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a Cerveteri un corso gratuito per il rilascio di patentino per i possessori di cani

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A Cerveteri un corso gratuito per il rilascio del patentino per i possessori di cani

L’Assessore all’Ambiente Alessandro Gnazi: “Iniziativa importante per la sicurezza delle persone e per il benessere dei cani stessi. Cronache nazionali ci hanno dimostrato quanto sia importante essere preparati e formati nel momento in cui si sceglie di avere un animale in casa”

Un corso completamente gratuito per l’ottenimento del patentino per i possessori di cani. Un’iniziativa fortemente voluta dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Cerveteri in collaborazione con la Asl Roma 4, che punta a formare ed istruire la cittadinanza su come poter gestire in maniera corretta i propri amici a quattro zampe, in particolar modo quelli di razze potenzialmente riconosciute come aggressive.

“Ad oggi la normativa nazionale consente a tutti di poter detenere un animale, anche senza alcuna formazione o preparazione – ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente del Comune di Cerveteri Alessandro Gnazi – le cronache nazionali, purtroppo di cronaca nera, ci hanno però dimostrato che il non avere esperienza, ha portato ad aggressioni, che in alcuni casi si sono rivelate essere anche mortali. Anche per questo motivo, abbiamo fortemente voluto come Amministrazione comunale organizzare e proporre, a titolo completamente gratuito, questo corso valido per il rilascio di un patentino per il possesso dei cani”.

“A livello nazionale non esiste una normativa specifica e benché meno a livello locale – aggiunge l’Assessore Gnazi – non potremo essere certamente noi a legiferare in materia. Ma possiamo però porre in essere quelle iniziative necessarie affinché nei possessori di cani cresca oltre che la competenza, la consapevolezza di quanto un cane, se non gestito, trattato e accompagnato in maniera corretta, possa avere reazioni inconsulte e anche pericolose. Relatori del corso, che si svolgerà in due giornate all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone, la Dottoressa Alessia Liverini, Dirigente Veterinario della Asl Roma 4 e specialista in etologia applicata e benessere animale, la Dottoressa Laura Maragliano, Dirigente veterinario della Asl Roma 4, già responsabile del canile sanitario sovrazonale “Muratella” di Roma Capitale, e la Dottoressa Chiara Servili, anch’essa Dirigente Asl”.

“Partecipare è importante – conclude Gnazi – per noi, per chi ci circonda e per i nostri animali”.

Le lezioni si svolgeranno nelle giornate di martedì 2 e giovedì 11 dicembre, dalle ore 14:00 alle ore 19:00. Iscriversi è semplicissimo: sarà sufficiente scaricare il modulo disponibile sul sito istituzionale del Comune di Cerveteri www.comune.cerveteri.rm.it ed inviarlo tramite e-mail a tecnico-ambientale@comune.cerveteri.rm.it.

