riserva fredda” fino al 2038. Una scelta folle, senza
trasparenza e senza prospettiva, che serve solo a mettere sotto scacco un territorio intero
e a tenere in ostaggio i lavoratori.
Chi spiega alle famiglie già strangolate dalla cassa integrazione che dovranno continuare
ad aspettare? Chi guarda negli occhi i lavoratori della Minosse, che hanno garantito per
anni professionalità e competenze al servizio di ENEL e del Paese, e oggi vengono trattati
come scarti di un sistema che non sa programmare?
Questo territorio ha dato per settant’anni. Ha coperto fino al 15% del fabbisogno
energetico nazionale, pagando con inquinamento, sacrifici e salute. Oggi, invece di
riconoscenza, riceviamo promesse vuote, immobilismo e un silenzio che fa paura. Un
silenzio complice di un Governo che non governa e di una Regione incapace, priva di
visione e programmazione.
Tenere la centrale in standby fino al 2038 non è una soluzione, è una condanna: significa
bloccare lo sviluppo, impedire qualsiasi alternativa industriale ed energetica, condannare i
giovani a scappare e le famiglie a vivere nell’incertezza.
Il Partito Democratico di Civitavecchia non ci sta. Non resteremo spettatori della lenta
agonia della nostra città. Ci batteremo con forza, contro ENEL e contro un Governo che
tratta Civitavecchia come un serbatoio da sfruttare e abbandonare. Saremo al fianco dei
lavoratori, dei sindacati, di chi non accetta l’ingiustizia e la rassegnazione.
Chiediamo all’amministrazione comunale e al sindaco di unirsi a questa battaglia con
fermezza, senza esitazioni e senza timori: o si sta con i lavoratori e con la città, o si sta
con chi vuole affossarla.
Civitavecchia non deve morire in silenzio. Questo territorio merita rispetto, merita giustizia,
merita futuro.
Enrico Luciani
Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia

Anguillara: i consiglieri Stronati, Catarci e Flenghi fanno richiesta di avvio urgente della pulizia delle caditoie stradali

riceviamo e pubblichiamo:

Abbiamo formalmente richiesto al Direttore dell’esecuzione del contratto (DEC) l’attivazione con
urgenza del servizio di pulizia e manutenzione delle caditoie stradali, come previsto dal capitolato di
appalto del servizio di igiene urbana.
Il contratto in essere, infatti, stabilisce in maniera puntuale gli obblighi dell’Appaltatore che:
• è tenuto a mantenere sgombre griglie e caditoie in occasione di pioggia, per garantire il
corretto deflusso delle acque meteoriche;
• deve provvedere alla rimozione dei rifiuti e delle ostruzioni ogni qualvolta se ne ravvisi la
necessità, con particolare attenzione al periodo autunnale;
• il servizio di pulizia e spurgo delle caditoie deve essere svolto mediante automezzi
regolarmente autorizzati, attrezzati con sistemi di aspirazione e lavaggio in pressione fino a
200 atm, con autobotti di almeno 10 mc di capacità, per un numero minimo di 2.000 caditoie
ogni anno.
In base alle previsioni contrattuali, il Direttore dell’esecuzione del contratto è responsabile di disporre
l’avvio di tali attività, con preavviso di almeno 7 giorni all’Appaltatore.
Abbiamo, quindi, sollecitato l’attivazione immediata di questi interventi, chiedendo contestualmente
che venga fornito un riscontro dettagliato sulle caditoie interessate, così come previsto dal bando e
dal contratto.
Questa iniziativa si rende necessaria ed improcrastinabile per prevenire allagamenti e criticità
idrauliche che potrebbero verificarsi con le piogge autunnali, tutelando la sicurezza pubblica e
riducendo al minimo possibili disagi per i cittadini.
I consiglieri comunali Stronati, Catarci e Flenghi.

“Infermieristica, iscrizioni in caduta libera. De Palma (Nursing Up): ‘Politiche inesistenti, vietato minimizzare’”

riceviamo e pubblichiamo:

ROMA, 9 SETT 2025 – «Il crollo delle iscrizioni a infermieristica è lo specchio fedele di politiche di promozione inesistenti. Vietato minimizzare e nascondere la polvere sotto il tappeto!», denuncia Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up.

A fronte di 20.699 posti a bando, le domande non raggiungono neppure 19mila. «Dal 2010 al 2024 le iscrizioni si sono ridotte del 52%: da oltre 46mila a poco più di 21mila. Eppure c’è chi prova a “gettare fumo negli occhi”, sostenendo che il semestre filtro di Medicina riverserà studenti su infermieristica. Chi dovrebbe tutelare per legge la professione infermieristica, chi la rappresenta, “balbetta” pericolosamente e presta il fianco ad una politica inconcludente. Ma la nostra professione non è una panchina di riserva, è il cuore del Servizio sanitario nazionale».

De Palma avverte: «Costruire la sanità senza rafforzare infermieristica è come togliere i mattoni dalle fondamenta: prima o poi crolla tutto. Senza carriere vere, stipendi dignitosi e un contratto rivoluzionato, i giovani continueranno a fuggire. La professione infermieristica è diventata il tappeto sotto cui la politica nasconde le polveri della cattiva sanità».

Infine, l’attacco alla nuova figura dell’assistente infermiere: «È come tappare una diga crepata con un cerotto: abbasserà la qualità delle cure e confonderà i ruoli. Chi doveva fermarla non ha aperto bocca».

«Nei pronto soccorso – conclude De Palma – un solo infermiere in triage gestisce anche 10-13 pazienti e sempre più spesso subisce calci, pugni e sputi. La quotidianità dei professionisti è un incubo. Se non ci sarà un cambio di passo, questa professione resterà senza futuro».

UFFICIO STAMPA SINDACATO NURSING UP