Blog Pagina 319

Al via la nuova stagione a Trevignano Proms, l’iniziativa che porta la musica

Domenica 19 ottobre è andata in scena, presso l’aula consiliare del comune di Trevignano Romano, il concerto che inaugura la nuova stagione di Trevignano Proms.  Arrivato ormai alla quinta stagione, segno del grande interesse suscitato nel pubblico, il progetto che vede come direttore artistico Stefano Cucci è pronto a far compagnia ai suoi spettatori fino a maggio, con una grande varietà di generi. Si passerà infatti dalla musica classica, al jazz, fino ad arrivare al blues.

Nella serata inaugurale sono stati 2 i musicisti protagonisti: Luca Peverini ed Enrico Maria Polimanti. Il primo, violoncellista, si è diplomato con il massimo dei voti presso il conservatorio di Santa Cecilia a Roma nel 1985, ed è attualmente membro stabile del Teatro dell’Opera di Roma. Il secondo invece, esibitosi al pianoforte, può vantarsi di un curriculum internazionale, viste anche le sue collaborazioni con artisti come Adrian McDonnel, Lydia Easley, Mark Kroll e molti altri. Il tema del concerto è stato “Il violoncello romantico”, che ha riportato in vita le opere di alcuni dei più grandi compositori di epoca romantica. Coloro presenti nella sala hanno quindi avuto la possibilità di ascoltare i pezzi di F.Mendelssohn Bartholdy, R.Schumann e C.M. von Weber. Proprio il pubblico è sembrato decisamente apprezzare le scelte del direttore; non sono infatti mancati applausi, al seguito dei quali i due musicisti hanno risposto con ben due bis.

Si è detto dunque soddisfatto Stefano Cucci, che dopo aver riempito l’intera sala consiliare (metà dei presenti era anche abbonata), si augura un’affluenza più consistente da parte dei giovani, magari anche grazie all’attività delle varie scuola. L’appuntamento è dunque al 15 novembre alle 18:30, dove ad andare in scena sarà il duo di fisarmoniche “Free reeds”, che metteranno in musica opere di Bach, Ravel e Santamaria. 

Davide Catena 

Oriolo Romano. Presentato Monumento commemorativo dedicato ai “Caduti di Nassirya”

Domenica 19 ottobre 2025, a Oriolo Romano, in Piazza Giorgio Santacroce, è stato presentato il Monumento commemorativo dedicato ai “Caduti di Nassiriya”.  La presentazione è avvenuta alla presenza delle massime autorità della Provincia di Viterbo: il Prefetto Sergio Pomponio, il Presidente della Provincia Alessandro Romoli, il Generale di Brigata Agatino Saverio Spoto, Capo di Stato Maggiore e Vice Comandante della Legione Carabinieri Lazio in rappresentanza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo, il Questore Luigi Silipo, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Viterbo, Col. Alfredo Antro, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Viterbo, Col. Carlo Pasquali, e il Comandante della Compagnia Carabinieri di Ronciglione, Magg. Antonio Moramarco. Presenti anche il Col. Dario Ricci, Comandante della Scuola Marescialli dell’Aeronautica Militare e Ufficiali in rappresentanza del Comando Aviazione dell’Esercito e della Scuola Sottufficiali dell’Esercito.

Gli onori alle Autorità e ai Caduti sono stati resi da un picchetto di Carabinieri in Grande Uniforme Speciale, da una rappresentanza dei Comandanti e militari delle Stazioni, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delle Associazioni locali di Protezione Civile e della Croce Rossa.  La giornata è stata impreziosita dall’esibizione della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma, che ha accompagnato le fasi della cerimonia e, al termine, intrattenuto il pubblico. L’opera, la “Pietra che Parla”, realizzata dallo scultore locale, maestro Claudio Magagnini, troverà in un secondo momento la sua collocazione definitiva lungo la via Claudia-Braccianese, in un’area antistante la storica Stazione dei Carabinieri, proprio al fine di richiamare e rafforzare il legame tra la comunità di Oriolo Romano e l’Arma dei Carabinieri.

