Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
L’ASL ROMA 4 NEL CAOS: UNA GRAVE CARENZA DI PERSONALE UNA SITUAZIONE INCRESCIOSA PER CHI LAVORA E L’UTENZA
Riceviamo e pubblichiamo
“Una cronica carenza di personale, una costante delegittimazione del ruolo del sindacato, una riduzione del pubblico: la ricetta di gestione dell’ASL Roma 4” Lo dichiara Emanuela Nucerino, Segretaria Generale della FP CGIL di Civitavecchia, Roma Nord e Viterbo.
“L’ASL Roma 4, responsabile del servizio sanitario in tutta la provincia nord della Capitale, è in una situazione drammatica. Una carenza ormai cronica di personale infermieristico, OSS, tecnici sanitari e medici, che si appaia con una politica di gestione unilaterali e inefficace dei vertici della struttura.
La Direttrice Generale, la Dottoressa Rosaria Marino, ha caratterizzato questi suoi primi dieci mesi di mandato non solo dalla delegittimazione costante (più volte denunciata anche per mezzo stampa) delle organizzazioni sindacali, ma da una serie di scelte politico-gestionali che si configurano come un vero e proprio disegno di liquidazione della sanità pubblica territoriale” “Per tutto l’autunno – continua la Segretaria – abbiamo denunciato la scelta della Dottoressa di non prorogare il contratto con la cooperativa Nuova Sair, una scelta arbitraria e unilaterale con pesantissime ricadute sia sul personale sia sul servizio di assistenza sociosanitaria per il territorio.
Tassello di un disegno di smantellamento della sanità pubblica che tristamente prosegue. Gli ultimi giorni del 2025 inviavamo una richiesta di incontro all’ASL per trovare soluzioni concrete e rapide alla carenza di personale infermieristico e sociosanitario nelle strutture dell’Ospedale Padre Pio di Bracciano e San Paolo di Civitavecchia. Due presidi sanitari centrali per la provincia. In tutte e due le strutture denunciamo il non rispetto dei criteri minimi di assistenza, una situazione incresciosa che pesa sulle spalle di lavoratrici e lavoratori dipinti come eroi, ma poi abbandonati a loro stessi da scelte gestionali inadeguate e da politiche contrattuali e salariali indegne.
A Bracciano per quaranta pazienti del Pronto Soccorso sono disponibili solo quattro tra infermieri e infermiere, mentre a Civitavecchia delle undici unità non in servizio neanche una è stata tamponata. Le operatrici e gli operatori sanitari in servizio sono costretti a turni e carichi di lavoro massacrati, a discapito della loro stessa salute fisica, serenità psicologica e conciliazione vita-lavoro. Una situazione emergenziale, che potrebbe avere conseguenze anche tragiche”.
“Alla drammatica carenza di infermieri segue la decisione dell’ASL di non rinnovare il contratto di appalto alla Cooperativa ACAPO. Il non rinnovo ha generato dal primo gennaio l’emorragia di sessantanove addetti al servizio amministrativo, condannando a una paralisi per sovraccarico tutti gli uffici nell’ordinaria gestione del servizio sanitario.
Comico se non fosse tragico: a fine gennaio usciranno in maniera definitiva settantadue OSS e solo quindici saranno sostituiti in tempo. In questo quadro spaventoso, la Dottoressa Marino invece di convocare le parti sociali e fare pressione sulla Regione Lazio continua una politica di delegittimazione delle organizzazioni sindacali. Un modus operandi già collaudato per quanto riguarda la Nuova Sair. Ieri sulla pagina Facebook dell’ASL Roma 4 è stato pubblicato il comunicato della Direttrice.
