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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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PREMIO PANETTONE FOR PEACE AD ALESSANDRO SLAMA DI ISCHIA (NAPOLI)
Roma, 8 dicembre 2025
È stato un vero trionfo di gusto, tradizione e innovazione la diciottesima edizione della Fiera Nazionale del Panettone e del Pandoro, che si è svolta sabato 6 e domenica 7 dicembre 2025 nelle eleganti sale dell’Hotel Cristoforo Colombo. Un boom di presenze ha confermato ancora una volta la manifestazione come la più importante kermesse italiana dedicata ai grandi lievitati artigianali di qualità.
L’edizione 2025 ha potuto contare sul sostegno di importanti sponsor come Artecarta Italia, azienda leader nella produzione di scatole, Panettone Pop, nuovo brand dedicato alla destagionalizzazione del panettone, e il nascente Museo Nazionale del Panettone, ente che punta a valorizzare storia e cultura di uno dei simboli più amati della pasticceria italiana. Grazie al loro supporto sono state promosse iniziative di grande richiamo, tra cui il premio “Panettone for Peace”, dedicato alla pace nel mondo, e il riconoscimento per il miglior packaging. Le votazioni, come ormai da tradizione, sono avvenute direttamente dal pubblico tramite smartphone e QR Code.
Numerosi i maestri pasticcieri giunti a Roma da tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, per celebrare una delle tradizioni più radicate delle feste natalizie. Un vero e proprio viaggio nei sapori del territorio che ha saputo unire tecnica, creatività e identità regionali.
Grande attenzione è stata riservata al Premio Panettone For Peace, che ha visto sul gradino più alto del podio il Maestro Alessandro Slama della Pasticceria Da Slama di Ischia (Napoli), premiato per il suo panettone al caffè e caramello. Secondo posto per il Maestro Nicola Obliato della Pasticceria Mille Dolcezze di Aversa (Caserta), con il suo originale “Campattone”, un panettone campano arricchito da salumi e formaggi tipici. Terza posizione per il Maestro Giovanni Macaluso di Momò Delizie Siciliane (Roma), con un innovativo panettone al basilico con cioccolato fondente all’82% e lamponi in sciroppo.
Il premio al miglior packaging è stato invece assegnato alla Pasticceria Il Melograno di Cisano (Bergamo), riconoscimento consegnato da Catello Graziuso, Direttore Commerciale di Artecarta Italia.
Durante la manifestazione è stata anche lanciata ufficialmente l’idea del progetto Panettone POP, un nuovo brand che punta alla reale destagionalizzazione del panettone, con l’obiettivo di realizzare un Panettone di San Valentino in vista del febbraio 2026.
“Siamo pienamente soddisfatti del grande successo della nostra storica kermesse, che punta sulla qualità e non sulla quantità – ha dichiarato il patron della manifestazione, Dott. Emanuele Giordano –. Da 18 anni promuoviamo i prodotti artigianali, i territori e i maestri pasticcieri che sperimentano con impegno l’arte della lievitazione attraverso formazione e ricerca continua. Il Premio Panettone for Peace rappresenta un messaggio di unità e serenità, un valore fondamentale in questo momento storico così delicato.”
Giordano ha infine già fissato il prossimo appuntamento: “Ora lavoreremo al progetto Panettone POP per San Valentino e alla preparazione della XIX Edizione della Fiera Nazionale del Panettone e del Pandoro, prevista per il 5 e 6 dicembre 2026”.
Un evento che, ancora una volta, ha saputo unire eccellenza artigianale, innovazione e valori universali, trasformando Roma nella capitale del panettone e del pandoro.
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Biolghini, Calapai e Benedetti: «L’arte resta spazio di trasformazione e comunità»
Il 5 dicembre, nella Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio Internazionale “Giovan Battista Calapai e Theodora van Mierlo Benedetti”, promosso da A-HEAD Project di Angelo Azzurro Onlus con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale. L’iniziativa — ideata e curata da Piero Gagliardi — conferma la centralità dell’arte contemporanea come strumento di consapevolezza, ascolto e dialogo sul tema della salute mentale.
L’evento si è aperto con i saluti istituzionali della Consigliera delegata della Città Metropolitana di Roma Capitale, Tiziana Biolghini (Pari Opportunità, Politiche Sociali, Cultura, Partecipazione, Trasparenza e Anticorruzione), che ha sottolineato il valore sociale e culturale del Premio:
«Come Delegata alle Politiche Sociali della Città metropolitana di Roma, credo fortemente nel valore di queste sinergie tra cultura e sociale. La città ha bisogno di questi intrecci, ha bisogno di progetti che uniscano generazioni, pratiche, linguaggi, per costruire un’idea più inclusiva di benessere.
