Parlare di sanità in Italia significa
spesso raccontare ritardi, carenze e
criticità. Eppure, dietro le statistiche, ci
sono anche storie di eccellenza: reparti
che funzionano, professionisti che
innovano, strutture che diventano
modelli di efficienza e umanità. Questa
è la buona sanità, e vale la pena
raccontarla. Stiamo parlando del Centro
per la cura dei tumori presso l’Ospedale
di Bracciano diretto dal dottor Giorgio
.Cereda. A sostegno delle nostre
dichiarazioni pubblichiamo la lettera
della Sig.ra Ida Martini e da lei inviata
alla nostra redazione e alla Direzione
dell’Ospedale.
“Alla cortese attenzione della direzione
generale ospedale San Paolo
Civitavecchia
e per conoscenza al Day Hospital
Oncologico – Presidio di Bracciano asl
Roma
Gentilissimi,
con la presente desidero esprimere,
anche a nome della mia famiglia, un
sentito ringraziamento e il più profondo
apprezzamento nei confronti di tutto il
personale medico, infermieristico e
amministrativo operante presso il Day
Hospital Oncologico del Presidio di
Bracciano.
In un momento particolarmente delicato
e complesso dal punto di vista umano e
clinico, abbiamo trovato nel vostro
servizio non solo grande professionalità
e competenza, ma anche una umanità
straordinaria, fatta di attenzione,
disponibilità, ascolto e sincera empatia.
Desidero sottolineare la qualità
dell’assistenza ricevuta,
l’organizzazione efficace del percorso
terapeutico e la puntualità
nell’erogazione delle cure. Ogni
membro dell’équipe, dal primo contatto
all’accoglienza fino all’assistenza
specialistica, ha dimostrato una
dedizione encomiabile, che merita di
essere riconosciuta pubblicamente.
Ritengo doveroso, pertanto, portare
all’attenzione della Direzione Generale
l’eccellenza di questo reparto, che
rappresenta un punto di riferimento non
solo per i pazienti, ma per l’intera
comunità.
Con stima e gratitudine,
Ida Martini
Con preghiera di pubblicazione. Grazie.
Prof. Antonio Francesco de Stefano –
Appuntamento in Aula Consiliare alle ore 18:00 di domenica 21 settembre. L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli: “Tramite l’arte possiamo lanciare un potente messaggio di pace”
“Uomini e Donne di Pace in tempo di Guerra”: è il titolo dell’evento che unirà musica, proiezioni, teatro, poesia e pittura, in programma domenica 21 settembre alle ore 18:00 presso l’Aula Consiliare del Granarone a Cerveteri.
Le più svariate forme d’arte si uniscono, si amalgamano e fondono in un unico, straordinario e grande messaggio di unione, di solidarietà e di ripudio della guerra e di ogni violenza.
Ad organizzarlo, sotto il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cerveteri, numerose realtà associative del territorio caerite, tra cui la sezione locale di Emergency, “L’Isola delle Correnti Aps”, l’UPTER – Università per la Terza Età di Ladispoli, “RaccogliFiabe” e Studio 111.
L’iniziativa è ad ingresso gratuito con offerta libera in favore di Emergency.
“Stiamo vivendo un periodo storico e sociale drammatico, con il mondo e l’Europa scossi da due conflitti che stanno seminando morte e distruzione – ha detto Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – le immagini che ogni giorno i telegiornali trasmettono provenienti da Gaza e dall’Ucraina sono terrificanti: bambini innocenti dilaniati dalle bombe, dai missili, dalla fame e dalla miseria frutto di guerre stupide, inutili e vergognose. Noi come Amministrazioni locali e ancor prima come cittadini, non possiamo fare tantissimo, o quantomeno le nostre azioni non saranno mai sufficientemente impattanti per far sì che si dichiari il cessate il fuoco nelle zone di guerra. Possiamo però farci portatori di pace e speranza: questo è proprio ciò che vuole fare l’evento di domenica al Granarone. Un evento che vede coinvolte tante persone del nostro territorio, che metteranno a disposizione la propria arte per un pomeriggio davvero di spessore”.
“Il linguaggio universale dell’arte al servizio della pace: ciò che stiamo vivendo nel mondo ci impone una riflessione, ci impone di fermarci e di far salire alta la nostra voce – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri Francesca Cennerilli – non c’è strumento più libero e più bello per farlo, che la cultura. Per questo ho accolto con estremo favore e gioia l’iniziativa in programma al Granarone, che sarà tra l’altro occasione per raccogliere fondi in favore di Emergency, la realtà nata nel 1994, fondata da Gino Strada a cui tra l’altro è dedicato il nostro primo asilo nido comunale, che da sempre si impegna per offrire cure mediche e chirurgiche gratuite e di alta qualità sui luoghi di guerra”.
Porteranno in Aula la propria arte e maestria Gianni Badaracchi, Roberto Biasco, Valeria Carissimi, Luca Gangai, Simone Giunta, Franco Grimaldi, Laura Laurini, Silvia Leuzzi, Laura Masielli, Matteo Montaldi, Giorgio Panzera, Cinzia Pettini e Stefania Ranieri. Spazio anche ai piccoli Giulia, Stefano, Patrick e Gabriel, pronti ad impreziosire l’evento con il loro messaggio di pace.