Un testo carico di paternalismo padronale, menzognero e che invita i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative a un confronto diretto con l’ASL. Invece di minare la democrazia lavorativa, la Direttrice si dovrebbe spendere per costruire una vera progettualità gestionale: ancora, a principio del 2026, non sono chiari i fabbisogni assunzionali dell’ASL. Un dato fondamentale per immaginare interventi mirati ed efficaci”
“Vorremmo ricordare – conclude la nota – che chi lavora non ha bisogno di contentini o paternalismi di sorta. L’invito a un confronto diretto non è un atto di benevolenza, ma un modo per minare la legittimità delle organizzazioni libere e democratiche di chi lavora, unico vero argine all’arroganza di certa parte datoriale (anche nel pubblico) e di disegni lesivi nell’interesse di tutte e tutti. Chi lavora, chi sta male, la cittadinanza vuole risposte e azioni concrete per la tutela del lavoro e della salute
PLURALISMO E LIBERTA’: “SOLIDARIETA’ AI GIORNALISTI AGGREDITI A CRANS-MONTANA”
Riceviamo e pubblichiamo
Roma, 6 gennaio 2026
“Esprimiamo la più ferma e convinta solidarietà alle colleghe e ai colleghi giornalisti aggrediti ieri a Crans-Montana mentre stavano svolgendo il proprio lavoro di informazione”. Così in una nota il coordinamento di Pluralismo e Libertà, presente in Stampa Romana, Fnsi, Inpgi e Casagit sulle aggressioni che, nella giornata di ieri, hanno colpito troupe e inviati dei programmi Rai “Unomattina News”, “Storie Italiane” e “Ore 14” che, unitamente ai colleghi di altre testate, sono impegnati a raccontare da giorni fatti di evidente interesse pubblico con professionalità e rispetto, in un contesto già segnato da una grave tragedia.
“Condanniamo con decisione ogni atto di violenza, intimidazione o minaccia nei confronti dei giornalisti”, proseguono gli esponenti di Pluralismo e Libertà, “colpire chi informa significa colpire un diritto fondamentale dei cittadini e i principi stessi della democrazia. Nessuna circostanza, neppure il dolore o la tensione legati a eventi drammatici, può giustificare aggressioni contro chi esercita il diritto-dovere di cronaca”.
A Civitavecchia, proclamati i vincitori del concorso on line “Il Mio Presepe”
Riceviamo e pubblichiamo
Con la proclamazione dei vincitori dell’iniziativa on line denominata “Il Mio Presepe”
si conclude la programmazione natalizia organizzata dalla Pro Loco cittadina.
Numerosi i partecipanti, alcuni da fuori regione, che oltre all’invio di foto e video,
hanno voluto manifestare il proprio apprezzamento per l’idea di mantenere viva la
tradizione natalizia. In totale sono state considerate valide 22 immagini che hanno dato vita
ad una vera e propria gara di like e di complimenti agli autori dei presepi in un vero spirito
natalizio.
A risultati acquisiti il maggior numero di consensi è stato per il presepe di Vincenza
Colamarino seguito dal presepe di Vincenzo D’Angelo e da quello realizzato
dall’Associazione Mare Nostrum 2000 in collaborazione con l’Ass. Canto D’Amore e l’I.C.
Scuola Elementare Ennio Galice.
Ai tre vincitori i complimenti del Consiglio Direttivo della Pro Loco.
“Quest’anno le foto hanno rappresentato delle realizzazioni davvero magnifiche e
originali, ed è stato bello constatare lo spirito natalizio con cui alcuni “concorrenti” hanno
partecipato. – rivela la Presidente della Pro Loco Maria Cristina Ciaffi – Alcuni mi hanno
raggiunta telefonicamente per raccontare i particolari della realizzazione del loro presepe,
il materiale utilizzato ed il coinvolgimento dell’intera famiglia.
Con tutto il Direttivo siamo veramente soddisfatti dell’ottima riuscita delle iniziative messe in campo per il Natale 2025. Il Presepe vivente nella nuova location del Parco Martiri delle Foibe ci ha fatto riprovare l’entusiasmo delle prime volte e aperto a nuove prospettive. Iniziamo il nuovo anno con rinnovata energia e pronti a cogliere le opportunità e le sfide che si presenteranno.”
