Un’aula consiliare gremita e un’attenzione costante per tutta la serata hanno accompagnato, sabato 24 ottobre a Campagnano di Roma, la presentazione di Uomini con la coda (Fefè Editore, collana Pagine vere). Il volume è curato da Luciana Crucitti e Consolato Minniti, con il contributo di Marina Baldi e la prefazione della giornalista Federica Sciarelli. È il primo risultato concreto del progetto “Le Penne Rosse”, ideato da Luciana Crucitti e diretto da Marina Baldi.
A moderare l’incontro è stata l’impeccabile Samantha Libri. In apertura di serata il sindaco Alessio Nisi ha illustrato le iniziative con cui l’amministrazione, coinvolgendo le realtà del territorio, affronta il tema della violenza di genere, a cominciare quest’anno da questo libro, e ha auspicato una “rivoluzione” che nasca dalla gentilezza del singolo per arrivare a una società più gentile.
Le assessore Elisabetta Cecchitelli, Amalia Bruschi e Anna Lorenzetti hanno ringraziato Luciana Crucitti per la disponibilità e per aver proposto la presentazione, apprezzando la sensibilità con cui racconta storie reali. Hanno ricordato che il tema è già affrontato nelle scuole, dove si lavora per riconoscere le proprie emozioni e capire quali atti siano violenza, soprattutto tra i più giovani, e che il Comune ha messo a disposizione alloggi in grado di accogliere donne e bambini vittime di violenza. Si sono dette orgogliose che il progetto “Le Penne Rosse” parta proprio da Campagnano di Roma.
A loro si è associata la pedagogista Maria Domenica Marcello che ha ricordato l’importanza della scuola per la preventiva azione contro la violenza.
Federica Sciarelli, in collegamento telefonico e legata a Campagnano per ragioni personali, ha espresso amarezza per il numero ancora troppo alto di donne uccise. Secondo il report del Viminale, nel 2025 sono state 97, circa una ogni quattro giorni: in 85 casi l’autore era una persona del loro ambito familiare o affettivo, in 62 il partner o l’ex partner. Ha osservato che gli assassini sono spesso persone che preferiscono il carcere all’idea di lasciare libere le proprie compagne.
Una precisazione sui termini: non ogni omicidio di una donna è un femminicidio. Lo è quando nasce da una cultura di dominio, cioè quando la vittima viene uccisa perché donna, per odio, prevaricazione o per negarle la libertà di scegliere. Dal dicembre 2025 il codice penale lo riconosce come reato a sé (art. 577-bis), punito con l’ergastolo, mentre l’omicidio comune, previsto dall’art. 575, prevede almeno 21 anni di reclusione.
Luciana Crucitti, criminologa investigativa, grafologa giudiziaria e scrittrice, ha spiegato il senso del titolo. L’“uomo con la coda” è il vigliacco che agisce di nascosto e, nel privato, si trasforma in una belva. Riconoscere quella coda significa riconoscere l’immagine di una civiltà che non rispetta se stessa. Il progetto “Le Penne Rosse” lavora su prevenzione e informazione e ha bisogno anche di uomini che portino la propria sensibilità e la propria esperienza di rispetto verso le donne.
Il volume ha una struttura insolita. Alterna quattro racconti ispirati alla cronaca e sei saggi di taglio scientifico, giuridico, sociale e religioso, firmati tra gli altri dallo psichiatra Giacomo Romeo, dalle giuriste Anna Traglia e Ilenia Ruizzo, dalla biologa Marina Baldi, da don Renzo Tanturli e dal veterinario Giuseppe Colapietro. Non è un romanzo unitario, ma un’opera collettiva di denuncia e riflessione, pensata anche come strumento per riconoscere le situazioni relazionali pericolose prima che degenerino.
Proprio dall’approccio multidisciplinare sono arrivati gli interventi più attesi. Marina Baldi ha osservato che le storie si assomigliano tutte, perché alla base c’è la mancata accettazione della volontà della compagna. Ha richiamato la mancanza di un’educazione sentimentale, cioè di un’educazione ad ascoltare le emozioni proprie e altrui. Il carattere può avere un’origine genetica, ha detto, ma resta la facoltà di scegliere e di rispettare: la violenza non è nel DNA, si impara nell’ambiente in cui si cresce.
Lo psichiatra Giacomo Romeo ha parlato di uomini fragili sul piano emotivo e relazionale, che faticano a riconoscere l’altro come persona e il valore della vita. Ha messo in guardia dall’impoverimento del linguaggio, perché senza parole per dire le emozioni si perde il contatto con la realtà, e ha ricordato che la letteratura aiuta a imparare quei sentimenti che spesso la famiglia non insegna. Ha invitato a portare il messaggio nelle scuole, a insegnare a riconoscere l’altro, prima ancora di arrivare agli psicofarmaci. Don Renzo Tanturli, autore di uno dei saggi, ha parlato del significato del volersi bene e ha invitato a donare la propria vita agli altri.
Nel corso dell’incontro è stato proiettato un contributo audiovideo con le musiche di Elisa Trincanato.
La serata si è conclusa fuori dall’aula. Un corteo ha percorso corso Vittorio Emanuele fino alla panchina rossa davanti alla biblioteca comunale, dove è stata apposta una targa a nome del progetto “Le Penne Rosse”.
Dopo l’incontro il sindaco Alessio Nisi ha dichiarato a l’Agone:
“L’incontro è stato un importante momento di confronto e consapevolezza sulla violenza di genere. Parlare, ascoltare e mettersi in discussione è fondamentale per costruire una comunità più attenta e rispettosa, perché il cambiamento parte da ciascuno di noi, ogni giorno. Il libro di Luciana Crucitti, presentato davanti a una sala gremita e attenta, rappresenta un manifesto ideale a sostegno del progetto Le penne rosse, capace di promuovere una cultura della consapevolezza e di alimentare un movimento positivo di cittadinanza attiva. Siamo orgogliosi di aver contribuito a questa iniziativa e di aver dato spazio a un momento di riflessione così importante per la nostra comunità. Crediamo che il contrasto alla violenza di genere passi anche attraverso la cultura, l’educazione e la partecipazione attiva dei cittadini.”
Al nostro inviato de l’Agone l’editore ha sottolineato come sia significativo che un’iniziativa così concreta contro un fenomeno tragico nasca dalla “periferia”: una cittadina, una casa editrice di dimensioni contenute e un gruppo compatto e motivato di specialisti, senza il sostegno dei grandi gruppi editoriali.
Riccardo Agresti – collaboratore de L’Agone