Per informazioni contattare il numero 3389385755

le dimensioni dell’odio:un confronto tra camera dei deputati e società civile

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Le dimensioni dell’odio: un confronto alla Camera dei Deputati tra istituzioni e società civile
Roma, 23 ottobre 2025
Si è tenuto il 21 ottobre 2025, nella Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati, il
convegno “Le dimensioni dell’odio: analisi, strategie e rimedi”, un appuntamento di rilievo
istituzionale e culturale che ha affrontato uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la diffusione
dell’odio in tutte le sue manifestazioni, dai linguaggi polarizzati ai comportamenti violenti che
attraversano la società contemporanea.
L’iniziativa è stata promossa dal giornalista RAI Saverio Montingelli, che ha anche moderato i
lavori, insieme all’associazione “La Famiglia nel Diritto e nella Società”, presieduta dall’avvocato
Alfredo Cirillo, e a “Breaking the Silence”, guidata dalla dottoressa Samantha Bernardi. All’incontro
hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, esperti del mondo sociale, giuridico e
accademico, oltre a membri di diverse realtà associative impegnate nella tutela dei diritti e nella
promozione del rispetto reciproco.
Dopo i saluti dell’onorevole Marco Perissa, promotore dell’evento, si sono susseguiti numerosi
interventi, tra cui quelli dell’onorevole Eugenia Maria Roccella, ministro per la Famiglia, la Natalità
e le Pari Opportunità, dell’onorevole Maria Teresa Bellucci, vice ministro del Lavoro e delle
Politiche Sociali, dell’onorevole Grazia Di Maggio, componente della Commissione Cultura,
Scienza e Istruzione, e della consigliera Maria Chiara Iannarelli, vicepresidente della Commissione
Lavoro e diritto allo studio del Consiglio Regionale del Lazio. Sono inoltre intervenuti la dottoressa
Samantha Bernardi, il dottor Davide Liccione, psicoterapeuta, don Antonio Coluccia, fondatore
dell’opera “Don Giustino” per gli emarginati, l’avvocato Alfredo Cirillo e il magistrato Valerio de
Gioia, consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
Il confronto ha messo in evidenza la necessità di un approccio multidimensionale al fenomeno
dell’odio, che non può essere ridotto al solo ambito digitale ma va compreso nella sua complessità
sociale, psicologica e culturale. Sono stati analizzati i linguaggi tossici che si diffondono sui social
media, le conseguenze della stigmatizzazione e dell’isolamento, le dinamiche dell’hate speech e le
forme più gravi di violenza, come il femminicidio e i crimini d’odio fondati su discriminazioni di
genere, religione, condizione sociale o appartenenza etnica.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo delle famiglie, delle istituzioni educative e dei mezzi di
comunicazione nel promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto, insieme alla
necessità di politiche e strumenti legislativi più efficaci per prevenire e contrastare l’odio.
L’avvocato Cirillo ha richiamato l’attenzione sull’importanza della famiglia come primo luogo di
educazione alla dignità e alla tolleranza, mentre la dottoressa Bernardi ha posto l’accento
sull’ascolto e sul sostegno alle vittime, invitando a costruire reti di solidarietà e protezione.
Particolarmente toccante l’intervento di don Coluccia, che ha raccontato le proprie esperienze nella
lotta contro la violenza urbana e il disagio giovanile, offrendo una testimonianza diretta
dell’urgenza di un impegno collettivo.
Il convegno ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, segno di una crescente
consapevolezza rispetto a un tema che coinvolge non solo la politica e le istituzioni, ma l’intera
comunità civile. I promotori hanno ribadito la volontà di proseguire il dialogo avviato, dando vita a
un percorso stabile di confronto e collaborazione aperto a cittadini, esperti e decisori pubblici, con
l’obiettivo comune di costruire una società più responsabile e rispettosa delle differenze.

Nuova Carta Valore al posto del Bonus Cultura, Rete Studenti Medi Lazio: ”Manovra classista che escluderà ancora più giovani”

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Nuova Carta Valore al posto del Bonus Cultura, Rete Studenti Medi Lazio:”Manovra classista che escluderà ancora più giovani”

E’ di settimana scorsa una delle novità della bozza di legge di bilancio per il 2026, la creazione della “Carta Valore” in sostituzione alla tanto criticata “Carta del Merito”, che consentiva l’utilizzo del bonus di 500 da spendere in eventi culturali solo a chi aveva preso 100 o più all’esame di maturità.

Con la nuova Carta Valore si fanno ancora passi indietro restringendo il cerchio di studenti che potranno utilizzarla. Chiunque non abbia il diploma superiore è escluso dal bonus, ma non solo, è tagliato fuori anche chi non è riuscito a diplomarsi nei temi stabiliti di 5 anni di superiori. Chiunque sia stato bocciato quindi è impossibilitato all’utilizzo del bonus.

Il divario classista si espande ancor di più, il governo sceglie di escludere anche tutti quei ragazzi che scelgono percorsi professionali. Infatti chiunque abbia scelto scuole di formazione della durata di 3 anni, come parrucchieri,  estetiste, meccanici, elettricisti, pasticcieri, panettieri e giardinieri non può accedere al bonus.

“Questo è inaccettabile – spiega Bianca Piergentili, Coordinatrice della Rete degli studenti medi del Lazio – Si stanno levando i bonus alle fasce di popolazione che più ne hanno bisogno. Chi ha difficoltà nel percorso scolastico va aiutato, non lasciato indietro levandogli l’accesso alla cultura gratuita. Questo è significativo delle intenzioni che ha il governo nei confronti dei giovani e con questa legge di Bilancio, saremo il 25 Ottobre in piazza a Roma per opporci a questa Finanziaria scellerata”.

Natale in luce a Cerveteri: il Comune si aggiudica 30mila euro dalla Regione Lazio

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Un contributo regionale di 30mila euro per le luminarie e le attività di intrattenimento del villaggio di Natale. È la cifra che si è aggiudicato il Comune di Cerveteri, a seguito della partecipazione ad un bando regionale con il progetto “Natale in luce a Cerveteri: innovazione e tradizione”. Un finanziamento con il quale l’Amministrazione comunale illuminerà durante il periodo delle festività natalizie la città e le frazioni con luminarie, soggetti natalizi e con iniziative ludiche, culturali e di intrattenimento di vario genere.