Questa mattina in occasione dell’inaugurazione della passeggiata, appena riqualificata, ad Anguillara Sabazia ho appreso la notizia che la notte scorsa è stata oggetto di atti vandalici che hanno devastato l’intera illuminazione. Si tratta di un gesto vile e inqualificabile, che non solo danneggia il patrimonio comune, ma ferisce l’intera comunità che aveva accolto con entusiasmo questo intervento di riordino urbano realizzato dall’amministrazione Pizzigallo.
Condanno con fermezza quanto accaduto e rivolgo un appello alle istituzioni e alle forze dell’ordine affinché si faccia piena luce sull’episodio, individuando i responsabili.
La nuova passeggiata rappresenta un luogo di incontro, socialità e bellezza.
È necessario che ognuno faccia la propria parte, promuovendo una cultura del rispetto e della cura dei beni comuni, affinché simili atti non si ripetano e il lavoro svolto non venga vanificato da pochi incivili.”
È quanto dichiara Mario Luciano Crea, capogruppo della Lista Civica Rocca al Consiglio Regionale del Lazio.
Un giorno di festa per Gerano e per tutta la Valle del Giovenzano: dopo circa un anno di lavori è stato inaugurato l’impianto sportivo comunale “Santa Maria”, completamente riqualificato grazie a un investimento di circa 800 mila euro provenienti dai fondi PNRR.
La cerimonia ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, insieme al Sindaco Danilo Felici, al Vicesindaco della Città metropolitana Pierluigi Sanna e alla Consigliera metropolitana Manuela Chioccia. A rendere ancora più viva la giornata, un mini torneo organizzato dalle ASD Giovenzano Aniene e Villa Adriana, che ha permesso di testare subito il nuovo campo.
Situato poco fuori dal centro abitato e facilmente raggiungibile anche dai comuni vicini — Cerreto Laziale, Ciciliano, Guadagnolo, Pisoniano, Rocca Santo Stefano, Canterano e Rocca Canterano — l’impianto rappresenta da sempre un punto di riferimento per lo sport dilettantistico locale, capace di richiamare appassionati e praticanti di diverse generazioni.
L’intervento di riqualificazione ha riguardato il campo da calcio a 11, passato dal terreno in terra battuta a un moderno manto in erba sintetica, garantendo migliori prestazioni e minore impatto in termini di manutenzione. Sono stati inoltre installati nuovi impianti di illuminazione a LED per l’efficientamento energetico e abbattute le barriere architettoniche, rendendo accessibili sia il campo che gli spogliatoi.
L’intervento di Gerano si inserisce nella più ampia strategia della Città metropolitana di Roma Capitale per la creazione di una rete di centri sportivi moderni, inclusivi e sostenibili, grazie alle risorse del PUI Sport e del PUI Cultura, destinate a molti comuni del territorio.
“Città metropolitana ha contribuito a restituire alla comunità di Gerano e a quelle vicine un luogo che ha una lunga storia e che potrà continuare a vivere nel futuro come punto di incontro e di crescita per tante generazioni. L’attività sportiva è prima di tutto occasione di socialità e condivisione”, ha sottolineato il Vicesindaco Pierluigi Sanna, ricordando la scelta strategica sostenuta dal Sindaco Gualtieri di destinare le risorse del PUI Sport interamente ai comuni dell’area metropolitana, al di fuori della Capitale.
“Questo giorno non è solo la chiusura di un cantiere, è il segno evidente e l’inizio concreto di un impegno che Città metropolitana porta avanti per il territorio. Sono tante le comunità che aspettavano questo giorno: il lavoro portato a termine nei tempi previsti è frutto dell’attenzione e dell’impegno preso verso il territorio dal Sindaco Gualtieri e tenacemente portato avanti dal Vicesindaco Sanna, nel rispetto dei tempi previsti, una sfida che all’inizio sembrava enorme. È un esempio di come tante comunità e istituzioni hanno collaborato, senza confini né sovrapposizioni, con l’unico obiettivo di creare opportunità di futuro alle nuove generazioni”, ha aggiunto la Consigliera Chioccia.
Il sindaco Pizzigallo: “un’opera che unisce tradizione e futuro, dopo sessant’anni di attesa”
Una folla numerosa ha preso parte, la mattina del 13 settembre, all’inaugurazione della nuova Passeggiata sulle sponde del lago di Bracciano. Il percorso, che collega il centro storico al Giardino dei Pescatori, restituisce alla città un’area a lungo abbandonata al degrado e oggi trasformata in un suggestivo spazio naturalistico. Realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza e il Parco naturale, l’intervento integra paesaggio e ambiente, valorizzando l’identità storica del borgo e offrendo a cittadini e visitatori un luogo finalmente fruibile e accogliente.
L’inaugurazione si è inserita nella cornice de “Le Vie del Giubileo 2025”, il progetto promosso dalla Regione Lazio che intreccia fede, cultura, tradizioni e sapori in vista del grande evento romano. Dopo la processione dell’8 settembre, i festeggiamenti proseguiranno fino alla conclusione con la tradizionale processione della Madonna delle Grazie.
Al fianco del sindaco Angelo Pizzigallo erano presenti la vice sindaca Paola Fiorucci, i rappresentanti della Regione Lazio – Mario Luciano Crea, presidente della Commissione Turismo e Spettacolo, Giorgio Simeoni, presidente della Commissione Giubileo, Giuseppe Cangemi, vicepresidente del Consiglio regionale, e Giancarlo Righini, assessore al Bilancio, Programmazione economica, Agricoltura e Sovranità Alimentare, Caccia e Pesca, Parchi e Foreste – oltre alla Pro Loco di Anguillara Sabazia e alle numerose associazioni cittadine.