All’associazione e ai giovani artisti e artiste, va il nostro grazie per aver creduto in un’arte che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo trasforma.».
A seguire, la Presidente Stefania Calapai ha ricordato il senso profondo del Premio:
«Questo riconoscimento nasce per custodire il legame tra ricerca artistica e profondità del pensiero. Il nostro percorso artistico che sinergicamente si lega alla cura della mente non perde di vista la matrice principale della Onlus; cioè l’ingresso importante dell’arte nei centri della cura e la lotta allo stigma della malattia mentale.
Le opere selezionate interrogano materia, corpo e inquietudini contemporanee: un esercizio di verità necessario per il nostro tempo».
Il curatore Lorenzo Benedetti ha aggiunto:
«La fragilità non è un limite, ma un motore creativo. I progetti premiati aprono nuove possibilità, mostrando come l’arte continui a essere un luogo di trasformazione e rigenerazione».
La giuria — composta da Lorenzo Benedetti, Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni, Gianfranco Grosso, Francesco Nucci, Davide Sebastian, Simona Spinella, Teresa Macrì, Paolo Grassino e Raffaella De Chirico — ha assegnato i riconoscimenti ai tre artisti selezionati.
Alessio Barchitta si è aggiudicato il Premio Giovan Battista Calapai (1.200 euro + pubblicazione A-HEAD Edizioni) per una ricerca che attraversa pittura, scultura e installazione interrogando memoria dei materiali e tensioni tra fragilità e permanenza; il premio è stato consegnato da Barbara Salvucci.
Giulia Zabarella ha ottenuto la Menzione Theodora van Mierlo Benedetti (800 euro + pubblicazione) per il suo lavoro tra performance, corpo e linguaggio, che indaga il passaggio dal visibile all’invisibile; la menzione è stata conferita da Carla Benedetti Bock e Lorenzo Assirio Benedetti.
Infine, il collettivo Zeroscena (Elisa La Boria e Luka Bagnoli) ha ricevuto il Premio Piero Gagliardi (500 euro + acquisizione di un’opera inedita per il MUSMA di Matera): un progetto che trasforma spazi di confinamento e ambienti domestici in dispositivi di interrogazione critica, attraverso un linguaggio scenico e installativo; il premio è stato consegnato da Luca Centola.
Le opere vincitrici entreranno nella piattaforma 3500 cm², curata da Lorenzo Benedetti, che diffonde manifesti di arte contemporanea in contesti dedicati alla cura e al benessere, ampliando l’impatto del progetto A-HEAD al di fuori dei luoghi tradizionali dell’arte. Ai riconoscimenti economici si affiancano le opere donate da Barbara Salvucci (per Premio Calapai e Menzione Benedetti) e da Luca Centola (per Premio Gagliardi).
Durante la cerimonia sono intervenuti il Dott. Alessandro Bellotta, psichiatra e psicoanalista junghiano, e i curatori Lorenzo Benedetti e Roberta Melasecca, che hanno presentato i cataloghi delle vincitrici della prima edizione del Premio: Camilla Gurgone e Gisella Chaudry. La serata si è conclusa con l’intervento sonoro dell’artista e dj Flavia Lazzarini, in un dialogo suggestivo tra musica, linguaggio e cura.
In un clima culturale complesso come quello attuale, iniziative come il Premio Calapai-Benedetti ribadiscono l’urgenza di sostenere gli artisti under 35, spesso esposti a precarietà strutturali e difficoltà di accesso ai circuiti istituzionali. Favorire la crescita delle nuove generazioni significa investire in immaginazione, responsabilità culturale e futuro: significa permettere a visioni giovani, radicali e sperimentali di emergere e contribuire a ridefinire il nostro tempo.
A conclusione della serata, il progetto A-HEAD ha rinnovato una convinzione che accompagna ogni edizione del Premio: arte e psichiatria possono, insieme, combattere lo stigma della malattia mentale, promuovendo una narrazione più complessa, inclusiva e umana. In questo incontro tra linguaggi e saperi diversi, la fragilità non è più un peso: diventa una forma di conoscenza, un ponte, una possibilità di comunità.
Il progetto A-HEAD nasce nel 2017 per volere della famiglia Calapai per la lotta allo stigma dei disturbi mentali e dalla collaborazione tra l’Associazione Angelo Azzurro ONLUS ed artisti internazionali: infatti con il progetto A-HEAD Angelo Azzurro, curato da Piero Gagliardi dal 2017 fino al 2022, mira a sviluppare un percorso conoscitivo delle malattie mentali attraverso l’arte, sostenendo in maniera attiva l’arte contemporanea e gli artisti che collaborano ai vari laboratori che da anni l’associazione svolge accanto alle attività di psicoterapia più tradizionali.
