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OperaCamion: l’opera viaggia sul territorio del Lazio e Trevignano Romano ne cattura una tappa

Si riceve e si pubblica

Un TIR che diventa palcoscenico, un teatro mobile che porta la grande lirica nelle piazze: questo è  OperaCamion, il progetto del Teatro dell’Opera di Roma che, anche quest’anno, varca i confini della Capitale per raggiungere il territorio regionale, grazie al finanziamento della Regione Lazio.
OperaCamion ha l’obiettivo di portare l’opera fuori dai luoghi tradizionali, trasformando spazi urbani e periferici in teatri accessibili e inclusivi. L’iniziativa rientra in una strategia culturale più ampia del Teatro dell’Opera di Roma, che punta a valorizzare il territorio, promuovere la partecipazione e generare occasioni di socialità e rigenerazione, in cui l’opera lirica si fonde con lo spirito della strada e con l’energia dei quartieri e delle comunità.
Rinnovando un rito collettivo dei tempi passati, gli spettatori – grandi e piccoli – portano le sedie da casa, si ritrovano in piazza e diventano parte di un momento dove la cultura si fa accessibile, conviviale, popolare.
Bellissima la scelta: Tosca  l’opera romana per antonomasia, di Giacomo Puccini, storia di amore e passione tra la cantante Tosca e il pittore Cavaradossi, un melodramma in tre atti tra i più celebri e appassionanti del repertorio lirico. Un titolo particolarmente caro al Teatro dell’Opera di Roma che il 1° novembre 2025, ne festeggerà il 125° anniversario dalla prima rappresentazione.

E la scena si aprirà a Trevignano Romano, al parcheggio di via Roma, giovedì 9 ottobre alle ore 19.00.

 

L’ingresso è libero e gratuito, non serve il biglietto, basta portarsi la sedia da casa per immergersi in una dimensione fatta di emozioni intense, di gioia e commozione, tra passione, intrigo e tragedia.

PLURALISMO E LIBERTA’: “SOLIDARIETA’ ALLA COLLEGA FEDERICA CORSINI E ALL’ASSOCIAZIONE GIORNALISTE ITALIANE, PER GLI ATTACCHI VIA SOCIAL”

Si riceve e si pubblica

“Esprimiamo piena solidarietà alla collega Federica Corsini, recentemente eletta nel CDR del Tg2, e all’associazione Giornaliste Italiane, per gli attacchi scomposti e anonimi apparsi in queste ultime ore sulla pagina social “Boicotterai”. Chi conosce le dinamiche sindacali sa bene che nei Comitati di Redazione non si entra per “nomina”, ma per elezione, e cioè per volontà e fiducia espresse a scrutinio segreto dai colleghi. Un principio democratico che dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto a chi scrive da dietro una tastiera – magari su suggerimento di qualcuno – con l’unico scopo di delegittimare, dividere e alimentare sospetti”. Così in una nota il coordinamento di Pluralismo e Libertà, presente in Stampa Romana, Fnsi, Inpgi e Casagit sugli attacchi di cui è stata oggetto la giornalista del Tg2, Federica Corsini.

“Chi sceglie di candidarsi in un CDR lo fa per spirito di servizio”, proseguono gli esponenti di Pluralismo e Libertà, “È un impegno che comporta responsabilità, esposizione personale e spesso anche il sacrificio della propria crescita professionale. Federica Corsini ha dimostrato più volte –  con il suo lavoro, con i suoi 4 anni da consigliere Fnsi eletta nelle liste di Pluralismo e Libertà – di conoscere bene questo tipo di impegno e di essere pronta ad assumerselo con serietà e competenza. La sua elezione è il risultato di un percorso professionale limpido e autonomo, costruito con anni di lavoro, anche precario, e con una lunga esperienza nelle dinamiche sindacali”.

Antonio Ranalli

Municipio XV. Intervista a Tatiana Marchisio, assessora alla Scuola e alla Cultura

Nel Municipio XV l’estate è stata segnata da intensi lavori di riqualificazione nelle scuole e da un ricco calendario culturale che ha animato quartieri e comunità.

