ยซDisinnescare in modo sano la bomba-virus nelle carceriยป: era il titolo dato a un mio articolo apparso su queste pagine nel marzo scorso.
Se lo richiamo non รจ perchรฉ esprimesse una speciale lungimiranza: si limitava soltanto a constatare che vi erano le premesse di un dramma prossimo venturo e a indicare qualche possibile frangiflutto da predisporre per arginare almeno in parte lo tsunami in arrivo. Lโho voluto ricordare per denunciare ancora una volta il deprecabile andazzo italico di intervenire soltanto a tragedia avvenuta, anche quando questa fosse ampiamente prevedibile. Dobbiamo ritenere che i nostri politici siano del tutto incapaci di cogliere le cause dei piรน allarmanti problemi sociali? Di avvertirne per tempo la preoccupante ingravescenza? Non penso che vada ricercata in ciรฒ la spiegazione di tante colpevoli inerzie. La veritร รจ che quando la prevenzione o il rimedio comporta scelte impopolari (o anche soltanto ritenute tali) la politica troppo spesso, pavidamente, si ritrae.
La questione carceraria aveva imboccato la giusta strada nella precedente legislatura: la maggioranza dellโepoca, raccogliendo i contributi delle diverse sensibilitร culturali, professionali e sociali, aveva meritoriamente promosso una riforma che intendeva responsabilizzare il condannato, prospettandogli un impegnativo, ma mai precluso percorso di graduale rientro in societร . Poi, a un centimetro dal traguardo, impensierita dalle imminenti elezioni, per un miope calcolo politico, quella stessa maggioranza decise di soprassedere. La nuova, con unโoperazione sciaguratamente ottusa, pensรฒ bene di amputare la parte qualificante della riforma, immolandola sullโaltare della ยซcertezza della penaยป; locuzione che in una stagione non lontana esprimeva una garanzia, mentre oggi suona come una minaccia di pena detentiva inalterabile, qualunque sia il cammino riabilitativo del condannato.
Se quella riforma avesse avuto approdo legislativo, questo terribile contagio non avrebbe trovato decine di migliaia di persone accalcate in quella sorta di stabulario che negli ultimi anni รจ divenuto il nostro sistema penitenziario. Al suo irrompere, si รจ comunque immediatamente provato, appunto, a suggerire qualche rimedio emergenziale, che potesse coniugare rapiditร di intervento e selettivitร nellโoperazione di decongestionamento. Ad esempio, si propose di aumentare lโentitร della riduzione di pena a quanti fosse giร stata riconosciuta, anticipando cosรฌ il finepena, soprattutto per coloro comunque prossimi alla dimissione. Si propose anche di consentire alternativamente che lโordinaria riduzione premiale della pena (45 giorni per ogni semestre di meritevole partecipazione al trattamento risocializzativo) potesse essere fruita immediatamente, tornando per un corrispondente periodo in libertร , anzichรฉ beneficiarne alla fine.
Si rispose che sarebbe sembrato un cedimento alle rivolte carcerarie (per lo piรน dovute alla soffocante paura dei ristretti) e che il penitenziario come universo chiuso era il posto piรน sicuro (strano che non ci si abbandoni a tali amenitร anche a proposito delle Rsa). Ma era facilmente decifrabile il sottotesto: tanta gente non comprenderebbe, perderemmo consensi.
Ora che ciรฒ che era prevedibile e previsto sta accadendo; ora che alcune conseguenze dellโinerzia si sono giร fatte pesanti per il personale penitenziario e per i detenuti, si presti almeno sollecita attenzione politica alla meritoria iniziativa di Rita Bernardini, presidente di ‘Nessuno tocchi Caino’, condivisa trasversalmente da tanti autorevoli esponenti della migliore cultura italiana, affinchรฉ si adottino al piรน presto le misure che si sarebbero dovute giร adottare da tempo: ci sono migliaia di persone la cui salute e la cui vita sono messe a repentaglio dal coattivo assembramento penitenziario, reso ancor piรน insopportabile dalle inevitabili restrizioni imposte dallโincubo pandemico.
Lo sappiamo bene, in questo momento il decisore politico ha, incolpevolmente, mille emergenze cui far fronte, ma abbiamo avuto ben sette anni per restituire dignitร e senso alla nostra pena detentiva, giudicata inumana dalla Corte europea dei diritti dellโuomo (sentenza Torreggiani).
Adesso dunque risolviamo lโemergenza, ma poi torniamo sul problema di fondo: in politica, avremmo bisogno di aquile dai vasti orizzonti e dalla vista lungimirante; salvo lodevolissime, ma troppo isolate eccezioni, abbiamo invece dei forapaglie preoccupati e capaci soltanto โ con becco vorace e ingannevoli richiami โ di catturare e lettori considerati ‘insetti’.
(Avvenire)