Data la natura benefica del progetto, con A-HEAD la cultura, nell’accezione più ampia del termine, diviene un motore generatore di sanità, nella misura in cui i ricavati sono devoluti a favore di progetti riabilitativi della Onlus Angelo Azzurro, legati alla creatività, intesa come caratteristica prettamente umana, fondamentale per lo sviluppo di una sana interiorità. Lo scopo globale del progetto è quello di aiutare i giovani che hanno attraversato un periodo di difficoltà a reintegrarsi a pieno nella società, attraverso lo sviluppo di nuove capacità lavorative e creative.


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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani che si celebra il 10 dicembre, ricorda con grande emozione la promessa nata dalle macerie della guerra, una promessa che afferma il diritto di ogni essere umano, senza alcuna distinzione, a vivere con dignità, libertà e giustizia. È una promessa storica, scolpita nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 (DUDU), un testo che continua a parlare al presente, ammonendo, incoraggiando e guidando.
Il CNDDU sente profondamente questo richiamo e rinnova il proprio impegno affinché tale promessa non resti un semplice enunciato, ma diventi un progetto vivo da trasmettere alle nuove generazioni.
Nelle scuole, più che in ogni altro luogo, la Giornata dei Diritti Umani può trasformarsi in un’esperienza concreta. Gli studenti, ripercorrendo le ragioni storiche della nascita dell’ONU e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, avranno l’opportunità di riflettere sui valori nobilissimi della DUDU, che come un fil rouge lega 193 Paesi e si fa portavoce della dignità dell’uomo, il quale nasce con diritti fondamentali, intrinseci, inalienabili e universali, uguali per tutti e ovunque nel mondo, che gli appartengono per il semplice fatto di essere uomo.
Non concessioni, quindi, ma appartenenze che vanno tutelate con cura, responsabilità e memoria. Ogni giovane che entra in contatto con la DUDU cresce come cittadino consapevole e contribuisce alla costruzione di una società più equa.
Celebrando questi valori, non possiamo ignorare la loro fragilità nel mondo contemporaneo. In molti Paesi, purtroppo, la libertà di espressione è soffocata, l’accesso all’Istruzione è negato, le donne subiscono discriminazioni e violenze, i bambini sono vittime di sfruttamento e intere popolazioni vivono sotto la minaccia dei conflitti. Ricordare la DUDU significa rifiutare l’indifferenza e riaffermare che nessun diritto può essere sacrificato senza ferire l’intera umanità. Significa guardare il dolore del mondo non come un destino inevitabile, ma come una sfida morale.
A guidarci in questo percorso vi sono i grandi testimoni della storia, donne e uomini che con il loro coraggio hanno incarnato i principi proclamati dalla Dichiarazione. Le loro vite dedicate ai diritti umani ci ricordano che ogni passo verso la giustizia richiede determinazione e che la speranza è un atto di volontà, non un sentimento passivo.
In questo orizzonte di valori tracciato dai grandi costruttori di pace prende forma l’iniziativa nazionale del CNDDU “L’Albero dei Diritti Umani”, giunta alla terza edizione, ideata per accompagnare le scuole nel periodo natalizio attraverso un gesto dal profondo significato educativo. Le classi saranno invitate a ripercorrere la storia della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a riflettere sui diritti ritenuti più urgenti e a trasformare tali riflessioni in un simbolo concreto: un alberello in ogni aula, oppure un grande albero comune per l’intero Istituto, sul quale appendere i trenta articoli della DUDU scritti su lettere con buste rosse. In cima potrà brillare la stella bianca e azzurra delle Nazioni Unite.
La Dichiarazione completa, sotto forma di pergamene arrotolate e legate con un nastrino, sarà consegnata ai rappresentanti di ogni classe, così da essere disponibile in ogni aula dell’edificio affinché tutti possano leggerla, comprenderla e farla propria.
L’albero che prenderà forma nelle scuole celebrerà la dignità della persona e la consapevolezza dei valori fondamentali. Diventerà un punto d’incontro, un luogo in cui fermarsi, riflettere e riconoscere che il Natale, nella sua essenza più autentica, parla la lingua universale della pace, della fraternità e del rispetto.
In un mondo che invoca sempre più spesso protezione e ascolto, il CNDDU rivolge un appello forte alle Istituzioni e ai governi affinché la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sia rispettata in ogni luogo e in ogni tempo, e affinché nessun bambino, nessuna donna e nessun popolo debbano lottare per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito per nascita e dignità umana.