“Come prima cosa ci tengo a ringraziare il personale dell’Ufficio Cultura del nostro Comune, ed in particolar modo la Responsabile Isabella Massicci e i dipendenti Desiree Mencarini e Fabrizio Sale – ha dichiarato l’Assessore Francesca Cennerilli – se da un lato noi come Amministrazione abbiamo avuto l’idea e gettato le basi per la presentazione del progetto, è anche vero che se non avessimo del personale così valido e preparato non sarebbe stato possibile per Cerveteri poter presentare un progetto meritevole di un finanziamento così importante per il comparto culturale della nostra città per un periodo, come quello del Natale, durante il quale vogliamo proporre una serie di iniziative e attrattive di valore e di richiamo collettivo, per adulti, ragazzi e famiglie”.

“Da sempre, con il mio Assessorato e in generale come Amministrazione comunale – prosegue l’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli – partecipiamo sempre a tutti i bandi e a fonti di finanziamento sovracomunale disponibili: lo abbiamo dimostrato ampiamente quest’anno, riuscendo a reperire tra i vari enti più di 250mila euro di risorse. Già da diverse settimane stiamo lavorando alla stesura del cartellone degli eventi natalizi: abbiamo ricevuto numerose proposte e altrettante ne stiamo valutando, per proporre un programma come sempre variegato, di spessore, capace di abbracciare un pubblico vario, diverso, che abbia spazio per momenti culturali più ricercati ma anche e soprattutto per i più piccoli”.

Infermieri e professioni sanitarie non mediche: libera professione stralciata dal provvedimento, promesse svanite, problemi irrisolti

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De Palma (Nursing Up): “Il nostro SSN è come un malato grave, ma il Governo si ostina ad imboccarlo con latte e miele”

La Manovra chiude la porta. E lascia fuori chi cura. Nel testo bollinato non c’è traccia dell’annunciata norma relativa all’articolo 70-bis, che avrebbe dovuto avviare la sperimentazione dell’attività libero-professionale intramuraria per le professioni sanitarie non mediche.

«Si trattava di un passaggio necessario, per iniziare a superare le norme oggi in vigore, che continuano a frapporre ostacoli rigidi e spesso insormontabili. Lo abbiamo denunciato più volte: le regole attuali impongono vincoli aziendali sproporzionati. In Italia, pochissimi professionisti delle professioni sanitarie non mediche hanno realmente potuto usufruirne», afferma Antonio De Palma, Presidente del Nursing Up.

“Il vero problema – prosegue – è rappresentato dal comma 2 del decreto-legge 127/2021, che pone condizioni stringenti per l’autorizzazione all’attività esterna. Anche i colleghi in regola con la documentazione si vedono spesso respingere le richieste, con motivazioni organizzative o meramente burocratiche.
Le priorità aziendali vengono usate come scudo per non concedere nulla. Così si scoraggia ogni iniziativa e si nega ogni prospettiva concreta.

La nuova Manovra avrebbe dovuto cambiare questo scenario, introducendo una sperimentazione reale di un nuovo regime. Tutto questo era stato annunciato in primis dal Ministro Schillaci e aveva preso forma di un articolo, con contenuti e tanto di modus operandi. Ma, di fatto non ce n’è traccia nella bozza definitiva bollinata dalla Ragioneria».

Una promessa svanita nel nulla

«E adesso? – incalza De Palma – Le promesse del Ministro Schillaci, che avevano fatto sperare in uno sblocco del vincolo di esclusività e in una libera professione finalmente accessibile per infermieri e professionisti sanitari non medicirestano lettera morta.

Non solo non esiste una riforma strutturale, ma perfino la deroga – per quanto limitata – sembra non comparire nel testo della Manovra 2026.

E con quale logica? Il Governo annuncia 6mila assunzioni e ritiene che bastino a compensare le necessità del sistema.
Ma davvero qualcuno crede che 6mila assunzioni bastino a coprire un vuoto di 175mila unità rispetto agli standard europei?
È come tentare di curare un malato grave di tubercolosi con latte e miele. E il SSN, quel malato, continua a peggiorare».

Monumento a Giacomo MATTEOTTI, Alessio D’AMATO: BENE GUALTIERI SU VIDEOCAMERE

 

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“Il ripristino delle targhe al monumento a Giacomo Matteotti, nel luogo dove venne rapito, è un fatto simbolicamente rilevante per una città medaglia d’oro della Resistenza, così come l’impegno del sindaco Gualtieri a installare un sistema di videocamere. Difendere la memoria è la base per costruire il futuro: il ricordo di un martire della libertà come il socialista Giacomo Matteotti è fondamentale”  Lo ha dichiarato il consigliere regionale e segretario romano di Azione, Alessio D’Amato.