Quali sono stati i lavori più importanti nelle scuole?
«Gli interventi sono iniziati a fine giugno e si sono protratti fino a ridosso della prima campanella, interessando numerosi plessi in quasi tutti i quartieri del Municipio. Sono stati realizzati interventi di ripristino degli intonaci interni ed esterni, sistemazione delle aree giochi, dei campi sportivi e dei percorsi esterni, oltre all’ampliamento degli spazi destinati all’infanzia. Sono state rifatte coperture e pavimentazioni e realizzati nuovi ingressi, mentre in alcuni plessi è stato avviato il completo rifacimento dei servizi igienici. In diversi edifici abbiamo provveduto alla sostituzione degli infissi e alla manutenzione dei cornicioni. Una bella novità di quest’anno è la riapertura della sezione ponte della scuola dell’infanzia Merelli con 19 nuovi iscritti. Lo scorso anno il Dipartimento l’aveva chiusa per mancanza di alunni».

Qual è il bilancio della proposta culturale estiva? Ne è soddisfatta?
«Tanti sono stati i piccoli eventi diffusi in tutte le zone, ma quest’anno c’è stata l’importante riconferma di “Cortili di Cinema”, che ha visto partecipare ancora più pubblico rispetto allo scorso anno. Anche le proiezioni sono migliorate dal punto di vista tecnologico, sempre accompagnate da diversi nomi dello spettacolo che hanno caratterizzato le serate. Siamo veramente orgogliosi di questa iniziativa, che sta diventando una bella abitudine culturale del nostro Municipio. L’estate si è conclusa con la tre-giorni di “Liberi sulla Carta”, la fiera dell’editoria indipendente che, dopo tredici edizioni a Rieti, si è trasferita da noi a Borghetto San Carlo e ha visto la partecipazione di tante realtà culturali e ospiti d’eccezione accolti ogni giorno da centinaia di persone. Il festival si ripeterà sulla Cassia anche il prossimo anno e speriamo per molti anni ancora».

Fabio Rollo

Riforma scolastica 2025: tutto ciò che c’è da sapere

Il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara ha annunciato la nuova riforma scolastica che entrerà in vigore a partire da questo anno scolastico. 

Una delle questioni più discusse è stata chiaramente quella riguardo all’utilizzo di cellulari all’interno delle aule scolastiche. Attraverso la circolare ministeriale n. 3392 del 16 giugno 2025 è stato decretato che l’impiego di smartphone è severamente vietato nelle scuole di secondo grado. Il divieto è stato esteso non solo durante gli intervalli ma anche per fini didattici poiché si ritiene che il cellulare possa essere causa di distrazione per gli studenti. L’obiettivo è quello di rafforzare l’attenzione nelle classi. L’opinione pubblica è divisa in due schieramenti: c’è chi sostiene che questo provvedimento sia un ritorno a un approccio tradizionalista e c’è chi interpreta questa legge come un rimedio alla dipendenza da dispositivi digitali.

E’ stato ritoccato anche il sistema dell’Esame di maturità. Infatti la nuova riforma prevede che l’esame finale non abbia più il nome ufficiale di “Esame di Stato” bensì si tornerà a chiamarlo “esame di maturità”. Inoltre la commissione d’esame è stata ridotta a due docenti interni e due esterni con il fine di rendere più veloci le varie procedure. Questa commissione potrà avere anche la facoltà di aggiungere un massimo di tre punti per gli studenti che hanno ottenuto un punteggio minimo di 97. La nuova norma introduce anche la bocciatura automatica per coloro che si rifiutano di svolgere il colloquio: il decreto sostiene che l’esame si considera valido a patto che tutte le prove vengano sostenute. Infine per gli studenti che intendono cambiare indirizzo durante il biennio, sono previsti solo dei colloqui che si svolgeranno in un’unica sessione facilitando il passaggio da un percorso formativo all’altro.

Con questa nuova riforma acquisisce più importanza il voto di condotta. Quest’ultimo assume un valore formativo e non solo disciplinare. Per l’attribuzione del voto di condotta, si terranno in considerazione soprattutto i comportamenti tenuti a danno o di altri studenti o dei docenti e verificatesi in tutto l’anno scolastico.

Infine la norma rivoluziona anche la funzione delle sanzione per gli studenti. Non saranno più usati strumenti punitivi ma allo studente verrà data un’occasione di crescita personale attraverso lo svolgimento di attività civilmente utili presso associazioni scelte dalle scuole.

Riccardo Mancini

Trevignano. Ragazzi alla scuola “GEA” discutono di transizione ecologica, giustizia sociale e ambientale

Si è riunita a Trevignano, dal 5 al 7 settembre, la scuola di alta formazione politica per giovani attivisti e attiviste, organizzata dalla Associazione Gea (www.geascuola.org), con la partecipazione di 100 fra ragazze e ragazzi: si sono alternate discussioni in gruppi di lavoro e riunioni plenarie con approfondimenti insieme a Sharon Lavigne, leader afroamericana e “premio Goldman” 2021, che nel settembre 2019 è riuscita a bloccare la costruzione di un impianto di produzione di plastica da 1,25 miliardi di dollari lungo il fiume Mississippi nella parrocchia di St. James, in Louisiana, mobilitando l’opposizione popolare al progetto.