Nonostante gli atti vandalici compiuti nella notte precedente, che avevano danneggiato alcuni punti del percorso, la cerimonia si è svolta in un clima di festa e partecipazione, trasformando l’amarezza in orgoglio collettivo e rendendo la giornata ancora più significativa per tutta la comunità.
“Questa Passeggiata – ha dichiarato il sindaco – non è un semplice ammasso di pietre, ma un’opera che racconta le nostre radici di borgo di pescatori e allo stesso tempo apre Anguillara a un futuro turistico e culturale. La vostra presenza così numerosa mi restituisce entusiasmo e fiducia: oggi consegniamo alla città uno spazio che unisce tradizione e innovazione, proprio nei giorni della nostra festa patronale. Erano sessant’anni che si parlava di quest’opera: abbiamo raccolto una sfida difficile e siamo riusciti a portarla a termine.”
Il sindaco ha ricordato che l’intervento è stato reso possibile grazie a un finanziamento regionale di 780 mila euro, sottolineando la collaborazione tra amministrazione comunale, Regione Lazio, enti sovracomunali e tecnici locali. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà di gestione del territorio: “Anguillara ha un’estensione di oltre 75 chilometri quadrati. Gestire manutenzione e infrastrutture in un’area così vasta è complesso, ma con il lavoro di squadra siamo riusciti a riportare dignità e vivibilità in luoghi che erano abbandonati da anni.” Guardando al futuro, Pizzigallo ha annunciato anche altri progetti: la riqualificazione della Curva del Pizzo con un nuovo percorso ciclopedonale, la realizzazione di un ascensore che collegherà la parte alta del centro storico al lungolago e la piscina comunale, da tempo al centro del dibattito cittadino.
Ampio spazio è stato dedicato ai ringraziamenti: assessori e consiglieri comunali, la vice sindaca Paola Fiorucci, la Pro Loco, le associazioni cittadine e i dipendenti comunali. Un plauso è andato anche ai dirigenti dei diversi settori – dall’urbanistica all’edilizia privata, dai servizi alla persona all’area amministrativa – che, insieme all’amministrazione, “hanno negli occhi un’Anguillara migliore e quell’obiettivo vogliono raggiungere”.
Terminati i discorsi istituzionali, il momento più atteso: il taglio del nastro, solennemente benedetto dal parroco Don Luigi Romano e accompagnato dal sindaco e dalle autorità presenti. Un lungo applauso ha accolto l’apertura ufficiale della Passeggiata, subito percorsa da cittadini, famiglie e turisti: un gesto semplice ma fortemente simbolico. “Non abbiamo voluto stravolgere, ma valorizzare – ha concluso Pizzigallo – perché questa Passeggiata è il segno di una città che custodisce la propria storia e guarda al futuro.”
L’agone Nuovo era presente all’inaugurazione, riconoscendo il valore di un progetto che segna una nuova tappa per la comunità.
La giornata si è chiusa con mercatini e spettacoli popolari che hanno animato vie e piazze del borgo fino a sera.
Paola Forte
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Giancarlo Righini
Giorgio Simeoni
Giuseppe Cangemi
Mario Luciano Crea
Mario Luciano Crea_Giorgio Simeoni_Giuseppe Cangemi_Giancarlo Righini
Bracciano ieri, domenica 14 settembre, ha vissuto un raffinato pomeriggio di arte, eleganza, tradizione e storia, in occasione dell’evento celebrativo dei suoi 25 anni di attività, che l’orafa Anna Sassi ha organizzato nell’incantevole scenografia del Chiostro degli Agostiniani in via Umberto I.
Intorno alle 18.00 gli ospiti sono stati accolti nel Chiostro per l’occasione sobriamente vestito a festa lungo i corridoi laterali, che facevano da cornice al pozzo dove le rose, simbolo della famiglia Orsini, tra i padroni del Castello di Bracciano, hanno assunto un significato ed un valore aggiunto nell’evento di ieri.
La padrona di casa Anna Sassi, nel salutare emozionata i numerosi invitati intervenuti, ha spiegato come proprio la rosa degli Orsini sia uno dei suoi segni distintivi delle sue collezioni. Si intitola infatti “Sguardi sul castello” la mostra di gioielli contemporanei ispirati a Bracciano e al castello.
Nei suoi gioielli Anna Sassi ha spiegato come le bellezze del territorio di Bracciano, a partire proprio dal castello, simbolo della città, abbiano dato ispirazione alle sue creazioni, creando così delle suggestive fusioni tra arte, storia, bellezze paesaggistici e maestria nella lavorazione dei materiali, oro, argento, bronzo, pietre e addirittura ceramiche.
L’artista ha poi infatti raccontato ai presenti tutte le storie, le suggestioni, gli incontri, le occasioni nascosti dietro ogni sua creazione; un percorso fatto di passione, di colori, di scoperte, che hanno fatto vivere ogni gioiello come una piccola opera d’arte, che racconta del territorio dove è nato e della vita di chi lo ha creato e indossato.
