Comunicato stampa
“Dentro il carcere la Repubblica italiana perde la faccia. Ogni società ha il carcere che si merita. Io mi auguro che la società italiana sia migliore di questo carcere. Il problema vero è un’emergenza democratica”. Lo ha affermato questa sera a Filorosso su Rai 3 l’ex ministro delle Politiche agricole ed ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel corso della terza puntata del programma condotto da Antonino Monteleone con Adele Grossi.
Alemanno ha raccontato la propria esperienza della detenzione, definendola “un’esperienza strana”, caratterizzata “dalla lentezza, dai pochi contatti” e da “una vita rallentata”. “Poi improvvisamente ti trovi in mezzo a un ritmo mille volte superiore. Spesso si spegne proprio il cervello”. Tra gli aspetti più difficili del ritorno alla libertà ha indicato la riscoperta della luce: “Dei cinque sensi, il primo che viene investito dalla ritrovata libertà è la vista. In carcere non avevo mai l’orizzonte”.
Secondo l’ex sindaco di Roma, i problemi della giustizia italiana finiscono per gravare interamente sul sistema penitenziario. “I problemi della giustizia italiana si scaricano tutti sul carcere”, ha detto, richiamando anche la presenza di persone in attesa di giudizio insieme ai detenuti con condanna definitiva e criticando l’attuale gestione del sistema carcerario.
Particolarmente toccante il racconto del rapporto tra detenuti e famiglie. “Ho nel cuore un ragazzino calabrese di otto anni che faceva la Prima Comunione. Il padre aveva chiesto un permesso per partecipare e gli è stato negato. Quel bambino si è sentito male perché il padre non c’era e non ha più voluto andare ai colloqui. Cosa costava concedere un permesso di sei ore?”.
Alemanno ha anche descritto la quotidianità della vita in cella, spiegando come la televisione rappresenti uno dei pochi momenti di svago e su come si decideva cosa guardare la sera: “Io egemonizzavo i telegiornali, i film erano scelti dagli altri detenuti. Non ho visto più un talk show. L’unica certezza era “Affari Tuoi”, che metteva d’accordo tutti”.
Sul piano giudiziario ha ricordato di avere ancora un procedimento aperto: “Non ho ancora concluso, perché ho fatto ricorso alla Corte di giustizia europea. Nei prossimi mesi spero mi venga data quella giustizia che non ho ottenuto a livello italiano», sottolineando anche che «il reato è stato cancellato”.
L’ex ministro ha quindi ribadito la propria idea di riforma del sistema penitenziario: “Quello che ho cercato di spiegare è che la sicurezza del cittadino ha bisogno di un carcere efficiente. Il carcere che funziona riabilita le persone, mentre un carcere che non funziona diventa un’università del crimine. Se vogliamo difendere la sicurezza dei cittadini abbiamo bisogno di carceri efficienti come nel resto d’Europa”. E ha aggiunto: “Con la situazione della giustizia italiana chiunque può avere un’esperienza carceraria”.
Intervenendo sul dibattito politico, Alemanno ha commentato le posizioni del generale Roberto Vannacci: “Vannacci ha sottolineato con forza la necessità della certezza della pena e io non la metto in dubbio. Ha anche sottolineato che ci vuole più rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. Ci vuole la pena, ma ci vuole anche il merito: chi vuole cambiare, studiare, imparare un lavoro, deve essere aiutato”. Ha quindi richiamato il problema del sovraffollamento delle carceri e della procedura di infrazione europea aperta nei confronti dell’Italia.
Infine, parlando del dibattito nel centrodestra, Alemanno ha osservato: “Ho notato che c’è una particolare attenzione della sinistra a Futuro Nazionale”. E sul fatto che il consenso nei sondaggi di Futuro Nazionale possa fare perdere la coalizione di centrodestra, ha aggiunto: “Il presidente del Consiglio deve prendere il telefono e parlare con Vannacci. Se non lo chiama, la responsabilità di una eventuale sconfitta ricade sulla presidente del Consiglio”. Concludendo: “Il merito di Vannacci è di aver rotto il politicamente corretto”.