Giuseppe De Marzo, coordinatore della “Rete dei numeri pari” e direttore della scuola, sottolinea la “necessità e l’urgenza di cooperare anche nel nostro Paese alla promozione di una cultura che riconosca la relazione tra giustizia sociale, ambientale ed ecologica. Le democrazie rappresentative arrancano dinanzi alla crisi ecologica e le ricette classiche delle politiche tradizionali non sembrano in grado di offrire una via d’uscita, lasciando sempre più spazio al virus della xenofobia e del razzismo, alimentato dalla crescita senza precedenti delle disuguaglianze, su cui le organizzazioni criminali e di estrema destra stanno costruendo le loro fortune”. Sulla violenza, che assume molteplici forme e si presenta anche in modi più sottili e insidiosi, abbiamo sentito Alessandra Zeppieri, animatrice di un gruppo di lavoro: “porto come esempio la mancanza di democrazia nella decisione di costruire l’inceneritore a Roma, l’assenza di consultazione delle comunità locali e la prepotenza con cui vengono imposte tali scelte, che rappresentano un vero e proprio atto di violenza che mina il diritto delle persone a vivere in un ambiente sano e a partecipare attivamente alla vita democratica. E ritengo fondamentale la costruzione di alleanze tra cittadini, cittadine, gruppi ecologici e organizzazioni che lottano per la giustizia sociale, per mobilitare l’opinione pubblica e spingere per il cambiamento”.

Sono state tre belle giornate, che hanno riproposto un tema cruciale anche per il nostro territorio.

Giuseppe Girardi

Donnafugata – Tra realtà e fantasia la leggenda di Bianca di Navarra (parte 1 di 7)

Il risveglio nella stanza dei santi

Il silenzio era assoluto, rotto soltanto dal lento e leggero crepitio di una candela poggiata su un candelabro di ferro battuto. La luce tremolante disegnava ombre danzanti sulle pareti rivestite di arazzi sui quali santi, dalle espressioni severe, la scrutavano in un silenzio immobile. I loro occhi sembravano fissarla, impassibili, giudicanti.

Il letto su cui giaceva Bianca era duro, coperto da lenzuola grezze che profumavano vagamente di lavanda, ma erano intrise di umido e di tempo. Il suo corpo era pesante, come se fosse rimasto sepolto nel sonno per giorni. Cercò di sollevare il capo, ma un senso di vertigine la costrinse a richiudere gli occhi. Il cuore batteva lento e svogliato, come se non avesse fretta di tornare alla veglia. La bocca era secca, la lingua ruvida come pietra. Un sapore amaro le risaliva dalla gola. Qualcosa di terroso e pungente, che non apparteneva al vino che ricordava le fosse stato offerto durante il pranzo. Ma… ricordava davvero? Forse quella stanza non era nemmeno mai esistita. Forse era ancora nel sogno Le immagini nella mente erano confuse, come affreschi sbiaditi e screpolati dal tempo.

 

Come era arrivata in quella stanza?

Bianca era nel suo corpo, ma non lo sentiva suo. Come se fosse stata abitata da qualcun altro, anche solo per un istante. Riuscì a mettersi seduta lentamente e osservò la stanza. La grossa candela, ormai quasi consunta, illuminava debolmente l’ambiente immobile e sospeso. Nessuna finestra. Solo una porta appena visibile. Solo i santi, la candela e lei, fragile come un’eco. Il volto di San Girolamo, ricamato in oro, sembrava piegarsi in una smorfia di compassione. O era soltanto l’inganno dell’ombra?

Portò una mano al petto. Il sonno stava svanendo lentamente. Ma qualcosa, dentro di lei, restava avvolto in un torpore profondo. Non riconosceva se fosse giorno o già notte, né quanto tempo fosse trascorso da quel calice di vino che ora le sembrava lontano come un sogno infranto. Le dita tremavano, come se avessero dimenticato il gesto del tocco. Ogni fibra sembrava risvegliarsi da un inverno lungo e ostile.