Al termine della narrazione e della scoperta dell’arte di Anna Sassi ha avuto inizio una breve ed elegante sfilata lungo i corridoi del Chiostro, dove hanno brillato i tanti gioielli e creazione realizzati dall’artista. Un momento che ha saputo esaltare gli aspetti migliori e più rappresentativi di Bracciano, che dovrebbe conoscere e vivere sempre più momenti dove l’arte, la storia e la bellezza del territorio diventano i protagonisti.
Oggi abbiamo vissuto una splendida Giornata dello Sport in Piazza, che ha trasformato il cuore di Bracciano in un grande campo aperto all’inclusione, al benessere e alla condivisione.
Insieme all’Assessore Maddalena Coletta abbiamo premiato le associazioni e gli atleti per l’importante attività che svolgono sul territorio.
Voglio ringraziare tutte le associazioni sportive del territorio, che con passione e professionalità hanno animato la mattinata, siete la spina dorsale della promozione dello sport come valore educativo e sociale.
Lo sport unisce, educa, fa crescere. Ed è bello vedere famiglie, bambini, giovani e meno giovani riuniti all’insegna del gioco e dello stare insieme.
Grazie a chi ha partecipato, agli organizzatori, al CONI per il patrocinio e il supporto, alla Protezione Civile, e a tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata.
Tra gli ospiti della giornata la schermitrice Aurora Grandis del Gruppo Sportivo Aereonautuca Militare, negli ultimi mesi Oro individuale e Argento a squadre ai campionati mondiali universitari e oro a squadre agli europei under 23.
Un ringraziamento speciale al Gruppo Donatori Sangue “Francesco Olgiati” ODV per aver organizzato la donazione di sangue e all’Avab Bracciano per la preziosa collaborazione.
Grazie a Emilio Scarafoni, consigliere delegato allo sport!
vi aspettiamo lunedì 15 settembre alle ore 11:00 presso il Museo archeologico nazionale di CIvitavecchia alla conferenza stampa di presentazione di MUSEO FESTIVAL, un progetto che trasforma il museo in un palcoscenico d’eccezione.
Quattro appuntamenti tra teatro, performance art, letture e installazioni immersive animeranno il mese di settembre, riscrivendo la relazione tra arte antica e linguaggi contemporanei. Un viaggio inedito tra l’eredità classica e il sorprendente legame tra Civitavecchia e il Giappone.
Il festival è ideato sotto la direzione artistica di La Dramaturgie, realtà italiana d’eccellenza nella drammaturgia contemporanea, nota per le sue collaborazioni internazionali, tra cui l’Hermitage di San Pietroburgo.
Durante la conferenza saranno presenti la direttrice e i curatori del progetto, che illustreranno il programma e le suggestioni che hanno dato vita al festival.
PROGRAMMA SPETTACOLI:
18 settembre, ore 20:30
“Naso e cielo – una ruminazione italica”
Scritto e diretto da Gian Maria Cervo
Supervisione alla regia: Pierpaolo Sepe
20 settembre, ore 20:30
“Apollo nei manga”
A cura di Matteo Sapio
Con Pablo Girolami, tra i più promettenti coreografi della scena internazionale
27 settembre, ore 20:30
“3 Response Plays Pasoliniani”
Di Gian Maria Cervo28 settembre, ore 17:00
“3 Response Plays Pasoliniani” (Replica)
LUNEDÌ 15 SETTEMBRE – ORE 11.00 ROMA presso TEMPIO DI VENERE – PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO
(Ingresso Arco di Tito – Via Sacra; fermata metro B Colosseo)
Intervengono:
Guido Crosetto Ministro della Difesa
Alessandra Locatelli Ministro per le Disabilità
Alfredo Mantovano Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Valentino Valentini Viceministro delle Imprese e del Made in Italy
Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino Capo di Stato Maggiore della Marina Militare
Luca Andreoli Amministratore Delegato di Difesa Servizi S.p.A.
Simone Mazzarelli Amministratore Delegato di Ninetynine
Manfredi Ricca Global Chief Strategy Officer Interbrand
Tullio Buccellato Economista – Centro Studi Confindustria
Modera il Direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini
Si svolgerà lunedì 15 settembre alle ore 11.00 presso il Tempio di Venere – Parco Archeologico del Colosseo – la conferenza stampa di presentazione dei risultati del “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia 2023- 2025”, un progetto tutto italiano, mai realizzato prima e unico al mondo che, come anticipato a giugno del Ministro della Difesa Guido Crosetto, ha coinvolto oltre 1,2 milioni di visitatori complessivi tra 5 continenti, 33 Paesi e 53 porti di cui 20 nel Mar Mediterraneo.
Un viaggio di quasi 50.000 miglia nautiche (oltre due volte la circonferenza terrestre), iniziato a Genovail 1° luglio 2023 e conclusosi nel capoluogo ligure il 10 giugno del 2025 in occasione delle celebrazioni della Giornata della Marina Militare.
L’epico viaggio di Nave Amerigo Vespucci è stato accompagnato dal Villaggio Italia, mini expo itinerante pluriennale che ha promosso e raccontato le eccellenze del Made in Italy portando in giro per il mondo la cultura, la storia, l’innovazione, la gastronomia, la scienza, la ricerca, la tecnologia e l’industria che fanno dell’Italia un Paese universalmente apprezzato; e dal Villaggio IN Italia, un luogo di racconto che nel corso del Tour Mediterraneo, ha reso partecipi tutti gli italiani dell’esperienza vissuta da Nave Amerigo Vespucci nel mondo.
