I tempi bui della guerra: italiani e ombra della grande austerità

È stata una notte di paura quella tra il 7 e l’8 aprile 2026.

Per ore il mondo ha temuto l’inizio di una guerra totale in Medio Oriente. L’ultimatum di Trump, pronto a colpire le infrastrutture vitali dell’Iran, è scaduto formalmente, congelato da un accordo dell’ultimo minuto.

Mentre i missili americani erano pronti al lancio e a Teheran migliaia di civili formavano cordoni umani a protezione dei terminal  energetici, Washington ha detto di accogliere la proposta del premier pakistano Shehbaz Sharif, basata su un piano iraniano in dieci punti.

Tra i cardini dell’intesa: il cessate il fuoco bilaterale, la riapertura dello Stretto di Hormuz, lo sblocco dei beni iraniani e il riconoscimento del diritto all’uranio per scopi civili.

Sebbene la tensione resti altissima, la diplomazia ha guadagnato quattordici giorni per scongiurare un’apocalisse energetica.

Il paradosso: mercato in festa, famiglie in crisi

Nonostante l’euforia delle Borse e il calo immediato del greggio, le famiglie restano schiacciate dai rincari di luce, gas e alimentari.

Il fantasma della “grande austerità” torna a bussare alle porte dell’Europa.

Ma quanto è reale il rischio di un ritorno al 1973?

Analogia e differenza con il passato

Oggi come allora, l’energia è usata come arma. Se nel ’73 fu l’OPEC a chiudere i rubinetti, oggi la frammentazione del mercato mette sotto pressione i bilanci europei. Tuttavia, l’austerità del 2026 è più rischiosa: non ferma solo i motori, ma minaccia l’infrastruttura digitale su cui poggia la società odierna.

Le colpe di un’Europa impreparata

Dall’invasione russa dell’Ucraina il gas non ci arriva più via tubo dalla Russia, ma al GNL via nave (USA e Qatar) ed è molto più costoso.

Responsabilità del governo italiano di non aver diversificato, negli anni, le fonti di approvvigionamento.

Responsabilità politica dell’Europa di investimenti insufficienti e di aver dismesso fonti vecchie prima che le rinnovabili e i sistemi di accumulo fossero pronti.

Scenari futuri

A breve potremmo subire l’erosione del risparmio, il calo di temperatura negli uffici, nelle case, nelle industrie e la chiusura di piccole e medie imprese.

A lungo termine, poiché la dipendenza, profonda e costosa del modo di vivere e produrre, si sposterà dal petrolio ai metalli rari (litio, cobalto, terre rare) controllati dalla Cina, l’auspicio è che l’Italia e l’Europa si attivino verso un mix di rinnovabili.

Franco Marzo

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