Oltre ai premi per i tre vincitori, sarà rilasciato a tutti un attestato di partecipazione
con i ringraziamenti dell’Associazione per aver contribuito a mantenere vivi i valori della
tradizione natalizia.
Il Presidente
Maria Cristina Ciaffi
Hai mai visto Dio?
Agostino era uno dei miei amici più speciali. Era molto più giovane di me. Aveva sempre un sorriso pronto. Conosceva un sacco di cose. Sapeva raccontarle con una calma, e una simpatia che ti facevano venire voglia di restare ad ascoltarlo per ore. Quando parlavamo insieme, riusciva sempre a farmi scoprire qualcosa di nuovo … anche su cose che credevo di conoscere già! Per questo, ogni volta che potevo, correvo da lui: stare con Agostino era come aprire un libro pieno di sorprese e proprio di una di queste sorprese voglio parlarvi: di quella volta che riuscì a stupirmi più di quanto avrei mai immaginato.
Era un pomeriggio di primavera, uno di quelli in cui l’aria è così tiepida che sembra una carezza. A Milano, dove da un po’ di tempo viveva il mio amico, i prati erano pieni di fiori appena sbocciati, e noi due eravamo seduti proprio lì, a guardarli ondeggiare al vento come piccoli fazzoletti colorati.
All’improvviso, Agostino si voltò verso di me. La sua voce aveva ancora quel dolce accento algerino che non lo aveva mai abbandonato, neppure dopo tanti anni.
“Babbo,” disse con il suo sorriso così gentile che riusciva sempre a scacciare qualsiasi pensiero triste “posso chiederti alcune cose, se per te va bene?”
Quando Agostino cominciava a parlare con quella sua gentilezza quasi magica, sapevo già che stava per farmi scoprire qualche nuova curiosità capace di accendere la fantasia. Così, al suo sorriso risposi con un altro sorriso, pronto ad ascoltare tutto ciò che aveva in mente.
“Fai pure!” gli risposi volentieri.
“Tu sei nato a Patara, non molto distante da Myra, vero?”
Annuii. Sì, ero nato proprio a Patara, una città della splendida Turchia. Ogni volta che la nominavo, nella mia mente tornavano i colori, i profumi e i ricordi della mia infanzia, come se un piccolo pezzo di quel luogo viaggiasse sempre con me.
“Adesso, invece, vivi in Lapponia, insieme ai tuoi Elfi che costruiscono i giocattoli e ogni notte di Natale voli in giro per il mondo per portarli ai bambini che ami tanto…” affermò Agostino, con gli occhi che brillavano come se stesse raccontando una magia.
“È vero,” risposi ridendo “ormai lo sanno tutti.”
“Allora sei proprio la persona giusta per rispondere alla mia domanda.”
Sentii un piccolo brivido di curiosità: sentii che stava per tirare fuori una domanda capace di aprire un nuovo mondo.
“Chiedimi pure, senza paura,” lo incoraggiai.
“Hai mai visto Dio?”
La domanda di Agostino arrivò così, secca, improvvisa, sorprendente, come un sasso lanciato in uno stagno tranquillo.
Dovete sapere che Agostino era un vescovo, proprio come me, e per questo la sua domanda mi sembrò davvero sorprendente. Temevo perfino che la mia risposta potesse rattristarlo. Come avrei potuto dirgli che no, Dio non l’avevo mai visto con i miei occhi?
Così cercai di prendere tempo.
“Carissimo Agostino,” dissi con un mezzo sorriso “tu che vieni dalla lontana Ippona, dopo aver viaggiato tanto, letto tanto, conosciuto tanto… proprio tu vieni a farmi una domanda così difficile?”
Poi, sperando di fargli cambiare idea, aggiunsi:
“Su, chiedimi qualcos’altro, perché mi sembra quasi che tu voglia prendermi in giro!”
Ma Agostino non aveva affatto l’aria di uno che scherza e capii che quella domanda nascondeva qualcosa di molto importante. Non cambiò neppure per un istante il suo sorriso.