L’iniziativa del Tour Mondiale Vespucci e del Villaggio Italia è nata da un’idea del Ministro della Difesa Guido Crosetto, ed è stata sostenuta dalla Difesa e da 12 Ministeri, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il progetto è una produzione in partenariato pubblico-privato di Difesa Servizi S.p.A. e Ninetynine.
La conferenza stampa prevede due momenti: un primo panel dedicato all’impatto del Tour Mondiale Vespucci con una panoramica sui progetti futuri; a seguire un secondo panel che analizzerà più nel dettaglio il “Fenomeno Vespucci” come nuovo modello di marketing trasversale per il Paese.
PROGRAMMA
· dalle ore 9.30 apertura accrediti stampa e welcome coffee
· ore 11.00 inizio conferenza stampa
È raccomandata la massima puntualità
MODALITÀ DI ACCREDITO
per partecipare alla conferenza stampa si richiede di inviare, entro domani alle ore 17.00, una mail a pressvespucci@elettrapr.it indicando: nome, cognome, tipologia e numero documento d’identità, data di nascita, nr. di tessera di iscrizione all’ordine, testata giornalistica, mail e telefono.
Si richiede di voler segnalare eventuale presenza di persone con disabilità.
Si consiglia l’uso di scarpe comode.
RITIRO BADGE STAMPA
I badge saranno consegnati, previa identificazione, presso il punto accrediti all’ingresso del Parco Archeologico del Colosseo –> Ingresso Arco di Tito – Via Sacra; fermata metro B Colosseo.
CONTATTI UFFICIO STAMPA TOUR MONDIALE VESPUCCI
– Palma Agosta, Capo Comunicazione Difesa Servizi e Coordinatrice della comunicazione del Tour Mondiale Vespucci, palma.agosta@difesaservizi.it, 338 9458533
Paolo: Dottoressa, la ringrazio per il tempo che mi concederà. Sono qui per una intervista per il nostro giornale scolastico e vorrei capire di più sui vaccini anti CoViD 19. Perché dovrei fidarmi di un farmaco sperimentale, approvato in fretta, che modifica il mio DNA?
Dott.ssa Rossi (medico vaccinatore): Comprendo perfettamente le sue preoccupazioni. È umano avere timori, soprattutto in momenti di grande incertezza come quelli che viviamo durante pandemie, crisi sanitarie o disastri. Non mi sorprende che circolino dubbi e pregiudizi: in situazioni così complesse, è naturale accettare spiegazioni semplici e rassicuranti, anche se non sempre corrette. Spesso queste semplificazioni ci portano a evitare decisioni importanti o a diffidare delle novità.
Ma permetta di chiarire un punto fondamentale: nessun vaccino approvato modifica il DNA umano. I vaccini a mRNA, come quelli utilizzati contro il COVID-19, non entrano nel nucleo della cellula, dove si trova il nostro patrimonio genetico, e non hanno la capacità di alterarlo. L’mRNA è una molecola instabile che viene rapidamente degradata dall’organismo, dopo aver svolto la sua funzione: insegnare alle cellule a riconoscere e combattere il virus.
La terapia genica, che invece può intervenire sul DNA, è un ambito completamente diverso: si tratta di trattamenti altamente personalizzati, destinati a correggere difetti genetici specifici. Richiedono tecnologie sofisticate, studi clinici su misura e investimenti enormi, spesso nell’ordine di milioni di euro per singolo paziente. I vaccini non rientrano in questa categoria.
I vaccini sono stati sottoposti a rigorosi protocolli di sperimentazione, monitoraggio e approvazione, esattamente come qualsiasi altro farmaco. Le fasi cliniche non sono state saltate, ma ottimizzate grazie a risorse senza precedenti e alla volontà comune di affrontare un’emergenza globale.
Quanto alla rapidità con cui i vaccini contro il COVID-19 sono stati sviluppati, non è stata frutto di superficialità, ma di una straordinaria mobilitazione scientifica globale. La comunità internazionale ha collaborato come mai prima d’ora, condividendo dati, risorse e competenze. Inoltre, la tecnologia dell’mRNA non è nata ieri: è il risultato di decenni di ricerca, inizialmente condotta per combattere il cancro e altre malattie complesse.
In sintesi, non le chiedo di fidarsi ciecamente, ma di considerare i fatti, le evidenze scientifiche e il lavoro di migliaia di ricercatori che hanno reso possibile questa svolta. La conoscenza è il miglior antidoto alla paura.
Paolo: Capisco, ma cosa mi dice degli effetti collaterali? Trombosi, miocarditi… ci sono state vittime. Eppure non ne parlate mai. Sembra tutto censurato.
Dott.ssa Rossi: La sua osservazione è legittima e le assicuro che non c’è alcuna censura. Ne parliamo eccome, ma lo facciamo nei contesti adeguati: convegni medici, laboratori di ricerca, riviste scientifiche peer-reviewed. Sono luoghi dove i dati vengono analizzati con rigore, confrontati e interpretati da esperti, lontano dalle semplificazioni e dalle distorsioni che spesso dominano i social media.
