Recentemente è stato diffuso uno studio della Federazione Italiana Società di Psicologia (Fisp), in
cui è stato affrontato il possibile ruolo dello psicologo per quanto riguarda il bullismo a scuola.
Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2014 più del
50% degli 11-17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di
coetanei.
I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono solitamente, le seguenti: le offese,
parolacce e insulti, derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare, diffamazione, esclusione
per le proprie opinioni, aggressioni fisiche.
Il cyberbullismo, invece, è definito come un atto aggressivo, intenzionale condotto da un individuo
o un gruppo usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima che
non può facilmente difendersi . Esso ha però delle caratteristiche identificative proprie: il bullo può
mantenere nella rete l’anonimato, ha un pubblico più vasto, ossia il web, e può controllare le
informazioni personali della sua vittima che dal canto suo, può avere delle difficoltà a scollegarsi
dall’ambiente informatico, non sempre ha la possibilità di vedere il volto del suo aggressore, e può
avere una scarsa conoscenza circa i rischi insiti nella condivisione delle informazioni personali su
Internet
Proprio per queste maggiori difficoltà da parte della vittima, talvolta essa può arrivare a compiere
atti davvero tragici. Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere
contrastata a partire dall’intervento a scuola.
Per questo la figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per
individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi
psicologiche
“Per l’Istituto Paciolo di Bracciano, comprese le altre sedi, si è resa necessaria la predisposizione di
un programma di prevenzione del bullismo e cyberbullismo a scuola – afferma la Dirigente
Scolastica Stefania Chimienti – attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio
individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti”.
“L’introduzione della figura dello psicologo nel contesto scolastico – prosegue Chimienti – può
contribuire alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come
quella dello sviluppo. In questo momento di emergenza sanitaria, abbiamo istituito lo “Sportello di
ascolto psicologico a distanza” gestito dalla dottoresse Papagni e Paglia, psicologhe ed esperte in
psicoterapia”.
“L’accesso al servizio è libero e anonimo ed è volto alla promozione del benessere e alla
prevenzione del disagio giovanile al fine di intervenire tempestivamente. Lo spazio (attivo con
cadenza settimanale), si dedica anche al confronto con le famiglie su tematiche specifiche relative
alla fase di vita dei loro figli. Lo riteniamo un ponte tra l’istituzione scuola e le famiglie – conclude
la dirigente scolastica – per non lasciare nessuno escluso o in difficoltà specialmente in questo
periodo di forte tensione e paura”.
Erica Trucchia


