Fabrizia Confalonieri presenta il suo libro: un racconto di vita e resistenza

Introdotta da Giulia Sala, presidente del Consiglio del Comune di Bracciano, la presentazione di “Fabrizia. Un cammino nell’arco della vita”, esordio letterario di Fabrizia Confalonieri, ha suscitato nel numeroso pubblico presente nei locali della Biblioteca Comunale Bartolomea Orsini forti emozioni e un coinvolgimento contagioso.

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Ci sono libri che non nascono da una semplice idea, ma da una ferita. Libri che non cercano di spiegare, ma di accompagnare. Il libro di Fabrizia Confalonieri appartiene a questa categoria: quella delle storie che non si limitano a raccontare un’esperienza, ma la trasformano in un gesto di condivisione, di coraggio, di stimolo.

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La sua scrittura non indulge nel dolore, ma invita a non arrendersi, perché, come ha spiegato l’autrice rispondendo a una delle incalzanti domande di Barbara Busetto dello Sportello Centro Donna Bracciano, “non voglio morire prima di essere morta”. Fabrizia non cerca eroi, ma persone. Non offre soluzioni, ma possibilità: quella di guardare la fragilità senza vergogna, quella di riconoscere che la cura, ricevuta e data, è un modo di stare nel mondo.

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Le splendide letture di Luigia De Michele hanno restituito con forza il valore di un libro che non è un diario di malattia né un resoconto clinico, ma un viaggio umano che attraversa la vita. Un viaggio fatto di paure, di rabbia, di grande ironia e soprattutto di una lucidità che illumina tutti, perché a tutti capita di confrontarsi con la vulnerabilità. Ed è proprio per questo che la sua testimonianza è preziosa.

Raccontare una malattia significa spesso attraversare un territorio che molti preferiscono evitare. Fabrizia, invece, ha scelto di farne un libro: non per costruire un monumento al dolore, ma per restituire un’esperienza che appartiene a più persone di quante immaginiamo. La diagnosi di tumore, arrivata senza preavviso, ha cambiato il ritmo della sua vita, le sue fasi e il modo di guardare alle cose. Da quel passaggio obbligato sono nate pagine che uniscono lucidità, fragilità e una sorprendente capacità di reazione.

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Nel suo racconto non c’è eroismo né ricerca di effetti speciali. Accanto alla quotidianità della vita che scorre, c’è la quotidianità della cura: il rapporto con i medici, la fatica dei giorni che passano, la forza dei legami che resistono. Oggi Fabrizia porta la sua testimonianza non come un caso clinico, ma come una voce che invita a guardare la malattia con più consapevolezza, più coraggio e meno paura.

È un racconto che non separa la vita dalla malattia: le tiene insieme, perché così è per chi attraversa un’esperienza che cambia tutto ma non cancella nulla. Fabrizia Confalonieri porta questa storia tra le pagine del suo libro con la stessa voce potente con cui l’ha scritta: una voce che non cerca applausi, arrivati comunque spontanei a ogni lettura e spiegazione, ma il desiderio di essere ascoltata. Una voce che ricorda che la malattia non è mai l’unica cosa da raccontare. Dietro c’è sempre una vita intera.

 

Lorenzo Avincola redattore L’agone

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