Relativamente agli effetti collaterali, è importante ricordare che ogni farmaco ne ha. Persino l’aspirina. Ma i vaccini, somministrati a centinaia di milioni di persone, sono addirittura tra i farmaci più monitorati al mondo. Gli eventi avversi gravi sono stati rarissimi e sono costantemente studiati e segnalati da sistemi di farmacovigilanza internazionali. Le miocarditi post-vaccino sono state documentate, ma in casi rari e generalmente con decorso favorevole. Le trombosi sono state associate ad alcuni vaccini a vettore virale, ma anche in questo caso si è trattato di eventi molto rari.
Comunque, i dati sono pubblici, accessibili a tutti, e chiunque può consultarli. La trasparenza è un pilastro della scienza e della medicina moderna. La invito a non fermarsi alle apparenze e a cercare risposte dove non ci sono interessi che possano alterarle. La comunità scientifica internazionale mette a disposizione di chiunque tutti i dati.
Purtroppo, sulle piattaforme digitali prevalgono contenuti emotivi e sensazionalistici, amplificati da algoritmi che ci mostrano ciò che conferma le nostre convinzioni, evitando di esporci a opinioni contrarie, indipendentemente dalla loro veridicità. Questo meccanismo crea vere e proprie bolle informative, dove la percezione della realtà viene alterata.
Le teorie complottiste prosperano in questi ambienti perché generano traffico, commenti, condivisioni. Sfruttano la naturale curiosità umana per attirare clic, alimentando siti che guadagnano attraverso la pubblicità. È una dinamica ben nota, ma poco discussa.
Se desidera davvero informarsi in modo serio e consapevole, le consiglio di affidarsi a fonti scientifiche affidabili, dove i dati osservativi vengono raccolti, analizzati e messi a confronto con trasparenza. Esistono purtroppo persone e gruppi che hanno interesse a diffondere narrazioni false ma coerenti, che offrono l’illusione di comprendere ciò che accade, semplificando una realtà molto più complessa.
Noi medici siamo impegnati fino allo stremo nel nostro lavoro quotidiano: salvare vite. Non sempre abbiamo il tempo e le risorse per divulgare o dibattere, anche se ne riconosciamo l’importanza. La nostra priorità resta quella: curare, proteggere, agire.
Mi permetta, però, una riflessione più ampia. Per noi medici la perdita di anche solo una vita è inaccettabile, ma per chi gestisce lo Stato, in una situazione di emergenza sanitaria, come una pandemia, le decisioni vengono prese in termini collettivi. È come in guerra: non si può salvare ogni singolo soldato, ma si cerca di proteggere la comunità nel suo insieme. In questa battaglia contro il virus, il beneficio collettivo della vaccinazione supera di gran lunga il rischio individuale che è stato dimostrato pienamente essere molto limitato.
Paolo: Ho letto che il vaccino è solo un modo per arricchire le Big Pharma e che il virus è stato creato in laboratorio. Può giurare che non ci sia nulla di oscuro dietro?
Dott.ssa Rossi (medico vaccinatore): Le rispondo con sincerità: non giuro su ciò che non conosco. Non ho accesso ai meccanismi interni delle multinazionali farmaceutiche, ma so che molte di esse producono farmaci che salvano vite o migliorano la qualità della nostra esistenza. Se questo comporta profitti, non è di per sé un male: il progresso scientifico richiede investimenti che gli Stati scelgono di non fare e il ritorno economico può incentivare la ricerca da parte dei privati.
Quanto all’origine del virus, non esistono certezze assolute. Alcuni studi hanno ipotizzato una possibile fuga da laboratorio, ma la maggior parte delle evidenze scientifiche supporta l’ipotesi di un’origine naturale, attraverso la trasmissione zoonotica, cioè da animale a essere umano. Questa è attualmente la teoria più accreditata, anche se la possibilità di un incidente in laboratorio non può essere esclusa del tutto.
Il punto cruciale, però, è un altro: noi tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre convinzioni. Quando un’informazione viene ripetuta spesso, anche da fonti non competenti, finisce per sembrare credibile e purtroppo, non tutti hanno gli strumenti per distinguere una fonte affidabile da una manipolata. La mancanza di educazione al pensiero critico ci porta a fidarci più dell’“istinto” che dell’analisi razionale. È una conseguenza di un sistema scolastico che spesso privilegia nozioni mnemoniche, rispetto alla capacità di ragionare.
Non vorrei che, soprattutto per lei che è giovane, credere a certe narrazioni serva solo a rafforzare un senso di appartenenza a un gruppo: il classico “noi che sappiamo la verità”. Sarebbe comprensibile: per molti giovani, le fake news diventano simboli identitari, soprattutto in ambienti polarizzati. Il meccanismo è sempre lo stesso: racconti virali che rispondono a bisogni profondi, spesso inespressi, che offrono una spiegazione semplice a una realtà complessa, rendendo meno stressante la comprensione della realtà.
Posso però confermarle una cosa con assoluta certezza: la scienza non è perfetta, ma è trasparente. Posso anche dirle, per esperienza diretta, che prima della diffusione del vaccino ho visto il peggio: reparti pieni, vite spezzate, famiglie distrutte. Oggi, ogni giorno, vedo persone salvate grazie al vaccino, non certo grazie ai complotti.