Anche se avevo cercato di evitare la domanda, lui insistette con la stessa dolcezza di sempre:
“No, no. Dimmi davvero: hai mai visto Dio?”
A quel punto capii che non c’era modo di sfuggire. Non c’erano rumori, giochi o fiori abbastanza colorati da distrarci. Dovevo rispondere.
“Agostino,” dissi piano “non vorrei mai mancarti di rispetto. Mi hai fatto una domanda difficile e hai insistito perché ti rispondessi … quindi ti dico la verità: no, non l’ho mai visto.”
Le parole mi uscirono tutto d’un fiato, quasi come un sussurro. Avevo paura che si rattristasse, che pensasse male di me o che quel suo sorriso si spegnesse anche solo per un momento.
Ma Agostino continuava a guardarmi con la stessa luce buona negli occhi, come se sapesse già qualcosa che io ancora non immaginavo. Invece di rattristarsi, sorrise ancora di più. Lo fissai stupito: forse non aveva capito quello che avevo detto? Così provai a spiegarmi meglio.
“Non fraintendermi.” insistetti “Sai bene che bisogna sempre dire la verità, qualunque cosa accada, anche a costo di far male, perché, se raccontiamo una bugia, prima o poi qualcuno se ne accorgerà … e allora perderemo la sua fiducia.”
Il suo sorriso, però, non solo rimase, divenne persino più grande. Poi scosse lentamente la testa, come per dirmi che c’era qualcosa che non avevo ancora capito.
A quel punto mi sentii un po’ confuso, temetti quasi che stesse scherzando alle mie spalle. Così presi coraggio e gli chiesi: “Abbi pazienza, Agostino, cosa non ti convince di quello che ho detto?”
Non rispose subito alla mia domanda, ma la prese un po’ alla larga, come faceva quando voleva farmi riflettere facendo in modo che io stesso rispondessi alla mia domanda.
“Tu sei un vescovo, giusto?” mi chiese.
“Certo!” risposi senza esitazione.
“E allora avrai letto la Bibbia!”
“Naturalmente!” confermai con un po’ di orgoglio “Ben tre volte e… mezza!”
Agostino annuì soddisfatto.
“Allora dovresti sapere che Dio lo hai visto molte volte!”
Rimasi a bocca aperta. Non capivo più niente. Possibile che Agostino, così saggio, avesse perso il filo dei suoi pensieri? Mi preoccupai un po’. Ma lui, tranquillo come sempre, continuò.
“Hai sicuramente letto il primo libro della Bibbia,” disse Agostino con aria furbetta.
Io annuii, ancora un po’ confuso, cercando di capire dove volesse arrivare.
“… e ti ricordi cosa c’è scritto al versetto 27 del primo libro, la Genesi?”
Risposi senza neppure pensarci, come se quelle parole fossero sempre state lì, pronte a uscire:
“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” e proprio in quel momento, come un lampo improvviso, capii cosa stava cercando di dirmi: mi si aprì la mente e tutto divenne più chiaro.
Agostino rise soddisfatto: aveva ottenuto esattamente l’effetto che voleva.
“Quindi,” disse Agostino con voce calma e sicura “ogni volta che hai incontrato una persona, uomo o donna, basso o alto, bello o brutto, malato o sano, moro o biondo, giovane o anziano, giallo, nero, verde o persino a pallini blu … tu hai guardato Dio senza vederlo!”
Ancora una volta aveva colpito nel segno. Nella mia mente apparvero tuti i volti che avevo incontrato nella vita: la bambina con gli occhi rossi che cercava di non piangere, il ragazzo innamorato che sorrideva senza motivo, la mamma stanca che stringeva forte il suo bambino, il vecchietto seduto sulla sedia lungo la strada, perso nei suoi pensieri. Tutti loro, ognuno a modo suo, portavano un pezzetto della grandezza di Dio. Agostino aveva ragione: lo avevo visto milioni di volte, in ogni sguardo che avevo incrociato, senza nemmeno rendermene conto.
Rimasi quasi senza parole. Guardai Agostino con gli occhi spalancati dall’ammirazione.
