Four Friends: il posto giusto

La casa l’aspettava, vuota come sempre, con quel silenzio che a volte consola e a volte pesa. Proprio per evitare quel peso, giunta all’altezza della Rinascente, aveva rallentato. Aveva messo la freccia e parcheggiato davanti al Four Friends, come si fa con un porto sicuro.

«Un caffè, grazie».

Certo, un caffè non era la scelta più sensata per il nervosismo che aveva. Ma il Four Friends aveva su di lei un effetto particolare: era uno di quei posti che sanno ascoltare senza parlare. Tutto contribuiva a sciogliere la tensione. Per un attimo, lì dentro, era tornata a sentirsi al sicuro.

La tazzina fumava invitante, quando il cellulare vibrò con un’insistenza quasi maleducata. Lo prese con la stessa voglia con cui si prende una medicina amara. Quando vide il nome sullo schermo, il cuore le fece un sobbalzo secco. Era il suo capo.

Le salì un’ondata di irritazione pura. Come si permetteva di chiamarla fuori orario?
Rispose con una freddezza che avrebbe potuto gelare il caffè.
«Pronto.»
«Silvia… scusa. Avevo necessità di parlarti.»
Lei serrò la mascella.
«Sì, capisco. Ma fa’ in fretta, sono con degli amici e non voglio farli attendere.»
«Hai ragione, scusami» rispose lui subito, con un’umiltà che la spiazzò. «Oggi non sono riuscito a dirti una cosa importante.»
«Certo, dimmi tutto.»
«Da stamani non sono riuscito a trovare il coraggio di chiederti se ti andava di uscire a cena con me una di queste sere.»
Il cucchiaino rimase sospeso a mezz’aria.
«Sai… è da tempo che volevo farlo e oggi mi ero ripromesso che mi sarei fatto coraggio. Ero dovuto uscire per chiudere la situazione e… quando sono tornato in ufficio per invitarti, tu eri già uscita.»
Cercò una scusa, la prima che le venne in mente.
«Perdonami, ma sai… avevo un appuntamento importante con degli amici, e ora sono qui con loro.»
«Certo. Capisco» rispose lui, senza esitazione. «Ma magari potresti liberarti e restare a cena con me.»
«Sai, lo farei volentieri… ma tu sei a Roma, e questi amici sono un po’ esigenti.»
«Io credo che, se vuoi, potresti liberarti» disse lui.
Che sfacciato, pensò lei.

Lui proseguì.

«I tuoi amici mi sembrano molto trasparenti. Sono certo che, se dici loro che c’è un importuno che vuole offrirti una cena e dirti che vorrebbe stare con te, non avranno nulla in contrario a cedermi il posto al tavolo. So che al Four Friends servono cibo favoloso.»
La voce al telefono si fece più vicina. Troppo vicina.
Silvia si voltò di scatto.
Lui era lì. In piedi, a un passo da lei, con il telefono ancora all’orecchio e un sorriso che non aveva mai visto così da vicino.
«Sei uno stupido!» rise, guardandolo negli occhi, ma continuando a parlare nel telefono.
Lui non distolse lo sguardo. Neanche per un secondo e continuò a parlare al telefono, come in un gioco tra loro due.
«Volevo ringraziarti per quello che hai fatto oggi per me e ti auguro che la tua storia con quella persona che hai davanti, abbia un seguito fortunato e ti renda felice.»
«Lo spero tanto» rispose, con un filo di voce che tradiva.
Chiusero la telefonata nello stesso istante e, senza bisogno di parole, senza esitazioni, senza più maschere, si avvicinarono.

Si baciarono davanti al caffè, nel tepore del Four Friends, mentre la musica in sottofondo sembrava approvare in silenzio.

Ultimi articoli