Perché la subacquea sceglie il Lago: a Trevignano va in scena il legame tra passato e futuro

di Pippo Cappellano e Marina Cappabianca

TREVIGNANO ROMANO – Quando si parla di immersioni e di esplorazione subacquea, il pensiero va quasi d’istinto al mare. Viene da chiedersi, allora: perché scegliere proprio le sponde del Lago di Bracciano per un evento di portata internazionale come la terza edizione dei Vintage Scuba Days?

La risposta affonda le radici nella natura stessa di questo bacino vulcanico. Con una superficie di circa 57 chilometri quadrati, un volume d’acqua stimato in oltre 5 miliardi di metri cubi e una profondità massima che tocca i 165 metri, il lago di Bracciano è il sesto lago italiano per profondità, un vero e proprio teatro sommerso di storia e scienza.

I suoi fondali custodiscono tesori inestimabili, come il famoso sito neolitico della Marmotta, dove le ricerche archeologiche subacquee hanno portato alla luce cinque straordinarie piroghe monossili risalenti a oltre settemila anni fa, custodite oggi al Museo delle Civiltà di Roma. Tra queste spicca un’imbarcazione ricavata da un unico tronco di quercia lunga oltre dieci metri — tra le più grandi e antiche mai ritrovate in Europa —, vera testimonianza di un’avanzata ingegneria navale preistorica.

Altrettanto affascinanti sono i tracciati e le testimonianze d’epoca romana sommerse dalle acque, studiate e tutelate in decenni di attività sul campo da archeologi subacquei del calibro del professor Claudio Mocchegiani Carpano — pioniere dell’archeologia subacquea italiana e storico Direttore del Servizio per l’Archeologia Subacquea del Ministero della Cultura, che ha dedicato la vita alla salvaguardia dei contesti acquatici della Penisola — e di Giuseppe Cordiano, docente dell’Università di Siena e profondo conoscitore degli insediamenti perilacustri.

     

A loro si devono la mappatura sistematica, lo studio delle strutture viarie, dei manufatti e dei resti delle ville sommerse lungo le sponde del lago, oltre alla rigorosa catalogazione e alla tutela istituzionale di questo patrimonio idro-archeologico sottratto al degrado e ai saccheggi.

Tra le sue acque si è avventurato persino Jacques Piccard — celebre per la leggendaria conquista della Fossa delle Marianne a bordo del batiscafo Trieste insieme a Don Walsh —, giunto sul lago di Bracciano nell’agosto del 1982.  Piccard utilizzò un mesoscafo F.-A. Forel (PX-28): un sottomarino scientifico di 11 tonnellate da lui stesso progettato, capace di raggiungere una profondità operativa massima di 500 metri. Piccard compì ben 26 immersioni nei fondali vulcanici del lago per condurre analisi fisico-chimiche delle acque profonde, campionamenti sedimentologici e rilievi geologici, oltre ad effettuare ricerche volte alla localizzazione di un velivolo militare inabissatosi durante l’ultimo conflitto mondiale.

   

Negli anni, il bacino è stato inoltre campo di prova e teatro di prestigiosi record d’immersione. L’8 dicembre 2002, Claudia Serpieri vi ha stabilito un primato d’immersione profonda raggiungendo la quota di -105 metri, grazie all’utilizzo del rebreather Infinito (nelle versioni IAMT 444 e IAMT 888). Un apparecchio nato alla fine degli anni ’90 dalla collaborazione del gruppo italo-britannico Powerbreathe, il progetto Infinito vide in Vittorio Bianchini e Stewart Clough i suoi ideatori e realizzatori. All’epoca rappresentava il secondo CCR (autorespiratore a circuito chiuso) presente sul mercato accanto al celebre Buddy Inspiration, che proprio in quegli anni stava muovendo i primi passi.

Nel tempo il lago è diventato un vero e proprio punto di riferimento per l’intera comunità subacquea — richiamando appassionati, professionisti e ricercatori non solo dal Lazio, ma da ogni parte d’Italia e dall’estero. Le sue acque offrono l’ambiente ideale per l’addestramento e per chi desidera affinare le proprie abilità testando tecnologie avanzate in condizioni operative sfidanti.

