Di Marialuisa Roscino
In un’epoca segnata da profonde incertezze, dalla crisi del ceto medio alle emergenze ecologiche, fino ai conflitti internazionali, le giovani generazioni, secondo gli studi scientifici più recenti, si trovano spesso a fronteggiare e vivere una certa perplessità verso il futuro.
“Proprio questo contesto, evidenzia Lucattini in questa intervista, spinge oggi molti ragazzi a rifugiarsi sempre di più nel mondo virtuale, provocando un distacco graduale dallo studio, dalla scuola e dagli impegni della vita reale. Tuttavia, anziché cedere a una narrazione puramente difensiva o rassegnata, diventa urgente invertire la rotta. È necessario tornare a parlare di studio come volano di emancipazione e ascensore sociale, contrastare la dispersione scolastica e riscoprire la cultura non come mero frammento del passato, ma come struttura portante della vita sociale e della crescita personale”, spiega la Dott.ssa Adelia Lucattini.
“Oggi, però, gli stimoli tradizionali non bastano più, le nuove generazioni crescono in un contesto iperconnesso e dinamico, che richiede linguaggi, format e approcci culturali profondamente rinnovati”.
Ma come si può riattivare nei giovani il legame con il territorio e la fiducia nel domani, offrendo loro alternative concrete alla necessità di emigrare? Ne abbiamo parlato oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
Dott.ssa Lucattini, di fronte a un’epoca d’incertezza che come leggiamo dalla cronaca quotidiana e vediamo in televisione sempre più spesso, spinge molti giovani a rifugiarsi nel virtuale, come possiamo capovolgere questa narrazione “rinunciataria” e restituire allo studio la sua forza di straordinario ascensore sociale?
Alle frustrazioni suscitate da una realtà percepita come incerta e minacciosa. È fondamentale riattivare il desiderio di conoscere, la curiosità e il piacere della scoperta, che sono alla base dell’investimento affettivo nello studio. La famiglia e la Scuola devono offrire sostegno emotivo, modelli positivi in cui identificarsi e opportunità concrete di crescita. Studiare significa non soltanto acquisire conoscenze, ma sviluppare autonomia di pensiero, rafforzare l’identità e acquisire gli strumenti per trasformare la propria condizione sociale. La cultura può tornare a essere un potente ascensore sociale se i giovani sentono che il loro impegno viene riconosciuto e può aprire possibilità reali (Pediatric Research, 2026).
L’immersione digitale fin dalla prima infanzia sembra aver tolto ai ragazzi i punti di riferimento pratici per orientarsi nella vita di tutti i giorni. Attraverso quali leve psicologiche ed educative possiamo riabituarli al valore della realtà e contrastare l’abbandono scolastico?
I ragazzi hanno bisogno di riscoprire il piacere dell’esperienza concreta, delle relazioni e della conoscenza. Da un punto di vista psicoanalitico, un uso eccessivo del digitale può favorire il ricorso a gratificazioni immediate, rendendo più difficile tollerare l’attesa, la frustrazione e la fatica necessarie per apprendere. È importante, quindi, rafforzare la capacità di autoregolazione, la fiducia in sé stessi e il desiderio di conoscere, attraverso esperienze culturali, sportive, creative e relazionali. Genitori e insegnanti devono offrire una presenza affettiva stabile, ascolto e modelli identificativi positivi, valorizzando i progressi anziché soltanto i risultati. Per contrastare l’abbandono scolastico, è fondamentale che i giovani ritrovino nella scuola un luogo di appartenenza, riconoscimento e realizzazione personale, dove sentirsi protagonisti del proprio futuro (Behavioral Sciences-Basel, 2026).
Oggi si fa un gran parlare di tecnologia, spesso in modo superficiale, mentre la cultura pare messa in secondo piano. Perché abbiamo smesso di investire sulla cultura come pilastro della vita sociale e che impatto ha secondo Lei questo vuoto sulla crescita emotiva dei giovani?
Negli ultimi anni, si è progressivamente privilegiata una visione utilitaristica della conoscenza, dando maggiore importanza alle competenze immediatamente spendibili e all’innovazione tecnologica, a discapito della formazione culturale e umanistica. Da un punto di vista psicoanalitico, la cultura svolge una fondamentale funzione simbolica attraverso la lettura, l’arte, la musica e il teatro, i giovani possono dare forma alle proprie emozioni, elaborare i conflitti interiori e riconoscersi nelle esperienze degli altri. La cultura alimenta il mondo interno, sviluppa la capacità di pensare e favorisce la costruzione dell’identità. Il suo impoverimento rischia di lasciare i ragazzi più soli di fronte alle proprie angosce, con minori strumenti per comprenderle e trasformarle. Investire nella cultura significa, quindi, investire nella salute mentale, nella creatività e nella capacità delle nuove generazioni di immaginare e costruire il futuro con le proprie forze, in modo costruttivo e creativo, in modo anche da poter tornare a sperare di poterlo avere un buon futuro (Social Science & Medicine, 2025).