Giorgio Polesi nominato nuovo Presidente Parco di Veio

Con decreto del Presidente della Regione Lazio n. T00159 del 21 ottobre 2025, Giorgio Polesi è stato nominato presidente dell’Ente Regionale “Parco Naturale di Veio“. La nomina, firmata dal governatore Francesco Rocca, segna un nuovo capitolo per uno dei parchi più estesi e ricchi di biodiversità del territorio laziale, che si estende a nord della Capitale e rappresenta un polmone verde fondamentale per Roma e i comuni limitrofi.

Negli ultimi anni il Parco di Veio ha iniziato a svolgere un ruolo centrale nella tutela del patrimonio naturalistico, paesaggistico e archeologico. Il neo presidente, come ha dichiarato in una nota, ha espresso gratitudine per la fiducia ricevuta e ha ribadito il proprio impegno a lavorare “con dedizione al servizio del Parco e della collettività”, ringraziando il Presidente Rocca, il Direttore Danilo Casciani e tutto il personale dell’Ente. Polesi ha sottolineato la volontà di “rafforzare il ruolo del Parco come presidio di tutela ambientale, ma anche come luogo di incontro, partecipazione e crescita sostenibile per le comunità che vivono questo straordinario territorio”.

Gli auguri di Torquati
Parole di apprezzamento sono arrivate anche da Daniele Torquati, presidente della Comunità del Parco di Veio e del Municipio Roma XV, che ha voluto esprimere i propri auguri a Polesi per il nuovo incarico. “Siamo certi che saprà rappresentare al meglio il Parco grazie alla sua esperienza e al suo impegno costante sul territorio – ha dichiarato -. Auguriamo al nuovo presidente un mandato proficuo e ricco di risultati a tutela del nostro straordinario patrimonio naturalistico e archeologico”.

Tutte le nomine “verdi” di Rocca
La nomina di Polesi si inserisce in un quadro più ampio di rinnovamento alla guida degli enti parco del Lazio deciso dalla Regione. Il Presidente Rocca ha provveduto alla designazione di altri vertici: Giuseppe Incocciati al Parco Naturale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi, Massimo Giovanchelli al Parco Riviera di Ulisse, Matteo Monaco alla Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia, Riccardo Luciani alla Riserva Naturale Nazzano-Tevere Farfa, Alessandro Pontuale ai Monti Cimini e alla Riserva Naturale Lago di Vico, Marco Visconti a Roma Natura, Ivan Boccali al Parco Naturale dei Castelli Romani e Alberto Foppoli al Parco Naturale dei Monti Simbruini.

Fabio Rollo

Balbuzie infantile e conseguente emotività: aspetti psicologici e trattamento efficace. Ne parliamo con Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association

 

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Intervista di Marialuisa Roscino

La balbuzie infantile (o Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia) è un disturbo della comunicazione verbale che insorge tipicamente tra i 2 e i 5 anni di età. È caratterizzata da interruzioni involontarie del flusso verbale, chiamate disfluenze.

È importante distinguere tra le disfluenze normali del periodo di sviluppo linguistico e la balbuzie vera e propria. Gli aspetti psicologici della balbuzie infantile sono molto importanti e complessi. Sebbene le cause della balbuzie siano primariamente considerate di natura neurologica o legata alla pianificazione del linguaggio, gli effetti psicologici e ambientali giocano un ruolo cruciale nel mantenimento e nell’aggravamento del disturbo. Di questo e molto altro, ne parliamo oggi con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

 

Il messaggio importante della psicoanalista Lucattini  per i genitori: “Ascoltate sempre con calma e lasciate che il vostro bambino finisca la frase, senza completarla né correggerlo. Così facendo, mostrate interesse per ciò che dice, non per come lo dice. La fiducia e l’amore dei genitori sono la base più potente per superarla. Quando la parola è accolta, rispettata nei suoi tempi e non corretta o derisa, il bambino può interiorizzare l’idea che ‘la mia voce ha diritto di esistere’, e il linguaggio diventa veicolo di fiducia e creatività”.

 

Dott.ssa Lucattini, qual è la differenza tra le normali disfluenze che si verificano nello sviluppo del linguaggio (tipicamente tra i 2 e i 5 anni) e la vera e propria balbuzie (Disturbo della fluenza)?

 

La differenza principale risiede nella qualità e quantità delle disfluenze e, soprattutto, nella presenza di tensione emotiva e fisica.

Le disfluenze fisiologiche normali sono interruzioni, che si manifestano comunemente tra i 2 e i 5 anni e sono considerate una fase transitoria e normale dello sviluppo linguistico. Il bambino, in questa fase di rapida acquisizione, pensa più velocemente di quanto riesca a formulare il discorso.

La balbuzie vera e propria (Disturbo della fluenza) è invece  un disturbo, che può emergere dopo un periodo di disfluenze normali o insorgere improvvisamente, ed è caratterizzato da disfluenze più gravi e da una chiara tensione nell’eloquio.