“Agostino, ma sei un genio! Se ogni persona porta un pezzetto dell’immagine di Dio, significa che quando parlo con qualcuno, parlo un po’ anche con Lui!”
Mi venne un brivido
“Questo mi mette un po’ a disagio: se sbagliassi? Se lo deludessi? Cosa dovrei fare per renderlo felice?”
Agostino mi rivolse uno di quei suoi sguardi pieni di amicizia, quelli che ti fanno sentire subito più leggero, e rispose con calma:
“Caro Babbo, se fai tutto con amore, anche quando pensi di aver sbagliato, puoi stare tranquillo: avrai comunque fatto la cosa giusta. Ama, e poi fai ciò che credi. Se agisci con amore, non sbaglierai mai. Potrai tacere, parlare, correggere, perdonare … se lo farai per amore farai solo il bene”
Tra tutte le conversazioni che abbiamo condiviso, quella non l’ho più dimenticata. Rimase nel mio cuore come un piccolo tesoro da custodire per sempre.
Ora è già un po’ di tempo che non incontro più Agostino. Dalla Lapponia è difficile scendere fino a Milano, quando non è Natale, e lui non mi telefona mai. Forse è impegnato a scrivere un nuovo libro pieno di saggezza. Chissà quante altre ne ha da raccontare!
Io però spero sempre che, quando avrà finito, vorrà rivedermi. Magari per aiutarmi a scoprire altre cose che, in fondo, conosco già … ma che non ho ancora imparato davvero a capire.
Riccardo Agresti
Pubblicati i concorsi per istruttori contabili, amministrativi, vigili e tecnici al Comune di Cerveteri
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Sul sito istituzionale del Comune di Cerveteri e sulla piattaforma Inpa la modulistica completa e le credenziali di accesso
“Dopo aver proceduto con le progressioni dei dipendenti comunali già di ruolo e a tempo indeterminato, con un avviso pubblico che consentirà loro di salire di categoria passando dalla C alla D, operazione che darà loro l’opportunità anche di ambire a ruoli di maggior prestigio nel proseguo della loro carriera, a Cerveteri è il momento dei concorsi: sul portale Inpa, pubblicate sei procedure concorsuali, per la formazione di una graduatoria e l’assunzione di istruttori contabili, amministrativi, vigili e tecnici. Un investimento sul futuro del nostro Ente, un impegno che avevo preso insieme al Sindaco Elena Gubetti con i nostri uffici e con la città tutta”. A dichiararlo è Alessandro Gazzella, Assessore al Personale e Bilancio del Comune di Cerveteri, che prosegue:
“Abbiamo deciso di ampliare l’organico scegliendo i concorsi al posto di altri procedimenti per premiare il merito e il territorio. Crediamo in una Pubblica Amministrazione capace di innovare, di rispondere con rapidità e competenza alle sfide che ogni giorno ci troviamo ad affrontare e di essere davvero al servizio dei cittadini. Il segnale è chiaro: vogliamo potenziare l’apparato amministrativo, con nuovo personale e possibilmente, che viva e conosca il nostro territorio e Cerveteri”.
“Con questi concorsi puntiamo dunque a rinforzare tutto l’assetto amministrativo, un lavoro che ci porterà a migliorare l’efficienza degli uffici, ridurre i tempi di risposta e garantire ai cittadini servizi migliori, trasparenti e accessibili – conclude Gazzella – stiamo costruendo un’amministrazione più solida e preparata perché il futuro del nostro territorio merita un impegno concreto. I bandi completi, con requisiti, modalità di partecipazione e scadenze, sono consultabili sul sito istituzionale del Comune e sulla piattaforma Inpa”
“Viaggio con i cantautori”: domani in Piazza Aldo Moro a Cerveteri Enrico Capuano in concerto, da De Andrè a Guccini
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Appuntamento alle ore 21:00 all’interno del Teatro Tenda, ingresso gratuito
“Un viaggio nella grande musica italiana, un omaggio ai cantautori che hanno scritto versi indimenticabili, poesie e brani che ancora oggi, anche a distanza di tanti anni, rappresentano una colonna sonora per la vita di tante persone. Domani, martedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, alle ore 21:00 nel Teatro Tenda di Piazza Aldo Moro, una serata di grande musica con Enrico Capuano in concerto, considerato uno dei capostipiti del folk italiano. L’ingresso al concerto è libero e gratuito”. A dichiararlo è Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri.