Purtroppo vedo anche gli effetti devastanti di comportamenti quotidiani sottovalutati. Si grida allo scandalo per alcune reazioni al vaccino su milioni di dosi somministrate e non si guarda ai danni serissimi, immediati o a lunga scadenza, dell’abuso di alcol e tabacco, da quello sotto gli occhi di tutti del consumo eccessivo di zuccheri, da quello dell’uso incontrollato di farmaci. Danni seri, eppure, nessuno grida al complotto per la diffusione delle bibite gassate zuccherate e l’obesità dilagante.
La invito a riflettere non solo su ciò che ha letto, ma su come e perché certe informazioni ci attraggono. La verità non sempre è spettacolare, ma è quella che ci salva.
Paolo: Ma come la mettiamo con i vari premi Nobel che hanno detto che il vaccino è inutile?
Dott.ssa Rossi:È una domanda legittima, ma in medicina, e nella scienza in generale, non conta chi fa un’affermazione, bensì quali prove la sostengono. Che a parlare sia un premio Nobel, un monarca, un luminare, un cittadino qualunque o milioni di persone, la validità di un’idea non dipende dal prestigio di chi la esprime, ma dalla solidità delle evidenze che la confermano.
La scienza è paritaria: chiunque può proporre una teoria, indipendentemente dal titolo accademico o dallo status sociale. Ma attenzione: la scienza non è democratica. Non si vota la verità, né si stabilisce per alzata di mano cosa sia giusto o sbagliato. Solo ciò che è verificabile, osservabile e riproducibile ha diritto di cittadinanza nel mondo scientifico.
Un premio Nobel può sbagliare, come chiunque altro. Il riconoscimento non rende infallibili, né garantisce che ogni opinione espressa sia fondata. La storia della scienza è piena di esempi di grandi menti che, fuori dal loro campo di competenza, hanno sostenuto tesi errate o non dimostrate.
Nel caso dei vaccini, le prove a favore della loro efficacia e sicurezza sono immense e continuamente aggiornate. Studi clinici, dati epidemiologici, osservazioni sul campo: tutto converge nel dimostrare che i vaccini hanno salvato milioni di vite. Questo non lo dico io, lo dicono i numeri, le curve dei contagi, i tassi di ospedalizzazione e mortalità prima e dopo la loro introduzione.
In sintesi: la scienza non si basa sull’autorità, ma sull’evidenza e l’evidenza, oggi, parla chiaro.
Paolo: Voglio anche darle ragione, ma io desidero solamente essere libero. Decidere per me stesso. Non voglio che lo Stato mi imponga cosa fare con il mio corpo.
Dott.ssa Rossi: Ha perfettamente ragione: la libertà è sacra. È uno dei pilastri fondamentali della nostra esistenza. Tuttavia, è importante ricordare che non viviamo da soli in una giungla, né in un luogo isolato dal resto del mondo. Lei ed io viviamo in una comunità, in una società organizzata dove ciascuno di noi sopravvive e prospera grazie al contributo degli altri.
La libertà individuale, per quanto preziosa, si intreccia inevitabilmente con quella degli altri, e con il loro diritto alla salute: un diritto primario, universale. Anche un gesto estremo come il suicidio, che potrebbe sembrare una scelta puramente personale, ha conseguenze profonde su chi ci sta intorno: familiari, amici, colleghi, società.
Allo stesso modo, vaccinarsi non è solo una scelta personale, ma un atto di responsabilità collettiva. Lei potrebbe contrarre l’infezione e avere sintomi lievi o nessuna conseguenza, dipende da fattori che ancora oggi non conosciamo completamente. Ma infettandosi, contribuisce alla diffusione del virus, che può raggiungere persone vulnerabili, magari un passante, un collega, un familiare. Chi ci garantisce che, per loro, l’esito non potrebbe essere grave) Potrebbero anche morire e per causa nostra.
Ogni individuo ha il diritto di decidere consapevolmente cosa fare del proprio corpo, soprattutto in ambito sanitario. Questo è un principio sancito dalla nostra Costituzione ed anche la Corte Costituzionale ha chiarito che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà, salvo disposizioni di legge.
Tuttavia, la libertà non è assoluta: la libertà di rifiutare un trattamento (come un vaccino) deve essere bilanciata con il dovere di non nuocere agli altri, alla protezione dei soggetti vulnerabili. In questo senso, la libertà non è solo “fare ciò che si vuole”, ma essere messi nelle condizioni di scegliere consapevolmente, con il supporto di professionisti, istituzioni e strumenti adeguati.
Pertanto le chiedo: chi ci dà il diritto di decidere per la malattia o la morte di qualcun altro? La libertà non è solo fare ciò che si vuole, ma anche assumersi la responsabilità delle proprie scelte. In una società civile, questo significa anche considerare l’impatto che le nostre azioni hanno sugli altri.
Paolo: Responsabilità… o obbedienza?
Dott.ssa Rossi: Dipende dalla prospettiva con cui la si osserva. Lei la chiama obbedienza, io la chiamo cura. Cura di sé, certo, ma anche cura degli altri. Perché prendersi cura della propria salute non è solo un atto individuale: è anche un gesto di protezione verso chi ci sta accanto.
La responsabilità non è cieca sottomissione, ma scelta consapevole. È sapere che le nostre azioni hanno un impatto, che il nostro corpo non è un’isola, ma parte di un ecosistema umano. E in questo ecosistema, ogni gesto, anche quello che sembra più personale, può fare la differenza tra salvaguardare una vita o metterla a rischio.
La vera libertà, dopotutto, è decidere con coscienza, sapendo che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro.
