Le truffe non sono più quelle di una volta. Non servono il finto incidente o il venditore porta a porta: oggi i truffatori entrano nelle nostre vite attraverso smartphone, chat, email e social. Imitano i nostri cari, si fingono tecnici o funzionari di banca e, con l’intelligenza artificiale, arrivano a clonare una voce. Fanno leva su ciò che ci rende umani: la generosità, la paura, l’affetto.
I numeri lo confermano. Nel 2025 la Polizia Postale ha trattato 27.085 casi di criminalità economico-finanziaria online, indagando 4.489 persone. Secondo un’elaborazione della Fabi sui dati della stessa Polizia Postale, il numero dei casi è rimasto sostanzialmente stabile, ma le somme sottratte hanno toccato il record di 269 milioni di euro, contro i 229,1 del 2024. I casi non aumentano, ma ogni truffa fa più danni.
Le truffe più comuni: come funzionano e perché ingannano
- Il finto parente su WhatsApp o SMS. Arriva un messaggio: “Ciao mamma, ho cambiato numero. Mi serve un bonifico urgente”. La Polizia Postale descrive lo schema così: qualcuno finge di essere un figlio o un parente che ha perso documenti, telefono e bancomat, e chiede denaro per comprare un nuovo smartphone. Il truffatore punta sull’ansia e sull’amore.
- Phishing via email. Messaggi che sembrano provenire da banche, poste, corrieri, con loghi perfetti e tono professionale. Il trucco è sempre lo stesso: un link che porta a un sito falso, costruito per rubare credenziali e denaro.
- Smishing (phishing via SMS). Messaggi brevi e allarmanti: “Accesso sospetto al tuo conto”, “Il tuo pacco è bloccato”. La fretta è la trappola.
- Il finto operatore di banca (vishing). Una telefonata avvisa di un accesso anomalo sul conto. Secondo la Polizia, si viene poi indotti a trasferire tutto il denaro su un altro conto presentato come sicuro. Il numero sul display può sembrare quello vero della banca (si chiama spoofing). L’Agcom ha introdotto dei filtri: dal 19 agosto 2025 gli operatori devono bloccare le chiamate dall’estero con un falso numero fisso italiano, e dal 19 novembre 2025 il filtro è stato esteso ai falsi numeri mobili. Ma le chiamate dall’estero con numerazione non italiana continuano ad arrivare, quindi il display non è una prova di autenticità. La banca non ti chiederà mai di spostare i soldi per metterli al sicuro.
- Truffe sentimentali. Un profilo affascinante, una storia commovente, settimane di conversazioni, poi la richiesta di denaro “per un’emergenza”. Il truffatore sfrutta la solitudine e il bisogno di relazione. Il 30 settembre 2026, a Piacenza, un bonifico da 8.500 euro disposto da una settantaquattrenne, convinta di dialogare con il cantante di un gruppo rock, ha insospettito il personale della filiale, e i carabinieri hanno fermato l’uomo. Parlare con chi lavora allo sportello può fare la differenza.
- Falso trading e investimenti “garantiti”. Annunci sponsorizzati con il volto di un personaggio famoso, spesso creato con l’intelligenza artificiale, che promettono guadagni facili. Il falso trading è da anni tra le voci principali nei report della Polizia Postale. Di solito la vittima vede crescere un saldo finto, finché non le vengono chiesti altri versamenti per “sbloccare” i fondi.
- Truffe su marketplace e annunci online. Finti acquirenti o venditori chiedono pagamenti anticipati o inviano link fraudolenti. La promessa è sempre “transazione sicura”, ma non lo è.
- Voci clonate e deepfake. È la frontiera più recente. Nel febbraio 2025 la voce del ministro della Difesa Guido Crosetto è stata clonata per chiedere denaro a imprenditori italiani. In queste settimane si parla del caso Fideuram: secondo le ricostruzioni, sarebbero stati disposti undici bonifici per oltre 95 milioni di euro, disposti da chi credeva di parlare con un interlocutore noto, e decine di milioni risultano ancora da recuperare. Lo schema è quello dell’ordine urgente e riservato che sembra arrivare dall’alto, e riguarda anche le famiglie: una voce familiare al telefono non basta come prova.
- Ricatti a sfondo sessuale (sextortion). Email o messaggi che sostengono di avere video compromettenti e chiedono denaro per non diffonderli. Spesso le prove non esistono. Non si paga e non si risponde.
Quando ci cascano anche i VIP
Le truffe non risparmiano nessuno, nemmeno chi vive sotto i riflettori. Spesso però i personaggi famosi sono testimonial involontari: la vittima è chi si fida del loro volto.