Era il 12 novembre 2003, in Iraq: la base Maestrale ospitava contingenti dell’Arma dei Carabinieri e dell’Esercito impegnati nella missione di pace “Antica Babilonia”, una coalizione internazionale per stabilizzare il Paese dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. In un tremendo attentato, persero la vita 28 persone, di cui 19 erano italiani tra Carabinieri, militari dell’Esercito e civili. Il prezzo maggiore fu pagato dall’Arma con 12 caduti. Un ignobile e barbaro atto di terrorismo colpì questi italiani, militari e non, che rappresentavano il nostro Paese in un’operazione di pace. Quei Carabinieri, quei soldati, quei civili che erano in Iraq per mandato del nostro Parlamento, avevano impegnato il loro spirito di servizio per aiutare il popolo iracheno nella difficile strada verso la pace, l’ordine, la sicurezza e la democrazia.

A distanza di tanti anni, attraverso un iter complesso e un dibattito maturo e presente all’interno della comunità, Oriolo Romano ha voluto rendere omaggio ai nostri caduti: memoria storica, memoria collettiva e, soprattutto, monito per le nuove generazioni affinché i temi della pace e della democrazia siano sempre i “fari” del nostro vivere civile e collettivo. L’Amministrazione Comunale esprime la propria soddisfazione per lo svolgimento di un momento profondamente sentito che rinnova lo storico rapporto di Oriolo Romano con l’Arma dei Carabinieri, presidio fondamentale di sicurezza e legalità sul territorio per le piccole comunità.

Roma. Oggi proclamato lutto cittadino in memoria dell’operaio morto

A Roma, la giornata odierna è segnata dal lutto cittadino proclamato dal sindaco Roberto Gualtieri in memoria dell’operaio romeno di 66 anni, Octay Stroici, deceduto a seguito del crollo della Torre dei Conti. Le bandiere sugli edifici comunali sono esposte a mezz’asta e la città si ferma per onorare la memoria di un lavoratore che ha perso la vita mentre svolgeva il suo mestiere.
Attraverso i canali ufficiali, il sindaco Roberto Gualtieri ha espresso commozione e vicinanza alla famiglia dell’operaio a nome di tutta la città aggiungendo “Non lasceremo soli i suoi cari che hanno scelto di celebrare i funerali in Romania“.

Il crollo del 3 novembre
La Torre dei Conti, antica torre medievale situata in largo Corrado Ricci, tra via Cavour e via dei Fori Imperiali, dopo anni di abbandono, era da tempo oggetto di lavori di restauro e riqualificazione grazie ai fondi del PNRR.
Lunedì 3 novembre, intorno alle 11:30, ha ceduto una parte del contrafforte centrale del lato meridionale della torre, causando un primo cedimento dei piani intermedi.
Dopo circa un’ora, durante le operazioni di soccorso, si è verificato un nuovo cedimento parziale che ha interessato il vano scala e il solaio di copertura. 

Al momento del primo crollo erano impegnati nel cantiere circa undici operai, alcuni di quali sono stati tratti in salvo nella prima parte delle operazioni di soccorso e, fortunatamente, hanno riportato solo ferite lievi e traumi minori. 

L’ultimo rimasto intrappolato, ma vigile e sempre cosciente, era il sessantaseienne Octay Stroici, estratto vivo dopo circa undici ore, ma stroncato da un arresto cardiaco poco dopo il suo arrivo all’ospedale Policlinico Umberto I.

Il cantiere è stato immediatamente posto sotto sequestro, l’area interdetta al pubblico e la magistratura ha aperto un’inchiesta per omicidio e disastro colposo, acquisendo subito gli atti dell’appalto per i lavori di restauro in corso già da diversi mesi e programmando un’ispezione tecnica per stabilire dinamica e responsabilità. 

Le reazioni
Alla notizia della morte dell’operaio, la reazione dei sindacati è stata immediata e unitaria. Nella giornata di ieri è stata promossa da CGIL, CISL e UIL di Roma e Lazio una fiaccolata ai Fori Imperiali molto partecipata, durante la quale, oltre al profondo cordoglio, non sono mancate le forti perplessità rispetto a questa tragedia. I sindacati hanno sottolineato il fatto che l’operaio è morto svolgendo un lavoro gravoso e pericoloso a 66 anni, un’età in cui si dovrebbe ormai essere dispensati da tali mansioni. Un ringraziamento è stato rivolto a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti nelle operazioni di soccorso che, anche a rischio della propria incolumità, hanno operato senza sosta.