Molti ragazzi sentono di dover abbandonare le proprie radici per potersi realizzare. In che modo il legame con il territorio e le tradizioni può trasformarsi in un’opportunità di crescita professionale e personale anziché in un limite?
Le proprie radici rappresentano una risorsa affettiva e identitaria fondamentale. Sono costituite dalla famiglia, dagli amici, dalla città in cui si è cresciuti, dai luoghi familiari e del cuore, dalle tradizioni e dai ricordi che accompagnano la nostra storia personale. In una prospettiva psicoanalitica, questi legami contribuiscono a costruire quel senso di continuità del Sé che permette di affrontare i cambiamenti senza perdere il sentimento della propria identità. Avere radici solide non significa necessariamente restare, ma sentirsi liberi di partire, tornare e scegliere dove costruire il proprio futuro. Partire, però, dovrebbe essere una scelta autenticamente libera, non una necessità imposta dalla mancanza di opportunità formative, professionali ed economiche. Oggi, per molti giovani, l’emigrazione è soltanto apparentemente volontaria, si parte per realizzarsi, ma spesso perché non esistono alternative concrete nel proprio territorio. Questa condizione può generare una sofferenza psicologica profonda, legata alla separazione dagli affetti, al senso di sradicamento e alla percezione di essere stati costretti ad abbandonare una parte di sé, come accadeva anche agli emigranti economici del passato. È quindi fondamentale valorizzare il patrimonio culturale e umano dei territori, creando opportunità attraverso la ricerca, l’innovazione, l’imprenditorialità e le nuove professioni. Le radici devono rappresentare una risorsa da cui partire per crescere, non qualcosa a cui si è costretti a rinunciare per potersi realizzare (Industry and Higher Education, 2026).
Di quali stimoli culturali e sociali abbiamo davvero bisogno oggi per riaccendere nei giovani la passione di apprendere e il desiderio di costruire il proprio futuro al meglio?
I giovani hanno bisogno di stimoli culturali che sappiano coinvolgerli emotivamente, suscitare curiosità e dare significato all’apprendimento. La lettura, il teatro, la musica, l’arte, il cinema, ma anche la ricerca scientifica, gli incontri con persone di esperienze diverse e la partecipazione a progetti sociali possono diventare occasioni preziose di crescita. In una prospettiva psicoanalitica, è fondamentale alimentare il desiderio di conoscere, quella spinta profonda alla curiosità, all’esplorazione e alla scoperta che viene definita pulsione epistemofilica ovvero desiderio di conoscere, e che rappresenta una delle motivazioni affettive alla base dell’apprendimento. È altrettanto importante che i ragazzi possano sperimentare, confrontarsi, sbagliare e sentirsi riconosciuti nelle proprie capacità. Genitori, insegnanti e istituzioni culturali devono saper ascoltare i loro interessi, coinvolgerli attivamente e offrire modelli identificativi positivi. La passione per la conoscenza nasce quando imparare diventa un’esperienza affettivamente significativa e i giovani sentono di poter trasformare ciò che apprendono in progetti concreti di vita (Frontiers in Psychology, 2026).
Quali consigli si sente di dare alle famiglie per sostenere i giovani nell’esplorazione di nuovi stimoli culturali e professionali, vincendo l’incertezza verso il futuro?
-Coltivare il desiderio di conoscere. Assecondare le curiosità dei figli, anche quando sono lontane dagli interessi familiari, attraverso letture, incontri con esperti e laboratori fin da piccoli;
-Trasformare la cultura in una prospettiva professionale. Esplorare le opportunità offerte dal patrimonio artistico, storico, ambientale e produttivo del territorio, valorizzandolo attraverso la ricerca e l’innovazione;
-Favorire l’incontro con modelli identificativi positivi. Far conoscere ai giovani ricercatori, professionisti, imprenditori e artisti che hanno saputo innovare e realizzarsi nel proprio ambiente e territorio;
-Sostenere esperienze di autonomia e responsabilità. Incoraggiare la partecipazione a progetti culturali, associazioni e iniziative locali, rafforzando l’autostima e il senso di appartenenza;
-Mantenere vive le radici affettive senza ostacolare la formazione della propria identità. Trasmettere la storia familiare, le tradizioni e il legame con i luoghi del cuore, favorendo l’autonomia senza rotture con le proprie origini comprese le lingue madri e i diletti veicolo di saggezza e sapienza secolare;
-Aiutare a costruire progetti professionali che prevedano anche la possibilità di restare. Esplorare insieme le opportunità formative e lavorative del proprio paese o città, affinché partire, restare o tornare siano scelte libere e non necessità imposte dal bisogno, causa di spaesamento e nostalgie.