“Da De Andrè a Guccini ai più grandi cantautori italiani – ha detto Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – la serata con Enrico Capuano sarà un appuntamento che tutti gli appassionati di musica, ed in particolar modo quella cantautorale, non possono assolutamente perdersi. Non soltanto per i brani in scaletta, ma anche per il grande artista che è Enrico Capuano, già in diverse occasioni esibitosi nella nostra città e che ha sempre offerto grande spettacolo”.
“Con il concerto di Enrico Capuano si chiude il ciclo di eventi natalizi organizzati all’interno del Teatro Tenda di Piazza Aldo Moro ma non si chiudono gli eventi del Natale Caerite – prosegue l’Assessore Cennerilli – che proseguiranno ancora per i prossimi giorni all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone”.
GIOVANI E FUTURO: IL PESO DELL’INCERTEZZA, LA SPINTA DELLA SPERANZA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI
di Marialuisa Roscino
Oggi, per un giovane, avere speranza non significa essere ingenuo, ma compiere un atto di resistenza consapevole, continuando a sviluppare resilienza efficace, ovvero quella capacità che ci permette di affrontare, superare e adattarci positivamente agli eventi stressanti, segnando quel passaggio fondamentale di trasformare il trauma o la difficoltà in un vantaggio evolutivo.
In un mondo segnato da crisi climatiche, precarietà lavorativa e incertezza geopolitica, la speranza permette di tracciare il percorso di un cammino luminoso che porta a quel “fare costruttivo”, che impariamo ad imprimere nella nostra Vita e che suona di conseguenza, di ciò che si chiama per noi “Futuro”, quel passaggio fondamentale, che va dalla sopravvivenza alla trasformazione. Di questo e molto altro, ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.
Lucattini: “Seguire le proprie passioni anche se la strada sembra complessa. Ciò che entusiasma dà energia, stimola la motivazione e diventa la base di progetti duraturi”.
Dott.ssa Lucattini, quali sono oggi le sfide più rilevanti che i giovani si trovano ad affrontare?
Le sfide che i giovani si trovano ad affrontare oggi sono molte e profondamente interconnesse, tanto da creare un quadro complessivo di grande complessità e vulnerabilità. Da un lato, devono confrontarsi con cambiamenti globali che generano insicurezza strutturale, come la crisi climatica, l’instabilità politica e i continui mutamenti economici; dall’altro, vivono in un contesto sociale e culturale che richiede loro rapidità di adattamento e competenze sempre nuove.
La crisi climatica non rappresenta solo un problema ecologico, ma incide anche sulle dimensioni emotive e identitarie: molti giovani parlano di eco-ansia, di paura per il futuro e di percezione di impotenza rispetto a fenomeni su cui sentono di avere un controllo limitato. A ciò si aggiunge l’instabilità economica, che rende difficile immaginare un progetto di vita stabile: l’incertezza sul lavoro, la precarietà contrattuale e la difficoltà di accesso all’autonomia abitativa contribuiscono a un senso di precarietà esistenziale diffuso.
Il rapidissimo sviluppo tecnologico, pur offrendo opportunità straordinarie, crea anche nuove forme di pressione. I giovani si muovono in un ambiente in cui non solo devono acquisire continuamente competenze digitali aggiornate, ma devono far fronte a una competizione percepita come costante e spesso estenuante. La quantità di stimoli, informazioni e richieste può diventare difficilmente gestibile e contribuire a sensazioni di sovraccarico mentale.
In che modo, l’incertezza influisce sulla motivazione e sull’impegno dei giovani verso i propri obiettivi?