Fabio Rollo

Bracciano. Successo di pubblico all’esposizione del maestro Di Costanzo

L’arte come antidoto del Tempus Fuggit

C’è un riparo alle brutture che sporcano sempre di più i nostri giorni: l’arte. Deve essere un rifugio così convalidato dall’esperienza che giustifica il richiamo sempre maggiore di qualunque proposta artistica. Il nostro territorio prolifera di iniziative che generalmente non smentiscono il postulato a cui si è fatto cenno. 

Non ha fatto eccezione l’esposizione degli allievi del corso di disegno e pittura Associazione pittori “La Cerqua”, curata dal maestro Roberto Di Costanzo e realizzata al Chiostro degli Agostiniani di Bracciano di sabato 19 e domenica 19 ottobre.

Una straordinaria affluenza di persone che si sono trattenute ad apprezzare i disegni delle allieve e allievi del maestro Di Costanzo; la sua accoglienza, garbata e di classe, come ogni cosa che tocca e lo circonda, è stata straordinaria come il suo lavoro e la sua disponibilità a presentarcelo.

“Una parte significativa dell’esposizione è dedicata allo studio e alla reinterpretazione di figure e volti ispirati alla tradizione greca, con particolare attenzione alla ritrattistica. Gli allievi hanno esplorato modelli classici ed ellenistici, confrontandosi con l’ideale di bellezza, proporzione ed espressività che ha reso immortale l’arte greca.

L’esposizione è il frutto di un percorso formativo e creativo che ha visto gli allievi confrontarsi con tre linguaggi visivi profondamente diversi tra loro: la china, la matita e la pittura a olio. Ogni tecnica, con le sue specificità e resistenze, ha offerto agli studenti non solo un mezzo espressivo ma anche una sfida concettuale di come tradurre l’intuizione in forma, il pensiero in gesto e la visione in materia. I volti antichi rivivono attraverso le mani dei miei allievi che linterrogano, li trasformano, li rendono specchio di nuove identità e sensibilità.”

L’esposizione, patrocinata dal Comune di Bracciano, è stata visitata anche dal sindaco Marco Crocicchi che ha ricordato ai presenti l’arricchimento che l’arte può apportare a un territorio riconoscendogli la funzione di essere un ponte tra passato e presente. Ha sottolineato come iniziative come quella in parola possano riqualificare il tessuto sociale, apportando note di cultura che diventano connotato di distinzione.

Il sindaco, al termine del suo intervento, ha rinnovato un sentito ringraziamento a L’agone riconoscendogli il prezioso contributo divulgativo dimostrato nel tempo.

Gianluca Di Pietrantonio

 

L’educazione all’affettività: una risposta necessaria alla fragilità del presente

È nel cuore dell’adolescenza che si formano le prime relazioni significative, le prime emozioni complesse, le prime ferite invisibili. Eppure a scuola si parla di tutto, ma non di affetto. Non di emozioni. Non di come si ama, si rispetta, si comunica. Non si tratta di parlare di sesso, ma di parlare di sé. Di insegnare ai ragazzi e alle ragazze a riconoscere le proprie emozioni, a rispettare quelle degli altri, a costruire relazioni sane, consapevoli, libere da violenza e pregiudizio. Significa dare linguaggio alle emozioni: imparare a dire “ho paura”, “mi sento escluso”, “sono felice”, “mi sento amato”. Serve a promuovere il rispetto reciproco: capire che ogni relazione, anche quella tra amici, richiede ascolto, confini, cura. Serve a favorire la consapevolezza del corpo e del consenso: insegnare che il corpo è proprio, che il “no” va rispettato, che il desiderio non è mai obbligo.

Nell’adolescenza è il momento in cui si pongono domande su identità, amore, amicizia, desiderio. In cui si formano modelli relazionali che dureranno per tutta la vita. Ignorarlo significa lasciare i giovani soli davanti ai social, ai modelli distorti della cultura dominante; significa permettere che si costruiscano idee sbagliate su sé stessi e sugli altri.

La violenza che vediamo negli adulti spesso nasce da ciò che non è stato educato nei bambini. Viene considerarla normale da chi l’ha vissuta in famiglia, da chi è stato abituato a vederla. Spesso la violenza nasce proprio dalla famiglia, quando non sa affrontare il problema, quando lo ignora, quando lo perpetua. È sciocco e pericoloso pensare di lasciare alla famiglia il compito esclusivo di educare all’affettività, proprio perché quel seme di violenza, se non riconosciuto, cresce e può sfociare nel femminicidio, o più in generale nell’accettazione della violenza sul corpo femminile.

