Il nostro comprensorio ha sperimentato nell’ultimo periodo, una serie impressionante di eventi meteorologici che hanno messo a dura prova il territorio, con danni che per pura fortuna non hanno causato vittime. Gli eventi estremi, mai osservati così da vicino, fanno venire al pettine tutti i nodi che negli ultimi decenni si sono accumulati. Alberi abbattuti da forti venti e piogge cadute in un breve arco temporale (qualche decina di minuti) hanno dimostrato che l’incuria e la mancanza di manutenzione del territorio dovranno essere centrali nell’azione di chi amministra. In altre parole, anche a livello locale dobbiamo prepararci ad affrontare il clima che cambia. Già, ma come.
Gli algoritmi sempre più raffinati accompagnati da “data center”sempre più capienti e da computer sempre più veloci ci mettono a disposizione una quantità di dati la cui elaborazione ci dà, in tempo reale, una stima pressoché immediata della variazione del clima nel prossimo e lontano futuro. Si può affermare, al di la di ogni ragionevole dubbio che le previsioni fatte nei decenni passati dagli organismi scientifici internazionali si stanno dimostrando corrette. C’è da dire che in alcuni casi i risultati vengono letti e interpretati in modo colpevolmente folcloristico, vedi il fenomeno del negazionismo climatico , ma, per il momento, releghiamo alla cattiva politica questo fenomeno anche se, quando è la cattiva politica a governare, certe idee possono avere conseguenze nefaste per tutti noi. Un importante organismo internazionale di riferimento creato dalle Nazioni Unite nel 1988 per lo studio e le politiche sui cambiamenti climatici è l’IPCC, “Intergovernmental Panel on Climate Change” che pubblica dei rapporti periodici disponibili per tutti anche in versione italiana. Su quei rapporti è possibile leggere la situazione attuale, lo storico dei cambiamenti climatici, quali sono le soluzioni e quali le possibili politiche governative da mettere in atto per contrastare gli effetti del clima e della sua evoluzione. Uno degli aspetti interessanti evidenziati dall’IPCC che ci riporta da una dimensione planetaria a quella locale, al nostro vicino di casa per intenderci, è l’aver trascurato negli anni il fattore umano ovvero, come riportato da Matteo Mortellini su lavoce.info, “Se il cambiamento climatico è causato dall’uomo, è difficile pensare che lo si possa affrontare seriamente senza mettere al centro il comportamento umano.” e ancora “….le decisioni individuali e collettive, …. continuano a essere largamente ignorate sia nei modelli previsionali sul clima sia nelle politiche attuate per contrastarlo.”
Questo aspetto ci fa pensare che forse per quelli che intendono impegnarsi a combattere la terribile deriva climatica che stiamo vivendo non è più sufficiente scrivere sull’aumento dei gas serra nell’atmosfera o quanto è dannoso l’abbattimento degli alberi, informazioni che possiamo trovare ovunque e andare a prenderle direttamente da dove le hanno prese loro. E’ arrivato il momento di agire sul “fattore umano” scendere dalle tastiere e andare tra le persone, dialogare direttamente con loro e convincerli ad avere non solo un comportamento virtuoso, ma a esprimere con il proprio impegno politico il dissenso nei confronti di chi, con le proprie idee e azioni, sta pregiudicando il benessere nostro e delle generazioni future.
Salvatore Scaglione