“Ogni ingiustizia commessa in un punto del mondo rappresenta una minaccia per la giustizia ovunque.” #AlberoDeiDirittiUmani
prof.ssa Rossella Manco
Segreteria Nazionale CNDDU

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L’Assessora alla cultura Stefania Tinti esprime la sua soddisfazione per l’imminente evento: “Per noi – dichiara – è un grande piacere ospitare il progetto perché ci consente di entrare in un circuito culturale di rilevanza nazionale. Civitavecchia sarà protagonista di una serata di grande risonanza”.
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SUCCESSO PER IL PROGETTO CHE SI E’ SVOLTO IN PORTOGALLO E IN FRANCIA
LA PROF.SSA ANGELA DI SABATINO: “UNA DIDATTICA CHE APRE LA MENTE E IL CUORE”
Il suo nome è un omaggio ad Erasmo da Rotterdam, teologo e umanista olandese divenuto simbolo dello spirito interculturale che anima da decenni il Programma di scambio e collaborazione tra gli Istituti Superiori e le Università dei diversi Stati membri dell’Unione Europea. Le sue lontane origini risalgono al 1987, quando fu inizialmente denominato “Sistema di Azione della Comunità Europea per la Mobilità degli Studenti Universitari”. Rapidamente affermatosi come una delle iniziative principali dell’Unione Europea, evolvendosi nel tempo in Socrates e poi in Erasmus+, il Programma unifica oggi in un unico scenario tutte le iniziative precedenti dell’UE per l’istruzione, la formazione, l’educazione degli adulti e lo sport.
“Si tratta di uno strumento fondamentale per potenziare le competenze linguistiche e culturali dei nostri allievi di cui abbiamo già diverse volte sperimentato l’efficacia – ha sottolineato la Prof.ssa Angela Di Sabatino, Docente di Lettere e Referente Erasmus per l’Istituto Superiore “Giuseppe Di Vittorio” di Ladispoli – Lo scorso anno 23 studenti sono stati in Spagna, a Valladolid. Questa volta, nel mese di novembre, 12 allievi delle Classi seconde dell’Alberghiero e dell’Istituto Tecnico si sono recati in Francia accompagnati dal Prof. Alberto Oliva (Referente Progetto Erasmus) e dalla Docente di lingua francese Prof.ssa Marianna D’Amico”. Un’altra mobilità si è svolta in Portogallo e ha coinvolto 10 allievi delle Classi quarte e quinte dell’Alberghiero e dell’Istituto Tecnico (Indirizzo Amministrazione Finanza e Marketing) accompagnati dalla Prof.ssa Angela Di Sabatino (Persona di contatto Erasmus) e dalla Prof.ssa Chiara Brunetti (Referente Progetti Erasmus). “Entrambe le mobilità – ha sottolineato la Prof.ssa Angela Di Sabatino – si sono svolte in un clima di calorosa accoglienza e cordialità da parte delle scuole ospitanti, il Lycée General et Technologique Alain Borne di Montélimar (in Francia) e l’Agrupamento De Escolas De Vilela (in Portogallo). Queste esperienze sono state altamente educative e formative poiché hanno permesso ai nostri allievi di sperimentare dal vivo le conoscenze teoriche apprese in aula: i ragazzi hanno “praticato” quotidianamente le lingue straniere, si sono confrontati con stili di vita e tradizioni diverse e tutto ciò ha consentito un arricchimento non solo culturale ma anche civico, in quanto ha favorito la consapevolezza di una cittadinanza europea “a tutto tondo”. Bisogna sottolineare inoltre – ha aggiunto la Prof.ssa Di Sabatino – la calorosa accoglienza e l’ampia disponibilità delle scuole e delle famiglie ospitanti che hanno supportato i nostri allievi in questo percorso. Nei momenti di commiato, forti sono state le emozioni da parte degli allievi di entrambe le nazioni, ma anche quelle di noi docenti e delle famiglie. Ecco – ha aggiunto la Prof.ssa Di Sabatino – questa è la vera ricchezza delle progettualità Erasmus +: far vivere ai ragazzi delle opportunità che spesso l’aula non riesce a dare, permettere di uscire dai propri contesti e confini, allargare e potenziare capacità e competenze sul campo creando quella sinergia e armonia che consente sia ai nostri allievi, sia anche a noi docenti, di sentirci maggiormente parte di una comunità capace di apprendere e imparare dal confronto e dal dialogo. Come recita un aforisma, – ha concluso la Prof.ssa Di Sabatino – “un’esperienza Erasmus arricchisce sempre la vita ed apre la mente”. Ma io aggiungerei “anche il cuore”…