La stessa famiglia che non insegna a bimbi e bimbe che il vestiario è sì un linguaggio, ma un linguaggio indirizzato a qualcuno in modo consapevole, non a chi sta per strada e si arroga il diritto di leggere una provocazione dove non c’è.

La scuola non è solo luogo di istruzione. È spazio di crescita, comunità, laboratorio di cittadinanza. Inserire percorsi di educazione all’affettività significa creare ambienti sicuri dove parlare di emozioni non è debolezza, ma forza; è offrire figure adulte competenti (psicologi, medici) che sappiano ascoltare, guidare, accogliere; è introdurre laboratori, sportelli, attività interdisciplinari che integrino affettività, arte, scienze, filosofia.

L’educazione all’affettività è anche una rivoluzione linguistica. Insegna che dire “ti rispetto” è più importante di dire “ti amo”. Che chiedere “come ti senti?” può cambiare una giornata. Che imparare a nominare il dolore, la gioia, il desiderio, è il primo passo per vivere relazioni vere.

Educare all’affettività nella scuola significa dare ai giovani gli strumenti per diventare adulti capaci di amare, di rispettare, di costruire legami sani. Significa prevenire la violenza, la solitudine, l’incomprensione. Significa credere che l’intelligenza emotiva è tanto importante quanto quella logica.

Perché non c’è vera educazione senza affetto. E non c’è vero futuro senza relazioni consapevoli.

Si ringrazia per la consulenza scientifica la dottoressa Giuliana Schiavone.

Riccardo Agresti

Ottobre rosa, mese di prevenzione al femminile

Ottobre è il mese di prevenzione per la donna, occasione per fare screening e controlli che ci aiutino ad avere una visione chiara del nostro stato di salute e che permettano di prevenire tumori al seno ed al collo dell’utero che sono di natura ben più grave dei fastidi che si possono avere soprattutto quando si entra nella fascia d’età che comprende la menopausa, un’altra fase della vita della donna di cui si parla ancora troppo poco e a proposito della giornata mondiale della menopausa che si terrà questo 18 ottobre, L’agone ne ha parlato con Nicoletta Fiorentino, ricercatrice e docente di ostetricia e ginecologia all’università di Bracciano.

Dottoressa Fiorentino ci parli del periodo della menopausa.
I primi anni del 900 le donne avevano un età media di sopravvivenza di 48 anni, ai giorni nostri siamo a 85 anni di età media, il tempo  si è raddoppiato, se noi paragoniamo il nostro periodo di vita a una clessidra, vediamo che a metà della clessidra c’è una strettoia, è come se ci fossero due periodi di vita infanzia ed età fertile e menopausa e post-menopausa, periodi che hanno lo stesso peso e la stessa valenza ma che fin ora non abbiamo mai messo sullo stesso piano quindi se noi vogliamo prendere in considerazione la seconda parte della nostra vita dovremmo lavorare sugli stili di vita (fisicità, personalizzazione dello stile di vita, sonno), comportamenti non negoziabili che vanno a enorme vantaggio di ciò che la medicina ad oggi ci offre. 

Ci dica di più sul pavimento pelvico e la sua importanza.
Secondo i miei studi di ricerca che prevedevano dei corsi pre-parto e post-parto nei quali le donne gestanti venivano accompagnate dalle madri, beh dagli esercizi svolti in palestra si evinceva da un lato la necessità di enfatizzare l’elasticità per via dell’imminente parto mentre dall’altra (la madre) parte l’esigenza di tonificare. Per quanto riguarda il pavimento pelvico bisogna partire dal concetto di propriocezione ovvero far conoscere alla mente la struttura su cui si va ad agire, se la donna non sa quali muscoli deve usare e come è poco probabile che ne faccia uso, si parte quindi dalla propriocezione, si lavora sulla muscolatura e poi si trova il problema, nessuno mai avrebbe pensato che le cistiti abatteriche dipendano da un pavimento pelvico ipertonico quindi va lavorato sia l’ipertono che l’ipotono. Si riesce quindi a lavorare anche sull’incontinenza urinaria che è un problema spesso legato alla menopausa. Con la chinesiterapia quindi si allungano i muscoli come nel caso dell’ipertono.