 

Cosa sono i “comportamenti secondari” nella balbuzie infantile?

 

I comportamenti secondari (o concomitanti) nella balbuzie infantile sono reazioni fisiche e strategie apprese che un bambino mette in atto nel tentativo di evitare, nascondere o interrompere un momento di balbuzie (un blocco o una ripetizione).

Questi comportamenti, pur nascendo come meccanismi di aiuto, sono in realtà disfunzionali perché non migliorano la fluidità del parlato e, nel tempo, diventano parte integrante e automatica del disturbo. Sono un chiaro indicatore del disagio emotivo e della consapevolezza del problema.

 

Come vive un bambino che balbetta la comunicazione con i coetanei? Quali sono le implicazioni sulla sua autostima?

 

La balbuzie infantile non è soltanto un disturbo meccanico della parola, ma un fenomeno complesso che coinvolge il piano neurofisiologico, emotivo e relazionale. Nei bambini rappresenta spesso una difficoltà a sostenere l’atto comunicativo in presenza dell’altro: la parola si blocca là dove la relazione diventa troppo intensa o carica di ansia.

Uno studio recente pubblicato su International Journal of Language & Communication Disorders (2025) ha mostrato come i bambini che balbettano percepiscano il proprio linguaggio non tanto come difettoso, quanto come “vulnerabile al giudizio”, evidenziando così il peso del fattore relazionale nella genesi e nel mantenimento del disturbo.

Dal punto di vista psicologico, la balbuzie può essere compresa come una “ferita nella parola”, un punto in cui il flusso del linguaggio incontra un conflitto inconscio. Il blocco della parola diventa così una forma di protezione dall’angoscia del dire, un modo per mantenere il controllo su ciò che, se espresso, potrebbe generare paura di perdere l’amore o l’approvazione dell’altro.

Il bambino che balbetta, in particolare, si confronta molto presto con la percezione della propria diversità, spesso accompagnata da vergogna, frustrazione e paura del giudizio. Tende ad evitare situazioni di parola pubblica, riducendo così le occasioni di socializzazione. La balbuzie può quindi ostacolare la costruzione dell’autostima e dell’identità sociale.

Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Speech, Language, and Hearing Research (2023) ha evidenziato come i bambini balbuzienti presentino livelli più elevati di ansia sociale e minore soddisfazione comunicativa rispetto ai coetanei, sottolineando l’importanza di includere la dimensione psicologica nella presa in carico.

Poiché la balbuzie rappresenta un nodo nel processo di costruzione del Sé in rapporto all’altro, il bambino balbuziente, trovandosi a vivere il linguaggio come luogo di rischio e non di sicurezza, può sviluppare un conflitto tra il desiderio di essere riconosciuto e la paura di mostrarsi vulnerabile. Il linguaggio, che dovrebbe servire a entrare in relazione, diventa invece il luogo in cui si teme di essere feriti o umiliati. Il lavoro terapeutico, in questa prospettiva, mira a restituire al bambino la fiducia nella propria voce e nella possibilità di essere ascoltato senza sentirsi giudicato.

 

Quali fattori psicologici e ambientali  possono determinare lo sviluppo o il mantenimento della balbuzie?

 

Le ricerche attuali confermano che la balbuzie è un disturbo multifattoriale, predisposizione genetica e neurofisiologica si sommano componenti emotive e relazionali. In particolare, eventi stressanti, ansia di separazione, o contesti in cui la comunicazione è fortemente valutata o corretta possono amplificare l’insicurezza nel parlare.

Secondo un lavoro apparso su American Journal of Speech-Language Pathology (2025), la variabilità della balbuzie nei bambini piccoli è influenzata dalle reazioni dei genitori e dal grado di tensione comunicativa in famiglia: un ambiente più rilassato tende a favorire la remissione spontanea del disturbo.

La balbuzie può essere letta anche come un sintomo di conflitto tra il desiderio di esprimersi e la paura di esporsi al giudizio o alla perdita dell’amore dell’altro. L’atto del parlare implica un passaggio dall’interno all’esterno, dall’invisibile al visibile: per alcuni bambini, questo movimento può riattivare fantasie inconsce di vulnerabilità, di separazione o di colpa. Il blocco della parola, dunque, può rappresentare un modo per trattenere dentro di sé qualcosa di troppo intenso, una forma di “ritiro” affettivo che protegge il Sé da un’eccessiva intrusione o da un vissuto di vergogna.

In questo senso, un clima familiare accogliente, non giudicante e capace di contenere l’ansia del bambino è decisivo.

 

Quali segnali precoci possono indicare una balbuzie che richiede attenzione specialistica?