Paolo: Ma come faccio a fidarmi della scienza? Prima le mascherine non servivano, poi sì. Prima il virus era “come un’influenza”, poi è diventato la peste. Io non mi fido.
Dott.ssa Rossi: Capisco perfettamente la sua diffidenza. È naturale sentirsi disorientati quando le informazioni sembrano cambiare nel tempo. Ma è importante chiarire una cosa fondamentale: la scienza non cambia idea per capriccio, né per convenienza. La scienza si evolve, si corregge, si affina. Migliora in base ai dati raccolti, alle osservazioni sul campo, agli studi aggiornati. Questo non è un segno di debolezza, ma di onestà intellettuale e trasparenza metodologica.
All’inizio della pandemia, le conoscenze sul virus erano limitate. Le indicazioni sulle mascherine, ad esempio, si basavano su ciò che si sapeva in quel momento. Poi, con l’accumularsi delle evidenze, si è capito che erano uno strumento fondamentale per contenere la diffusione. Lo stesso vale per la gravità del virus: inizialmente si pensava fosse simile a un’influenza, ma i dati clinici e epidemiologici hanno mostrato un impatto ben più serio, con milioni di morti e sistemi sanitari al collasso.
Questa capacità di adattarsi alla realtà è ciò che rende la scienza affidabile. Non pretende di avere verità assolute, ma cerca la verità possibile, quella che i dati ci permettono di vedere in ogni momento. Rifiutare la scienza perché cambia è come diffidare di un medico che aggiorna la terapia quando il paziente peggiora: non è incoerenza, è cura.
La sua voglia di capire è preziosa. Ma le chiedo di distinguere tra contraddizione e progresso, tra confusione e onestà. La scienza non è perfetta, ma è l’unico strumento che abbiamo per affrontare l’incertezza con razionalità e responsabilità.
Paolo: Ma io non sono un numero, né una cavia, né un codice QR. Non voglio far parte di un esperimento.
Dott.ssa Rossi: Capisco, la sua reazione è comprensibile. La paura, la rabbia, l’indignazione sono emozioni forti, legittime, e talvolta persino salutari. Ma proprio queste emozioni vengono sfruttate dalle fake news per polarizzare, per creare un clima di “noi contro loro”, alimentando sospetti e divisioni.
Credere ai complotti può dare l’illusione di controllo in un mondo che appare caotico. Pensare che “qualcuno ha un piano”, anche oscuro, offre un conforto emotivo potente, ma non razionale. È una risposta psicologica: si cerca un senso, una spiegazione, anche quando mancano dati concreti. Tuttavia è pericolosa: anche chi non crede alle teorie complottiste può essere influenzato nel comportamento solo per averle sentite. Questo impatto può condizionare scelte politiche, sanitarie e sociali, pur non basandosi su evidenze reali.
Le teorie del complotto non nascono per caso. Spesso sono strumenti usati per minare la fiducia nelle istituzioni, nella scienza, nella democrazia. Preparano il terreno a nuove forme di controllo, reclutano adepti, consolidano gruppi ideologici o politici. Creano un “bisogno” artificiale, cui qualcuno risponderà con offerte economiche o politiche mirate che produrranno scelte non autonome, ma influenzate da chi ha diretto i giochi.
La scienza ci invita a convivere con l’incertezza, a cercare risposte complesse, a non accontentarci di titoli sensazionalistici o slogan semplificati. Serve pazienza, spirito critico, voglia di approfondire. Bisogna leggere fino in fondo l’articolo che ci ha colpito: spesso, nel testo, le fake news si smascherano da sole.
Anch’io provo paura, rabbia, indignazione. Ma le mie emozioni non sono rivolte contro chi cerca di proteggere, curare, informare, sono rivolte contro la disinformazione, contro l’indifferenza, contro la superficialità.
E no, non sono un burattino. Sono una madre, una figlia, una cittadina, un medico. Ho studiato per anni, ho visto persone morire perché non c’era una cura. Lei è giovane, e forse per questo si sente invincibile. Ma la realtà è diversa. La malattia non guarda l’età, né le convinzioni personali.
Io sono qui perché credo che salvare vite valga infinitamente più che vincere una discussione. E se anche solo una parola di questo dialogo la spingerà a riflettere, allora sarà valsa la pena.
Paolo: Lei crede davvero in quello che dice?
Dott.ssa Rossi:Ogni singolo istante. Ci credo quando mi insultano, quando mi accusano di essere manipolata, quando mi guardano con sospetto. Ci credo anche quando ho paura, quando mi sento impotente di fronte al dolore, quando la rabbia mi stringe lo stomaco per ciò che vedo e non posso cambiare.
Perché ho visto persone implorare aiuto con l’ultimo respiro. Ho visto occhi pieni di terrore, mani che cercavano conforto, famiglie distrutte da un virus che non fa sconti a nessuno. Ho visto cosa accade quando il virus colpisce chi non ha difese: corpi che cedono, vite che si spezzano, silenzi che gridano più di mille parole.
Non è una teoria, non è un’ideologia. È realtà. E io ci credo perché ho scelto di esserci. Non per obbedienza cieca, ma per responsabilità consapevole. Perché ogni vita salvata è una vittoria che vale più di qualsiasi discussione.
Si ringrazia per la consulenza scientifica il dott. Crescenzo Paliotta