     

È proprio dentro questo patrimonio di ricordi e di continua sperimentazione che abbiamo scelto di lanciare la nostra sfida: creare un appuntamento unico, in grado di gettare un ponte tra la storia della subacquea e la sua continua evoluzione verso il futuro.

Ed eccoci giunti al venerdì mattina, alle dieci del 25 settembre. Lungo la strada che costeggia la spiaggia di Trevignano Romano dinanzi allo Skipper White, luogo dell’evento, si era già radunata una piccola folla di curiosi ad attendere i primi passi del nostro appuntamento.

 

Vedere riemergere dalle acque calme di Trevignano la sagoma del Globinautilus — un piccolo sommergibile che ricorda i “maiali” dell’ultimo conflitto, ma con un colore giallo che lo allontana dalle guerre e lo trasporta nel mondo di Yellow Submarine dei Beatles — con a bordo Pippo Cappellano e Gianfranco Simonini muniti dello storico ARO autorespiratore a ossigeno del 1957, circondati sott’acqua da veterani ed esperti bardati con moderni rebreather, ha regalato al pubblico un’emozione forte. Accanto a loro Christian Pétron, storico cineasta subacqueo arrivato dalla Francia, con addosso un altro ARO degli anni ’50, insieme a Sandro Marroni e Rolando Di Giorgio dotati delle più recenti tecnologie a circuito chiuso. Sulla spiaggia si è compiuto un autentico passaggio di testimone generazionale, dove la memoria storica non è nostalgia, ma una bussola per il futuro. Ed è proprio questa la nostra intenzione: molti subacquei di oggi non hanno infatti memoria del passato di questa splendida avventura subacquea e ignorano i volti e le storie di pionieri come Cousteau, Ferraro, Cressi, Mares o Hans Hass, che hanno aperto la strada verso tutto ciò che oggi diamo per scontato.

 

Per tre giorni, Trevignano Romano si è trasformata in una fucina di idee, scienza e cultura grazie a una macchina organizzativa che ha visto affiancati a noi uno staff instancabile: Alessandro Filippini, Betty e Gianfranco Simonini, Marco Martella, Gianluca Farina, Emanuela e Silvano Bardi, e la voce della stampa Paola Scarsi. Fondamentale il sostegno delle istituzioni locali, guidate dalla sindaca Claudia Maciucchi, dal vicesindaco Luca Galloni e da Anna Di Giovanni, responsabile Comunicazione, Marketing e Sviluppo del Comune nonché curatrice dello spazio libri.

Per organizzare tutto questo abbiamo potuto contare sul prezioso supporto di HDS Italia (Historical Diving Society), l’associazione guidata con grande passione dal presidente Fabio Vitale e dedita alla ricerca, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico della subacquea. Inoltre, fondamentale la presenza di DAN Europe con il suo fondatore Sandro Marroni, la PSS, le associazioni ambientaliste Marevivo e Sea Shepherd, oltre ai patrocini dell’Accademia Internazionale delle Scienze e Tecniche Subacquee, della Fondazione Premio Atlantide, del Centro Tecnico della Subacquea e di Ocean 4 Future.

   

Il palco dell’evento venerdì pomeriggio ha ospitato un Master di Medicina Iperbarica curato dall’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, con gli illustri interventi del Prof. Gerardo Bosco, del Dr. Steve Thom (Maryland University), del Prof. Sandro Marroni (DAN Europe) e del Prof. Dick Clarke in collegamento dagli USA.

Nelle giornate di sabato e domenica l’area palco ha visto intrecciarsi storie straordinarie: dalle rievocazioni cinematografiche di Christian Pétron (Le Grand Bleu, le immersioni sul Titanic) all’evoluzione della decompressione raccontata dall’ingegnere Stefano Ruia; dal viaggio agli albori dei primi erogatori di Cousteau e Gagnan curato da Maurizio Baldinucci, alle riflessioni dell’Ammiraglio Andrea Mucedola sul ruolo del pensiero critico nell’era dell’Intelligenza Artificiale.