 

Quando il bambino presenta ripetizioni frequenti, prolungamenti sonori, o blocchi accompagnati da movimenti del viso o del corpo, e mostra disagio o consapevolezza del proprio modo di parlare, è importante rivolgersi a un neuropsichiatra infantile o a uno psicoanalista dell’età evolutiva.

Un recente studio pubblicato su International Journal of Language & Communication Disorders (2025) ha indicato che l’autoconsapevolezza precoce del problema e la presenza di tensione fisica durante il linguaggio sono predittori significativi di persistenza del disturbo, specialmente se non affrontati entro i primi anni di scolarizzazione.

La balbuzie infantile non è soltanto un segnale linguistico, ma un indicatore del modo in cui il bambino sta costruendo il proprio rapporto con l’Altro e la propria voce interiore. Intervenire precocemente con un ascolto empatico e non correttivo consente al bambino di integrare emozione e linguaggio, trasformando il sintomo in un processo evolutivo positivo.

 

Qual è il ruolo della Scuola nella gestione della balbuzie?

 

L’ambiente scolastico rappresenta un fattore cruciale, poiché il bambino sperimenta qui la maggior parte delle sue interazioni comunicative. Un atteggiamento accogliente da parte degli insegnanti e dei compagni può ridurre notevolmente la componente ansiosa, favorendo la fluenza. È importante che la scuola collabori con la famiglia e, quando necessario, attivi un Piano Didattico Personalizzato (PDP) per sostenere il bambino senza stigmatizzarlo. Secondo un’indagine pubblicata sul Journal of Child Psychology and Psychiatry (2023), il benessere emotivo dei genitori e la qualità del dialogo scuola-famiglia influiscono direttamente sulla riduzione della balbuzie e sul miglioramento delle competenze comunicative del bambino.

La scuola rappresenta il primo luogo in cui il bambino sperimenta la parola come atto pubblico, in cui la voce diventa simbolo della propria presenza nel gruppo e dell’identità che si costruisce fuori dal nucleo familiare. Quando la parola è accolta, rispettata nei suoi tempi e non corretta o derisa, il bambino può interiorizzare l’idea che “la mia voce ha diritto di esistere”, e il linguaggio diventa veicolo di fiducia e creatività.

 

Che tipo di approccio terapeutico è consigliato dal punto di vista psicologico?

 

Il trattamento più efficace è integrato e multidisciplinare: logopedia per la fluenza verbale, sostegno psicologico o psicoanalitico per i vissuti emotivi e relazionali. Ascoltare e comprendere quel “non detto” permette di restituire significato e libertà alla parola. Un articolo pubblicato su Perspectives of the ASHA Special Interest Groups (2025) propone una visione “integrata” della terapia, che unisce riabilitazione linguistica e intervento sul vissuto emotivo, mostrando miglioramenti significativi in autostima e fluenza verbale. La balbuzie si colloca all’intersezione tra corpo, parola e emozioni. Ogni esitazione verbale può essere letta come un momento in cui il linguaggio incontra un’emozione troppo forte, la voce si interrompe là dove l’inconscio tenta di dire qualcosa che il soggetto non può ancora riconoscere. In analisi, l’obiettivo non è “correggere” la parola, ma restituirle la sua verità soggettiva, creando uno spazio in cui il bambino possa scoprire che la sua voce è degna d’ascolto.

È questa esperienza di accoglienza e riconoscimento a rendere possibile la trasformazione del sintomo in una forma di espressione libera e personale.

 

Come possono i genitori aiutare il bambino a affrontare con serenità la balbuzie?

 

I genitori hanno un ruolo centrale, è importante evitare correzioni continue, mantenere un atteggiamento paziente e sereno, e valorizzare ciò che il bambino comunica più che come lo comunica. Un clima familiare empatico riduce l’ansia e favorisce la spontaneità anche verbale.

Uno studio pubblicato sul Journal of Speech, Language, and Hearing Research (2024) ha evidenziato che quando i genitori adottano uno stile comunicativo calmo, riconoscono apertamente la balbuzie e non esercitano pressioni sul bambino, si riducono significativamente i livelli di tensione e vergogna legati al parlare. L’atteggiamento genitoriale, dunque, risulta determinante nel favorire una relazione più serena tra il bambino e la propria parola.

I genitori rappresentano il primo “ascoltatore interno” del bambino, le loro risposte alle parole del figlio modella il modo in cui il bambino percepirà la propria voce e il diritto di esprimersi. Se la parola del bambino è accolta con calma e interesse, egli interiorizza l’idea che la comunicazione è possibile e sicura; se invece incontra ansia o correzione, può sviluppare un senso di inadeguatezza o di colpa.

Il bambino che si sente ascoltato può, progressivamente, iniziare a parlare come può, con spontaneità.