L’incertezza ha un impatto significativo, poiché genera un conflitto tra il desiderio di costruire un futuro e la difficoltà di immaginarlo con chiarezza. Gli effetti possono rendere difficile pianificare a lungo termine, portando molti giovani a sentirsi bloccati o demotivati. Quando il futuro appare nebuloso, investire energie in obiettivi di lungo respiro può sembrare inutile o frustrante. La sensazione di non avere controllo su ciò che accadrà può generare ansia, che a sua volta interferisce con la capacità di concentrarsi e perseguire obiettivi con costanza.
Mentre il nuovo e lo sconosciuto, a differenza dell’incertezza rappresenta una sfida che li stimola a essere curiosi, flessibili e resilienti. Sono stimolati dal mistero, potremo immaginare i giovani come “investigatori” alla scoperta del mondo, il proprio mondo interno e la realtà al di fuori dell’ambiente familiare.
La formazione può rappresentare una leva importante per la costruzione di piani progettuali per il futuro e per vedute più ampie?
Assolutamente sì. La formazione rappresenta una delle leve più potenti per permettere ai giovani di costruire un progetto di vita solido, flessibile e capace di adattarsi ai cambiamenti del presente. Non si tratta soltanto di acquisire conoscenze tecniche, ma di sviluppare un insieme più ampio di competenze cognitive, emotive e relazionali che permettano ai giovani di orientarsi in un mondo in continua trasformazione.
La formazione aiuta infatti a strutturare il pensiero critico, la capacità di elaborare informazioni complesse, di analizzare problemi in modo autonomo e di prendere decisioni informate. Questi strumenti sono essenziali per ampliare le proprie vedute e per costruire obiettivi realistici ma ambiziosi, basati su una comprensione profonda di sé e del contesto sociale.
Le ricerche mostrano chiaramente che un alto livello di istruzione è associato a maggiore resilienza, capacità di adattamento e benessere psicologico nei giovani (Frontiers in Psychiatry, 2024)
Come si coltiva la speranza in un futuro che, a volte, può sembrare incerto? Quali sono i fattori che possono favorire lo sviluppo della resilienza nei giovani e determinare in tal modo, il loro benessere psicologico?
Coltivare la speranza in un futuro instabile è una sfida che richiede un insieme complesso di risorse personali, familiari e sociali. La speranza non è un sentimento spontaneo, ma una capacità che si sviluppa nel tempo, grazie alla qualità delle relazioni, alla possibilità di fare esperienze significative e al sostegno emotivo ricevuto nei momenti critici. Per i giovani, che vivono un’epoca caratterizzata da instabilità economica, pressione sociale e cambiamenti rapidi, la speranza diventa una competenza psicologica fondamentale.
I giovani hanno bisogno di essere sostenuti nella costruzione di un senso di scelta autentico: questo significa imparare a conciliare ambizioni e desideri con le richieste sociali, spesso eccessive o contraddittorie, senza perdere il contatto con le proprie inclinazioni profonde.
Le ricerche dimostrano che la resilienza si sviluppa soprattutto quando i giovani possono contare su relazioni affettive solide e su un ambiente che trasmette fiducia, coerenza e prevedibilità. Inoltre, la capacità di mantenere speranza e prospettiva è fortemente associata al supporto sociale, all’autoefficacia e alla percezione di significato nella propria vita (Frontiers in Psychology, 2024)
Sebbene il contesto attuale possa sembrare imprevedibile e talvolta persino minaccioso, è possibile alimentare la speranza attraverso strategie mirate: sostenere la consapevolezza emotiva, promuovere un pensiero realistico ma positivo, aiutare i giovani a distinguere tra ciò che è sotto il loro controllo e ciò che non lo è. Un realismo costruttivo lontano sia dal pessimismo paralizzante sia da aspettative irrealistiche permette di affrontare il futuro con maggiore lucidità e forza.
Quali possono essere, a Suo avviso, le esperienze positive che possono aiutare i giovani a ritrovare la motivazione e a perseguire i propri obiettivi?