Si era risvegliata su quel letto, ma non ricordava di esserci mai salita. Su entrambi i polsi, lievi lividi a forma di mezzaluna: impronte silenziose, lasciate da chi l’aveva privata della volontà. Indossava vestiti da notte, ma non ricordava di averli mai indossati, e gli abiti che ricordava di avere avuto addosso durante il pranzo erano svaniti.

Si guardò bene intorno. Alle pareti, gli arazzi coprivano quasi completamente le fredde mura, riproducendo figure di santi in una sorta di processione che percorreva tutte le superfici. Faceva eccezione la parete con l’unica porta, da cui, era chiaro, era stata condotta come un oggetto da custodire o da nascondere, futura proprietà di chi l’aveva ora in possesso e contro cui non aveva alcuna possibilità di difendersi.

 

La sentenza silenziosa

Il silenzio del castello odorava di pietra e ruggine, era appena increspato da lontane voci, non era quiete: era sospensione, era minaccia, era il respiro trattenuto di qualcosa che attendeva nell’ombra. Ma, all’improvviso, un colpo secco, simile al suono del ferro contro la pietra, echeggiò nel corridoio oltre la stanza, facendola trasalire. Bianca si irrigidì. Il suono non era forte, ma aveva in sé qualcosa di definitivo, come un verdetto pronunciato senza appello. Poi, il cigolio lento di una porta che si apriva altrove. Passi. Pesanti. Ritmati. Si avvicinavano.

La porta della stanza si spalancò di colpo, sbattendo contro il muro con un tonfo sordo. Nella cornice apparve un uomo massiccio, armato. Non disse nulla. Si spostò di lato, lasciando entrare una figura minuta, curva, avvolta in un mantello scuro. Era una vecchia serva che avanzò lentamente, con qualcosa di ingombrante, senza sollevare lo sguardo. I suoi passi erano leggeri, ma il silenzio li rendeva solenni, quasi rituali.

Quando fu accanto al tavolo, posò vicino al candelabro, con grande cura, due oggetti: uno splendido abito da sposa, ricamato con fili d’oro e d’argento che scintillavano come promesse vuote, e una corda lunga, ruvida, dal colore spento della terra secca, con un nodo scorsoio perfettamente annodato, teso come una sentenza.

Bianca non riusciva a muoversi. Il cuore le batteva forte. Il corpo restava immobile, come se la scena davanti a lei fosse un sogno troppo vivido per essere interrotto. Un incubo che non aveva bisogno di parole per essere compreso.

La serva si voltò appena e, per un istante, i suoi occhi incrociarono quelli di Bianca. Erano occhi dolci, ma colmi di dolore antico, come se avessero visto secoli di soprusi e non potessero più reagire, nemmeno per piangere. Poi, con un gesto lento e quasi impercettibile, fece scivolare una chiave, piccola, semi arrugginita, in una piega del vestito da sposa. Nessuna parola. Nessun cenno.

Si voltò e uscì, seguita dall’energumeno, che richiuse la porta con un clangore metallico che sembrava chiudere non solo la stanza, ma ogni possibilità.

 

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Riccardo Agresti

Jazz dalle sfumature di pace. Ai Picnic musicali di Tolfa, la bellezza della musica e del territorio

Domenica 21 settembre scorso, nella meravigliosa vallata dei Monti della Tolfa, l’edizione autunnale dei Picnic musicali è stata colta con straordinaria adesione come un’occasione ghiotta per coniugare buona musica, buon cibo e un paesaggio incantevole ricco di storia e meraviglie naturali.  

In una parola: benessere, di questo hanno goduto le centinaia di persone presenti, famiglie con bambini, appassionati dell’escursione, di mountain bike, di natura. Benessere per il corpo, per la mente e per l’anima. Perché questo ha potuto portarsi via chi domenica è stato presente: volti soddisfatti, pance appagate ma soprattutto occhi sereni. Ho cercato di guardarli uno a uno i presenti, sebbene fossero davvero tanti; li ho guardati quando sono arrivati al mattino presto, desiderosi di camminare, pedalare, scoprire, immergersi nel verde e nel passato, saturi di un presente difficile e troppo spesso inaccettabile.

Li ho guardati mentre mangiavano, stanchi ma soddisfatti, deliziati da cibo e vino locali, a rifocillarsi sotto alberi secolari che riparavano da un sole ancora più estivo che autunnale.

Li ho guardati mentre satolli, si sono sdraiati sui teli messi a disposizione dall’organizzazione nell’immenso prato della Macchiosi trascinati dai ritmi di cumbia, afro funk e groove tropicali.