Il caso più concreto è quello di Massimo Moratti. L’ex presidente dell’Inter ha ricevuto una telefonata dal falso Crosetto e ha versato quasi un milione di euro con due bonifici, credendo di contribuire alla liberazione di ostaggi italiani in Medio Oriente. La Procura di Milano ha poi bloccato la somma su un conto olandese. Diverso è il caso di Antonella Clerici: nel 2019 la sua immagine è stata usata senza consenso per promuovere investimenti in bitcoin, e lei ha smentito pubblicamente di aver mai fatto investimenti in criptovalute o autorizzato quell’uso. Lo stesso è accaduto a Gerry Scotti: il suo volto è comparso in pubblicità fraudolente di criptovalute e investimenti, e il suo è il nome più cercato in Italia per la clonazione vocale.
Questi casi mostrano che la truffa non colpisce chi è ingenuo, ma chi è umano.
Cosa dice la legge italiana
La truffa è disciplinata dall’art. 640 del Codice penale. Punisce chi, con artifizi o raggiri, induce qualcuno in errore procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena base è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 51 a 1.032 euro.
Le aggravanti sono ben precise. La pena sale a una reclusione da uno a cinque anni, con multa da 309 a 1.549 euro, se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un ente pubblico, se si ingenera nella vittima il timore di un pericolo immaginario o la convinzione di dover eseguire un ordine dell’Autorità, oppure se è commesso a distanza con strumenti informatici o telematici idonei a ostacolare l’identificazione. Si arriva da due a sei anni, con multa da 700 a 3.000 euro, quando il truffatore approfitta di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche legate all’età, che ostacolano la difesa della vittima (la cosiddetta minorata difesa). È la norma che rafforza la tutela di anziani e persone fragili.
Anche il tentativo è punibile: se gli atti sono idonei e diretti in modo non equivoco a ingannare, non serve che il danno si realizzi.
Due novità recenti. La legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha introdotto il reato di diffusione illecita di contenuti falsificati con l’intelligenza artificiale, punito con la reclusione da uno a cinque anni, e un’aggravante generale per chi commette reati usando sistemi di IA come mezzo insidioso. Dal 9 ottobre 2025, inoltre, le banche dell’area euro devono verificare che il nome del beneficiario corrisponda all’IBAN inserito, prima di eseguire il bonifico. Il controllo però non è infallibile: un “nome e IBAN coincidono” non garantisce che dall’altra parte non ci sia un truffatore.
Una distinzione utile: il ricatto sessuale non è propriamente truffa, ma estorsione (art. 629 c.p., reclusione da cinque a dieci anni), perché la vittima è minacciata di un male futuro.
Cosa fare se si cade nella trappola
La regola d’oro è interrompere subito la comunicazione: non rispondere, non cliccare, non aprire allegati. Subito dopo bisogna chiamare la banca, dal numero ufficiale, perché con i bonifici istantanei la tempestività è decisiva. Va detto con chiarezza che un bonifico disposto dalla vittima, anche se ingannata, è di regola considerato un’operazione autorizzata, che la banca non è obbligata a rimborsare. Per questo conta chi arriva prima.
Nel frattempo conviene conservare le prove (screenshot, numeri, email, ricevute dei bonifici), bloccare il contatto e segnalarlo alla piattaforma. Poi si può denunciare alle forze dell’ordine oppure sul Commissariato di PS Online (commissariatodips.it). La truffa semplice si persegue a denuncia-querela della persona offesa, da presentare entro tre mesi da quando si ha notizia del fatto.
Infine, non bisogna vergognarsi: il reato è di chi truffa, non di chi ci cade. E non bisogna mai affrontare il truffatore da soli.
Consigli culturali per non cadere nelle truffe
L’arma migliore è l’educazione alla prudenza digitale. Il primo consiglio è non farsi guidare dalla pancia: le truffe giocano sull’emotività, su paura, urgenza e affetto, e se un messaggio ti fa “scattare” bisogna fermarsi. Dubitare è sano: non è maleducazione, è protezione. E dubitare serve a poco se non si verifica su un canale indipendente: richiama tu il parente al numero che hai in rubrica, o la banca al numero stampato sulla carta. Concorda con la famiglia una “parola d’ordine” per le emergenze: contro una voce clonata funziona meglio di qualsiasi intuizione.
Bisogna poi diffidare dei miracoli. Investimenti garantiti, guadagni immediati e offerte irripetibili sono segnali di allarme, anche se a proporli è un volto noto. Infine, bisogna essere cittadini consapevoli: le stesse domande che si fanno davanti a un politico nuovo valgono anche qui: Chi parla? Cosa vuole? Perché tanta fretta?
Le truffe moderne sono rapide, emotive, ben costruite. Si combattono con calma, conoscenza, verifiche e un pizzico di diffidenza. La fiducia è preziosa: va data con giudizio.
Riccardo Agresti