Le esperienze positive che sostengono la motivazione dei giovani sono quelle che integrano tre dimensioni fondamentali: crescita personale, interconnessioni sociali e senso di scopo. Quando un giovane si sente coinvolto in attività che valorizzano le sue capacità e, allo stesso tempo, lo mettono alla prova in modo costruttivo, emergono una fiducia rinnovata, energia emotiva e la percezione di poter incidere sulla propria vita.
Le ricerche mostrano che le esperienze che permettono ai giovani di sviluppare competenze, di sentirsi efficaci e di veder riconosciuto il proprio valore hanno un impatto diretto sulla motivazione, sull’autostima e sulla capacità di pensare al futuro con maggiore ottimismo (The Lancet Regional Health Europe, 2025). Attività come il volontariato, lo sport, i laboratori artistici, i progetti culturali, la partecipazione a gruppi giovanili o iniziative di cittadinanza attiva offrono occasioni preziose per sperimentare responsabilità, creatività e appartenenza.
Questi contesti forniscono ai giovani un ambiente protetto in cui possono prendere decisioni, confrontarsi con gli altri, vedere i risultati del proprio impegno e generare un senso di significato. Un’esperienza significativa, infatti, può trasformarsi in un momento di svolta: incoraggia a intraprendere nuovi percorsi, a superare l’inerzia o la paura e a sviluppare una visione più chiara del proprio cammino.
Crede possa essere di aiuto il supporto degli adulti nelle scelte ed eventuali difficoltà che i ragazzi possono dovere affrontare?
Un ruolo chiave è svolto anche dalle relazioni di sostegno (amici, insegnanti, mentori, allenatori) che rappresentano figure di riferimento capaci di trasmettere fiducia, stimolare le capacità e sostenere i giovani nelle difficoltà. La presenza di adulti significativi, capaci di ascoltare e guidare senza giudicare, rappresenta uno dei predittori principali del benessere psicologico e della resilienza (Frontiers in Psychology, 2024)
Le esperienze positive offrono inoltre una soddisfazione immediata che può contrastare la tendenza alla demotivazione. Quando i giovani riescono a ottenere risultati, anche piccoli, sperimentano una forma di autoefficacia che li accompagna nel tempo, alimentando motivazioni più profonde e progetti più stabili. In molti casi, quando i giovani vivono momenti di blocco, confusione o intense difficoltà emotive, un supporto professionale come un percorso psicoanalitico o psicologico può diventare un’esperienza trasformativa.
Questo tipo di sostegno permette di dare significato alle paure, comprendere gli ostacoli interni, riconoscere le risorse personali e trasformare l’incertezza in un processo di crescita e maturazione. Un percorso di questo tipo non solo riduce stress e ansia, ma facilita anche la formazione dell’identità personale e professionale, rendendo la transizione verso il futuro meno spaventosa e più strutturata.
Quali consigli si sente di dare ai giovani?
-Accogliere gli errori come parte naturale del percorso. Gli sbagli aiutano a crescere, chiariscono le direzioni e rafforzano la capacità di rialzarsi;
-Coltivare la curiosità e continuare a formarti. Imparare cose nuove amplia le opportunità e rende più flessibili davanti ai cambiamenti;
-Circondarsi di relazioni autentiche. Le persone che ascoltano e sostengono aiutano a costruire sicurezza e fiducia in se stessi;
-Seguire le proprie passioni anche se la strada sembra complessa. Ciò che entusiasma dà energia, stimola la motivazione e diventa la base di progetti duraturi;
-Procedere un passo alla volta, senza pretendere la perfezione. Il progresso nasce da piccoli passi costanti, non dai risultati immediati o impeccabili;
-Riconoscere il proprio valore e non confrontarsi continuamente con gli altri. La crescita personale non dipende dal paragone, ma dalla consapevolezza delle proprie capaci;
-Non aver paura di chiedere aiuto. Chiedere sostegno è un atto di forza che permette di affrontare difficoltà e blocchi senza restarne schiacciati.