Quale sarebbe il giusto percorso che dovrebbe accompagnare la menopausa?
La menopausa è quel periodo che va dalla mestruazione dopo un anno senza il ciclo, in quell’anno bisogna che le donne si rendano conto che bisogna andare a supportare ciò che va a mancare perché passati dieci anni dalla menopausa non è più possibile supportare la parte ormonale e partire con delle strutture ancora attive(pavimento pelvico) è un buon modo per tenerle in salute poiché il pavimento pelvico agisce sulla vescica, sull’utero e sul retto quindi abbraccia un’area molto ampia.

Quali sono le avvisaglie della menopausa?
Non tutti hanno gli stessi sintomi, ma se una persona è attenta a se stessa può individuarne alcuni come: disturbi del sonno, disturbi dell’umore, vampate e tanti piccoli segni che portano all’individuazione di questo periodo, diciamo che la menopausa non è un fulmine a ciel sereno c’è sempre un periodo preparatorio di un paio di anni dove anche il ciclo mestruale diventa anarchico.

Come mai di menopausa se ne parla ancora così poco?
Beh i tempi sono cambiati prima non c’era l’ottobre rosa, gli open day credo sia anche un fattore culturale, paradossalmente la donna più avviata socialmente è quella che meno pensa a se, noi donne conclude,  dovremmo volerci più bene.

Ilaria Morodei

BRACCIANO OMAGGIA LA GIORNATA DELL’UNITA’ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE.

Questa mattina, intorno alle 10.30, a Bracciano si è svolta la tradizionale celebrazione della Festa del 4 Novembre, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. La cerimonia ha avuto luogo nella piazza che nel nome stesso ricorda gli eventi storici di questa importante ricorrenza per l’Italia e anche per la città di Bracciano, che vide morire molti giovani concittadini nei due conflitti bellici.
Così ieri in piazza IV Novembre, detta piazza del Comune, sotto un inaspettato caldo sole autunnale, il sindaco, Marco Crocicchi, e le rappresentanze delle Forze Militari di stanza a Bracciano hanno reso omaggio al Monumento ai caduti. Dopo lo schieramento dei soldati dinanzi al monumento, l’Inno Nazionale e l’alza bandiera sulle note del Silenzio d’ordinanza, la cerimonia ha avuto inizio.
Subito dopo il parroco di Bracciano, all’ingresso del Municipio, ha benedetto la corona d’alloro, che poi il sindaco e il Comandante della Scuola d’Artiglieria di Bracciano, al suono del celebre inno patriottico, “Il Piave Mormorava”, sono andati a deporre davanti ai volti dei soldati caduti in guerra scolpiti sul marmo del monumento.
Al termine di alcuni momenti di silenzio e di commozione, il sindaco ha preso la parola e nel suo discorso, oltre a ringraziare tutti i partecipanti, ha richiamato l’importanza di un costante lavoro di educazione alla pace da parte di tutte le istituzioni, proprio in rispetto del sacrificio dei soldati che si sono caduti per i principi di libertà e democrazia. Il sindaco ha inoltre fatto riferimento all’articolo 11 della Costituzione Italiana anche e soprattutto rispetto al clima internazionale di tensione.
Alla cerimonia erano presenti le rappresentanze in servizio e in congedo dell’Artiglieria, dei Carabinieri, dell’Aeronautica, della Polizia Locale, della Guardia di Finanza, della Protezione Civile. Quest’anno alla manifestazione ha presenziato anche una scolaresca, in rappresentanza della Scuola Primaria Tommaso Tittoni dell’IC BRACCIANO, la classe 3B i cui alunni hanno ascoltato e osservato ogni momento della cerimonia con estrema attenzione e partecipazione.
Cinzia Orlandi

Max Ferrigno , artista piemontese mette in mostra il femminile

sinibaldi
sinibaldi
vanitas
vanitas
julia
julia
rosalia
rosalia

riceviamo e pubblichiamo:

MAX FERRIGNO

 BadGirls

Una mostra non curata da Laura Milani

Opening 27 novembre, 2025 7:30-9 PM

Feat.House

Via Giacosa, 15

10125 – Torino

28 novembre, 2025 – 3 febbraio, 2026

Lo spazio Feat. House in via Giacosa, 15 a Torino ospita la nuova mostra personale di Max Ferrigno (Casale Monferrato, 1977) BadGirls, non curata da Laura Milani.