Estasiata a mia volta, mi sono chiesta se non fosse anche quella un’invocazione di pace, se proponendo una giornata così ai (pre)potenti che si arrogano il potere, questi non riuscissero a rivedere i loro propositi scellerati, recuperando quella dimensione di umanità più degna per un essere umano. 

Quando ho chiesto ad Alessio Ligi, uno dei due organizzatori della manifestazione, un bilancio della stagione musicale Tolfa Jazz, ormai giunta alla XVI edizione, mi ha restituito la risposta con la luce degli occhi prima ancora che con le parole.

“Quando si fa tanta fatica per organizzare, si investono soldi e fatica, ci si mette la faccia e il cuore, cosi si teme che qualcosa possa non andare bene. Temevamo che il meteo avverso, e la concomitanza con il derby Roma Lazio potessero trattenere le persone altrove, invece abbiamo avuto una partecipazione maggiore dei picnic primaverili in una giornata che più che autunnale ha ancora il sapore dell’estate. È il desiderio di stare bene, credo, che porta così tanta gente fin quassù”, ha concluso Alessio con il suo sorriso timido.

Credo che sia un desiderio di pace, un altro modo per gridarne l’imperativa affermazione, l’occasione in cui l’immersione diretta nella musica e nel paesaggio possano generare un poderoso valore trasformativo nell’uomo. 

Ludovica Di Pietrantonio

Vejano presente alla presentazione speciale al Cinema Palma di Trevignano.

Si riceve dalla segreteria del Sindaco Teresa Pasquali e si pubblica

Domenica 5 ottobre alle ore 18:30 presso il Cinema Palma di Trevignano Romano sarà presentato il nuovo film ‘Testa o croce?’ di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, presentato all’ultimo Festival di Cannes, con la presenza di alcuni vejanesi, attori amatoriali, nel cast.

Dopo il successo del precedente Re Granchio, girato proprio a Vejano, il legame con la nostra comunità rimane vivo grazie alla collaborazione e all’esperienza passata che ci ha resi parte del loro percorso cinematografico.

All’evento saranno presenti i registi: un’occasione speciale per incontrarli e scoprire la loro ultima opera, ora nelle sale italiane.

Info e prevendite: Cinema Palma – https://www.cinemapalma.com/eventi/219

Trailer e dettagli sul film: testaocroce.alcinema.it

(TESTA O CROCE? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis con Nadia Tereszkiewicz, Alessandro Borghi e John C. Reilly, Peter Lanzani, Mirko Artuso, Gabriele Silli, con la partecipazione straordinaria di Gianni Garko).

Il Comune di Vejano invita tutti a partecipare e a sostenere questa iniziativa che rinnova il legame tra il nostro territorio ed il cinema d’autore.

 

La sagra del fungo porcino è ormai una tradizione da conservare

La “Sagra del fungo porcino” di Oriolo Romano la potremmo definire un “meccanismo di precisione ad orologeria svizzera” costituito da centinaia di volontari – quest’anno sono arrivati a 198, dai 5 ai 92 anni! – che offre e garantisce, da più di 20 anni, qualità, affidabilità e sicurezza dei prodotti offerti unitamente ad un elevato standard organizzativo e logistico.

Abbiamo incontrato il presidente dell’Associazione Culturale Oriolo Romano – A.C.O.R. – Enrico Lo Sardo al termine dei tre weekend di questa 20a edizione che, come al solito, non ha deluso le aspettative.
“Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto che premia il lavoro di tante persone che per settimane, giorni si sono adoperate per la riuscita dell’evento e per l’accoglienza dei tanti ‘fedelissimi’ che ogni anno ritornano”.

Sicuramente una delle carte vincenti di questa Sagra è proprio il gruppo operativo, unito e coeso.
“Penso di sì. I volontari sono sempre più numerosi; sentono questo evento come loro, in un certo senso identificativo per il paese. Da un po’ di anni, inoltre, ci siamo aperti alle collaborazioni per dare spazio ai più giovani: con l’Associazione Federico e Ilaria Gentili, da 3 anni, e con il gruppo Pallavolo della Polisportiva di Oriolo Romano da quest’anno.
L’A.C.O.R. propriamente nasce nel 2009 come associazione legata all’organizzazione e promozione della sagra. Tuttavia, la nostra ‘mission’ non si esaurisce soltanto in questi giorni di festa. Per quanto possibile cerchiamo di collaborare con l’amministrazione comunale, con le altre associazioni del territorio, con singoli cittadini e realtà. Una parte dei proventi, quindi, li investiamo in progetti a scopi benefici, di solidarietà o servizi per tutta la cittadinanza. Inoltre, negli anni abbiamo portato avanti una amministrazione oculata, attenta agli investimenti per renderci sempre più autonomi per quanto riguarda macchinari, attrezzature varie”.