 

Qual è il ruolo dello psicoanalista infantile nel percorso terapeutico?

 

Lo psicoanalista infantile aiuta il bambino a ritrovare fiducia in se stesso e nella propria voce, a comprendere le proprie emozioni e il legame tra esse e le parole. Inoltre, sostiene i genitori nell’elaborazione dell’ansia e del senso di colpa che spesso accompagnano la scoperta del disturbo.

Come evidenziato sulla Rivista di Psicoterapia Psicodinamica (2018), la balbuzie in età evolutiva può essere compresa come una forma di espressione inconscia di conflitti emotivi legati alla comunicazione e alla separazione dalle figure primarie. Il bambino balbuziente sembra trattenere nella voce un contenuto affettivo non ancora elaborato, come se ogni blocco della parola fosse anche un tentativo di difesa contro un sentire troppo potente.

L’analista accoglie il “non detto” e favorisce la sua trasformazione in pensiero e parola, accompagnando il bambino in un processo di crescita e di recupero della fiducia in se stesso.

 

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

 

Ascoltate sempre con calma e lasciate che il vostro bambino finisca la frase, senza completarla né correggerlo. Così facendo, mostrate interesse per ciò che dice, non per come lo dice;

 

Rallentate il ritmo con cui parlate abitualmente. Parlate lentamente e con tono sereno; il bambino imparerà naturalmente a fare lo stesso;

 

Non mostrarsi ansiosi, preoccupati o impazienti, il bambino percepisce sempre le emozioni dei genitori;

 

Evitare giudizi o consigli su come parlare. I bambini ascoltano e capiscono anche se non parlano perfettamente.  Dire “parla piano” oppure “respira prima di parlare”, possono aumentare l’agitazione e la paura di sbagliare;

 

Sforzarsi di creare un clima familiare il più tranquillo possibile, con momenti di gioco, lettura condivisa o attività tranquille aiutano i bambini a sentirsi in un posto sicuro, non solo quando parlano;

 

Collaborare con la Scuola e gli specialisti, mantenendo un dialogo aperto con insegnanti, logopedista e psicoanalista per creare una rete di un sostegno, forte, coerente e efficace;

 

Non vivere la balbuzie come un fallimento personale; la fiducia e l’amore dei genitori sono la base più potente per superarla.

 

La stagione 2025-2026 del teatro comunale “Rossella Falk” di Tarquinia

Riceviamo e pubblichiamo

Sul palcoscenico grandi interpreti, testi di forte attualità, riletture dei classici e spettacoli pensati per i bambini e le famiglie

Tarquinia (VT), 21 ottobre 2025 – Il Comune di Tarquinia presenta la stagione 2025-2026 al teatro “Rossella Falk”, un cartellone ricco e variegato che, da novembre a marzo, porterà sul palcoscenico grandi interpreti, testi di forte attualità, riletture dei classici e spettacoli pensati per i bambini e le famiglie. “La nuova stagione teatrale si conferma come un punto di riferimento culturale per la città e il territorio – afferma il sindaco Francesco Sposetti -, capace di coniugare spettacoli di qualità per il pubblico adulto con proposte originali e
coinvolgenti per i più piccoli”.
“Abbiamo costruito un programma che unisce profondità e leggerezza – dichiara il direttore artistico Giancarlo Capitani –. In cartellone trovano spazio grandi maestri della scena, drammaturgie contemporanee, riletture di classici e spettacoli pensati per le nuove generazioni. Crediamo che il teatro debba essere un luogo aperto, in cui tutti possano ritrovarsi e riconoscersi, dal pubblico abituale a quello dei bambini che si
avvicinano per la prima volta a questo mondo”.
“Il sipario si apre di nuovo a Tarquinia, e con esso si riaccende il desiderio di incontro, di racconto, di emozione condivisa. ATCL, in collaborazione con il Comune di Tarquinia e con il sostegno della Regione Lazio e del Ministero della Cultura, presenta una nuova stagione teatrale pensata per parlare al cuore della comunità. Un viaggio tra linguaggi e visioni, che intreccia grandi nomi, nuove voci e storie capaci di riflettere il nostro tempo, tra ironia, poesia e pensiero. Il teatro comunale torna così a essere luogo vivo, aperto, dove riconoscersi e lasciarsi sorprendere. Con questa proposta, ATCL rinnova il proprio impegno a portare il teatro ovunque ci sia ascolto, curiosità e voglia di immaginare insieme”. Queste le parole dell’amministratore delegato di ATCL, Luca Fornari, e della direttrice artistica di ATCL, Isabella Di Cola.

