Da gennaio sono oltre 6.500 le persone riportate in una zona di guerra con il sostegno del Parlamento italiano. Tra queste, รจ bene ricordarlo, 340 minori, di cui 84 bambine.
LโItalia ha costituito nel tempo una veraย e propria flotta libica:ย 6 motovedette nel 2007, poi altre 12 piรน 20 battelli di nuova costruzione, di cui almeno 7 motovedette
Un respingimento illegittimo, delegato dallโItalia e dallโUe ai libici per aggirare le convenzioni internazionali, si conclude in tragedia, davanti agli occhi del mondo.
Tre sudanesi sono stati uccisi, e altri quattro feriti durante unโoperazione di sbarco operato dalla cosiddetta guardia costiera libica.
La morte di queste persone, catturate in alto mare con mezzi e strumenti finanziati dallโItalia e dallโUe, non รจ un incidente.
ร una conseguenza prevista e prevedibile di scelte politiche che il nostro Paese ha fatto e continua a fare.
Prima con il governo Conte 1, a trazione leghista; poi con il Conte 2, sostenuto da forze di sinistra. Tutto per ragioni essenzialmente politico elettorali mascherate da necessitร securitarie, considerato anche il numero di persone, poche migliaia, in fuga dalla Libia, detenute nei lager ufficiali e in quelli informali.
Dallโinizio dellโanno sono oltre 6500 le persone riportate indietro in una zona di guerra con il sostegno, confermato dal Parlamento il 16 luglio, del nostro Paese.
Tra queste, รจ bene ricordarlo, erano presenti 340 minorenni, di cui 84 bambine. Nel giorno in cui la Camera votava il rifinanziamento della missione e, dunque, del sostegno ai guardacoste libici, la ministra degli Interni era a Tripoli a rafforzare la collaborazione per il contrasto allโimmigrazione: sul piatto altri 30 mezzi per il controllo delle frontiere terrestri.
Dal 2017, anno in cui รจ stato firmato il Memorandum della vergogna, piรน di 46 mila persone sono state riportate in quelli che internazionalmente vengono considerati dei lager. Una vera e propria deportazione che lโUe ha, orgogliosamente, affidato alle milizie libiche, trafficanti che cambiano costume secondo la parte che devono interpretare e che a parole tutti sostengono di voler combattere.
Che fine facciano queste persone lo sappiamo: troppe ormai le testimonianze e le denunce raccolte dalle Agenzie delle Nazioni Unite presenti sul terreno per far finta di non conoscere. Ma gli omicidi, gli stupri, la violenza, la tortura, la riduzione in schiavitรน e lโuso delle persone come soldati forzati, evidentemente non hanno impressionato finora governi e parlamenti: tutti, a prescindere dallโorientamento politico, continuano a sostenere e finanziare le milizie responsabili di crimini contro lโumanitร , rinforzandone il senso di impunitร .
Corpi recuperati al porto di Khoms in Libia, foto Ap
Lโentitร dei finanziamenti, risorse spesso sottratte allโaiuto allo sviluppo, รจ intuibile ma difficilissima da verificare. Si tratta di un grande gioco di scatole cinesi in cui le linee di finanziamento si intrecciano e si mischiano, senza trasparenza e criteri che assicurino il rispetto dei diritti umani. Impossibile avere risposte dettagliate su come sono stati e come verranno spesi i 57 milioni del Fondo Fiduciario europeo per il programma di supporto alla guardia costiera libica, attuato e cofinanziato dallโItalia con almeno altri 2,5 milioni provenienti dal Fondo per lโAfrica.
Senza contare gli oltre 450 milioni di euro in missioni militari impiegati in Libia dalla firma del Memorandum del 2017, di cui almeno 22 milioni stanziati per supportare direttamente la costituzione e la sopravvivenza di una guardia costiera che pattugliasse il versante libico del Mediterraneo.
Risorse con cui lโItalia dal 2017 รจ arrivata a costituire una vera e propria flotta libica: 6 motovedette di proprietร italiana cedute allโindomani degli accordi del 2007; altre 12, prima in dotazione a capitaneria, guardia costiera e guardia di finanza italiane, cedute gratuitamente; 20 battelli di nuova costruzione, di cui 6 in questo momento in fase di realizzazione; almeno 7 motovedette di proprietร libica per cui sono state effettuate manutenzioni e spostamenti da e per la Tunisia, dal 2017 ad oggi.
Nel frattempo, invece di favorire canali di accesso sicuri e legali, sia per chi scappa dalla guerra che per chi fugge da una dolorosa crisi economica, la ministra dellโInterno Lamorgese, sostenuta dalla Commissione europea e dalla presidenza tedesca nel vertice euroafricano del 13 luglio a Trieste sulla migrazione irregolare, sembra voler replicare lo stesso meccanismo in Tunisia, rischiando anche qui di sostenere interessi di parte invece di supportare il delicato processo democratico in corso dal 2011 non senza difficoltร .
Le Agenzie delle Nazioni Unite e tutti gli organismi internazionali continuano a ripetere che la Libia non รจ un porto sicuro:
non si possono favorire o alimentare rinvii verso un Paese dove continua la guerra e le persone, in particolare gli stranieri, vengono utilizzate da anni come strumenti impropri del conflitto in corso.
Per questo, come da tempo chiediamo con la campagnaย โIo Accolgoโ, da ultimo con il mailbombingย a sostegno dellโiniziativaย lanciata da Manconi, Saviano e altri, sostenuta anche dalย manifesto,
il governo sospenda subito il Memorandum con la Libia e i respingimenti delegati alle milizie che controllano la guardia costiera.
(Il Manifesto)