La tecnologia moderna ha trovato ampio spazio con le mute hi-tech presentate da Giacomo Guerrieri per DiveSystem e con le immagini presentate da Giada Franci per la Fondazione Azionemare dedicate al robot subacqueo Pluto, lo straordinario ROV ideato dall’ingegner Guido Gay che ha consentito storiche scoperte abissali, prima fra tutte il ritrovamento nel 2012 del relitto della Corazzata Roma nel Golfo dell’Asinara.

Con la passione che la contraddistingue, Rosalba Giugni ci ha accompagnato lungo i quarant’anni di attività di Marevivo, raccontando battaglie, successi e il costante impegno per portare all’attenzione della politica le criticità del nostro mare. Il Comandante Fabio Fassone di Sea Shepherd ha emozionato la sala rievocando le azioni con cui gli equipaggi della loro flotta mettono a rischio la propria vita per la difesa degli oceani. Interessanti la presentazione del libro di Carlo Farina e la testimonianza di Lele Coppola sulla salvaguardia della Foca Monaca.

   

Ampio spazio è stato dedicato alla cultura con l’archeologo Salvo Emma della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che ha ricordato con profonda commozione la figura e la visione pionieristica del grande Sebastiano Tusa, mettendo in luce l’immenso patrimonio archeologico sommerso della Sicilia. Il geologo dell’INGV Marco Anzidei ci ha guidati in realtà ancora poco conosciute legate all’innalzamento degli oceani e ai cambiamenti climatici. Un momento di forte impatto emotivo è stato il dialogo tra Alessandro Filippini e Gianfranco Simonini in occasione della presentazione del suo libro “Angeli Neri”, che ha toccato il cuore della platea, seguito dall’intervento di Marina Cappabianca, documentarista ed esperta di cinema subacqueo, che ha composto un avvincente racconto del dietro le quinte del film Lo Squalo di Steven Spielberg. Il biologo marino Mirko Bruni, apprezzato volto televisivo, ha parlato dei gravi problemi connessi ad una pesca fuori controllo.

Non sono mancati momenti teatrali e rievocazioni personali: Pippo Cappellano ha raccontato sul palco il suo ricordo di ragazzo, quando con tenacia e sacrifici riuscì ad acquistare il suo primo autorespiratore e a provare in solitario l’emozione indescrivibile di respirare sott’acqua.

Non potevano mancare gli artisti: Daniele Blundo, Roberta Conigliaro e Stéphane Braud ci hanno esposto le loro opere che spaziano dai temi sociali delle migrazioni fino alle tecniche per la realizzazione di quadri dipinti direttamente sott’acqua. Lo schermo dell’evento si è poi illuminato con le immagini del documentario di Claudio Colombo, un vero e proprio viaggio storico alle radici della subacquea genovese.

Camminando tra gli stand si avvertiva un senso profondo di continuità: collezioni storiche accanto ai marchi della subacquea tecnica e ricreativa, didattiche, centri specializzati e associazioni ambientaliste. Come ricordava la grande oceanografa Sylvia Earle, “i subacquei sono gli occhi e la voce del mondo sottomarino, i custodi della sua salute”. Devo dire che quanto ci eravamo prefissati è stato pienamente raggiunto: i Vintage Scuba Days hanno dimostrato ancora una volta che conoscere la nostra storia è il primo e fondamentale passo per proteggere il futuro dei nostri mari e delle nostre acque interne.

Queste spiagge, che d’estate si accendono di ombrelloni colorati, ci ricordano che c’è anche chi sa andare oltre. Oltre le sdraio, là dove la terra cede il passo all’acqua, comincia un altro mondo. Un universo in cui la gravità si dissolve e restano a terra le ansie e i pregiudizi che noi, esseri terrestri, ci portiamo appresso come croci. Sott’acqua ci facciamo custodi e abitanti di quel regno magico: un luogo in cui il tramonto non si guarda verso l’orizzonte, ma verso l’alto, mentre gli ultimi raggi sfrecciano come saette prima di affidare il mondo del silenzio al buio della notte.

 

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