Gli spettacoli in collaborazione con ATCL Lazio
Il sipario si alzerà domenica 9 novembre 2025, alle 18, con “Poveri Cristi”, di e con Ascanio Celestini, accompagnato alla fisarmonica da Gianluca Casadei, produzione Mismaonda. Un racconto intenso e poetico che intreccia memoria e attualità. Si prosegue domenica 30 novembre 2025, alle 18, con “Minchia Signor Tenente”, scritto, diretto e interpretato da Antonio Grosso, insieme a un cast corale di giovani talenti. Lo spettacolo, che avrà una replica speciale per le scuole il 1° dicembre, affronta con ironia e commozione il
tema della legalità.

Il 2025 si chiuderà con Valerio Aprea in scena domenica 14 dicembre, alle 18, con “Lapocalisse”, monologhi scritti per lui da Makkox, produzione Argot. Una satira pungente e visionaria sul nostro tempo. Il nuovo anno
si aprirà domenica 11 gennaio 2026, alle 18, con un classico del teatro contemporaneo: “Gin Game” di Donald L. Coburn, interpretato da due grandi protagonisti della scena italiana, Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi, con la regia di Giuseppe Francese (produzione Opera).
Sabato 31 gennaio 2026, alle 18, sarà la volta de “La Creatura del Desiderio”, testo di Andrea Camilleri adattato, diretto e interpretato da Massimo Venturiello, con l’accompagnamento dal vivo del Quartetto Klezmer e una voce femminile. Le scene sono firmate da Alessandro Chiti. Lo spettacolo è prodotto da Officina Teatrale e Fondo Andrea Camilleri.

Il cartellone proseguirà domenica 22 febbraio 2026, alle 18, con
“Romeo e Giulietta – L’amore è saltimbanco”, regia di Marco Zoppello, con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Zoppello. Una produzione Stivalaccio Teatro che rilegge Wiliam Shakespeare con lo spirito della commedia dell’arte. Gran finale domenica 15 marzo 2026, alle 18, con Enzo Decaro ne “L’Avaro Immaginario”, adattamento dai testi di Luigi e Peppino De Filippo, produzione I Due della Città del Sole. Un omaggio al grande teatro comico partenopeo, tra tradizione e innovazione.

“Teatro ragazzi”

Accanto alla stagione di prosa, il teatro comunale “Rossella Falk” propone anche un ciclo di appuntamenti pomeridiani per avvicinare i più piccoli al mondo del teatro: sabato 22 novembre 2025, alle 17, “La ragazza dei lupi” della Compagnia Teatro Gioco Vita, uno spettacolo ispirato all’omonimo romanzo di Katherine Rundell, vincitore nel 2017 del Premio “Hans Christian Andersen”, per un’avventura tra boschi innevati e lande ghiacciate, che parla di coraggio, amicizia, fiducia, ragazzi e bambini che provano a cambiare le cose;
domenica 21 dicembre 2025, alle 17, “Come il brutto anatroccolo” della Compagnia Crest, la fiaba che pone per eccellenza il problema della diversità, prefigurando il difficile e doloroso viaggio che fa approdare all’accettazione di sé, ad una consapevole autostima; sabato 24 gennaio 2026, alle 17, “Pinocchio” della Compagnia Bam! Bam! Teatro, rappresentazione ispirata liberamente all'omonima opera di Carlo Collodi, in
cui due attori si interrogano in maniera giocosa sul significato di verità, indagando le conseguenze tra il dire il vero o il falso che generano momenti di puro divertimento e riflessione.

Abbonamenti
Il rinnovo degli abbonamenti sarà possibile fino al 26 ottobre. La campagna abbonamenti aprirà dal 27 ottobre. La platea avrà un costo di 105 euro, ridotto di 100 euro; la gradinata avrà un costo di 95 euro, ridotto di 90 euro, mentre per gli under 30 sarà di 50 euro. Per tutte le informazioni è possibile chiamare lo 0766849282.

La stagione 2025-2026 del teatro comunale “Rossella Falk” di Tarquinia

Presentazione del libro: La cera colorata. Io e il principe di Sansevero

Presso l’Archivio Storico di Bracciano per la presentazione del libro di Riccardo de Sangro “La cera colorata. Io e il principe di Sansevero con un inedito carteggio svizzero”.

Un viaggio affascinante e misterioso alla scoperta della figura di Don Raimondo de Sangro, principe di Sansevero figura eclettica dell’Illuminismo napoletano e, noto al grande pubblico, per il tempio sepolcrale della famiglia de Sangro al cui interno si può ammirare, ancora oggi, il prodigio marmoreo del “Cristo velato”.

Un percorso narrativo sorprendente dove si intrecciano biografie e discendenze familiari, lettere inedite, memorie e litografie per raccontare una storia di identità, una storia di eredità e una storia di Napoli.