L’immaginario dell’artista piemontese, che vive da anni a Palermo, mette al centro della scena (e visivamente della tela) la figura femminile: l’omaggio totalizzante della sua pittura è nei confronti di un archetipo di donna contemporaneo che va ben oltre i confini del consentito. Ferrigno porta in scena un universo popolato da donne tatuate, ribelli, armate: sono guerriere contemporanee, donne che scelgono di difendersi autonomamente, di andare oltre le difficoltà, affermando il proprio valore.

I loro corpi, segnati dal tatuaggio, raccontano storie di libertà, resistenza e indipendenza, mentre le pose e le espressioni evocano una femminilità che è andata oltre la paura a favore dell’azione e del cambiamento, in un’esplosione di colori violenti, acidi, saturi, talvolta discordi e discrepanti, in grado di ipnotizzare e destabilizzare lo spettatore.

Laura Milani (torinese) visionaria imprenditrice e manager culturale, è la non curatrice della mostra di Max Ferrigno, con il fine di affermare che la cura non ha bisogno di un titolo, perché è un gesto silenzioso, un atto continuo di attenzione, responsabilità e vulnerabilità. È un modo di stare nel mondo, non una funzione nel sistema.

Delle BadGirls Milani racconta: “Max Ferrigno mette al centro della scena la figura femminile – rappresentandola attraverso un archetipo della donna contemporanea il cui corpo racconta storie di coraggio, libertà e indipendenza. Le sue opere fissano sulla tela gli istanti in cui le donne prendono decisioni importanti, gli attimi precisi in cui cambiano il corso della propria esistenza attraverso una scelta”.

L’immaginario cinematografico di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez attraversa le tele di Ferrigno: le sue eroine sembrano uscire direttamente da un film pulp, sospese tra ironia e dramma, tra gioco e sfida, tra realtà e sogno. Le reminiscenze di viaggio sudamericane prendono vita nel ciclo di ritratti Sinibaldi, dove l’iconografia è un ribaltamento dell’immagine religiosa convenzionale, in un sincretismo che ricorda la figura della Santa Muerte e la donna botticelliana.

Attraverso questa mostra personale, Max Ferrigno invita il pubblico a immergersi in un mondo dove il fumetto incontra il cinema, e dove la pittura restituisce alle donne il ruolo di protagoniste assolute, forti e inarrestabili.

Feat House è la casa del Venture Building, un Social Business Club, un luogo in cui la cultura si apre al mondo e dove persone di valore, da ogni contesto, si incontrano per costruire qualcosa di nuovo e audace. Al loro fianco, come cofounding partner, la Fondazione Compagnia di San Paolo.

Informazioni mostra

Max Ferrigno – BadGirls

Opening 27 novembre, 2025 6-9 PM

28 novembre, 2025 – 3 febbraio, 2026

Feat. House – Via Giacosa, 15 – 10125 – Torino

Orari: 19:30 – 21:00

Ingresso: gratuito su invito o accredito www.feat.house

Per informazioni e materiali stampa:

Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e Art Advisoring

Via Monte di Pietà, 1A – 20121 – Milano

pressoffice.raffaelladechirico@gmail.com

info@dechiricogalleriadarte.it

+39 3928972581

 

4 Novembre. A Cesano la cerimonia in onore dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate

Questa mattina, nel borgo di Cesano, si è svolta la cerimonia per il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate, appuntamento che ogni anno richiama la comunità e le istituzioni del Municipio Roma XV per rendere omaggio ai Caduti di tutte le guerre e delle missioni di pace. Alla commemorazione hanno preso parte le autorità civili, militari e religiose, insieme alle associazioni d’arma e ai cittadini che hanno voluto condividere un momento di raccoglimento e riflessione collettiva.

Dopo la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti di Cesano, sono stati ricordati i nomi e le storie di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà e per la pace. Gli interventi che si sono succeduti hanno sottolineato come la memoria del passato rappresenti un ponte con il presente, un’occasione per rigenerare in ciascuno quel senso di appartenenza alla comunità nazionale e per alimentare una cittadinanza attiva e consapevole.