I piatti più richiesti sono senza dubbio le fettuccine ai funghi porcini e i funghi fritti, pietanze che vengono cucinate secondo le tradizioni e le ricette tramandate. Inoltre, la presenza di una postazione A.I.C. dà la possibilità – anche alle persone celiache – di poter partecipare alla sagra. Sono in aumento le persone che scelgono diete vegetariane o vegane. Pensate anche voi di adeguarvi a questa nuova tendenza?
“Come ho detto prima siamo molto attenti alla qualità del prodotto che offriamo e, quindi, tendiamo ad essere inclusivi. Nel primo caso è una patologia, nel secondo una scelta personale. Sinceramente, anche volendo, ad oggi non avremmo spazio sufficiente per la preparazione di altre pietanze. Sicuramente siamo aperti al nuovo … in futuro chissà…”.

Squadra che vince non si cambia, formula che vince non si cambia. Qualche novità per gli anni prossimi?
“Un passo in avanti è stato fatto per ridurre al minimo le file: 3 casse con pagamento pos, anticipazione degli orari per le comande. Nulla da dire per quanto riguarda l’intera organizzazione, per gli intrattenimenti pomeridiani e musicali della sera.
È una organizzazione che, ormai, va avanti da molti anni e i risultati raggiunti – anche in termini di visibilità e conoscenza della sagra fuori del territorio – ci confermano e ci ripagano di tante fatiche. Oltre ai volontari, al gruppo organizzativo vero e proprio, un ringraziamento particolare va anche all’amministrazione comunale per il suo supporto, alle forze dell’ordine nonché alla Croce Rossa”.

Brunella Bassetti

Aggressione allo Spallanzani di Roma: ferma condanna da parte della FP CGIL

Si riceve e si pubblica

“Ieri sera al termine del flash mob Cento ospedali per Gaza, un nostro collega medico
dell’ospedale Spallanzani di Roma ha subito una grave aggressione.

Esprimiamo la nostra più sentita vicinanza al collega e la più ferma condanna per l’atto vile e immotivato” è quanto dichiarato da una nota mezzo stampa dalla Funzione Pubblica CGIL di Roma Lazio.

“Il collega, mentre si recava alla propria auto, è stato assalito e brutalmente aggredito da tre individui. Gli aggressori hanno divelto la bandiera della Palestina delle mani dell’operatore sanitario per poi colpirlo al volto con un casco. Non è ancora chiara la matrice di questo atto vile e intimidatorio, ma non è di icile ricostruire un nesso causale tra la partecipazione all’iniziativa di solidarietà e denuncia da poco terminata e l’aggressione subita. Un attacco grave non solo contro un lavoratore, un sanitario che ogni giorno si dedica alla comunità, ma contro il diritto all’espressione, al dissenso, alla libertà di manifestare e alla solidarietà internazionale”.

“Quello che è successo ieri – continua la nota – non è tristemente un caso isolato, ma è
piuttosto frutto di una campagna mediatica e politica di delegittimazione di tutte le iniziative che non vogliono far spegnare la luce sul genocidio in corso a Gaza e sull’ipocrisia del nostro Governo, come di molti altri governi europei e occidentali, pronto a tacciare gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla di irresponsabilità, di disinteresse per i civili che soffrono nella striscia o di voler minare l’azione del Governo o i tentativi di pace, ma non così coraggioso nell’intraprendere azioni concrete per sanzionare il Governo israeliano e porre fine al massacro.

Come FP CGIL ripudiamo fermamente ogni forma di violenza verbale o fisica e ria ermiamo il nostro impegno quotidiano per una società fondata sul rispetto, sul dialogo e sulla pace. Siamo vicino al lavoratore aggredito, così come a tutti i colleghi e le colleghe che ogni giorno, anche attraverso prese di posizione pubbliche e gesti simbolici, si schierano dalla parte della vita, della cura e del diritto”.

“La luce – conclude – che abbiamo acceso per Gaza davanti a decine di strutture sanitarie in tutta la regione non si spenge, non la faremo spegnere”.
Per ulteriori informazioni e richiesta da parte della stampa

Ufficio Comunicazione FP CGIL Roma Lazio