Torquati: “Il 4 Novembre ci ricorda il valore della pace e della democrazia”

Nel suo intervento, il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati, ha ribadito il valore profondo della ricorrenza, sottolineando che “la commemorazione di oggi a Cesano non è soltanto un momento di memoria, ma anche l’occasione per riaffermare i principi dell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”. Torquati ha aggiunto che, in un periodo storico in cui i conflitti sembrano tornare a scuotere la quotidianità delle persone, è fondamentale “confidare nell’equilibrio delle Forze Armate e nell’impegno delle istituzioni per promuovere sentimenti di unità e di pace nazionale”. Il Presidente del Municipio ha concluso ringraziando tutte le realtà territoriali e i cittadini che hanno contribuito all’organizzazione della celebrazione.

Il ricordo dei Caduti e i luoghi della memoria nel territorio

Come ogni anno, la ricorrenza del 4 Novembre è stata anche occasione per ricordare i militari del territorio caduti nelle missioni internazionali di pace. Il pensiero della comunità è andato al Caporal Maggiore David Tobini, di Osteria Nuova, morto in Afghanistan nel luglio 2011, e al Tenente Giulio Ruzzi di Cesano, caduto nel 1994 in Somalia, al quale l’amministrazione municipale ha intitolato il parco a ridosso della Chiesa di San Sebastiano.

Nel municipio si contano complessivamente cinque luoghi che ricordano i caduti nella prima e nella seconda guerra mondiale. Oltre a quello presente al borgo di Cesano, ci sono le targhe a piazza della Colonnetta a Isola Farnese, il monumento ai caduti di Prima Porta a Piazza Saxa Rubra, quello di Tomba di Nerone realizzato nel 1964 su Via Cassia e, infine, su Corso Francia il monumento realizzato da Armando Brasini dedicato ai caduti di Tor di Quinto nella Grande Guerra.

Fabio Rollo

‘PROPOSTA DI AZIONE PER IL TERRENO EX ARSIAL: UN MUSEO E PARCHEGGI PER IL CENTRO STORICO’

Riceviamo e pubblichiamo

Azione Anguillara intende dare un contributo progettuale alla futura realizzazione di un parcheggio in via Trevignanese dopo che l’amministrazione comunale ha acquisito l’area dall’agenzia regionale ARSIAL. Si tratta infatti di un’ottima occasione per ridare vita al quel quadrante, a ridosso del centro storico, che è stato oggetto recentemente anche di altri importanti interventi come il recupero del villaggio dei pescatori, terminal della nuova passeggiata, il parco giochi e da ultimo la nuova viabilità col senso unico e la pista ciclabile.

In particolare viene accolta la proposta, avanzata tempo fa con una specifica mozione consiliare da Sergio Manciuria di Anguillara Svolta, che prevede la definizione del progetto attraverso un bando di idee. Realizzare quindi una struttura che non si limiti ad essere semplicemente un parcheggio ma che possa diventare un polo culturale e sociale. Condivisa anche l’idea di creare all’interno uno spazio che possa ospitare la Piroga, reperto millenario di alto valore archeologico, tra l’altro ritrovata, diversi anni fa, proprio nelle acque della Marmotta, località che sorge appunto sulla via Trevignanese.

“Si potrebbe realizzare una struttura sostenibile utilizzando metodi costruttivi a basso impatto ambientale e ad alto efficientamento energetico. Un parcheggio multipiano ma anche un luogo green, con un roof garden panoramico, materiali coerenti con il paesaggio circostante, al cui interno potrebbero essere ospitati oltre il Museo anche alcuni uffici comunali molto fruiti in modo da decongestionare il centro storico e diminuire l’accesso quotidiano al palazzo baronale, sede storica dall’alto valore architettonico.

Sarebbe un ulteriore passo in avanti nel rafforzare il nuovo sistema di viabilità nel centro del paese che prevede un senso unico, ad eccezione della ciclabile, e che ridarebbe un nuovo senso ad aree fino ad oggi sottovalutate e inutilizzate ma che invece meritano dignità e attenzione per la loro posizione strategica oltre che per la notoria bellezza paesaggistica” dichiara Lucia Bianchini, segretaria del circolo di Azione Anguillara .